\\ Home Page : Storico : Lettere al Blog (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 10/01/2008 @ 21:53:19, in Lettere al Blog, linkato 2098 volte)

Inauguriamo con questa bellissima lettera la rubrica "Lettere al Blog". Scriveteci e raccontateci al nostro indirizzo mail!

Sono la mamma di un bambino del 97 che gioca nell'Ortana calcio. A settembre i nostri figli hanno avuto l'ennesimo cambio di allenatore. Il nuovo mister si chiama Stefano Trabuio, viene da Terni e si è presentato a noi genitori dicendo che gli sarebbe piaciuto che ad ogni partita avessimo portato la merenda per i nostri figli e per gli avversari. A me è piaciuta molto questa idea,così come ad altri genitori. Abbiamo cominciato a seguire il suo consiglio alla prima partita fatta dai nostri ragazzi ed è stato un successone!!!!!!! Vedere ragazzi che prima si sono battuti in campo fare merenda insieme, è una cosa bellissima!!!!!!!!!!!! Anche quando andiamo in trasferta portiamo la merenda ed ora altre società cominciano ad imitarci. I bambini, anche se competitivi, sono buoni. Tutto sta a noi genitori farli crescere nel rispetto degli avversari e questa iniziativa ci aiuta molto a raggiungere queto scopo. Spero che presto tutti seguano questo esempio, perchè significherebbe apportare un grosso cambiamento nel mondo del calcio.

Ortana Calcio

 
Di Admin (del 09/02/2008 @ 12:10:13, in Lettere al Blog, linkato 849 volte)

Gent.ma Redazione di Educalcio,

scrivo in merito al vostro articolo sul Terzo Tempo-Fair Play. Sono l'addetto stampa del Riviera Pontedassio un società dilettantistica ligure (di Imperia). La nostra 1^ squadra milita nel campionato di Promozione. Abbiamo, inoltre, 15 squadre giovanili dagli Juniores ai Pulcini e Primi Calci (circa 250 ragazzi). Dall'autunno scorso abbiamo messo in pratica un programma di educazione alimentare che prevedeva una serie di incontri dedicati sia ai genitori che ai giovani calciatori con una nutrizionista, la Dott.ssa Roggeri, biologa specializzata in scienza dell'alimentazione, che ci guida in questa, secondo noi innovativa iniziativa. Da dicembre 2007 le nostre squadre giovanili non agonistiche al termine degli incontri casalinghi offrono e consumano la merenda con la squadra appena affrontata (Terzo tempo - fair play). La merenda è composta da alimenti sani e nutrizionalmente corretti offerti dai nostri sponsors. Abbiamo denominato questa iniziativa "Happyflo Campione in salute" chiamandosi Happyflo la nostra mascotte. Siamo una società affiliata alla Juventus Academy e penso che riusciremo ad allargare l'iniziativa ad altre società affiliate, grazie all'appoggio della società bianconera. Penso che, se si ha la volontà, queste iniziative riusciranno a prendere piede almeno nei settori giovanili. E sarebbe già un gran passo in avanti per un calcio più sano. Cordiali saluti.

Perrera Davide

Bambini del Riviera Pontedassio incontrano la Dott.ssa Roggeri

 
Di Admin (del 27/03/2008 @ 19:31:25, in Lettere al Blog, linkato 1083 volte)

Caro Franchina, sono il papà di un ragazzino di 10 anni impegnato nel campionato a 7 under 12 del CSI. Sono un convinto assertore del valore educativo dello sport e sono molto soddisfatto dell'ambiente che mio figlio ha trovato e dell'impegno profuso dai suoi giovani allenatori. Dato che seguo sempre "in trasferta" la squadra ho però constatato che tra i campi di gioco omologati per il campionato CSI ce ne sono alcuni davvero impresentabili. E non mi riferisco solo alla dimensioni dei campi: capisco perfettamente che escludere una squadra per questo motivo sarebbe davvero frustrante e in un certo senso ingiusto verso una giovane compagine vogliosa di partecipare. Anche certi spogliatoi un po' "al limite" si possono sopportare... Tuttavia mi pare che sarebbe necessaria una maggiore attenzione verso certe situazioni limite riguardo la sicurezza. I pali delle recinzioni che si trovano spesso a pochi centimetri dai limiti del campo, ad esempio, sono stati protagonisti di infortuni per fortuna senza gravi conseguenze, ma mi sembrerebbe opportuno pretendere che precauzioni di base, come "imbottire" pali, spigoli e simili nei pressi dell'area di gioco, venissero sempre prese. Non crede sarebbe opportuno in qualche modo sensibilizzare i vertici del CSI su questi temi? Esistono documenti o circolari su questi argomenti specifici? La ringrazio per l'attenzione. Cordialmente.

Enrico Bianchessi

 
Di Admin (del 03/05/2008 @ 13:44:24, in Lettere al Blog, linkato 1443 volte)

Domenica particolare (27/04/08) quella vissuta in Piazza XIX Maggio a Gaeta, che ha visto la partecipazione di oltre 220 bambini dagli 8 ai 10 anni provenienti da tutta la Provincia di Latina per divertirsi giocando a pallone in luoghi inconsueti, per rivivere tutti insieme il vecchio calcio giocato per la strada, quando gli spazi per giocare si delimitavano contando i passi e le porte si segnavano con quel che si aveva a disposizione. Uno spettacolo di colori, ben nove mini campi allestiti con coni e cinesini e circa 90 bambini che a turno e contemporaneamente si affrontavano in partitine della durata di 10 minuti ognuna. Tutto intorno alla Piazza un pullulare di genitori, allenatori, semplici spettatori di passaggio incuriositi da un evento sportivo nuovo, diverso, senza alcuna tensione e competizione, semplicemente un gioco in cui confrontarsi socializzando. Un’ora e mezzo di puro e sano divertimento, che i bambini non volevano mai che terminasse, instancabili nel loro confrontarsi sempre con avversari nuovi e mai gli stessi. La splendida giornata di calcio e di sole a Gaeta è stata organizzata dalla Delegazione Provinciale della FIGC di Latina in collaborazione con la PGS Don Bosco Gaeta e la Polisportiva Gaeta, e con l’apporto logistico dell’Assessorato allo Sport del Comune di Gaeta. Presenti in piazza numerose società calcistiche della provincia (Polisportiva Gaeta, Don Bosco Gaeta, Don Bosco Formia, Penitro, Cassio Club Formia, Formia 1905, Vis Terracina, Calcio Sezze, Città di Priverno, Pro Formia, Virtus Cisterna) e per la FIGC di Latina i tecnici federali Prof. Mauro Rubba e Prof. Giuseppe Pietrocini, che hanno gestito in modo perfetto l’andamento delle attività sportive. Nonostante i timori espressi inizialmente da alcuni genitori i bambini hanno giocato sull’asfalto di Piazza XIX Maggio con grande voglia senza però incorrere in alcun infortunio e lasciando inoperosi sia la Croce Rossa Delegazione di Gaeta che il medico sociale Dott. Aldo Ferri presenti sul posto e che gli organizzatori ringraziano per l’indispensabile supporto fornito. L’organizzazione dell’evento, affidata alle due maggiori società calcistiche locali, è stata anch’essa perfetta e curata in ogni dettaglio. Presente in piazza anche il Ludobus dalla Cooperativa sociale Fininsterrae e messo a disposizione dal Consorzio sociale Parsifal, che ha intrattenuto i bambini e gli adulti con giochi e animazioni varie particolarmente apprezzate dai presenti. Al termine delle mini partitine di calcio in strada ai ragazzi delle società partecipanti è stata consegnata la medaglia ricordo dell’evento e altri gadget messi a disposizione da sponsor locali. Il momento più emozionante delle premiazioni è stato quello del sorteggio tra le società presenti della maglia della  Roma autografata da Totti e della maglia n.9 di Rocchi della Lazio autografata da tutti i calciatori del sodalizio biancoceleste. La maglia della Roma è stata messa a disposizione dalla FIGC di Latina e vinta dalla società Penitro, mentre quella della Lazio messa a disposizione dal locale Lazio Club “Paolo Di Perna” è stata sorteggiata a favore del Vis Terracina. La bellissima giornata di attività ludico sportive si è conclusa con la classica merenda offerta dallo storico e conosciutissimo Alimentari Ninotto di Gaeta e con un improvvisato e divertentissimo spettacolo di clown di strada. Le premiazioni finali sono state precedute da un breve ma intenso discorso del Prof. Mauro Rubba, che ha inteso sottolineare a tutti i presenti ”l’importanza di un calcio giocato senza tener conto del risultato e senza tensioni, all’insegna del far play e con l’obiettivo di invogliare i ragazzi a fare uno sport sano e pulito, in controtendenza con quell’abbandono dello sport che ultimamente sta caratterizzando il calcio giovanile a causa delle enormi pressioni che i ragazzi devono subire in funzione dei risultati e delle incalzanti aspettative di tecnici e familiari”. Un particolare ringraziamento è stato rivolto dai rappresentanti della FIGC a tutti i tecnici e dirigenti della Polisportiva Gaeta e Don Bosco Gaeta che sin dalle prime ore del mattino si sono prodigati per allestire la piazza e che durante lo svolgimento della manifestazione hanno gestito nel miglior modo possibile i tantissimi bambini impegnati nel gioco. Un grazie sentito gli organizzatori lo hanno rivolto alle aziende Legea Formia, Centro Musica Service Gaeta, Alimentari Ninotto Gaeta, Tecart Studio Gaeta, Consorzio Sociale Parsifal Formia, Premium Forte Formia, Lina di Colella di Ferentino, Acqua Suio che hanno contribuito fattivamente all’ottima riuscita dell’evento. Un breve saluto finale a tutti i presenti è stato, infine, rivolto dall’Assessore allo Sport del Comune di Gaeta Dott. Salvatore Di Ciaccio, che ha sottolineato anch’egli l’importanza sociale dell’evento e la grande soddisfazione di aver potuto ospitare questa Edizione di Stradacalciando nella città di Gaeta, ringraziando per questo la FIGC con la consegna di una targa ricordo. In conclusione non resta che darci appuntamento alla prossima edizione 2009 di Stradacalciando, con negli occhi e nella mente ancora la gioia dei bambini e la grande soddisfazione dei loro genitori e accompagnatori.

Antonino Arena del PGS Don Bosco Gaeta

Grande affluenza di bambini per una riuscitissima manifestazione

 
Di Admin (del 10/05/2008 @ 12:30:40, in Lettere al Blog, linkato 910 volte)
Ho ricevuto la segnalazione del vostro sito e volentieri vi racconto la mia, purtroppo non bella, esperienza. Ho giocato a calcio da ragazzo (ormai tanti anni fa) con poche capacità, ma molta soddisfazione e conservando bellissimi ricordi e amicizie. Negli ultimi anni quindi è stato naturale seguire i miei due figli nelle loro prime esperienze sui campi da gioco tra le fila dei pulcini. Il primo anno è stato vissuto come un incubo in una piccola società con un allenatore che, per il suo comportamento, spesso indignava anche i genitori della squadra avversaria con urla del tipo: Vieni qui che ti spacco la faccia!! all'indirizzo del povero bambino che sbagliava durante la partita. Ai ragazzi non ha insegnato nulla dal punto di vista tecnico e a livello umano li ha terrorizzati rappresentando, se non altro, un esempio negativo da non seguire. Dopo questa esperienza i bimbi di calcio non ne volevano più sentir parlare. L'anno successivo siamo riusciti ad inserirli con gran difficoltà in un'ottima società della città, molto organizzata e apprezzata. Nei due anni passati in questa società, che gestiva diverse squadre di pulcini, hanno cambiato per quattro o cinque volte allenatore e compagni di squadra. Nonostante l'impegno della società nel realizzare qualche isolato evento sociale e nel curare alcuni aspetti formali, l'ambiente era molto impersonale (non esisteva ovviamente il gruppo!) e le tensioni tra i bambini sfociavano spesso incontrollate in turpiloqui e contrasti anche fisici, sia durante gli allenamenti che in partita, in cui spesso lo scontro era tra i "bravi" che vedevano "vanificati" i loro sforzi dai "non bravi" (per qualche verso anche giustamente). L'impressione era che tale atteggiamento riflettesse esattamente il sentire della società e di una parte dei genitori. A ben descrivere questa atmosfera la frase del genitore di un "bravo" ad un dirigente che si lamentava dell'affollamento di bambini: D'altra parte finché la gente pensa che portare i bambini a calcio sia come portarli a fare una qualunque attività fisica....!! Vi sottolineo cosa in soldoni non mi è piaciuto, della nostra esperienza senza voler ovviamente fare di ogni erba un fascio:  
  • l'ambiente è intriso di una stucchevole ipocrisia, per cui si parla tanto di valori educativi, ma alla fine ciò che innegabilmente trionfa è l'interesse della famiglia e della società per il campioncino; 
  • la girandola di allenatori e compagni confondeva i bambini, non dava continuità al sistema di allenamento, non favoriva la nascita di un gruppo affiatato. Gli allenatori non avevano una grande autorità sui bambini dei quali non riuscivano, nel poco tempo a disposizione, a guadagnarsi l'affetto e il rispetto: erano semplicemente degli adulti; 
  • ritengo molto importante sottolineare che, secondo il mio punto di vista, far giocare sempre tutti per forza è disastroso dal punto di vista educativo! Demotiva i bambini, lasciando loro ad intendere che l'impegno non è un valore fondamentale e dall'altro lato angustia giustamente i migliori. Ai miei tempi giocavano solo i migliori, nel logico interesse della squadra e della società. A quelli meno bravi, ma che si impegnavano, andava in premio la panchina e qualche scampolo di partita, il raccattapalle allo stadio o l'accompagnatore in prima squadra. Io ero tra questi e mai mi sono sentito umiliato o altro, casomai stimolato a migliorare. Nella mia società chi non si impegnava, anche se bravo, si comportava maleducatamente o era scorretto in campo, non veniva neanche convocato; 
  • in entrambe le società, non veniva punito ne il turpiloquio né la mancanza di rispetto nei confronti degli allenatori e dei dirigenti che dal canto loro non facevano granché per meritarselo; 
  • in allenamento non veniva effettuata alcuna preparazione fisica, salvo poi lamentarsi che i bambini non avevano scatto, velocità o tenuta. Trovo invece che una adeguata preparazione fisica, ovviamente rapportata all'età, sia necessaria dal punto di vista sia fisico che psicologico. Se i bambini non si abituano a confrontarsi con la fatica e le difficoltà in allenamento, come possono farlo in partita. I bambini di oggi, soprattutto in città si muovono molto meno di quanto facessimo noi, che tra oratorio, campagna o giardinetti eravamo sempre con un pallone tra le gambe.
Insomma ho trovato un ambiente diverso, peggiore, che ha sostituito i sani e franchi principi sportivi con, secondo me discutibili, principi psicopedagogici, che nulla hanno a che vedere con la vita reale. I valori fondanti dello sport, come la correttezza, la solidarietà e il rispetto, sono invocati, ma poco applicati e spesso ho visto bambini "recitare" in campo un atto di correttezza verso un avversario, senza sentirlo assolutamente proprio, solo per imitazione o per ricevere un applausino dal pubblico. La vera figura guida dell'allenatore o del dirigente (spesso maestro nella vita oltre che nello sport) non esiste più e "l'urgenza" di sfornare atleti sempre più giovani condiziona tutti i rapporti tra la società, il ragazzo e i genitori. L'unica cosa che non è cambiata sono appunto i genitori. Trasferendo sui bambini i loro sogni frustrati, alcuni avvelenano l'ambiente e i figli, condizionando società e allenatori, alla spasmodica caccia del sogno impossibile. Altri, tifosi sfegatati, si lasciano andare sugli spalti costituendo un esempio imbarazzante anche per i loro stessi figli. Ricordo una nostra partita in cui 26 ragazzi allibiti assistevano dal campo alla rissa che avveniva in "tribuna". Altri ancora sono la colonna della società, volontari benedetti senza i quali, probabilmente il calcio giovanile non esisterebbe. Cordialmente.
 
Max
 
Di Admin (del 18/05/2008 @ 20:43:51, in Lettere al Blog, linkato 845 volte)

Il calciatore... sembra che sia lui, nella nuova società, la persona più importante. Sembra quasi che il suo pensiero, insieme alla sua vittoria, siano le cose più importanti di oggi. Ma non è cosi... Tutte le domeniche vediamo questi ragazzi di oratorio che si preparano ad affrontare una nuova squadra e questa volta era il San Giustino... Ma cos’è più importante: la vincita dei ragazzi verso la prima posizione in classifica oppure una vincita morale insieme all’allenatore che si dedica a loro durante la settimana per portarli a confrontarsi con altri ragazzi? Beh questa volta è stata subita una sconfitta ma credo che solo partecipando si possa dire che sia stata una delusione... 7-3 i due numeri decisivi della partita di sabato... Da questi sappiamo che hanno vinto i ragazzi del San Giustino, sono riusciti a portasi a casa una nuova vittoria... Anche se non è stata fatta loro un’intervista possiamo dedurre che la felicità e la gioia abbiano invaso le loro anime insieme a quelle dei loro allenatori... Ma perchè guardare l’esito di una sola partita, quando alle spalle di questa ce ne sono state altre... e in gran parte vinte... Non parliamo di sconfitta o di delusione... Motiviamoli questi ragazzi e anche se perdono, beh è solo un semplice mattone che non è stato messo nella grande costruzione e non è detto che non ce ne sarà un altro da inserire... Un’ultima cosa: meglio perdere una partita in un campo da calcio, che vincere una partita alla play-station...

Giulia Cacciamali (animatore Or. Madonna della Fede Q.re Olmi)

 
Di Admin (del 25/05/2009 @ 14:39:15, in Lettere al Blog, linkato 879 volte)
Forza Ivan, corri Edoardo, dai Giacomo!! Risuonano decisi gli incitamenti dei genitori, i volti sorridenti, gli occhi brillanti alla ricerca del loro frugoletto che zampetta alla ricerca della palla infagottato in una maglietta, a volte, molto più grande di lui, ma comunque felice di sentirsi protagonista del gioco come Ronaldinho, o Kakà, o Ronaldo. La giornata uggiosa non lasciava prevedere nulla di buono e, certamente, qualche mamma avrebbe preferito evitare, al proprio figliolo, una sudata all’umido di quella strana domenica di primavera, più simile all’autunno inoltrato. Ma, si sa, il desiderio dei bimbi supera qualunque precauzione, ed allora ecco la simpatica truppa di mini-calciatori colorare il campetto in erba sintetica dello Stadio F.Ossola di Varese, orgogliosi delle loro gigantesche borse sportive, blu ad identificare l’ Albizzate Calcio, rosse come i colori del  Magister Barasso e biancorosse dell’A.S.Varese 1910. I bambini hanno tutti un’età compresa tra i sei ed i sette anni, età del primo ciclo della scuola elementare, motoriamente una miniera di apprendimento, periodo d’oro per socializzare ed imparare nuovi gesti, consolidare la coordinazione, affinare l’agilità. L’emozione coglie subito i bimbi alla vista del campo grande dello stadio dove giocano i “grandi”, per qualcuno è come S.Siro, per altri è grande come un aeroporto, mentre il piccolo Davide giura che lo zio, proprio in un campo simile, ha giocato a pallacanestro… Terminato il “giro turistico” sul campo centrale, si comincia. La giornata sportiva prevede una serie di incontri , 2 vs 2, 3 vs 3, 5 vs 5, denominati SEI BRAVO A …, voluti fortemente dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) per coinvolgere i bambini in età scolare in partite e giochi didattici senza esasperazioni agonistiche. I bimbi, sul campo, mettono l’anima, corrono, sudano, ridono, si rammaricano per un palo colpito, gioiscono per un gol realizzato, sono lontani anni luce dalle movenze e dagli atteggiamenti assurdi dei giocatori professionisti. Ma la vera sorpresa, il vero spettacolo, è fuori dal campo. E sono i genitori a fornire la migliore immagine possibile. Corretti, incitano i propri figli, li gratificano, non li rimproverano mai, segno di un’educazione sportiva trasmessa dalla Società di appartenenza e che lascia il segno. Il bambino ha bisogno di sentirsi sostenuto, premiato per il proprio impegno e non per il risultato, solo cosi potrà crescere sportivamente, migliorare con il tempo, formare l’autostima. La giornata trascorre in serenità, con taluni episodi divertenti che vedono protagonisti i bimbi, alcuni dei quali indossano una serie di magliette protettive degne delle spedizioni polari, altri, invece, calzano scarpe da calcio ultramoderne ma con le stringhe lunghe alcuni kilometri che richiedono ore per essere allacciate… L’Oscar della sfortuna viene assegnato ai piccoli del Magister Barasso, in grado di colpire per ben sei volte i pali delle porte, ed, alla fine, tutti, bimbi e genitori, soddisfatti e graziati dal tempo, uggioso ma non piovoso, si rinfrancano lo spirito con il tè caldo e la colomba pasquale offerta dal Bar Goalasso del Dante e della Enza, splendidi maestri di cerimonie. Una domenica di sport e divertimento, una meravigliosa pagina di calcio educativo.
Marco Caccianiga

A.S. Varese 1910 - Albizzate Calcio

 
Di Admin (del 05/03/2010 @ 13:54:31, in Lettere al Blog, linkato 1459 volte)
Sono ormai parecchi anni, da quando ho iniziato a seguire mio figlio Giuseppe, che frequento il mondo del calcio giovanile ed in questi anni ne ho viste molte di cose, belle e brutte. La parte più bella di questo mondo sono e, posso affermarlo senza ombra di smentita, i ragazzi. Tirano calci ad un pallone, si arrabbiano, si divertono e tutto finisce, sognando di essere un piccolo Totti, o un nuovo Del Piero. Poi ci sono gli adulti con le loro ambizioni, le loro frustrazioni, le loro invidie e i desideri di primeggiare, sono la parte peggiore di questo mondo e non solo di quello del calcio. Mister che pur di vincere sono disposti a tutto, che vendono sogni a ragazzi e genitori, pensando di essere i nuovi Sacchi o Ancelotti. Non hanno dubbi o incertezze, hanno inventato il calcio e non hanno nulla da imparare da nessuno, presuntuosi e immodesti, sono pessimi esempi per i loro ragazzi. Pseudo talent–scout e Società che pensano solo al business, genitori che sono esaltati e che quando si perde una partita ne fanno un dramma, scagliandosi contro l’arbitro o criticando le scelte del Mister che ha fatto una sostituzione sbagliata ,facendo entrare un ragazzino non all’altezza. Mutuiamo dal calcio professionistico tutti gli aspetti negativi, da quelli economici, a quelli della ricerca del risultato, dimenticando che lo sport è una palestra nella quale ci si confronta, nel rispetto delle regole. Si vince e si perde, ci si stringe la mano e si aspetta la prossima gara, come quando si giocava per strada in interminabili sfide tra gruppi del quartiere, senza spettatori, senza magliette uguali o divise nuove, ma sicuramente più tranquilli e felici, fondamentalmente, liberi di divertirsi!
 
A.Fiorillo
Istruttore S.Calcio Esordienti 1998
Pol.Nike Pellezzano
 
Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:23:00, in Lettere al Blog, linkato 1485 volte)

Pubblichaimo alcune riflessioni che abbiamo ricevuto da Piero Carnacina, Responsabile scuola calcio dell'ASD PORTO TOLLE 2010. Un grazie a Pietro per averci scritto e condiviso le sue riflessioni con tutti noi! 

Anche in televisione ormai è diventato un tormentone, figli adolescenti ingestibili e violenti, genitori poco autorevoli. Tavole rotonde, dibattiti, psicologi, e chi più ne ha, più ne metta, risultato? Un parlare a vuoto un non arrivare mai al nocciolo del problema. Mai un tentativo serio di provare a capire e provare a risolvere. Ormai è un dato di fatto che il rapporto genitori- figli è cambiato, per colpa di chi? Non è facile trovare una risposta a questa domanda.
C’è un solo dato oggettivo i genitori (padri in particolar modo) sono meno autorevoli, meno carismatici che in passato. Questo si ripercuote su una minore forza di intervento sui figli che, ne approfittano; se aggiungiamo a tutto ciò la facilità a reperire droghe e alcool anche in giovane età, si arriva a capire che il momento attuale non è dei più facili.
Da un altro lato c’è questa nuova abitudine a difendere i figli ad oltranza, contro tutto e contro tutti, fino ad arrivare a vere e proprie aggressioni nei confronti di insegnanti che tentano di porre rimedio, a volte in modo severo, alle intemperanze di questa nuova “Gioventù bruciata”.
Anche noi allenatori e operatori giovanili risentiamo di queste difficoltà e di queste incongruenze, che da un lato vedono la famiglia, quasi impotente di fronte alle marachelle dei figli e incapace di porre dei limiti ad un permissivismo esagerato e dall’altro la medesima famiglia difendere strenuamente il comportamento dei figli rifiutando di accettare anche l’ovvio.
E fin qui siamo tutti d’accordo, e adesso che viene il bello, come agire, come provare a trovare una sia pur parziale soluzione a tutto ciò.
Prima di tutto capire il perché di questo cambiamento di atteggiamento delle famiglie , come mai si è passati da una famiglia patriarcale ad una famiglia ballerina, senza ruoli e con grandi difficoltà di arginare questo sperpero di giovani vite.
Sicuramente stiamo educando una generazione di figli “unici”, anche quando i figli sono più d’uno. Viziati, coccolati, anticipati nei desideri, senza accorgercene, abbiamo lasciato “scivolare” la loro maturazione. Ora a 30 anni sono ancora in casa con noi e non intendono smuoversi da questo benessere facile. Perché crearsi dei problemi quando ci sono papà e mamma che pensano a tutto.
Ci preoccupiamo di qualsiasi cosa la televisione ci proponga e se un qualsiasi Maurizio Costanzo ci parla di animali maltrattati (peraltro problema da non trascurare) ci turbiamo,ma accettiamo con fatalismo e non ci sconvolgono più di tanto le stragi del sabato sera.
A questo punto mi viene spontanea una riflessione, come mai questo genitore poco autorevole e confuso, che non riesce ad imporsi in famiglia, diventa così aggressivo e determinato, quando si tratta di difendere i figli da attacchi esterni, anche se motivati e giustificati?
  
Che non si tratti di una semplice e chiara difesa del territorio?
Siamo primati e come tali spesso ci comportiamo a prescindere dall’apparente superiorità che palesiamo nei confronti del resto del mondo animale. Il capo famiglia in difficoltà, incapace di imporre la propria leadership, internamente frustrato per non riuscire a dare delle direttive educative serie alla sua prole, quando viene attaccato dall’esterno, quando la sua supremazia viene messa in discussione da persone che lo accusano apertamente di non essere all’altezza del proprio compito, perché è chiaro che se tuo figlio si comporta male è anche perché tu non riesci ad indirizzarlo, quale sarà la sua reazione più naturale? O accettare di essere un fallito e rinunciare alla sua funzione di genitore, oppure reagire. E reagire come, come farebbe un qualsiasi primate sul punto di venire esautorato, contrattaccando, difendendo a spada tratta il proprio operato per tentare di non perdere anche quel minimo di credibilità all’interno della propria famiglia, e non permettendo ad altri di interferire e di provare ad intervenire, anche se tutto ciò provocherà più danni che guadagni. Questa aggressività serve anche a supplire a quella mancanza di autorevolezza di cui accennavamo all’inizio, far vedere ai propri figli che si è forti, riagguantando un minimo di credibilità ai loro occhi.
Questo bisogna analizzarlo, perché si tratta ormai di atteggiamenti generalizzati, non si tratta di casi sporadici, ma di un nuovo modo di porsi di fronte agli altri “educatori”, in contrapposizione netta, in lotta costante, accentuando un disagio latente fra le varie componenti educative, che può arrivare ad una vera e propria incomunicabilità.
 
SOLUZIONI POSSIBILI
  1. PARLARE COI FIGLI - Riprendere un dialogo serio coi figli, a tavola, in viaggio, nei momenti liberi. Parlare di politica, di sociale, nonostante un mondo non perfetto, essere positivi. Il bicchiere deve essere sempre “mezzo pieno”, mai “mezzo vuoto”;
  2. CONFRONTO FRA LE VARIE COMPONENTI EDUCATIVE - Serio, vero, profondo senza partigianerie, ma con l’intento di crescere assieme, di migliorare. Nessuno è portatore della verità, tutti abbiamo bisogno di capire;
  3. SCUOLA PIU’ PREPARATA E PIU’ MODERNA - Adeguamento delle nuove generazioni di insegnanti all’attuale Società, al nuovo linguaggio. Alle esigenze di questi studenti ,intelligenti, sensibili, ma confusi e alla ricerca di una guida vera, di persone di valore a cui aggrapparsi per provare a crescere;
  4. NUOVE MATERIE DI INSEGNAMENTO - Alle superiori proporrei una nuova materia, INSEGNARE A DIVENTARE BRAVI GENITORI. Alle medie: ECOLOGIA imparare a rispettare l’ambiente, EDUCAZIONE ALIMENTARE imparare a mangiare e a “bere”, EDUCAZIONE STRADALE rispetto delle regole.
 
Pagine: 1

 

 

Ricerca personalizzata


Titolo
Giusto espellere chi bestemmia in campo?

 Si
 Non so
 No



 

 

 

 

"A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte."

Enzo Bearzot