Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 20/11/2007 @ 13:08:01, in EduCalcio, linkato 1530 volte)

Accade sempre più spesso che sui campi da gioco la mancanza di rispetto e il linguaggio gravemente scorretto rovinino il clima sportivo delle partite. Basta assistere ad un qualsiasi match per accorgersi di quanto il regolamento venga calpestato e di quanto sia assente il rispetto verso l’arbitro e l’avversario da parte di atleti, allenatori e accompagnatori delle categorie del settore giovanile, gia a partire dai Pulcini. Tutto ciò, probabilmente, è la conseguenza del Grande Calcio, quello di serie A e B: anche gli episodi degli ultimi giorni lo confermano. Il nostro motto vuole “provocatoriamente” unire due parole "educazione" e "calcio": siamo convinti che "educare attraverso lo sport" non debba essere solo un bel motto. EduCalcio.it nasce con l'idea di raccogliere materiale utile a genitori, allenatori, dirigenti, società sportive, scuole calcio, educatori sportivi… ecc. Nel blog potrete trovare articoli, relazioni, spunti di riflessione, e commenti sul complesso mondo del calcio giovanile. Se hai del materiale che ritieni interessante da condividere per riflettere insieme su questo importante tema, non esitare a contattarci all’indirizzo info@educalcio.it …e ricorda che puoi commentare qualsiasi articolo! Restiamo a disposizione per qualsiasi informazione, richiesta, critica e suggerimento.

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Di Admin (del 21/11/2007 @ 13:47:46, in EduCalcio, linkato 3561 volte)

Lettera inviata da alcune società sportive ai genitori dei bambini iscritti, con l'obiettivo di dare uno spunto di riflessione e di diffondere tra le famiglie una sana mentalità della pratica sportiva.

Caro papà, lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui (l'arbitro) ha sbagliato; ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente. Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l'arbitro sbaglierà di meno... Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tiraaa", "passaaaaa", "fai tutto da solo", "buttalo giù". Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato... E se "buttassero giù" me, quante parolacce diresti? Un'altra cosa, papà: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a guardare i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti (come dice il mio mister). E per piacere insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami, papà, ma non dire alla mamma al ritorno dalla partita: "oggi ha vinto" o "ha perso"; dille solo che mi sono divertito tante e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l'ha detto il mister). E ascoltami papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone. Non prendertela papà se ti dico queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene... ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per l'allenamento. Se arrivo tardi il mio "mister" non mi farà giocare la prossima volta... Ciao!

Foto: LaValGandino

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Di Admin (del 29/11/2007 @ 22:18:48, in EduCalcio, linkato 1031 volte)

La questione della violenza dentro e fuori gli stadi, ancora irrisolta, è diventata una vera emergenza sociale. Quando parliamo di sport, ed in particolare di calcio, si sente spesso parlare di "fede" legata ad una particolare società sportiva; è cioè la società sportiva per prima che si fa promotrice di una cultura parallela ad una più generica cultura di riferimento. Questa cultura parallela, essendo condivisa da meno persone, diventa automaticamente da difendere e spesso i suoi principi si discostano dalla cultura di riferimento, creando un divario difficilmente colmabile. Questa stessa sotto cultura, diventa motivo di violenza; ogni membro, infatti, non solo è chiamato a rispecchiarsi nei principi, ideali, schemi comportamentali, che la cultura impone, ma viene spinto alla difesa della stessa, mosso da un desiderio di identificazione e di dimostrazione della fedeltà alla squadra, ed agli altri membri del gruppo, e da un desiderio di supremazia sulle altre sotto culture. Tifare per una squadra diventa spesso sinonimo di adesione ai principi del branco e annullamento del pensiero individuale, e conseguente aderenza al pensiero collettivo, con la messa in atto di comportamenti ad alto rischio, ed illegali. Violare le norme, manifestare comportamenti aggressivi in gruppo è più semplice; grazie alla distribuzione della colpa, alla deumanizzazione della vittima e ad altri meccanismi di disimpegno morale, agire in modo illecito è percepito come non grave, e non direttamente imputabile a se stessi. La deumanizzazione è evidente nei cori, e nella ferocia con cui spesso i gruppi di tifosi si scontrano; l’individuo non è considerato come soggetto ma come parte di una sotto-cultura, come simbolo di quella fede e per tale ragione, colpevole, meritevole di violenza. Cosa ha a che fare tutto questo con lo sport? Nulla. Ma il concetto di squadra si presta bene alle dinamiche di gruppo e se queste dinamiche non vengono contestate dalla squadra stessa, ma anzi promosse per sottostanti fini economici, si innesca un meccanismo a catena per cui l’intervento esterno, ad esempio delle autorità, non fa altro che acutizzare le reazioni del branco. Diffondere una cultura sportiva che non passi per la violenza, e che sia portavoce dei valori della cultura di riferimento, come il rispetto, la sana competizione, la cooperazione, è possibile! Già dai primi passi che un bimbo compie all’interno del mondo sportivo è possibile intervenire con questa trasmissione, educando bambini e genitori ad un uso ludico dello sport. Bisogna educare anche i genitori, che spesso incitano e spingono i figli verso una competizione non ludica e quindi aggressiva. Giocare non significa vincere. I genitori lo sanno? Basta andare ad una partita di pulcini per vedere contestazioni anche forti ad allenatori che fanno giocare tutti i bimbi, preferendo un clima ludico ad un clima competitivo orientato alla vittoria. Cosa trasmette questo ad un figlio? Questo figlio che tifoso sarà?

Postato dalla dott.ssa Nicoletta Iurilli sul sito Psicologia e Dintorni

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Di Admin (del 30/11/2007 @ 11:14:29, in EduCalcio, linkato 616 volte)

La presenza degli adulti, e più specificatamente dei genitori, è una componente irrinunciabile delle partite di calcio giovanile. A volte, però, la loro partecipazione, travalica quelle che sono alcune regole importanti che sarebbe utile tenere sempre ben presenti: si ritiene opportuno riassumerle brevemente qui di seguito, lasciando al buon senso di tutti (dirigenti e tecnici compresi) la loro applicazione.

  1. Ricordare che l’attività è svolta da un bambino e non da un adulto.
  2. Non decidere troppo per lui.
  3. Non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche, evitando anche di darne giudizi in pubblico (in caso di episodi ritenuti gravi, rivolgersi in società).
  4. Non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant’altro, evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici, né troppo accondiscendenti alle sue richieste, spesso solo capricci).
  5. Incitare sempre il bambino a migliorarsi, facendogli capire che l’impegno in allenamento in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che, come a scuola, per fare bene occorre un impegno serio).
  6. Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe e portare la borsa da solo (rendendolo piano piano autosufficiente).
  7. Non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
  8. Controllarsi durante le partite: un tifo eccessivo è diseducativo per i bambini e nuoce all’immagine della società.
  9. Ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa da un allenamento o da una partita è felice.
  10. Ricordare che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino, sono bambini a loro volta e pertanto vanno rispettati quanto lui e non offesi.
  11. Rispettare l’arbitro e non offenderlo: molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile e tutti possono sbagliare.
  12. Ricordarsi che non sempre l’erba del vicino è davvero più verde: pertanto, prima di criticare l’operato della società cercare di capire, chiedendo direttamente spiegazioni ai dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.

Lelio Marchi
Responsabile Scuola Calcio
U.S.D. Pescia 1912

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Di Admin (del 30/11/2007 @ 14:17:32, in EduCalcio, linkato 8776 volte)

Vi riportiamo alcuni articoli apparsi su alcuni giornali e blog all’indomani della partita Inter vs Pergocrema, categoria Pulcini, “giocata” il 07/10/2007 e terminata con il risultato 40 a 0.

Massimo Gramellini (La Stampa del 07/10/2007) - Non c’è nulla di immorale nel comportamento dei pulcini dell’Inter che hanno battuto 40 a 0 i coetanei del Pergocrema. Un bambino non conosce il senso del limite e neanche, si spera, il gusto dell’irrisione. Ma gli adulti? Trovo stupefacente che i dirigenti del Pergocrema si siano dimenticati di contestare l'arbitro (il 36° gol era chiaramente in fuorigioco) e che i genitori del portiere di riserva abbiano lasciato illeso l’allenatore, reo di aver emarginato il loro pargolo senza altra ragione plausibile che un palese intento persecutorio: con lui in campo le cose sarebbero andate ben diversamente. Lascia poi esterrefatti il silenzio del governo: risultati di questo genere sono possibili solo in un sistema che non ripartisce in modo equo i diritti televisivi e quelli sui lecca lecca. Colpisce la reazione della critica. L’agenzia Italpress ha inneggiato alla vittoria «ancor più preziosa perchè ottenuta in trasferta». Brera, almeno, avrebbe rivendicato la superiorità del difensivismo: se i bambini del Pergocrema si fossero piazzati in 11 davanti alla porta sgonfiando la palla con uno spillone, lungi dal maramaldeggiare i piccoli nerazzurri avrebbero finito per demoralizzarsi, offendo spazi invitanti al contropiede. Gli unici adulti a non deludere le attese sono stati quelli dell’Inter. I tecnici hanno evitato di frenare l’esuberanza dei pulcini per timore che imparassero le regole del galateo sportivo, pregiudicandosi irreparabilmente la carriera. Il sito web della società ha titolato con giustificato orgoglio: «L'Inter ne fa 40 al Pergocrema». E Moratti, appresa la notizia, si affretterà a comprare per un milione di milioni di euro l’intero settore giovanile del Pergocrema.

Pulcini A: l'Inter ne fa 40 al Pergocrema (Inter.it del 07/10/2007) - MILANO - I PULCINI A dell'Inter hanno sconfitto 40-0 in trasferta il Pergocrema in una gara valida per la 4^ giornata di andata del campionato di categoria. Reti nerazzurre di Bonazzoli (8), Ligotti (6), Di Marco (5), Acquistapace e Carriero (3), Lozza e Brambilla (2), Leontini, Piantanida, Salaroli, Formato, Cassani, Kouame, Pavesi, Carini , Losa, Scienza e Oppici.

Luigi Bolognini (La Repubblica del 08/10/2007) - Con questo punteggio-record i nerazzurri passano a Pergocrema. In 4 partite hanno segnato 104 gol. Qualche imbarazzo nel club. I pulcini dell'Inter vincono 40-0 "Sono bimbi, non sanno fermarsi" - "Il senso della misura si inizia a capire verso i 12-13 anni". MILANO - 0-40 sa più di punteggio tennistico, di un game quasi perso da chi batte, di break in arrivo, che di punteggio calcistico. Eppure è finita proprio 0-40 Pergocrema-Inter, valida per il campionato Pulcini Regionali, giocata ieri allo stadio Voltini di Crema. Un risultato abnorme per il calcio, dove normalmente si vince con pochissimi gol di scarto, e anomalo anche per il settore giovanile, dove punteggi poco equilibrati sono decisamente più facili. Per la cronaca, 8 reti sono di Federico Bonazzoli, bomber di 10 anni come tutti i suoi compagni, 6 di Ligotti, 5 di Di Marco, 3 di Acquistapace e Carriero, 2 di Lozza e Brambilla, e marcature singole di Leontini, Piantanida, Salaroli, Formato, Cassani, Kouame, Pavesi, Carini, Losa, Scienza e Oppici. Un punteggio che un po' imbarazza la stessa Inter. Roberto Samaden, responsabile dell'attività di base, ammette: "È difficile spiegare a dei bambini di 10 anni che non bisogna infierire sull'avversario, che a un certo punto ci si può mettere anche a palleggiare senza dover cercare per forza il tiro in porta. I bambini sono sinceri, spontanei, se possono fare 8 gol fanno 8 gol, non si fermano prima. Il senso della misura è qualcosa che si inizia a capire verso i 12-13 anni". In realtà una sorta di rispetto verso l'avversario è scattato comunque, se si guarda il tabellino: il gol numero 1 - di Leontini - è arrivato al 1° minuto, ma quello numero 40 - di Acquistapace - è del 42°. Da lì in poi, niente più reti per i rimanenti 18 minuti (nel campionato Pulcini le partite durano 60 minuti, divisi in 4 tempi di 15° l'uno, e si gioca a 7 anziché in 11). Forse anche Bonazzoli e compagni hanno guardato in faccia gli avversari cremaschi, bambini come loro, e si sono frenati. "D'altronde - prosegue Samaden - la filosofia di questi incontri è ancora quella dell'oratorio, e lo dico nel senso migliore possibile: quella del divertimento puro, del giocare per il gusto di farlo, senza pensare a schemi, ripartenze e tatticismi, ma solo a confrontarsi con gli avversari. Per questo non ci sono neanche le classifiche". Dove comunque l'Inter, allenata dalla coppia Giuliano Rusca e Michele Ravera, sarebbe prima, con 4 vittorie in altrettante partite, dove ha segnato 104 gol (23 al Montichiari, 19 al Mantova e 22 alla Cremonese), segno di una nettissima superiorità. "In effetti abbiamo una selezione di livello importante, ma a queste età le cifre non le guardiamo neppure", chiude Samaden.

Lettera ai miei pulcini che hanno vinto 40 a zero (Blog di Giuliano Rusca del 11/10/2007) - Cari ragazzi, so che le polemiche non erano per fortuna rivolte a voi, ma so benissimo che non riuscite a capire perché qualcuno vi accusi di aver vinto facendo troppi goal. E avete bisogno di spiegazioni, di certezze. Qualcuno vi deve pur spiegare perché siete stati accusati di aver fatto troppi goal. Avete vinto una partita per 40 a zero e invece dei complimenti sono arrivate le critiche, aspre critiche. Questo è un fatto Difficile da capire per un bambino che entra in campo desideroso solo di vincere e di fare più goal possibili, di giocare a calcio nel modo migliore come gli hanno sempre insegnato. Gli adulti (giornalisti, opinionisti, genitori, allenatori) hanno perso ancora una volta una splendida occasione per tacere, per lasciare il gioco tutto nelle vostre mani: avete giocato bene, avete rispettato le regole, siete stati corretti in campo e con i vostri avversari. Il mondo sporco delle polemiche del calcio doveva rimanere fuori dal vostro gioco, doveva rispettare di più sia voi che avete vinto, sia i vostri piccoli avversari che hanno perso. Avevano una bellissima carta da giocare: il silenzio. Voi siete dei bambini, entrate in campo per giocare fino all’ultimo minuto, restare in campo a palleggiare umiliando i vostri avversari perché ritenuti non all’altezza del vostro gioco è qualcosa di estraneo al vostro mondo di bambini che vogliono giocare, giocare, sempre e solo giocare. Nessuno ha pensato che andavate protetti… tutti. Che tutto questo clamore non doveva sfiorarvi . Si sono dimenticati di voi, si sono dimenticati che anche voi siete dei bambini, esattamente come i vostri piccoli avversari che hanno perso. Non dei campioni o dei super-bambini, semplicemente dei bambini che hanno giocato una splendida partita. Per questo motivo io vi dico bravi, ancora una volta bravi. Avete giocato bene, vi siete impegnati ed avete vinto. Non ho niente da rimproverare né a me né a voi. Finché entrerete in campo rispettando le regole del gioco, rispettando i vostri avversari, tenendo un comportamento corretto sul campo, non dovete temere di essere rimproverati, non dovete temere che il vostro allenatore vi dica di non segnare più goal. Per questo, coraggio! Andate avanti così, non lasciatevi intimidire dalla critiche, anche questo potrà aiutarvi a diventare se non dei futuri campioni almeno futuri uomini sicuri di sé e dei propri valori. Avete vinto in modo corretto: nessuno deve infangare o sminuire la vostra netta vittoria. E i vostri piccoli avversari? Anche loro sono stati vittime di tutto questo inutile chiasso. Hanno perso giocando contro di voi ma non si sono arresi, anche loro hanno giocato fino alla fine. Certo non sono stati contenti di aver perso, quale bambino lo sarebbe? Ma sono sicuro che finita la partita pensavano solamente alla prossima: pronti per una rivincita con un’altra squadra. Invece qualcuno ha voluto trasformarli in piccole vittime. Per questo chiedo scusa a voi e a loro a nome di tutti quelli che hanno parlato a sproposito, infangando il vostro gioco pulito e pieno di entusiasmo. Voi bambini siete la cosa più bella e più pulita del calcio, il vero motivo per il quale non mi arrendo e continuo ad amare questo sport meraviglioso.

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Di Admin (del 04/12/2007 @ 12:12:01, in EduCalcio, linkato 434 volte)

Oggi vorremmo parlarvi di una particolare iniziativa lanciata nel novembre 2006 da Rick Fenoglio, lettore di Scienze dello Sport alla Manchester Metropolitan University e da Paul Cooper, allenatore del Cirencester Town FC. La singolare campagna dal titolo "Give Us Back Our Game" ("Ridateci il nostro Gioco") ha l’obiettivo di allontanare le pressioni dei genitori e degli allenatori troppo esigenti dal calcio giovanile. “Tutti conosciamo il tipico esempio di un bambino che a sei anni è un grande talento, mentre il genitore comincia ad avere gli occhi a forma di sterline” - commenta Fenoglio – “Tuttavia, molti dati spiegano il motivo per cui i bambini iniziano a giocare a pallone. La vittoria e la competitività sono al settimo-ottavo posto in classifica, mentre al primo troviamo sempre il divertimento e al secondo l'insegnamento e la crescita. La maggior parte dei bambini non sfonderà, quindi vogliamo solo ridar loro il gioco del calcio. Lo sviluppo delle doti tecniche deve essere una conseguenza, non l'obiettivo". Per raggiungere questo obiettivo "Give Us Back Our Game" propone di far giocare i bambini tra i 6 e i 10 anni 4 contro 4, arbitrandosi autonomamente e quasi senza interferenze degli adulti. Questo porta, oltre a un maggiore divertimento per i bambini che hanno “più spazio”, allo sviluppo delle doti tecniche: i bambini infatti sono più incoraggiati a partecipare, toccano di più il pallone e lavorano sul controllo. Non è indispensabile il quattro contro quattro, l’importante è avere una squadra ridotta dove le competizioni siano più appropriate ai bambini. Persino il sito della Uefa ha pubblicizzato la notizia della festa nazionale organizzata da "Give Us Back Our Game" tra il 15 e il 17 giugno scorsi dove è stato chiesto a varie squadre di organizzare anche solo una partitella al parco, e di raccontare l'esperienza. I partecipanti sono stati molti: dalle squadre dei pub, alla scuola calcio del Manchester United. Commentando questo successo lo stesso Fenoglio ha aggiunto: “Lasciate che i bambini si innamorino di questo sport, lasciateli andare: sarà il calcio il loro insegnante".

Sito Ufficiale "Give Us Back Our Game"

Foto: Uefa.com

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Di Admin (del 10/12/2007 @ 10:10:09, in EduCalcio, linkato 634 volte)

Il bambino intuitivamente sa come deve porsi verso le situazioni che lo coinvolgono, tra queste anche lo sport che pratica. Il suo modo spontaneo di vivere le cose è quello di fagocitarsi del mondo, cercando di soddisfare la sua fame di conoscere ed imparare, attraverso il saziarsi delle sensazioni che trae da ciò che lo circonda. Riesce a fare questo se il suo entusiasmo a riempirsi delle cose che fa, viene appagato “qui ed ora”, ovvero nell’immediato, perché lui vive concentrato sul presente. Il suo intuito gli suggerisce che il modo migliore per affrontare la complessità del mondo in cui si trova inserito, è quello di essere semplice e diretto. Ed utilizza questo stesso approccio anche nel contesto sportivo. Noi adulti, siamo coinvolti nello svolgimento dello sport del bambino, sia in veste di educatori, sia come genitori. Nel fare questo, ciò che ci spetta , oltre ad offrire il supporto logistico negli spostamenti da un campo all’altro o l’impartire nozioni e tecniche calcistiche, è di proporci a lui come valido supporto emotivo. Nel compiere ciò, la cosa migliore da fare è quella di sostenerlo a vivere l’esperienza calcistica, “a modo suo”, ovvero concentrato nel presente da godere in ogni istante. In questo modo, rispettiamo la sua dimensione di bambino senza ledere la sua spontaneità e semplicità con la nostra maniera di vivere da adulti. Invece, capita spesso che il giovane atleta, sia indotto ad aderire ad una concezione dello sport e quindi anche del calcio, non affine al suo modo di essere, che invece di concentrarsi sui piccoli risultati e sulla quotidianità, si proietta su ciò che potrà accadere in futuro. Ciò avviene per esempio, quando il bambino mostra delle buone capacità a giocare a pallone. Ma non solo in quei casi… In questo modo, il gusto di vivere il calcio al momento, deve lasciare lo spazio a quello che si deve “diventare”, pregiudicando altri aspetti della personalità, come la stima di sé, soprattutto laddove il bambino si accorge di non spiccare in campo. Essendo influenzato da questo modo di accostarsi allo sport, il calciatore in erba, si allontana sempre più da ciò che gli veniva spontaneo, cioè giocare a pallone per il gusto di farlo, per farsi condizionare da un approccio allo sport inquinato dal modo in cui, con grande frequenza, lo viviamo noi adulti. Per noi è allettante veder vincere nostro figlio, o la squadra che istruiamo al calcio, ed immaginare che si tratti di una potenzialità che in futuro “possa emergere”... Questo perché la gratificazione che ne consegue, è una conferma per la stima che riponiamo in noi stessi. Se il bambino di cui ci occupiamo ha successo, crediamo che sia anche una nostro merito, e attraverso ciò sentiamo di valere qualcosa, e possiamo appagare le disillusioni riguardo al desiderio che avevamo da piccoli di sentirci importanti. Inoltre auspicarci che il bambino che amiamo raggiunga il successo, può rappresentare l’opportunità di appagare un bisogno profondo dell’essere umano, quello di sentirsi al sicuro e salvaguardato dalle possibili avversità, attraverso una situazione economica confortante. Queste emozioni, suscitate in noi adulti dal calcio, si riflettono sul bambino. Egli nell’abbuffarsi di pallone da qualsiasi stimolo attorno a sè glielo consenta, assorbe oltre alla nostra passione per questo sport, il nostro modo personale di viverlo. A cosa porta questo? Ad orientare il giovane calciatore completamente verso la meta ambita, sperando di essere bravo a giocare a pallone per avere successo in futuro. Nel momento in cui lo scopo per cui si gioca a pallone si concentra sul desiderio di emergere, il metro di misura utilizzato per valutare se stesso e gli altri diviene il livello di prestazione. Ciò appesantisce le dinamiche emotive che si aggirano attorno alla competitività. Quest’ultima, affrontata con spirito sportivo e serenità, preclude i suoi aspetti costruttivi. Ma non quando si focalizza soltanto sul bisogno di essere il più bravo di tutti. Per evitare questo, sarebbe bene orientare l’aspirante calciatore, anziché al confronto con gli altri, a misurarsi con i propri livelli prestazionali precedenti, così da motivarlo ad essere concentrato ed impegnarsi durante gli allenamenti e la partita, attraverso la consapevolezza dei propri progressi. Peraltro, concentrare le proprie energie soltanto su ciò che potrà avvenire in futuro, esclude l’investimento di altri ambiti, primo tra tutti l’impegno scolastico. Ciò prepara le condizioni per trasformare un ragazzo, in un potenziale fallito a 20 anni, quando sfuma la speranza di diventare un grande calciatore e non si ha un altro settore su cui poter optare. Ma più di ogni altra cosa, focalizzarsi sulla speranza di aver successo nel calcio, allontana il bambino da ciò che gli veniva da fare così bene: vivere nel presente, godere delle esperienze immediate, sapersi guardare attorno e rendersi conto di quanto ci si può riempire dell’entusiasmo tratto dalle piccole cose. Tutto questo può perdersi aderendo al modo di vivere largamente condiviso da noi adulti, che nella stragrande maggioranza prediligiamo condurre la nostra esistenza o concentrati sul passato o rivolti al futuro. Lo facciamo perché in tal modo possiamo sfuggire al presente. Un presente che spesso è ricco di infiniti motivi per essere bello ed entusiasmante, e proprio per questo lo sfuggiamo. Perché fa molta paura essere felici e rendersi conto di ciò che di prezioso si ha. Se invece anche noi adulti, provassimo qualche volta, a vivere più nel presente, saremmo anche in grado di sostenere i bambini a farlo. Da ciò susseguirebbe una maggiore attenzione per ciò che spesso viene tralasciato.. Come il brivido di entrare in un campo da gioco ed iniziare a correre. L’emozione di sentirsi bagnare il volto dalla pioggia o dalla fatica durante la gara. La condivisione delle lacrime di delusione o di gioia che a volte inondano lo spogliatoio e che fanno sentire uniti. Noi adulti, anziché influenzarli con il nostro modo di fare, dovremmo predisporci a riconoscere la saggezza che mostrano i bambini vivendo di sensazioni immediate, per renderci conto, dell’inutilità e del malessere che può attivare invece il rincorrere mete senza concentrarci a vivere appieno la strada per raggiungerle. Per il nostro bene, dovremmo approfittare della fortuna di avere accanto a noi un bambino, oltre che per godere della sua presenza, per “re-imparare”, osservandolo ed immedesimandoci in lui, l’atteggiamento con il quale muoverci nell’ambiente circostante. Questo deve avvenire all’insegna della spontaneità e dell’immediatezza, sapendo godere di quell’aspetto della vita che è “il giocare”. Il giocare con la vita stessa, allentando per qualche momento quelle che sono le problematiche e le preoccupazioni che il vivere comporta, sfuggendo alla nostra tendenza di ipervalorizzare alcuni eventi che tutto sommato non sono così fondamentali. “Re-imparare” perché una volta sapevamo farlo. Riacquisire la capacità di vivere come si fa da bambini, perché da bambini anche noi adulti ci spingevamo a conoscere il mondo ed a viverlo in questo modo. E se è vero che in ognuno di noi quel bambino, silenziosamente e spesso relegato in un angolino inascoltato, c’è e ci sarà sempre, ci farebbe un gran bene alla salute fisica e mentale poter trarre da lui l’entusiasmo che soltanto un animo giovanile può dare.

Articolo tratto da Associazione Italiana Allenatori Calcio e scritto da Isabella Gasperini, Psicologa-Psicoterapeuta, c/o Cisco-Lodigiani. Foto CSI (Danone CUP)

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Di Admin (del 12/12/2007 @ 20:31:27, in EduCalcio, linkato 430 volte)

Belli e divertenti sono stati i tanti “pensierini” scritti dai 550 bambini degli istituti e delle scuole calcio modenesi che martedì 20 novembre hanno affollato il parco Novi Sad di Modena per l’iniziativa Stradacalciando. In palio per il pensierino più bello c’era la maglia della Nazionale autografata da Luca Toni che, come loro, ha iniziato a dare i primi calci ad un pallone in terra emiliana. L’ambito premio è andato a Simone, allievo dell’A.C. Fiorano che ha fatto sorridere la giuria con la frase: “Il calcio è un sogno....e in questo sogno vorrei esserci anch’io!!!”. Moltissime, inoltre, le riflessioni sul rapporto tra calcio e tifo violento tra le quali citiamo Filippoguido dell’A.C. Invicta che scrive: “Il calcio è stupendo! Però non si possono avere delle tifoserie violente. Devono essere il 12° uomo in campo, perchè il calcio italiano va giocato e guardato da persone civili”. Sulla stessa lunghezza d’onda Luca dell’A.C. Invicta che scrive: "Il calcio è fatto per dividere e non per fare la guerra” ed anche Alessio sempre dell’A.C. Invicta scrive: “a me piace il calcio ma solo che le tifoserie devono essere meno aggressive perchè così i bambini possono andare sulle tribune”. Valentina, invece, si è affidata al suo estro creativo disegnando sul foglio 2 bambini ed una bambina che sorridenti giocano insieme a calcio: immagine che ha racchiude l’iniziativa organizzata dal Settore Giovanile e Scolastico della FIGC. Chiudiamo, infine con il pensiero di Marco dell’A.C. Fiorano al quale spetta un sicuro futuro da pubblicitario: “il calcio è come la nutella...più ne mangio, più ne voglio”.

Fonte: FIGC - SGS

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Di Admin (del 13/12/2007 @ 21:51:45, in Varie, linkato 3425 volte)

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Di Admin (del 14/12/2007 @ 16:28:18, in EduCalcio, linkato 1127 volte)

Ci è giunta poco fa la notizia di una scuola calcio della provincia di Firenze, vicino a Empoli, che nel week-end non scenderà in campo in segno di protesta contro i genitori ultrà che non sempre mantengono un comportamento esemplare in tribuna, nonostante si tratti di partite di Pulcini ‘97, ‘98 e ’99. “Gli sbagli degli adulti uccidono il nostro gioco”, “No alla parolacce, sì al divertimento dei bambini”, e ancora “genitori non litigate, fateci giocare!”: questi alcuni degli slogan presentati dai ragazzi dell’US Ponte a Elsa 2005. L’idea di questo “sciopero” è arrivata da Michele Mango, direttore sportivo, Gino Ghiorazzo, dirigente e Danilo Barnini, presidente della società ed è stata comunicata all’annuale festa di Natale. La società biancorossa ha inviato una lettera a cinquanta società di tutta la provincia fiorentina e al presidente territoriale della FIGC, Giovanni Fringuelli, che ha appoggiato l'iniziativa. Per ora, purtroppo, gli altri club del settore giovanile non hanno aderito alla protesta. Lo staff di educalcio.it si sente di appoggiare pienamente e di ringraziare tutti quelli che hanno promosso questa iniziativa.

Foto: Il Tirreno

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