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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 29/11/2007 @ 22:18:48, in EduCalcio, linkato 1029 volte)
La questione della violenza dentro e fuori gli stadi, ancora irrisolta, è diventata una vera emergenza sociale. Quando parliamo di sport, ed in particolare di calcio, si sente spesso parlare di "fede" legata ad una particolare società sportiva; è cioè la società sportiva per prima che si fa promotrice di una cultura parallela ad una più generica cultura di riferimento. Questa cultura parallela, essendo condivisa da meno persone, diventa automaticamente da difendere e spesso i suoi principi si discostano dalla cultura di riferimento, creando un divario difficilmente colmabile. Questa stessa sotto cultura, diventa motivo di violenza; ogni membro, infatti, non solo è chiamato a rispecchiarsi nei principi, ideali, schemi comportamentali, che la cultura impone, ma viene spinto alla difesa della stessa, mosso da un desiderio di identificazione e di dimostrazione della fedeltà alla squadra, ed agli altri membri del gruppo, e da un desiderio di supremazia sulle altre sotto culture. Tifare per una squadra diventa spesso sinonimo di adesione ai principi del branco e annullamento del pensiero individuale, e conseguente aderenza al pensiero collettivo, con la messa in atto di comportamenti ad alto rischio, ed illegali. Violare le norme, manifestare comportamenti aggressivi in gruppo è più semplice; grazie alla distribuzione della colpa, alla deumanizzazione della vittima e ad altri meccanismi di disimpegno morale, agire in modo illecito è percepito come non grave, e non direttamente imputabile a se stessi. La deumanizzazione è evidente nei cori, e nella ferocia con cui spesso i gruppi di tifosi si scontrano; l’individuo non è considerato come soggetto ma come parte di una sotto-cultura, come simbolo di quella fede e per tale ragione, colpevole, meritevole di violenza. Cosa ha a che fare tutto questo con lo sport? Nulla. Ma il concetto di squadra si presta bene alle dinamiche di gruppo e se queste dinamiche non vengono contestate dalla squadra stessa, ma anzi promosse per sottostanti fini economici, si innesca un meccanismo a catena per cui l’intervento esterno, ad esempio delle autorità, non fa altro che acutizzare le reazioni del branco. Diffondere una cultura sportiva che non passi per la violenza, e che sia portavoce dei valori della cultura di riferimento, come il rispetto, la sana competizione, la cooperazione, è possibile! Già dai primi passi che un bimbo compie all’interno del mondo sportivo è possibile intervenire con questa trasmissione, educando bambini e genitori ad un uso ludico dello sport. Bisogna educare anche i genitori, che spesso incitano e spingono i figli verso una competizione non ludica e quindi aggressiva. Giocare non significa vincere. I genitori lo sanno? Basta andare ad una partita di pulcini per vedere contestazioni anche forti ad allenatori che fanno giocare tutti i bimbi, preferendo un clima ludico ad un clima competitivo orientato alla vittoria. Cosa trasmette questo ad un figlio? Questo figlio che tifoso sarà?
Postato dalla dott.ssa Nicoletta Iurilli sul sito Psicologia e Dintorni
Di Admin (del 21/11/2007 @ 13:47:46, in EduCalcio, linkato 3539 volte)
Lettera inviata da alcune società sportive ai genitori dei bambini iscritti, con l'obiettivo di dare uno spunto di riflessione e di diffondere tra le famiglie una sana mentalità della pratica sportiva.
Caro papà, lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui (l'arbitro) ha sbagliato; ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente. Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l'arbitro sbaglierà di meno... Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tiraaa", "passaaaaa", "fai tutto da solo", "buttalo giù". Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato... E se "buttassero giù" me, quante parolacce diresti? Un'altra cosa, papà: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a guardare i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti (come dice il mio mister). E per piacere insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami, papà, ma non dire alla mamma al ritorno dalla partita: "oggi ha vinto" o "ha perso"; dille solo che mi sono divertito tante e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l'ha detto il mister). E ascoltami papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone. Non prendertela papà se ti dico queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene... ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per l'allenamento. Se arrivo tardi il mio "mister" non mi farà giocare la prossima volta... Ciao!

Foto: LaValGandino
Di Admin (del 20/11/2007 @ 13:08:01, in EduCalcio, linkato 1522 volte)
Accade sempre più spesso che sui campi da gioco la mancanza di rispetto e il linguaggio gravemente scorretto rovinino il clima sportivo delle partite. Basta assistere ad un qualsiasi match per accorgersi di quanto il regolamento venga calpestato e di quanto sia assente il rispetto verso l’arbitro e l’avversario da parte di atleti, allenatori e accompagnatori delle categorie del settore giovanile, gia a partire dai Pulcini. Tutto ciò, probabilmente, è la conseguenza del Grande Calcio, quello di serie A e B: anche gli episodi degli ultimi giorni lo confermano. Il nostro motto vuole “provocatoriamente” unire due parole "educazione" e "calcio": siamo convinti che "educare attraverso lo sport" non debba essere solo un bel motto. EduCalcio.it nasce con l'idea di raccogliere materiale utile a genitori, allenatori, dirigenti, società sportive, scuole calcio, educatori sportivi… ecc. Nel blog potrete trovare articoli, relazioni, spunti di riflessione, e commenti sul complesso mondo del calcio giovanile. Se hai del materiale che ritieni interessante da condividere per riflettere insieme su questo importante tema, non esitare a contattarci all’indirizzo info@educalcio.it …e ricorda che puoi commentare qualsiasi articolo! Restiamo a disposizione per qualsiasi informazione, richiesta, critica e suggerimento.
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Livio Berruti
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