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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Durante i camp estivi gli allenatori oppongono spesso un pò di resistenza per dedicarsi, anche solo per pochi giorni, all’allenamento dei giovani calciatori o cestisti d’età inferiore agli 8/10 anni. Spesso, infatti, queste fasce d’età “minori” sono trascurate in quanto, a torto, si ritiene siano dei “baby parking” creati per rispondere ad esigenze di famiglie sempre più impegnate che, per alcune ore della giornata, decidono di lasciare i propri figlioli ad altre realtà sociali per avere un pò di tempo libero a disposizione; l’allenatore, inoltre, vorrebbe nell’arco dei 5 giorni di camp avere a disposizione una squadra “vera” per dimostrare il proprio valore o semplicemente per gratificazione personale o, comunque, gradirebbe non dover correre dietro a scarpette da allacciare o bambini da accompagnare alla toilette e da non perdere mai di vista, neppure durante la pausa della merenda. Invece, ciascuno dovrebbe dedicarsi alla crescita dei più piccoli, con esercitazioni specifiche, ricordando che l’attenzione e la gratificazione individuale che si riceverà, anche a livello affettivo, per soli pochi giorni, potrebbe ricompensarci del diverso e maggior livello tecnico che brameremmo gestire. In tal senso, una formula della rotazione degli allenatori nell’arco della settimana (il coach ruota in senso verticale avendo ogni giorno un gruppo di diversa età) potrebbe essere gratificante e vincente al tempo stesso per tutte le componenti, sempre alla stregua di un programma definito e condiviso tra tutti gli allenatori del camp. Nel ricordare che una programmazione dell’attività per i nostri “piccoli amici” non dovrà essere mai improvvisata e che non si dovranno “adattare” le esercitazioni degli adulti ai più piccoli, ad esempio riducendo tempo e frequenze, al fine di consentire anche ai più giovani di trascorrere una settimana gratificante e da veri protagonisti, dovremmo partire da una serie di considerazioni preliminari di base:
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I “piccoli amici” nel calcio o “ scoiattoli”, aquilotti” e “gazzelle” nel minibasket non sono degli adulti in “miniatura”: non affrettiamoci a farli crescere, a maggior ragione in soli 5 o 10 giorni
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Anche gli istruttori sportivi hanno vissuto personalmente sulla propria pelle, anche se molto tempo prima, la stagione dei “primi calci” o delle “libellule”:non dimentichiamoci del desiderio di ricevere affetto e pazienza dagli adulti, i nostri istruttori di allora
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Le motivazioni e le aspettative dei bambini sono diverse tra loro, spesso purtroppo alimentate dai desideri e sogni non realizzati dei loro genitori: i genitori sono sempre e comunque una risorsa preziosa da gestire, nel rispetto dei reciproci ruoli
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L’improvvisazione, la fretta nelle spiegazioni e nella ricerca di esercitazioni che “devono” per forza essere ottimali, producono spesso risultati deludenti:lo sport è un mezzo e non un fine ed il bambino deve poter sbagliare e sperimentare sbagliando
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I tempi di gioco, le pause per riposare ed integrare i liquidi e pasteggiare e, infine, l’attenzione da dedicare, come la responsabilità, sono diverse e sono tanto maggiori quanto sono più piccoli gli allievi:non improvvisiamo mai
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Il divertimento dovrà essere la chiave di lettura nonché il punto di partenza ed arrivo attraverso, naturalmente, esercitazioni appropriate: prepariamo attentamente e preventivamente il percorso formativo/ludico da proporre nell’arco del camp
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L’attività da proporre dovrà comunque essere completa, cioè educativa (il comportamento ed il rispetto), ludica (il gioco ed il divertimento senza pressioni), tecnica (l’insegnamento dei fondamentali), coordinativa (schemi motori di base), competitiva (senza esagerare) ed altamente socializzante (vivere e crescere insieme anche per soli pochi giorni): siamo davvero in grado ed abbiamo la voglia di cimentarci in questa complessa attività?
Partiamo in ogni caso sempre dal presupposto che, in questa fascia d’età, sono proprio gli schemi motori base ed il gioco con la palla ad essere punto di partenza ed al tempo stesso obiettivi da raggiungere: infatti, dovremo proporre un’attività che sia finalizzata a cercare di far conoscere ed esercitare, visto il poco tempo a disposizione, abilità quali correre, colpire, lanciare, rotolare, afferrare, saltare, con la palla e senza la palla.
Infine ma non certamente per ordine di importanza, garantiamo ed offriamo ai ragazzi la nostra presenza, sicurezza e partecipazione attiva: niente è peggio che l’indifferenza dell’adulto verso il minore od il lavoro in un ambiente non sicuro per l’inidoneità/pericolo della location o dei mezzi adoperati.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Con l’avvicinarsi della primavera e, in particolare, durante la stagione estiva, numerosi ragazzi sono soliti iscriversi ai camp estivi, sia a quelli che nell’arco della settimana presentano la formula “night and day”, comprensiva cioè del pernottamento, sia a quelli ne che circoscrivono l’attività sportiva solamente alle ore diurne, con l’effettivo rientro alle proprie abitazioni nelle ore del primo pomeriggio. Sorgono e si perfezionano a tale proposito centri estivi e scuole calcio o di basket, si organizzano settimane sportive nelle località montane o marittime capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di giovani calciatori o sportivi in generale, sia sotto i colori dei più blasonati club professionistici sia grazie all’attività di reclutamento delle società dilettantistiche locali, magari anche grazie al richiamo di campioni sportivi locali o nazionali, spesso coinvolti con l’intento di fornire un ulteriore valore aggiunto – perché professionalmente qualificato – o semplicemente al fine di implementare le iscrizioni. Sempre più spesso, l’attività sportiva è abbinata a corsi “base” o di perfezionamento delle lingue straniere o dell’informatica, a formare un pacchetto “non solo sport”. Anche l’utilizzo della piscina o di un corso di nuoto, nei tempi morti o programmati, può fungere da ulteriore “sirena” ammaliatrice per incentivare l’iscrizione. Allenatori, giovani calciatori con le loro famiglie ed organizzatori rappresentano quindi i vertici di un triangolo che spesso ha come obiettivi il business per la vendita di un marchio o la raccolta fondi e nuove iscrizioni o, fortunatamente in molti casi, per la fornitura di un servizio ricreativo ed alternativo che risponda adeguatamente alla richiesta di attività sportiva, anche in estate e non solo circoscritte all’ambito calcistico. Le motivazioni che spingono queste componenti a cimentarsi in questa “nuova sfida estiva” sono diverse ed è proprio sulla diversità degli aspetti motivazionali che si dovrà tenere conto nella reciproca scelta, spesso difficile, soprattutto in considerazione della varietà dell’offerta sportiva che si può reperire dai depliant illustrativi oppure “on line”. Per tutti, in ogni caso, dovrà essere ben chiaro che in soli 5 o 10 giorni di camp non si potrà insegnare od imparare il gioco del calcio o del basket poiché, come del resto per ogni disciplina sportiva, ciò richiede tempo, pazienza, una certa continuità e la naturale commissione di errori con l’applicazione dei relativi correttivi. L’obiettivo da perseguire, dunque, dovrà necessariamente consistere nel cercare di trasmettere “cultura sportiva”, di far “vivere” in modo “diverso“ ad esempio il mondo del calcio dentro e fuori dal campo, cioè sotto l’aspetto esclusivamente ludico, spensierato ma al tempo stesso professionalmente qualificato, allontanando false aspettative e senza ostinarsi, da entrambe le parti, nel trasformare il poco tempo a disposizione in un “bignami” calcistico o cestistico goffo ed inefficace: un gioco da vivere sempre al massimo e con il sorriso sulle labbra per poter continuare a conoscere, conoscersi e crescere insieme ad altri coetanei.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Di Admin (del 18/07/2009 @ 19:51:34, in Accordi, linkato 903 volte)
EduCalcio.it ha stipulato un accordo con Aldo Frustaci, ideatore e creatore del software FA.G.SO.S. utilizzato per gestire in modo semplice e automatico tutte le operazioni tecnico amministrative di una società sportiva dilettantistica. Il programma è semplice da installare ed utilizzare: non sono necessari esperti d’informatica, basta essere muniti di un modesto computer e di una stampante. Tutte le informazioni necessarie circa le funzioni del software e i costi possono essere trovare in questa pagina, dove è anche possibile scaricare gratuitamente una DEMO.
Di Admin (del 20/06/2009 @ 00:04:11, in EduCalcio, linkato 1510 volte)
Pubblicare i risultati delle gare dei Campionati giovanili è spesso una manovra di marketing per vendere più copie, ma gli esperti sono concordi: “Certe cose fanno bene ai genitori, non ai ragazzi”. Abbiamo voluto riproporvi questo articolo tratto da "Il Calcio Illustrato", rivista ufficiale della FIGC LND, in quanto ricco di spunti di riflessione. Aspettiamo il vostro parere, sia con commenti al post, sia rispondendo al nostro sondaggio nel menù laterale del blog.
“Guarda, la squadra di mio figlio ha vinto 3 a 0 e lui ha fatto due gol!”. “Complimenti, ma anche il mio ne ha segnati altrettanti, nella vittoria della sua squadra per 2-0, e, anzi, i suoi sono stati gli unici della partita!”. Piccole cose di pessimo gusto, avrebbe commentato Guido Gozzano. Piccole cose, ma purtroppo reali, perchè alla base della pubblicazione dei risultati dei campionati giovanili, compresi quelli dei più piccoli, c'è spesso la “fame” dei genitori di vedere i propri figli diventare dei campioni. Una tesi confermata dal professor LORENZO VARNAVÀ, psicologo e psicoterapeuta da anni nel mondo del calcio: “Ho lavorato con allenatori come Mazzarri, Novellino e Mancini nella Sampdoria, al Torino e all'Inter, mi occupo di comunicazione non verbale ed ora sto lavorando con il settore giovanile della Nervianese (Milano) al progetto “Uomini domani”. Il punto è che la notizia dei risultati dei campionati giovanili viene data per i genitori che acquistano la rivista, perchè l'obiettivo è suscitare interesse a qualsiasi costo. Purtroppo, però, non sempre gli obiettivi dei giornali corrispondono a modelli educativi, come ci insegna la cronaca nera. E questo è negativo perchè la responsabilità dell'educazione è dell'educatore e chiunque fa comunicazione ha una funzione educante. Accanto a questo problema si pone poi spesso il processo di identificazione dei genitori sul risultato agonistico dei figli - “gli voglio bene, perchè va bene, perchè è bravo” - con risultati deleteri sui figli stessi, nei quali possono insorgere ansie ed altri problemi. Il mio punto di vista è che ogni comunicazione che si riferisce a minori dovrebbe essere tutelante dei minori, per cui i giornali dovrebbero imparare a gestire le notizie in modo educante, non riportando magari solo il risultato sportivo nudo e crudo, ma anche gli abbracci dei genitori. Sono d'accordo che ci sia un contatto con la realtà, ma non sono d'accordo che il senso agonistico subentri a certi livelli entro i 12 anni di vita. Riportare poi solo il risultato di una partita è spersonalizzante, è una comunicazione digitale, fredda, mentre invece bisognerebbe riportare a corredo un articolo che desse un'immagine completa dell'evento”. Poi un commento sui risultati troppo larghi di alcune partite. “La vittoria 40-0 riportata l'anno scorso sul sito dell'Inter? Il segnale educativo che dovrebbe passare è quello di fermarsi, di non infierire, ma deve essere l'educatore a fornirlo”. Opinioni condivise anche dal dottor VINCENZO PRUNELLI, psicologo dello sport, neuropsichiatra e psicanalista, con esperienze sul campo con il Torino nel calcio e con la Robe di Kappa Torino nella pallacanestro: “La pubblicazione dei risultati delle partite dei campionati giovanili viene fatta per i genitori, così come i paragoni dei bambini e dei ragazzi con chissà chi. Il bambino non ha alcun interesse di diventare un fenomeno, gli può piacere sognare di diventare famoso, come anche a noi adulti del resto, ma il bambino si diverte e basta. Certi atteggiamenti sono una manipolazione scopertissima dei bambini. Senza contare che poi, una volta cresciuto, il bambino diventato giovane e che ha preso contatto con la realtà, vedendo il proprio genitore insistere in certi atteggiamenti, perde stima nel genitore, che ai suoi occhi diventa patetico. Non dimentichiamo un aspetto di base fondamentale e cioè che la nostra sicurezza si acquisisce quando siamo messi di fronte a cose possibili. Se chiedi 80 a chi vale 80, lui ti darà 80, ma se gli chiedi 100, ti darà 60, perchè per arrivare a dare il suo massimo avrà bisogno di sicurezza, che si trova quando ci si sente rispettati e sistemati, non quando non ci si sente all'altezza”. Da qui la posizione del dr. Prunelli sulla pubblicazione dei risultati dei Campionati giovanili: “Sono contrario alla pubblicazione dei risultati, piuttosto bisognerebbe che ci fosse un equilibrio di forze in campo. Chiunque deve dare il meglio, ma poi non deve essere esaltato. Le vittorie troppo larghe? Sono un ex giocatore e mi sono divertito fino alla Promozione. Per me l'avversario si umilia ancora di più se si ha un atteggiamento di pietà nei suoi confronti, piuttosto bisognerebbe giocarsela sempre al massimo. Il 40-0 dei ragazzini dell'Inter? Credo che quel giorno non si siano divertiti nemmeno loro che hanno vinto. Vincere sempre e, naturalmente, anche perdere sempre, è un piacere relativo, il gusto sta nel giocarsela al massimo. In sintesi, ritengo che ci debba essere sempre una misura, senza esasperazione, ma senza nemmeno frustrare l'agonismo, perchè quello dei bambini non è vincere a tutti i costi, è un'altra cosa”.
Di Admin (del 18/06/2009 @ 10:45:11, in Varie, linkato 638 volte)
22 squadre da 17 società, oltre 500 ragazzi sull’altopiano del Nevegal per la quarta edizione del “Nevegal Football Kids Cup”, torneo internazionale di calcio giovanile organizzato dalla 2erre Sport&Events in collaborazione con la società Belluno 1905 e la Nuova Impianti Sportivi, con il patrocinio della Comunità Montana Bellunese, del Comune di Belluno e di Ponte nelle Alpi. 54 partite per 178 gol complessivi in due giorni di manifestazione che ha visto le squadre finaliste affrontarsi nello stadio comunale di Belluno. Quest’anno il torneo, riservato alle categorie pulcini a 6, pulcini a 7, esordienti e giovanissimi, ha visto anche la partecipazione dei ragazzi dello Slavoj Podoli e del Predni Kopanina, compagini provenienti dalla Repubblica Ceca. La manifestazione, tenutasi dal 12 al 14 giugno, si è confermata torneo in forte espansione.
Il premio “Educalcio”, premio disciplina assegnato in collaborazione con il blog Educalcio.it e con Acerbis – sponsor tecnico che ha messo a disposizione il materiale – alla società che si è distinta per il comportamento in campo e fuori dal rettangolo di gioco sulla base dell’atteggiamento sia dei ragazzi sia dei rispettivi allenatori e dirigenti, è andato al San Carlo Pontevi di Padova, presentatosi al torneo con due formazioni, una nella categoria giovanissimi e una in quella pulcini.
Società partecipanti provenienti dall’Italia: San Carlo Pontevi (Padova), Slavoj Podoli (Repubblica Ceca), Belluno 1905 (Belluno), Union 98 Borso (Treviso), US Sois (Belluno), San Vito Bassano (Vicenza), GS Schiara (Belluno), Predni Kopanina (Repubblica Ceca), Fiori Barp Sospirolo (Belluno), Corbola (Rovigo), Cavarzano Oltreardo (Belluno), Basalghelle (Treviso), Vigo Ponte (Padova).
Società partecipanti dalla provincia di Venezia: Dolo Riviera del Brenta, Muranese, Club Vigna Serenissima, NV Serenissima.

Di Admin (del 10/06/2009 @ 00:35:54, in Varie, linkato 452 volte)

La redazione di EduCalcio.it e 2Erre Organizzazioni, in collaborazione con Acerbis, organizzano il concorso dal titolo “Il calcio è un gioco… meraviglioso”. Sono invitati a partecipare al concorso tutti i ragazzi e le ragazze dai 7 ai 15 anni, che parteciperanno o hanno partecipato a uno dei tornei promossi da 2Erre Organizzazioni nel corso del 2009. La partecipazione è gratuita e il concorso è suddiviso in 2 categorie:
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fascia 7/11 anni: i partecipanti sono invitati a realizzare un disegno o altro materiale creativo. La tecnica di realizzazione è libera (pastelli, pennarelli, tempere, acquarelli…);
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fascia 12/17 anni: i partecipanti sono invitati a realizzare foto o un video di massimo 10 minuti. E’ ammessa a questa categoria la partecipazione a gruppi (massimo 5 ragazzi/e) per favorire il lavoro di squadra.
Consegna degli elaborati: gli elaborati possono essere consegnati direttamente alla segreteria organizzativa di uno dei tornei 2Erre (Caorle Cup, Venezia Cup, Valpolicella Trophy, Nevegal Football Kids Festival, Pesaro Cup) o inviati per posta elettronica all’indirizzo staff@educalcio.it entro e non oltre il 30 settembre 2009 15 ottobre 2009. Gli elaborati dovranno essere accompagnati da:
- nome, cognome, data di nascita e indirizzo di residenza del partecipante (o dei partecipanti), categoria e società di appartenenza;
- un recapito di posta elettronica e telefonico
Premiazioni: una giuria costituita da rappresentanti di 2Erre Organizzazione e EduCalcio.it valuterà gli elaborati. Il giudizio della giuria è insindacabile. La giuria valuterà gli elaborati tenendo conto anche dell’età di chi li ha realizzati. I vincitori del concorso verranno contattati per concordare la spedizione dei premi. Le foto delle squadre e gli elaborati verranno pubblicati su www.educalcio.it e www.torneigiovanili.com
fascia 7/11 anni
- 1° classificato: completo calcio Acerbis “EduCalcio.it” per una squadra (18 completi + 2 da portiere) + 1 pallone
- 2° classificato: 25 casacche allenamento offerte da Acerbis
- 3° e 4° classificato: 25 cappellini offerti da Acerbis
- 5° e 6° classificato: 20 braccialetti + 20 biro offerte da Acerbis
fascia 12/15 anni
- 1° classificato: completo calcio Acerbis “EduCalcio.it” per una squadra (18 completi + 2 da portiere) + 1 pallone
- 2° classificato: materiale sportivo offerto da Acerbis
- 3° e 4° classificato: 25 cappellini offerti da Acerbis
- 5° e 6° classificato: 20 braccialetti + 20 biro offerte da Acerbis
Di Admin (del 08/06/2009 @ 13:29:18, in Varie, linkato 899 volte)
Domenica 7 giugno si è conclusa la 15esima edizione del “Valpolicella Trophy”, torneo internazionale di calcio giovanile riservato alle categorie esordienti, pulcini, piccoli amici e ragazze. Organizzato dalla società veronese della Carianese, col supporto della 2erre Organizzazioni Sport&Events, la manifestazione, svoltasi nella provincia di Verona, ha visto partecipare 50 squadre, per un totale di oltre 1.500 bambini, provenienti, per la maggior parte, dalla stessa provincia scaligera, anche se a rendere internazionale il “Valpolicella” sono state la presenza dei croati del Bjelovar e dell’Umago. A rappresentare i colori veneziani sono stati i ragazzi del Pool Venezia Alvisiana, unica squadra della provincia presente al “Valpolicella”, che hanno affrontato i pari età nelle categorie pulcini ’98, pulcini ’99, esordienti e calcio femminile. Da segnalare, tra l’altro, che il “Valpolicella” è stata una delle ultime uscite ufficiali dei veneziani sotto la denominazione Pool Venezia Alvisiana, visto che la società, assieme alla Muranese e alla Serenissima, ha dato recentemente vita a una nuova realtà cittadina denominata Laguna Venezia. Sul campo, i veneziani non sono riusciti a salire sul podio, sconfitti nella finale per il terzo posto della categoria esordienti per 4-0 dagli scaligeri del Pedemonte, ma in compenso si sono aggiudicati il premio Educalcio, trofeo disciplina assegnato, in collaborazione con il blog Educalcio.it e con lo sponsor tecnico Acerbis, alla società che si è distinta maggiormente per il comportamento in campo e fuori dal rettangolo di gioco, sulla base dell’atteggiamento sia dei ragazzi sia dei rispettivi allenatori e dirigenti.

Si è tenuta sabato 30 maggio allo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo, prima della partita casalinga dell'U.C. Albinoleffe, la finale del Torneo “Winter Cup 2008/09 - 1° Trofeo Acerbis”. Una splendida giornata di sport che ha avuto inizio alle ore 11.30 con la finalina per il terzo e quarto posto tra U.S. Alzanese e U.S. Rovetta. A seguire, alle 12.30, la finalissima per il primo e secondo posto tra Oratorio Albino e Oratorio Peia. Giunta alla sua ottava edizione, la “Winter Cup” è organizzata dall’UC Albinoleffe nell’ambito del progetto “AlbinoLeffe… per crescere insieme”. Il responsabile dell’iniziativa, che si rivolge ai ragazzi nati negli anni 1999, 2000 e 2001, è il segretario del settore giovanile biancoceleste Maurizio Riva, sotto la supervisione del responsabile del vivaio seriano Innocenzo Donina e con la collaborazione di Giambattista Falconi il cui contributo è stato fondamentale per la buona riuscita della manifestazione, che per la prima volta è sponsorizzata dall’azienda Acerbis di Albino. «Il torneo – spiega Riva in un intervista a AcerbisFootball.it – oltre a essere un significativo momento di aggregazione tra le nostre realtà oratoriali persegue anche l’obiettivo di consentire ai ragazzi la pratica dell’attività calcistica al di fuori delle competizioni ufficiali FIGC e CSI, soprattutto durante la sosta invernale. È inoltre una delle iniziative organizzate per mantenere i contatti con gli oratori del territorio, in linea con una precisa politica societaria. Eravamo partiti con quelli della Val Seriana, ma l’obiettivo è quello di coinvolgere anche il resto della provincia, nei limiti delle possibilità organizzative». Cominciata ufficialmente lo scorso 26 febbraio, la Winter Cup, torneo a 7, ha coinvolto 17 oratori per un totale di 24 squadre: oltre alle quattro finaliste (Uso Alzanese, Oratorio Albino, Oratorio Peia e Rovetta San Lorenzo) anche una seconda formazione dell'Oratorio Albino, Uso Alzanese e Oratorio Peia e poi, Oratorio Ardesio, Oratorio Cazzano Sant’Andrea, Oratorio Celadina, Oratorio Clusone, due squadre dell’Oratorio David Nembro, due dell’Oratorio Excelsior, due dell’Oratorio Fiorano, Oratorio Fiorine, Oratorio Gazzaniga, due dell’Oratorio Pradalunga, Oratorio Valle del Luio, Oratorio Valle del Riso e Oratorio Vertova. L'appuntamento dunque alla prossima stagione!


Foto: Paolo Magni e Alessio Franchina
Il calcio giovanile provinciale bergamasco si ritrova ogni anno nella sua forma più alta nel Memorial Mazza, giunto alla sua 19^ edizione. L’entusiasmo dei suoi organizzatori ha contagiato la vera gente di sport, quella che calca i terreni di gioco, che è intervenuta in massa a sostegno della manifestazione. A dare lustro alla serata d’inaugurazione molti volti noti. Ospite d’onore il tecnico dell’Atalanta Gigi Del Neri al quale l’Aiac-Associazione italiana allenatori di calcio, nella persona del presidente della sezione di Bergamo Giovanni Capoferri, ha voluto assegnare il premio «Panchina d’argento Franco Mandelli 2009», un importante riconoscimento dedicato sia ad allenatori professionisti che dilettanti.
Mister Del Neri, un riconoscimento, questo della «panchina d’argento», che s’inserisce nel contesto di un torneo giovanile. Che importanza ha per lei il settore giovanile?
«I giovani sono la linfa vitale dello sport. Io lavoro con i professionisti che sono atleti già formati, ma i ragazzi sono importanti perché è grazie a quello che s’insegna loro, non solo a livello tattico, che avremo gli atleti e gli uomini del futuro. Ringrazio pertanto chi ha pensato a me perché credo fermamente nel duro lavoro che c’è dietro le quinte di ogni società sportiva e che gli allenatori portano avanti con passione».
Lei ha già ricevuto, per le sue qualità di tecnico, il premio nazionale «Panchina d’Oro». Cosa significano per lei questi premi?
«Tutti i premi sono importanti perché quando un gruppo di persone ti nomina vuol dire che hai saputo trasmettere qualcosa. Io spero di aver dato il meglio sia sul campo che fuori dal campo. Lasciare a Bergamo il mio ricordo di uomo è più importante di quello che ho saputo fare come allenatore».
La ringraziamo mister per la sua disponibilità e a nome di Acerbis e EduCalcio le auguriamo buon lavoro.
«Grazie a voi e buon lavoro, sempre al servizio dei giovani».
Forza Ivan, corri Edoardo, dai Giacomo!! Risuonano decisi gli incitamenti dei genitori, i volti sorridenti, gli occhi brillanti alla ricerca del loro frugoletto che zampetta alla ricerca della palla infagottato in una maglietta, a volte, molto più grande di lui, ma comunque felice di sentirsi protagonista del gioco come Ronaldinho, o Kakà, o Ronaldo. La giornata uggiosa non lasciava prevedere nulla di buono e, certamente, qualche mamma avrebbe preferito evitare, al proprio figliolo, una sudata all’umido di quella strana domenica di primavera, più simile all’autunno inoltrato. Ma, si sa, il desiderio dei bimbi supera qualunque precauzione, ed allora ecco la simpatica truppa di mini-calciatori colorare il campetto in erba sintetica dello Stadio F.Ossola di Varese, orgogliosi delle loro gigantesche borse sportive, blu ad identificare l’ Albizzate Calcio, rosse come i colori del Magister Barasso e biancorosse dell’A.S.Varese 1910. I bambini hanno tutti un’età compresa tra i sei ed i sette anni, età del primo ciclo della scuola elementare, motoriamente una miniera di apprendimento, periodo d’oro per socializzare ed imparare nuovi gesti, consolidare la coordinazione, affinare l’agilità. L’emozione coglie subito i bimbi alla vista del campo grande dello stadio dove giocano i “grandi”, per qualcuno è come S.Siro, per altri è grande come un aeroporto, mentre il piccolo Davide giura che lo zio, proprio in un campo simile, ha giocato a pallacanestro… Terminato il “giro turistico” sul campo centrale, si comincia. La giornata sportiva prevede una serie di incontri , 2 vs 2, 3 vs 3, 5 vs 5, denominati SEI BRAVO A …, voluti fortemente dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) per coinvolgere i bambini in età scolare in partite e giochi didattici senza esasperazioni agonistiche. I bimbi, sul campo, mettono l’anima, corrono, sudano, ridono, si rammaricano per un palo colpito, gioiscono per un gol realizzato, sono lontani anni luce dalle movenze e dagli atteggiamenti assurdi dei giocatori professionisti. Ma la vera sorpresa, il vero spettacolo, è fuori dal campo. E sono i genitori a fornire la migliore immagine possibile. Corretti, incitano i propri figli, li gratificano, non li rimproverano mai, segno di un’educazione sportiva trasmessa dalla Società di appartenenza e che lascia il segno. Il bambino ha bisogno di sentirsi sostenuto, premiato per il proprio impegno e non per il risultato, solo cosi potrà crescere sportivamente, migliorare con il tempo, formare l’autostima. La giornata trascorre in serenità, con taluni episodi divertenti che vedono protagonisti i bimbi, alcuni dei quali indossano una serie di magliette protettive degne delle spedizioni polari, altri, invece, calzano scarpe da calcio ultramoderne ma con le stringhe lunghe alcuni kilometri che richiedono ore per essere allacciate… L’Oscar della sfortuna viene assegnato ai piccoli del Magister Barasso, in grado di colpire per ben sei volte i pali delle porte, ed, alla fine, tutti, bimbi e genitori, soddisfatti e graziati dal tempo, uggioso ma non piovoso, si rinfrancano lo spirito con il tè caldo e la colomba pasquale offerta dal Bar Goalasso del Dante e della Enza, splendidi maestri di cerimonie. Una domenica di sport e divertimento, una meravigliosa pagina di calcio educativo.
Marco Caccianiga

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"Per essere un bravo sportivo sono indispensabili onestà con se stessi e con gli altri, lealtà, forza morale, oltre e più che quella fisica. Ma tutte queste qualità umane e civili non possono restare fine a se stesse, ma devono formare come una pedana per salire su un piano superiore, cioè quello dello spirito"
Giovanni Paolo II
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