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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Il calcio, sarà pure un luogo comune, è un gioco che appartiene a tutti ed esalta, in primo luogo, chi lo pratica, offrendo sia un arricchimento individuale, sotto l'aspetto fisico e psicologico, sia importanti esperienze che contribuiranno per sempre a formare parte del vissuto “umano”. Un gioco che, ai massimi livelli, si trasforma inevitabilmente in “business” e riesce a movimentare in Italia un'intera economia, attraverso decreti legge “su misura” che consentono di rateizzare e posticipare nel tempo il pagamento allo Stato delle imposte evase, capace di celare per poco tempo, all'interno di uno stadio o davanti ad un televisore, alcuni dei molteplici problemi di una nazione: il vero oppio del popolo. Quando il business diventa esasperato, purtroppo, sembra poter valere ed essere concesso davvero tutto, come le partite “arrangiate”, gli scudetti “dopati”, i bilanci “falsati”, per un pallone che, calciato da alcuni dissennati, ha corso veramente il rischio di finire per sempre in un burrone. Eppure, sempre di gioco si tratta, il più popolare, affascinante e praticato al mondo, così seguito da suscitare forti sentimenti di indignazione popolare od autentiche interrogazioni parlamentari, fiumi di chiacchiere al bar e, persino, quando collegato tristemente ad episodi di violenza, servire da spunto per un il titolo di un tema d'italiano scritto in una lontana sessione estiva di maturità classica degli anni '80. All'interno di questo gioco o show business, componente attiva, è presente anche la categoria degli allenatori dalla quale dovrebbero partire forti segnali per stemperare i toni e sdrammatizzare l'ambiente “pallonaro” con tutte le problematiche connesse alle varie componenti che vi gravitano intorno. Per non dover più subire le schermaglie di allenatori sui network televisivi, le corse esagitate sotto la curva avversaria o i calcioni rifilati ai colleghi avversari di panchina, per evitare di dover indovinarne un labiale scurrile sin troppo scontato, per non assistere alle immagini di tecnici squalificati che dettano istruzioni dalla tribuna con il cellulare al proprio “secondo” o che, furtivamente, si introdurrebbero in un cesto di panni della biancheria nello spogliatoio della propria squadra per eludere i divieti di una squalifica, si rende opportuna un’autoregolamentazione, un codice positivo e propositivo, ancorché non scritto che ciascuno di noi, spesso, ha già scolpito dentro di sé, nell'interesse della categoria e del movimento sportivo intero. Una ricerca ed una richiesta di equlibrio, soprattutto perché i bambini ci guardano e ci prendono ad esempio.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci (2^ edizione)
Di Admin (del 18/01/2010 @ 20:24:12, in Varie, linkato 817 volte)
Il Vicariato Val Gandino organizza per MERCOLEDI’ 27 GENNAIO alle 20.45 nel Cinema Teatro Loverini di Gandino (Oratorio) un incontro dibattito nell’ambito della Settimana di San Giovanni Bosco 2010. Una serata pensata e voluta per discutere insieme sul senso dello sport quale mezzo primario per l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Tra i vari ospiti d’eccezione che parteciperanno ci sono il Vescovo, mons. Francesco Beschi, il responsabile del Settore Giovanile dell’Atalanta B.C., Mino Favini, il direttore de L’Eco di Bergamo, Ettore Ongis. E ancora Eugenio Perico, ex calciatore professionista e allenatore di squadre giovanili, Lucia Castelli, pedagogista dell’Atalanta B.C., Daniela Vassalli, mamma-campionessa nell’atletica.
L’idea è quella di una chiacchierata aperta e coinvolgente riguardo ai temi del “fare sport” oggi per i giovani e le famiglie, i grandi valori ad esso connessi e il necessario approccio responsabile degli educatori. Per costruire la base di discussione durante la serata, abbiamo bisogno di spunti che vi invitiamo a lasciare nei commenti a questo post!
Pubblichiamo "Il Punto" di Massimo Achini, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, del 16 gennaio 2010, sperando possa essere un interessante spunto di discussione sul tema dell'educazione e della prevenzione per combattere il razzismo.
Ricordate le vecchie ricette della nonna? «Se ti becchi un bel raffreddore, niente paura: la sera prendi un bel bicchierone di latte e miele e la mattina starai meglio. Il segreto sta tutto nel mescolare i due ingredienti: prendere solo il latte o solo il miele non serve a nulla e non fa guarire un bel niente». La vecchia ricetta della nonna potrebbe andare bene anche per il calcio italiano: un bel bicchierone di “prevenzione e repressione”, magari non farà guarire definitivamente, ma potrebbe essere di grande utilità per sentirsi un po’ meglio. Il problema è il solito, il comportamento del tifoso negli stadi. Di misure restrittive e repressive (che ci vogliono!) si parla di continuo, di prevenzione si parla poco, troppo poco. Gli esempi sarebbero infiniti. L’ultimo riguarda la vicenda “cori razzisti”, che tiene banco da qualche settimana. Si è giustamente discusso se sia arrivato o meno il momento di prendere una decisione drastica come quella di fermare le partite e chi debba farlo (Governo? Figc?). Dibattito interessante, anche se un po’ surreale. Il problema però è sempre un altro. Per dirla con il linguaggio della nonna, c’è il “latte” ma manca il “miele”, e senza “miele” la medicina non funziona. In altre parole, in un regime che ormai da anni è di emergenza quali sono le azioni straordinarie in termine di prevenzione? Indubbiamente ci sono state azioni importanti e significative. Il Coni, la Figc, il Csi, le Istituzioni, le agenzie del sociale realizzano in Italia tanti interventi (in particolare nelle scuole) di educazione al tifo, alla violenza, ai valori dello sport. Ma si tratta di azioni locali, importanti ma non coordinate tra di loro; insomma, di azioni che non riescono ad assumere il carattere dell’intervento “forte e straordinario” che si deve fare in condizioni di emergenza educativa. Per tornare alla metafora del raffreddore, certi interventi sembrano più piccole e sparse gocce di propolis che un bel cucchiaione di miele da mescolare nel latte (le azioni repressive). Serve qualcosa di più, serve un grande sussulto educativo capace di dare vita ad azioni ed interventi straordinari ed eccezionali, mobilitando e coinvolgendo tutti quelli (e sono tanti) che hanno a cuore i veri valori dello sport. Ero tentato di non scrivere nulla sulla vicenda dei cori razzisti, perché il rischio è quello di scadere nella retorica e nella banalità. Poi l’altro giorno, davanti ad un caffè, un amico che allena una squadra di bambini mi ha detto: «Ma cosa vuoi, certe cose nel mondo del calcio non cambieranno mai». Il fatto è che se cediamo alla tentazione di pensarla così, allora è veramente finita. Cambiare certi aspetti del fenomeno calcistico sarà dura, ma dobbiamo provarci. Chi si comporta male deve essere punito con regole chiare, ferree e con certezza della pena. Ma insieme a questo serve un’azione immensa di educazione e prevenzione, che abbia la forza d’urto di una giornata mondiale della gioventù.
A volte non serve imbarcarsi in voli transoceanici per conoscere sé stessi attraverso le diverse realtà che ci circondano: la cultura è sempre a portata di mano, basta volerla. A pochi minuti di strada da Trieste, attraversando un confine che ci ha tenuti divisi per troppi anni, esiste una realtà sportiva che non ti aspetti, una cultura calcistica che merita essere vissuta ed approfondita. Il F.C. Koper, infatti, è l’unico club di calcio di riferimento per Capodistria, 205 ragazzi tesserati suddivisi in 12 squadre attratti da una realtà che ha come competitors solo le altre discipline sportive come pallamano e pallanuoto e che, probabilmente, è destinata ancora a crescere dopo la recente qualificazione della Slovenia ai prossimi mondiali di calcio in Sud Africa. Il responsabile del settore giovanile è Alfred Jermanis, giramondo del calcio, visti il suoi trascorsi agonistici nel Rapidi Vienna, Apoel Nicosia e Giappone, oltre naturalmente nel campionato Sloveno, anche ai tempi dell’Ex Yugoslavia. “Nella mia carriera ho appreso – spiega il mister – che non esistono scorciatoie per il successo e che solo un duro e serio lavoro, alla fine, paga veramente. Il lavoro, infatti, porta sacrificio e quindi risultati a lungo andare: questo è l’insegnamento che voglio trasmettere ai ragazzi quotidianamente poiché è così facile perdersi lungo la strada, cercando di resistere alle mille distrazioni ed alla comodità della nostra epoca”. Ed è anche l’opportunità di “arrivare” nel calcio professionistico ad essere offerta ai ragazzi, ad esempio attraverso la recente collaborazione diretta con l’US Triestina Calcio di cui Jermanis è particolarmente soddisfatto. Le differenze che emergono, durante allenamenti e partite, specie contro le squadre triestine e goriziane sono, oltre all’agonismo dai toni decisi in campo, la “fame” di calcio degli atleti sloveni ed il diverso modo di vivere e far vivere lo sport. Ad esempio le trasferte, a volte sino ai confini con l’Ungheria delle squadre under 18 e 16 nazionali, sono organizzate dalla Federazione in modo che entrambe giochino insieme nella stessa giornata - per affrontare l’evento sportivo tutti insieme e per tagliare i costi dei viaggi sempre troppo alti - ma è capitato anche di assistere ad uno dei quattro allenamenti settimanali degli allievi nazionali svolto proprio in una sala di ballo “latino americano” - anche attraverso il ritmo e la coordinazione tipica di queste danze si possono migliorare non solo la performance del calciatore ma l’atleta stesso - mentre la massima serietà e tranquillità regnano fuori dal terreno di gioco. Al di là di un confine, a volte, c’è ancora un altro confine: spesso, questo è solamente nella nostra mente.
Di Admin (del 29/12/2009 @ 10:22:53, in Accordi, linkato 697 volte)
EduCalcio.it è lieto di informarvi che anche per questa stagione sportiva, vista il grande successo di quella appena conclusa, ha rinnovato la partnership con 2erre Organizzazioni, società che si occupa di organizzare e promuovere tornei di calcio giovanile in ambito locale, nazionale e internazionale. In tutti i tornei in calendario (ben 7 nel 2010!!), alla Società che si sarà distinta per particolari gesti di fair play e di educazione (sia in campo che fuori…) verrà consegnato, al momento delle premiazioni, il premio disciplina “TROFEO EDUCALCIO”.
Verrà poi promosso, in primavera, un nuovo concorso, dove estenderemo l’invito a tutte le società partecipanti ai tornei di 2erre Organizzazioni e consultabili sul sito internet www.torneigiovanili.com. Intanto abbiamo il piacere di presentarvi in anteprima tutti i tornei: al termine di questo articolo troverete il link per scaricare l’intero catalogo dei tornei e delle proposte 2Erre.
Gardaland CUP – Lago di Garda (Verona) - 1/5 aprile
Aqualandia CUP – Jesolo (Venezia) – 10/13 giugno
Caorle Cup 2010 – Caorle (Venezia) – 1/5 aprile
Venezia Cup 2010 – Jesolo (Venezia) – 30 aprile/2 maggio
Pesaro Cup 2010 – Pesaro – 16/20 giugno
Valpolicella Trophy 2010 – Valpolicella (Verona) – 4/7 giugno
Nevegal Football Kids Cup 2010 – Nevegal (Belluno) – 11/13 giugno
Di Admin (del 04/11/2009 @ 14:49:58, in Varie, linkato 830 volte)
Grande successo per la seconda edizione di “Merenda in Campo!” dove possiamo dire di aver confermato i numeri della precedente edizione: questo significa che più di 15mila ragazzi sono stati coinvolti, insieme ai loro genitori, allenatori e dirigenti. Se ciò si è reso possibile, il GRAZIE va alle società sportive che hanno risposto positivamente al nostro invito. Siamo fermamente convinti che, al di là della semplice stretta di mano e della piccola merenda, questi piccoli gesti possano davvero aiutare i nostri bambini e ragazzi a crescere e a costruire un mondo del calcio (e non solo...) migliore! A questo proposito ci sembra importante aver esteso l’invito ai genitori, per ricordare loro la grande valenza educativa che può avere lo sport. Il nostro sogno è che il “terzo tempo” possa diventare una consuetudine in tutte le partite di calcio giovanile, a tutti i livelli. Se la cosa funziona da anni (e con grande successo...) in altre pratiche sportive, perché nel calcio non si può fare?! È vero che molte società (e ci siamo accorti dopo aver lanciato questa iniziativa nel marzo 2009) fanno già il "terzo tempo" in tutte le partite casalinghe: ma sono ancora troppo poche!!! Speriamo, grazie a “Merenda in Campo!”, di aver fatto venir voglia ad alcune società di proporre il “terzo tempo” in tutte le partite casalinghe da qui alla fine del campionato! Vi “buttiamo lì” un'idea che abbiamo e che stiamo cercando di concretizzare per il futuro… il “Chupa Chups Day”… ma non vogliamo svelarvi troppo… Ancora grazie a tutti!
Continuate a inviarci le vostre foto delle merende insieme del 24/25 marzo 2009 a staff@educalcio.it: le pubblicheremo molto volentieri in questo post! Estrarremo poi, tra tutti quelli che ci hanno inviato le loro fotografie, alcuni premi offerti da Acerbis FootBall! Lasciate pure le vostre impressioni e i racconti della vostra “Merenda in Campo!” in questo post nell'area commenti.























Pubblichiamo "Il Punto" di Massimo Achini, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, del 31 ottobre 2009, sperando possa essere un interessante spunto di discussione sul tema dell'educazione nei giovani calciatori.
Caro Mourinho, ci voleva un uomo con incredibili doti di comunicazione come Lei per far parlare i giornali dell’educazione dei giocatori. Mi riferisco alle Sue affermazioni delle scorse settimane su Balotelli, che i giornali hanno sintetizzato nel virgolettato «I giovani di oggi pensano troppo alla Ferrari...». In realtà credo che il suo ragionamento andasse oltre, ruotando intorno ad un interrogativo ed ad una certezza. Da un lato: “Chi pensa all’educazione dei calciatori?” E dall’altro: «Per vincere è importante avere atleti che non siano solo bravi giocatori, ma anche uomini con la testa sulle spalle, ancorati ai fondamentali valori della vita!». Si tratta di due verità che sosteniamo da tempo. In un mondo del calcio spesso staccato dalla realtà (e non sia un giudizio negativo), dove un giovane emergente si ritrova subito ad avere abbondanza di soldi, donne e popolarità, chi pensa seriamente ad educare questi ragazzi? Vede Mister, questo ragionamento ci interessa per tanti motivi. Il primo: quando si parla di educazione nello sport, siamo sempre interessati, è la nostra mission dal 1944. Il secondo: il Balotelli di turno inevitabilmente finisce per essere un modello di riferimento per migliaia e migliaia di giovani, attraverso il quale passano con grande immediatezza messaggi positivi o negativi. Il terzo motivo - che credo interessi di più anche a Lei - è che “educazione e prestazione” non sono “nemiche”, anzi una è strategicamente funzionale all’altra. In parole povere, per vincere è importante curare anche gli aspetti umani dei ragazzi che si hanno in squadra, a tutti i livelli, dal campetto d’oratorio alla serie A. In questa direzione, caro Mister, il mondo odierno del calcio ha bisogno di dimostrare innovazione e coraggio, proprio come lei ha fatto parlando di Balotelli. Noi proviamo a seguirla e a rilanciare. Non crede sia arrivato il tempo di introdurre nel team dei grandi club la figura del “direttore educativo”? Decenni fa è stata inventata la figura del direttore sportivo perché il calcio stava diventando un serio business, e serviva una figura che coordinasse la vita della squadra fuori dal campo. Oggi è arrivato il tempo di osare, di andare oltre. Serve inserire nello staff della prima squadra chi si occupi degli aspetti educativi della vita degli atleti al di là degli aspetti organizzativi, qualcuno che in modo discreto e non invasivo gli proponga di vivere nel loro tempo libero esperienze umane importanti, capaci di non fargli dimenticare i veri valori della vita. Sarebbe utile per loro (gli atleti), per la società sportiva, per i risultati agonistici, per il sistema calcio, per migliaia di ragazzi che prendono esempio dai campioni. Da tempo collaboriamo con diversi club di serie A. Si riescono a fare belle cose educative con i settori giovanili, mentre le prime squadre sembrano essere fortini inespugnabili. Serve invece il coraggio di “investire” nell’azione educativa nel calcio professionistico, come azione strategica e non come fatto occasionale e marginale. Attendiamo con fiducia qualcuno capace di cogliere il significato di questa intuizione.
Massimo Achini
Di Admin (del 09/09/2009 @ 12:00:13, in Varie, linkato 1112 volte)
Visto il grandissimo successo e il ritorno positivo che ha avuto la prima edizione (organizzata nel week-end del 21 e 22 marzo scorsi), lo staff di EduCalcio.it, in collaborazione con Acerbis FootBall, ha deciso di riproporre l'iniziativa "Merenda in Campo!".
In che cosa consiste? Nel week-end del 24 e 25 ottobre 2009, chiediamo alle società sportive che vorranno aderire con le loro squadre di seguire queste semplici indicazioni in occasione delle partite di campionato o dei tornei:
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al termine del match tutti i ragazzi e i tecnici delle due squadre, insieme all'arbitro, si stringeranno la mano al centro del campo e saluteranno il pubblico;
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la società ospitante metterà a disposizione una merenda per tutti gli atleti delle due formazioni. L'invito sarà esteso anche a dirigenti, allenatori, genitori e arbitro.
Sarebbe bene spiegare ai bambini e ai ragazzi il significato di questi gesti che pensiamo possano essere un piccolo segno per trasmettere il vero spirito sportivo e i valori di cui parla molto, ma che spesso "dimentichiamo". Qualcuno potrebbe farci presente che sia il saluto che il "terzo tempo" sono previsti dal C.U. n°1 della FIGC: questo è vero, ma in quanti lo fanno? Il 24 e 25 ottobre 2009 sarà l'occasione per metterli in pratica insieme agli amici delle altre squadre di tutta Italia!
Chi può partecipare? La risposta è TUTTI, anche se l'iniziativa "Merenda in Campo!" è stata pensata per tutti i giovani calciatori e le giovani calciatrici dai 6 ai 13 anni sia della FIGC, sia degli Enti di Promozione Sportiva (CSI, UISP, PGS, AICS...).
>> Se partecipi all'iniziativa puoi SCARICARE LA LOCANDINA da appendere negli spogliatoi o sulle bacheche del tuo campo sportivo!
Chi ha parlato della nostra iniziativa?
Qualcio (il primo free press di puro settore giovanile)
Il Quotidiano di Foggia
A tutti loro grazie del sostegno!
Di Admin (del 09/09/2009 @ 10:04:01, in Notizie, linkato 837 volte)
Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto di vivai, è da tempo impegnato in una campagna contro la fuga all'estero dei ragazzi più promettenti: "I club italiani sono indifesi, serve un accordo tra le federazioni nazionali"
MEDA (Mi), 9 giugno 2009 - Se il salvagente è bucato, sopravvivere a un naufragio diventa più difficile. E se una medicina è guasta o scaduta, non curerà nessuna malattia. Il calcio italiano naufraga, è malato, ma non fa nulla per aiutarsi a guarire, perso nelle sue contraddizioni: vorrebbe puntare sui giovani per sopperire all’esodo delle sue stelle, ma non protegge i vivai dalla fuga dei talenti.
Macheda e gli altri — Kakà è del Real Madrid, Ibrahimovic conta di raggiungerlo in Spagna al più presto, gli ultimi super-campioni rimasti in Serie A fanno le valigie. Inevitabile, dicono quelli che si intendono di economia applicata al pallone: all’estero i campionati sono un business che funziona meglio, quindi i fuoriclasse accorrono in massa. La ricetta per ripartire? Tutti concordi: valorizzare i prodotti di casa nostra, perché la scuola calcistica italiana è ancora in grado di creare giocatori di qualità. Poi, però, un sabato pomeriggio come tanti altri ci si accorge che un certo Federico Macheda, 17enne romano, fa vincere al Manchester Utd una partita decisiva per la conquista della Premier League. Ci si ricorda di Rossi, Lupoli e di tutte le grandi promesse del calcio italiano emigrate in tenerissima età, da Gattuso in poi. E soprattutto ci si rende conto che la fuga dei talenti, "scippati" dai club esteri (soprattutto inglesi), prosegue senza sosta. Sala, Prestia, Trotta, Mannone, Petrucci... Sono nomi che il grande pubblico ancora non conosce, ma pronti a diventare famosi lontano dall'Italia. Sono solo alcuni dei ragazzi che hanno scelto di cercare la fortuna fuori dai confini nazionali.
Scelte forzate — "E' ovvio. Si presenta un club inglese, invita un adolescente a visitare la sua splendida Academy, fa offerte economiche ai genitori e il gioco è fatto - dice Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto della materia -. Il problema è che le società italiane non hanno difese. Esiste la possibilità che i cosiddetti 'giovani di serie' (quelli tesserati presso i club professionistici, n.d.r.) vengano messi sotto contratto a 16 anni per più stagioni, ma è un rischio troppo grosso, perché a quell'età ancora non si sa se il giovane in questione diventerà davvero forte. Una società non può certo offrire un contratto a tutti i ragazzi del vivaio solo per il timore che qualcuno di loro, un giorno, possa essere depredato da qualche club straniero e lì consacrarsi come professionista. Gli accordi poi vanno onorati, rispettati: sarebbe una spesa eccessiva".
Le regole fifa — Così, alla fine, i dirigenti delle squadre italiane finiscono per accontentarsi dell'indennizzo che i club stranieri pagano per accaparrarsi il talento su cui hanno posato gli occhi. Una cifra di solito molto modesta, spesso non superiore ai 100mila euro: davvero poca roba, se si pensa che quei giovani calciatori avrebbero potuto completare la loro maturazione in patria, diventare giocatori della Nazionale (come Giuseppe Rossi) ed essere rivenduti per milioni. Ma si tratta di una scelta forzata, anche perché ogni altra forma di tutela per le società italiane, come il "contratto di addestramento tecnico", non ha valore per la Fifa e dunque è inutile a livello internazionale.
Il patto — "La cosa più triste e sbagliata è che, in molti casi, i ragazzi vengono contattati dai grandi club esteri ben prima del compimento dei 16 anni - continua Favini -. E' diseducativo e non fa bene alla loro crescita. Siamo onesti, anche nel nostro Paese ci sono casi di questo genere, che riguardano soprattutto i giovani calciatori africani. Ma mentre in Italia, in Spagna e in altre nazioni europee il fenomeno è limitato, in Gran Bretagna fanno man bassa senza rispetto di nulla e di nessuno. In materia di giovani, servirebbe un accordo tra le varie federazioni nazionali, una specie di 'patto di non belligeranza'. Perché se aspettiamo che si muovano la Figc e la Lega Calcio a difesa dei nostri vivai, non si concluderà mai niente". E intanto i Macheda scappano.
Di Admin (del 11/08/2009 @ 18:42:37, in Notizie, linkato 457 volte)
Il fondo delle nazioni unite per l'infanzia ha redatto una guida alla prevenzione, destinata agli allenatori di calcio e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere"
Anche l'Unicef scende in campo contro la violenza nel calcio a livello giovanile. Il problema infatti esiste ed è pure stato certificato. Almeno in Francia, dove è stato effettuato uno studio sulla stagione 2007/08 che prova l’aumento vertiginoso della violenza nel calcio amatoriale. Almeno 12mila partite risultano infatti segnate dalla violenza, verbale o fisica, e nella maggior parte dei casi si tratta di partite di adolescenti (17%), che rappresentano invece l’8,6% della popolazione calcistica. In 121 partite è dovuta intervenire la polizia. Gli arbitri sono sempre nel mirino. L'Unicef ha così redatto una guida alla prevenzione della violenza destinata specificamente agli allenatori e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere": per eliminare le barriere della discriminazione, della segregazione e del razzismo, per riavvicinare le nazioni nei periodi di conglitto e crisi, per unire le comunità di tutto il mondo. L'obiettivo è dunque quello di sensibilizzare gli allenatori a ottimizzare i "momenti di insegnamento" ai giovani, per "fare molto di più che insegnare tecniche, tattiche o regole del gioco". A sostegno dell'iniziativa sono scesi anche giocatori di fama mondiale, da David Beckham a Emmanuel Adebayor, da Dwight Yorke a Thierry Henry, che, attraverso frasi semplici e dirette, fanno capire quanto il calcio possa essere veicolo di valori, di educazione, di cultura. E quanto gli allenatori giochino un ruolo fondamentale in questa direzione.
Tratto dalla Gazzetta dello Sport
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"Il calcio è il calcio"
Vujadin Boskov
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