Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Alessio (del 22/04/2008 @ 22:02:33, in EduCalcio, linkato 600 volte)

L’approccio alla gara ed il comportamento da tenere nei confronti dell’arbitro sono la conseguenza di una necessaria ed accurata opera di educazione che l’allenatore dovrà compiere non solo nei confronti dei propri giocatori ma, in primis, su se stesso. Per tanto, essere consapevoli che l’arbitro non è infallibile, unitamente all’accettazione delle conseguenze negative ed inappellabili che una decisione errata potrebbe causare compromettendo inesorabilmente il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, dovranno necessariamente far parte dell’esperienza e del bagaglio che l’istruttore reca con sé. Così l’allenatore dovrà essere in grado di porre l’arbitro nelle condizioni di svolgere la propria attività il più serenamente possibile, attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto, evitando di incentivare gli atteggiamenti antisportivi dei propri atleti: infatti, un modo di porsi ostile od irriverente o superficiale contribuirà a predisporre negativamente il direttore di gara nei confronti dell’allenatore e del team stesso. Anche se il dirigente o l’addetto all’arbitro sono le figure istituzionalmente preposte a tali incombenti, l’allenatore potrà contribuire ad un effettivo ed efficace e positivo atteggiamento non solo sensibilizzando i propri collaboratori ma, soprattutto, ad incoraggiare gli atleti a adoperarsi attivamente in tal senso. Così, abbiamo potuto sperimentare che contribuiscono a produrre un impatto sicuramente positivo, al momento in cui l’arbitro si presenta per l’appello:

  • Farsi trovare in piedi e dietro numerazione di maglia in uno spogliatoio ordinato e preferibilmente pulito
  • Accompagnare la parola “grazie” al momento in cui l’arbitro ha identificato nominalmente i singoli giocatori in lista durante l’appello pre partita
  • Richiamare gli atleti che al momento dell’appello chiacchierano, sono seduti o si presentano con equipaggiamento di gara irregolare, evidenziando ai ragazzi la mancanza di rispetto nei confronti di chi con la semplice presenza, comunque consente lo svolgimento della partita
  • Concludere l’appello con un sorriso od un esplicito “buon divertimento” o “in bocca al lupo” rivolto al direttore di gara
  • Soffermarsi pochi istanti, ad appello concluso, prima dell’inizio della partita, ad esaminare con il gruppo le possibili caratteristiche del direttore di gara a seguito del suo modo di presentarsi (stretta di mano, abbigliamento, acconciatura, pignoleria, tono della voce…) per intravederne i prevedibili lati comportamentali con riferimento al modo di arbitrare (lascerà corre il gioco, sarà troppo pignolo, sarà sicuro di sé, ci tiene alla gara…)

Per quanto attiene invece il comportamento da tenere durante la gara da parte degli atleti ed a prescindere da quello che risulterà l’esito finale della stessa, abbiamo riscontrato che contribuiscono al mantenimento di un clima favorevole a condurre in porto la partita:

  • Richiedere all’arbitro istruzioni su dove operare la rimessa
  • Evitare atteggiamenti ostruzionistici o vittimistici o comunque polemici
  • Rivolgersi all’arbitro, come prevede il regolamento, attraverso il capitano
  • Accompagnare le decisioni arbitrali con un semplice “va bene”

Ovviamente, oltre al comportamento che i ragazzi, a seguito dei nostri suggerimenti proveranno a adottare - prima, durante e dopo la gara - l’allenatore sarà il primo a dover dare l’esempio:

  • Richiamando energicamente ma educatamente gli atleti che nell’arco della gara contestano le decisioni dell’arbitro, pronunciando frasi semplici e chiare del tipo “vuoi arbitrare tu?” oppure “decide lui e non tu” o “anche tu sbagli, non dimenticarlo”
  • Cercando di tenere sempre un atteggiamento positivo, rispettoso dei regolamenti e preferibilmente distaccato anche quando le circostanze, la tensione per la posta in gioco o l’ingiustizia che riteniamo aver subito, ci spingerebbero a comportamenti meno miti
  • Richiedendo al proprio collaboratore presente in panchina di monitorare la nostra condotta nei confronti del direttore di gara per prevenire il rischio di un nostro possibile allontanamento anzitempo dal campo per proteste
  • Richiamando l’attenzione dell’arbitro, anche in modo deciso, unicamente nel caso in cui sia messa a repentaglio (infortunio, gioco violento) l’incolumità dei propri atleti

Nel caso di qualche interpretazione difforme, chiedere con educazione all’arbitro d’essere garante della giustizia in campo richiamandolo all’etica professionale ma soprattutto alla responsabilità d’educatore nei confronti dei giocatori.

Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci

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Di Admin (del 19/04/2008 @ 00:26:08, in Notizie, linkato 594 volte)

La Polisportiva Oratorio Clusone (BG) ha presentato venerdì 18 aprile 2008, in occasione di un incontro sulla valenza educativa dello sport, il proprio Piano dell’offerta sportivo-educativa, proposto come punto di riferimento per chi partecipa alle attività della Società. In questa occasione è intervenuta la dott.ssa Lucia Castelli, psicopedagogista sportiva del settore giovanile dell’Atalanta Calcio. La stesura di questo documento è frutto di un lungo lavoro di riflessione dei Consigli della Polisportiva e dell'Oratorio di Clusone, anche sulla scorta di sollecitazioni ricevute dalle istituzioni e dal confronto con altre realtà e con esperti in materia.

LEGGI IL POSE della Pol. Orat. Clusone

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Di Roberto Alessio (del 18/04/2008 @ 11:44:29, in EduCalcio, linkato 1228 volte)

Tra le varie componenti che ruotano intorno al mondo del calcio giovanile, in Italia negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante la figura del dirigente arbitro. Creata probabilmente per sopperire alla difficoltà di reclutare nuovi arbitri o per “tagliare” un costo delle gare del settore giovanile tale figura, considerato il carattere promozionale e didattico dell’attività sportiva del settore giovanile, è stata istituita anche per svolgere il delicato ruolo di paziente ed equilibrato istruttore nel corso delle gare dei giovani atleti. Considerate le interessanti innovazioni portate avanti dalla F.I.G.C. negli ultimi anni, questa figura dovrebbe contraddistinguersi per possedere una connotazione maggiormente didattica e educativa - un approccio meno severo alla gara unitamente alla disponibilità a spiegare gli errori agli atleti, ad esempio le rimesse laterali - che il tradizionale direttore di gara del recente passato non poteva istituzionalmente dispensare ai contendenti. Tuttavia, anche se i propositi sono buoni, troppo spesso frequentando i campi di gioco ci accorgiamo di direttori di gara distratti o distaccati, a volte nervosi o che intrattengono il pubblico con risposte o polemiche, vanificando in questo modo l’educazione dei più giovani e compromettendo il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla federazione. Infatti, messi da parte gli interessi campanilistici umanamente comprensibili, è proprio grazie alla conoscenza adeguata del regolamento unitamente alla formazione “sul campo” dell’interpretazione ed applicazione dello stesso, che i ragazzi ed i dirigenti potrebbero recepire e sperimentare effettivamente le difficoltà e gli errori in cui gli arbitri puntualmente incorrono: insicurezza, ansia da prestazione, eccesso di protagonismo, fallibilità delle decisioni sono situazioni e stati d’animo che vanno vissuti in prima persona per capire gli altri ma anche i propri limiti. In questo modo, magari anche grazie ai corsi d’aggiornamento e consentendo l’arbitraggio agli atleti maggiori di 15 anni od anche al nostro dirigente accompagnatore durante l’arco della settimana nelle partitelle d’allenamento, si potrebbe contribuire a stemperare il senso di diffidenza verso una figura calcistica che è accettata sempre mal volentieri. Attraverso l’esperienza diretta, alcune delle componenti che ruotano all’interno della società potrebbero riuscire ad apprendere maggiormente che:

  • È fondamentale porre sempre il ragazzo al centro dell’attenzione salvaguardandone l’incolumità ed il divertimento
  • La gara rappresenta è un importante strumento di verifica e di crescita del ragazzo non un’occasione di mettere in mostra se stessi magari scimmiottando buffi atteggiamenti imitazione di lontani ed irraggiungibili “paradisi” dei professionisti
  • L’umiltà, la consapevolezza dei propri limiti, la curiosità di aggiornarsi per superarli e conseguentemente migliorarsi sono requisiti imprescindibili che ogni giudice di campo sul campo deve possedere

Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci

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Di Roberto Alessio (del 07/04/2008 @ 11:31:41, in EduCalcio, linkato 765 volte)

Ecco un "promemoria" per un allenatore di settore giovanile, categoria Esordienti (10-12). Il consiglio è quello di leggerlo ai ragazzi, spiegarlo, condividerlo con loro e distribuirne una copia ciascuno.

Cari amici Esordienti, ecco a Voi i…… “Consigli per gli acquisti” ovvero le regole che, insieme, abbiamo  stabilito per il nostro “buon vivere” in gruppo

  • In caso di assenza agli allenamenti od alle partite e, in particolare in caso di infortunio rimediato in tali circostanze, ricordarsi di avvisare tempestivamente l’accompagnatore/dirigente della squadra o l’allenatore
  • Rispettare gli orari degli allenamenti e dei ritrovi, il luogo dei ritrovi pre gara, giungendo con tutto l’occorrente necessario, adeguatamente riposati e nutriti.
  • Avere cura del proprio aspetto, dell’abbigliamento e del materiale sportivo in dotazione, verificando da soli, di volta in volta, quanto necessario: ricordiamoci infatti di portare nella borsa, in occasione delle gare e degli allenamenti, tutto il materiale sportivo occorrente (scarpette, tuta, giubbino per la pioggia, calzettoni, parastinchi…..), quello per la doccia (biancheria, asciugamano, ciabatte e doccia schiuma…) e, nelle uscite ufficiali (gare ufficiali o amichevoli o uscite di gruppo della squadra), di indossare la divisa di rappresentanza
  • Ridurre sensibilmente i tempi della vestizione (prima e dopo l’allenamento/gara) e della doccia al fine di non farsi attendere dal resto della squadra e/o dai genitori. 
  • Lasciare lo spogliatoio ordinato e, nei limiti del possibile, pulito; non essendo questo un territorio di battaglia o luogo di ritrovo o di feste paesane, è sconsigliato vivamente improvvisare urla o cori da stadio
  • Prima di lasciare il campo di allenamento, assicurarsi  di non aver lasciato nulla da riporre (palloni, attrezzi, casacche, indumenti…); l’ultimo ad uscire dallo spogliatoio si prende l’incarico di recuperare e riconsegnare quanto dimenticato dai compagni.
  • Prestare attenzione e massima educazione alle comunicazioni dell’accompagnatore/dirigente, alle spiegazioni dell’allenatore o, infine, alle disposizioni dell’arbitro durante l’appello. 
  • Tenere un comportamento leale, rispettoso, sportivo, sempre deciso e determinato, con i compagni, gli avversari e l’arbitro durante ed in occasioni di gare ed allenamenti, a prescindere dall’eventuale comportamento negativo di terze persone (avversari, tifosi, adulti): esprimiamoci sempre in modo educato, sforzandoci di utilizzare correttamente la lingua italiana
  • Ricordarsi che la gara ha il duplice fine di verifica del lavoro sportivo settimanale e, in ogni caso, di divertimento: viviamola dunque serenamente e con il massimo impegno ma, in ogni caso, senza eccessivi drammi in caso di sconfitta o, ancor peggio, denigrare gli avversari in caso di vittoria.
  • Ricordarsi che la “sospirata” vittoria è conseguenza, tra l’altro, di sacrificio, dedizione, spirito di collaborazione tra i compagni: che sia dunque compagna di viaggio senza essere, forzatamente, obiettivo unico ed asfissiante del nostro viaggio. 
  • Il capitano rappresenta la squadra e solo lui può rivolgersi educatamente all’arbitro per chiedere spiegazioni su decisioni non chiare o palesemente negative per la squadra; ricordiamoci, in ogni caso, di non contestare gli eventuali errori dell’arbitro: senza di lui la partita non potrebbe essere disputata
  • L’avversario non è un nemico da distruggere ma un utile “strumento” di verifica e di aiuto alla nostra crescita: senza di lui  non ci sarebbe ne’ il confronto né lo spettacolo sportivo. 
  • Cercare di trasformare la rabbia originata dall’ingiustizia più evidente o dall’errore grossolano, da chiunque commesso (allenatore, arbitro, giocatore), in energia positiva: sfoghiamoci dunque con il pallone e sul pallone , mai contro le persone. 
  • Ricordarsi, in ogni caso, che non siamo ancora degli adulti e neppure dei “piccoli” adulti ma unicamente ragazzi con il delicato compito di crescere: è questo il nostro campionato più importante e più difficile da cercare di vincere. 

 

In bocca al lupo e buon divertimento.

 Esordienti 94 del Triestina Calcio

 Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci

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Di Roberto Alessio (del 02/04/2008 @ 10:51:19, in EduCalcio, linkato 376 volte)

“Gli occhi si aprono, spalancati ed increduli. Tutto intorno i rottami. Il rumore assordante del vociare di pochi sopravvissuti. Un’isola deserta che nessuno vuole abitare. Confusione. Disperazione. Mancanza di reazione. Le tempie non hanno mai smesso di pulsare, all’impazzata. Nelle vicinanze qualcuno si affretta a recuperare i pochi oggetti preziosi per la sopravvivenza”. Potrebbe sembrare il riassunto “non autorizzato” della fortunata serie televisiva americana trasmessa in tutto il mondo e capace di tenere appesi al filo della curiosità milioni di appassionati ad ogni latitudine e longitudine. Il film, tuttavia, è proprio “girato” sulle fragili spalle dell’educatore, accortosi di essere rimasto solo mentre il progetto sportivo/educativo al quale aveva aderito e cercato pazientemente di contribuire si è concluso, nel modo opposto a quello auspicato. Un accompagnatore, consapevole della mancata riconferma dell’allenatore, fischietta allegramente in panchina durante l’ultima gara: non ha neppure effettuato il riscaldamento ai portieri, il clima è da ultimo giorno di scuola. Un genitore, visibilmente alterato e dalle mani tremanti, proferisce insulti gratuiti ed ingrati per il limitato impiego del proprio figliolo in gara. Qualcuno parlotta, davanti agli occhi i rotocalchi nazionali che trascrivono fedelmente le ultime intercettazioni telefoniche sul calcio “aggiustato” e le schermaglie funeree dei gladiatori domenicali agli autogrill. In quale direzione andare? Lo sconforto è totale, lo smarrimento è universale. Accade anche questo, quando l’allenatore/educatore è lasciato da solo, in balia di tutto e tutti: forte, in questi casi, il rischio di perdersi, di disorientarsi e snaturarsi completamente. Davvero difficile essere coerenti, provare a resistere e cercare di tenere duro. Eppure, sono proprio questi i momenti in cui l’educatore sportivo deve farsi forza per non perdere mai i punti di riferimento della propria coscienza, della formazione della conoscenza, propria ed altrui. Misurare il proprio lavoro in conformità a ciò che si è e che si ha dentro quando mancano i punti di riferimento esterni si rivelerà, a questo punto, indispensabile. Solo così le soddisfazioni saranno un domani raggiunte, gli obiettivi realizzati, non necessariamente collegati al numero delle partite vinte o dei trionfi nei tornei e campionati. La soddisfazione di essere appagati dalla gioia del proprio lavoro, confortati dal proprio “credo” quando “la notte è buia e le vacche sono nere” sono, alla fine, tutto ciò che conta, passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà. In fin dei conti siamo quello che proteggiamo, che incoraggiamo, quello per cui combattiamo, per il conseguimento dei veri obiettivi che ci siamo prefissati: la formazione della coscienza e della conoscenza. Solo in questo modo, consapevoli della vera “mission”, anche di fronte alla maleducazione altrui non ci sarà un vero coinvolgimento emotivo, poiché saremo in grado di soppesare sia cosa viene detto sia chi lo dice, prima di qualsiasi riflessione supplementare nel merito o reazione al merito. E’ così, alla fine, che riusciremo ad avanzare, per noi stessi e per i nostri ragazzi: la cultura, alla fine, ci farà sopravvivere e sopravviverà.

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Di Admin (del 27/03/2008 @ 19:31:25, in Lettere al Blog, linkato 600 volte)

Caro Franchina, sono il papà di un ragazzino di 10 anni impegnato nel campionato a 7 under 12 del CSI. Sono un convinto assertore del valore educativo dello sport e sono molto soddisfatto dell'ambiente che mio figlio ha trovato e dell'impegno profuso dai suoi giovani allenatori. Dato che seguo sempre "in trasferta" la squadra ho però constatato che tra i campi di gioco omologati per il campionato CSI ce ne sono alcuni davvero impresentabili. E non mi riferisco solo alla dimensioni dei campi: capisco perfettamente che escludere una squadra per questo motivo sarebbe davvero frustrante e in un certo senso ingiusto verso una giovane compagine vogliosa di partecipare. Anche certi spogliatoi un po' "al limite" si possono sopportare... Tuttavia mi pare che sarebbe necessaria una maggiore attenzione verso certe situazioni limite riguardo la sicurezza. I pali delle recinzioni che si trovano spesso a pochi centimetri dai limiti del campo, ad esempio, sono stati protagonisti di infortuni per fortuna senza gravi conseguenze, ma mi sembrerebbe opportuno pretendere che precauzioni di base, come "imbottire" pali, spigoli e simili nei pressi dell'area di gioco, venissero sempre prese. Non crede sarebbe opportuno in qualche modo sensibilizzare i vertici del CSI su questi temi? Esistono documenti o circolari su questi argomenti specifici? La ringrazio per l'attenzione. Cordialmente.

Enrico Bianchessi

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Di Admin (del 20/03/2008 @ 21:05:01, in EduCalcio, linkato 801 volte)

Oggi vogliamo parlarvi dell’interessante progetto dell’Area Giovani UISP di Firenze. La proposta ULTRA CORRETTO ha l’obiettivo di educare a un tifo senza errori e all’antirazzismo nello sport. Il progetto intende valorizzare e difendere la cultura popolare e sociale del tifo partendo dal presupposto che esista una parte positiva fatta di valori, in contrapposizione al tifo violento o razzista che troppe volte appare in televisione e sui giornali. Per fare questo si passa attraverso un confronto ed un lavoro educativo che promuove atteggiamenti e idee positive, anticipando tutti i comportamenti che possono poi portare a negare quelli che sono i veri valori sportivi. Il tifo e la violenza negli stadi sono, purtroppo, un tema di grande attualità, ma non è più possibile trattarli come un problema delimitato al mondo dello sport. Anche noi di EduCalcio.it siamo convinti che il problema delle tifoserie violente e degli ultras non può essere circoscritto ad una partita di serie A, bensì è una questione che si ripropone a tutti i livelli, anche in situazioni amichevoli o con bambini: è un vero e proprio problema culturale. Forse proprio partendo dalle nuove generazioni con una nuova educazione al mondo sportivo e al tifo, riusciremo a risolvere questo problema! ULTRA CORRETTO coinvolge ad oggi una ventina di classi di scuole elementari e medie, oltre a circa 400 giovani delle scuole superiori e dei centri di aggregazione. I quasi mille ragazzi partecipano a incontri sul tema del fair play, del tifo e del razzismo e si cimentano nell’esperienza diretta di ideazione di una vera e propria campagna di promozione dei valori positivi dello sport. Ed è proprio grazie alla loro passione e creatività che si è potuto realizzare parecchio materiale come disegni, video e persino una canzone prodotta dai ragazzi della classe 5°D della Scuola Galliano Rossigni che vi proponiamo attraverso il nostro Podcast. Altra cosa che ci ha incuriosito sono gli slogan scelti dai ragazzi per comunicare con i loro coetanei come "in una partita si colpisce... il pallone. Non le persone" o "se battiamo la violenza siamo tutti campioni!". Date un'occhiata anche al sito della UISP o al blog del progetto; ne vale la pena!

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Di Alessio Franchina (del 14/03/2008 @ 21:05:34, in Varie, linkato 424 volte)

È dal 20 novembre 2007 che EduCalcio.it è on-line e i ringraziamenti da fare sono molti. Personalmente non pensavo che il blog crescesse così velocemente e riscuotesse un così grande successo: questo testimonia che nonostante ciò che accade, l’interesse ai problemi nel calcio giovanile è molto alto e questo non può che farci piacere. Il primo doveroso grazie va a tutti voi, per averci seguito in questi mesi! Il secondo va al dott. Roberto Alessio per la sua preziosa collaborazione: insieme allo staff si occupa di scrivere gli articoli e reperire le notizie. Il blog nasce come spazio di condivisione come dice il titolo – materiale, spunti, riflessioni sull’educazione nel calcio giovanile – quindi non possiamo non dire GRAZIE a quanti hanno “detto la loro” lasciando un commento o a quelle mamme e società sportive che ci hanno scritto una lettera. Se non avevate ancora pensato di farlo, cosa state aspettando?! Raccontateci la vostra esperienza, quello che fate nelle vostre squadre, qualche episodio di fair play che vi ha colpito e che possa aiutare tutti a riflettere… scrivete una lettera al blog! Un altro grazie va ai media che ci hanno dato spazio come Radio24, La Voce e i numerosi blog che hanno riportato nostre notizie o link, contribuendo a far circolare informazioni per un calcio più pulito. Non mi resta che augurarvi una buona continuazione sui campi da gioco e buon fair play a tutti!

Alessio

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Di Roberto Alessio (del 14/03/2008 @ 10:51:11, in EduCalcio, linkato 389 volte)

Tutta la società in cui viviamo quotidianamente registra ritmi molto elevati, frenetici, spesso confusi. Questo a prescindere che si abbracci l’ambizione e la ricerca spasmodica del successo piuttosto che si desideri un approccio più semplice alla vita in cui poter tranquillamente “esistere”. E sempre più spesso è proprio la vita o gli altri a decidere per noi. Ci si trova immersi in un ingranaggio che non cessa di fagocitarci, di rinviarci, di tenerci spesso in sospeso o a distanza da ciò che vorremmo:così, ad esempio, il manager che vive sempre l’azienda “in azienda e fuori”, la massaia che si divide tra il focolare domestico e gli spostamenti dei figli, i genitori intenti a centrare contemporaneamente diversi obiettivi tra mille difficoltà e pochi riconoscimenti ed i giovani, il nostro futuro, immersi tra la scuola e il resto delle “sirene” extracurricolari. Su tutti, il nemico pubblico numero 1, il tempo, inesorabile, che poco concede e quasi mai nulla restituisce e con il quale, prima o poi, dobbiamo fare tutti i conti. Neppure l’allenatore, che opera da solo o nel contesto di un club, a livello hobbistico o amatoriale, può sottrarsi a questo confronto, nella ricerca di ottimizzare i propri ritagli, i propri spazi strappati al lavoro od alla famiglia. E’ proprio la mancanza di tempo il nemico numero 1 che ci “costringe” a dare per scontati o accettati dal team certi ragionamenti od alcune spiegazioni; è il poco tempo a disposizione che spesso non ci consente di trovare le giuste parole o l’approccio corretto con un calciatore prima di una gara per cercare di metterlo a proprio agio, per motivarlo; è la fretta di raggiungere l’obiettivo che ci induce, a torto, a svolgere tutte le esercitazioni programmate nella seduta di allenamento a prescindere dal riscontro pratico sul campo degli allievi; è la brama di svolgere “tutto in tempo” che ci assale per arrivare o abbandonare trafelati il campo senza un feedback con gli allievi, senza sondarne gli umori, carpirne i malesseri dallo sguardo, posticipare o schivare i problemi sperando che si risolvano da soli; è proprio la pessima gestione del nostro tempo che dobbiamo cercare di migliorare, a beneficio di noi stessi e di chi ci sta vicino. Organizzare ed organizzarsi, aiutare ed aiutarsi, puntare all’ottimizzazione delle occasioni di tempo a disposizione, per ricercare di produrre più qualità e meno quantità, per noi stessi ed all’interno del sodalizio sportivo, sin dalle prime battute della stagione sportiva al contesto di ogni riunione programmata. Ma chi l’ha detto e dove sta scritto che una seduta di allenamento deve per forza durare due ore?

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Di Admin (del 12/03/2008 @ 09:21:13, in EduCalcio, linkato 556 volte)

Marco Barnieri e i bambini a GenovaIl Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi, sostenuto dalla UEFA, è stato assegnato quest’anno (nel 2007, ndr) al Genoa Club per Bambini, una scuola per giovani tifosi creata da Marco Barnieri nel capoluogo ligure.

Aspetto formativo - Dopo aver premiato in passato le campagne contro il razzismo e l’intolleranza negli stadi (Peña Multicolor in Spagna nel 2005 e Amalgation dei club nord-irlandesi di tifosi nel 2006), e aver reso omaggio alla condotta esemplare del pubblico tedesco durante il Mondiale FIFA dello scorso anno, la giuria ha voluto quest’anno rimarcare il carattere formativo del Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi.

Etica sportiva - Il Genoa Club per Bambini raccoglie intorno al Genoa CFC bambini di età compresa fra i 7 e i 13 anni. I bambini assistono a tutte le partite in casa della loro squadra del cuore accompagnati da formatori che spiegano loro i principi dell’etica dello sport, in particolare il rispetto per gli avversari e per gli arbitri. Tale "scuola" speciale ha riscosso grande successo e conta attualmente circa 800 bambini di tutte le origini.

Comportamento decoroso - Il Genoa Club per Bambini ha generato enorme interesse nel suo primo anno di esistenza, in Italia e in Europa. Data l’importanza dei tifosi nel calcio moderno, tali iniziative non possono che essere incoraggiate, in quanto mirano a preparare i tifosi di domani a comportarsi decorosamente e a creare un ambiente conviviale. Il governo italiano, nella persona del ministro per lo sport Giovanna Melandri, ha dato il proprio sostegno al Genoa Club per Bambini.

Consegna del premio - Il premio è stato conferito a Marco Barnieri davanti a 25.000 spettatori prima della recente gara di campionato fra Genoa e US Città di Palermo, alla presenza del rappresentante della federcalcio (FIGC) Leo Grosso.

Premio accreditato - Il premio è accreditato presso diversi organi politici e sportivi: la Commissione europea, il Parlamento Europeo, il Comitato Olimpico Internazionale, il Panathlon International, e la Commissione Internazionale per il Fair Play.

Divertimento e amicizia - La filosofia dietro il premio è semplice: contribuire a riportare allegria e amicizia negli stadi. Il premio riconosce il ruolo centrale che i tifosi rivestono nel calcio e il contributo fondamentale che possono apportare nella gestione dello sport. La UEFA sostiene con forza la scelta del vincitore di quest’anno e rinnoverà il proprio sostegno a favore del Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi.

Foto e Fonte: Uefa.com

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