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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 18/01/2010 @ 20:24:12, in Varie, linkato 2379 volte)
Il Vicariato Val Gandino organizza per MERCOLEDI’ 27 GENNAIO alle 20.45 nel Cinema Teatro Loverini di Gandino (Oratorio) un incontro dibattito nell’ambito della Settimana di San Giovanni Bosco 2010. Una serata pensata e voluta per discutere insieme sul senso dello sport quale mezzo primario per l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Tra i vari ospiti d’eccezione che parteciperanno ci sono il Vescovo, mons. Francesco Beschi, il responsabile del Settore Giovanile dell’Atalanta B.C., Mino Favini, il direttore de L’Eco di Bergamo, Ettore Ongis. E ancora Eugenio Perico, ex calciatore professionista e allenatore di squadre giovanili, Lucia Castelli, pedagogista dell’Atalanta B.C., Daniela Vassalli, mamma-campionessa nell’atletica.
L’idea è quella di una chiacchierata aperta e coinvolgente riguardo ai temi del “fare sport” oggi per i giovani e le famiglie, i grandi valori ad esso connessi e il necessario approccio responsabile degli educatori. Per costruire la base di discussione durante la serata, abbiamo bisogno di spunti che vi invitiamo a lasciare nei commenti a questo post!
Di Admin (del 16/01/2010 @ 23:34:37, in EduCalcio, linkato 1328 volte)
Pubblichiamo "Il Punto" di Massimo Achini, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, del 16 gennaio 2010, sperando possa essere un interessante spunto di discussione sul tema dell'educazione e della prevenzione per combattere il razzismo.
Ricordate le vecchie ricette della nonna? «Se ti becchi un bel raffreddore, niente paura: la sera prendi un bel bicchierone di latte e miele e la mattina starai meglio. Il segreto sta tutto nel mescolare i due ingredienti: prendere solo il latte o solo il miele non serve a nulla e non fa guarire un bel niente». La vecchia ricetta della nonna potrebbe andare bene anche per il calcio italiano: un bel bicchierone di “prevenzione e repressione”, magari non farà guarire definitivamente, ma potrebbe essere di grande utilità per sentirsi un po’ meglio. Il problema è il solito, il comportamento del tifoso negli stadi. Di misure restrittive e repressive (che ci vogliono!) si parla di continuo, di prevenzione si parla poco, troppo poco. Gli esempi sarebbero infiniti. L’ultimo riguarda la vicenda “cori razzisti”, che tiene banco da qualche settimana. Si è giustamente discusso se sia arrivato o meno il momento di prendere una decisione drastica come quella di fermare le partite e chi debba farlo (Governo? Figc?). Dibattito interessante, anche se un po’ surreale. Il problema però è sempre un altro. Per dirla con il linguaggio della nonna, c’è il “latte” ma manca il “miele”, e senza “miele” la medicina non funziona. In altre parole, in un regime che ormai da anni è di emergenza quali sono le azioni straordinarie in termine di prevenzione? Indubbiamente ci sono state azioni importanti e significative. Il Coni, la Figc, il Csi, le Istituzioni, le agenzie del sociale realizzano in Italia tanti interventi (in particolare nelle scuole) di educazione al tifo, alla violenza, ai valori dello sport. Ma si tratta di azioni locali, importanti ma non coordinate tra di loro; insomma, di azioni che non riescono ad assumere il carattere dell’intervento “forte e straordinario” che si deve fare in condizioni di emergenza educativa. Per tornare alla metafora del raffreddore, certi interventi sembrano più piccole e sparse gocce di propolis che un bel cucchiaione di miele da mescolare nel latte (le azioni repressive). Serve qualcosa di più, serve un grande sussulto educativo capace di dare vita ad azioni ed interventi straordinari ed eccezionali, mobilitando e coinvolgendo tutti quelli (e sono tanti) che hanno a cuore i veri valori dello sport. Ero tentato di non scrivere nulla sulla vicenda dei cori razzisti, perché il rischio è quello di scadere nella retorica e nella banalità. Poi l’altro giorno, davanti ad un caffè, un amico che allena una squadra di bambini mi ha detto: «Ma cosa vuoi, certe cose nel mondo del calcio non cambieranno mai». Il fatto è che se cediamo alla tentazione di pensarla così, allora è veramente finita. Cambiare certi aspetti del fenomeno calcistico sarà dura, ma dobbiamo provarci. Chi si comporta male deve essere punito con regole chiare, ferree e con certezza della pena. Ma insieme a questo serve un’azione immensa di educazione e prevenzione, che abbia la forza d’urto di una giornata mondiale della gioventù.
A volte non serve imbarcarsi in voli transoceanici per conoscere sé stessi attraverso le diverse realtà che ci circondano: la cultura è sempre a portata di mano, basta volerla. A pochi minuti di strada da Trieste, attraversando un confine che ci ha tenuti divisi per troppi anni, esiste una realtà sportiva che non ti aspetti, una cultura calcistica che merita essere vissuta ed approfondita. Il F.C. Koper, infatti, è l’unico club di calcio di riferimento per Capodistria, 205 ragazzi tesserati suddivisi in 12 squadre attratti da una realtà che ha come competitors solo le altre discipline sportive come pallamano e pallanuoto e che, probabilmente, è destinata ancora a crescere dopo la recente qualificazione della Slovenia ai prossimi mondiali di calcio in Sud Africa. Il responsabile del settore giovanile è Alfred Jermanis, giramondo del calcio, visti il suoi trascorsi agonistici nel Rapidi Vienna, Apoel Nicosia e Giappone, oltre naturalmente nel campionato Sloveno, anche ai tempi dell’Ex Yugoslavia. “Nella mia carriera ho appreso – spiega il mister – che non esistono scorciatoie per il successo e che solo un duro e serio lavoro, alla fine, paga veramente. Il lavoro, infatti, porta sacrificio e quindi risultati a lungo andare: questo è l’insegnamento che voglio trasmettere ai ragazzi quotidianamente poiché è così facile perdersi lungo la strada, cercando di resistere alle mille distrazioni ed alla comodità della nostra epoca”. Ed è anche l’opportunità di “arrivare” nel calcio professionistico ad essere offerta ai ragazzi, ad esempio attraverso la recente collaborazione diretta con l’US Triestina Calcio di cui Jermanis è particolarmente soddisfatto. Le differenze che emergono, durante allenamenti e partite, specie contro le squadre triestine e goriziane sono, oltre all’agonismo dai toni decisi in campo, la “fame” di calcio degli atleti sloveni ed il diverso modo di vivere e far vivere lo sport. Ad esempio le trasferte, a volte sino ai confini con l’Ungheria delle squadre under 18 e 16 nazionali, sono organizzate dalla Federazione in modo che entrambe giochino insieme nella stessa giornata - per affrontare l’evento sportivo tutti insieme e per tagliare i costi dei viaggi sempre troppo alti - ma è capitato anche di assistere ad uno dei quattro allenamenti settimanali degli allievi nazionali svolto proprio in una sala di ballo “latino americano” - anche attraverso il ritmo e la coordinazione tipica di queste danze si possono migliorare non solo la performance del calciatore ma l’atleta stesso - mentre la massima serietà e tranquillità regnano fuori dal terreno di gioco. Al di là di un confine, a volte, c’è ancora un altro confine: spesso, questo è solamente nella nostra mente.
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"Ed è goool! È finita! È finita! È finita! È finita! Il cielo è azzurro sopra Berlino!"
Marco Civoli
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