Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Visto il grandissimo successo e il ritorno positivo che ha avuto la prima edizione (organizzata nel week-end del 21 e 22 marzo scorsi), lo staff di EduCalcio.it, in collaborazione con Acerbis FootBall, ha deciso di riproporre l'iniziativa "Merenda in Campo!".
In che cosa consiste? Nel week-end del 24 e 25 ottobre 2009, chiediamo alle società sportive che vorranno aderire con le loro squadre di seguire queste semplici indicazioni in occasione delle partite di campionato o dei tornei:
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al termine del match tutti i ragazzi e i tecnici delle due squadre, insieme all'arbitro, si stringeranno la mano al centro del campo e saluteranno il pubblico;
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la società ospitante metterà a disposizione una merenda per tutti gli atleti delle due formazioni. L'invito sarà esteso anche a dirigenti, allenatori, genitori e arbitro.
Sarebbe bene spiegare ai bambini e ai ragazzi il significato di questi gesti che pensiamo possano essere un piccolo segno per trasmettere il vero spirito sportivo e i valori di cui parla molto, ma che spesso "dimentichiamo". Qualcuno potrebbe farci presente che sia il saluto che il "terzo tempo" sono previsti dal C.U. n°1 della FIGC: questo è vero, ma in quanti lo fanno? Il 24 e 25 ottobre 2009 sarà l'occasione per metterli in pratica insieme agli amici delle altre squadre di tutta Italia!
Chi può partecipare? La risposta è TUTTI, anche se l'iniziativa "Merenda in Campo!" è stata pensata per tutti i giovani calciatori e le giovani calciatrici dai 6 ai 13 anni sia della FIGC, sia degli Enti di Promozione Sportiva (CSI, UISP, PGS, AICS...).
>> Se partecipi all'iniziativa puoi SCARICARE LA LOCANDINA da appendere negli spogliatoi o sulle bacheche del tuo campo sportivo!
Chi ha parlato della nostra iniziativa?
Qualcio (il primo free press di puro settore giovanile)
Il Quotidiano di Foggia
A tutti loro grazie del sostegno!
Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto di vivai, è da tempo impegnato in una campagna contro la fuga all'estero dei ragazzi più promettenti: "I club italiani sono indifesi, serve un accordo tra le federazioni nazionali"
MEDA (Mi), 9 giugno 2009 - Se il salvagente è bucato, sopravvivere a un naufragio diventa più difficile. E se una medicina è guasta o scaduta, non curerà nessuna malattia. Il calcio italiano naufraga, è malato, ma non fa nulla per aiutarsi a guarire, perso nelle sue contraddizioni: vorrebbe puntare sui giovani per sopperire all’esodo delle sue stelle, ma non protegge i vivai dalla fuga dei talenti.
Macheda e gli altri — Kakà è del Real Madrid, Ibrahimovic conta di raggiungerlo in Spagna al più presto, gli ultimi super-campioni rimasti in Serie A fanno le valigie. Inevitabile, dicono quelli che si intendono di economia applicata al pallone: all’estero i campionati sono un business che funziona meglio, quindi i fuoriclasse accorrono in massa. La ricetta per ripartire? Tutti concordi: valorizzare i prodotti di casa nostra, perché la scuola calcistica italiana è ancora in grado di creare giocatori di qualità. Poi, però, un sabato pomeriggio come tanti altri ci si accorge che un certo Federico Macheda, 17enne romano, fa vincere al Manchester Utd una partita decisiva per la conquista della Premier League. Ci si ricorda di Rossi, Lupoli e di tutte le grandi promesse del calcio italiano emigrate in tenerissima età, da Gattuso in poi. E soprattutto ci si rende conto che la fuga dei talenti, "scippati" dai club esteri (soprattutto inglesi), prosegue senza sosta. Sala, Prestia, Trotta, Mannone, Petrucci... Sono nomi che il grande pubblico ancora non conosce, ma pronti a diventare famosi lontano dall'Italia. Sono solo alcuni dei ragazzi che hanno scelto di cercare la fortuna fuori dai confini nazionali.
Scelte forzate — "E' ovvio. Si presenta un club inglese, invita un adolescente a visitare la sua splendida Academy, fa offerte economiche ai genitori e il gioco è fatto - dice Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto della materia -. Il problema è che le società italiane non hanno difese. Esiste la possibilità che i cosiddetti 'giovani di serie' (quelli tesserati presso i club professionistici, n.d.r.) vengano messi sotto contratto a 16 anni per più stagioni, ma è un rischio troppo grosso, perché a quell'età ancora non si sa se il giovane in questione diventerà davvero forte. Una società non può certo offrire un contratto a tutti i ragazzi del vivaio solo per il timore che qualcuno di loro, un giorno, possa essere depredato da qualche club straniero e lì consacrarsi come professionista. Gli accordi poi vanno onorati, rispettati: sarebbe una spesa eccessiva".
Le regole fifa — Così, alla fine, i dirigenti delle squadre italiane finiscono per accontentarsi dell'indennizzo che i club stranieri pagano per accaparrarsi il talento su cui hanno posato gli occhi. Una cifra di solito molto modesta, spesso non superiore ai 100mila euro: davvero poca roba, se si pensa che quei giovani calciatori avrebbero potuto completare la loro maturazione in patria, diventare giocatori della Nazionale (come Giuseppe Rossi) ed essere rivenduti per milioni. Ma si tratta di una scelta forzata, anche perché ogni altra forma di tutela per le società italiane, come il "contratto di addestramento tecnico", non ha valore per la Fifa e dunque è inutile a livello internazionale.
Il patto — "La cosa più triste e sbagliata è che, in molti casi, i ragazzi vengono contattati dai grandi club esteri ben prima del compimento dei 16 anni - continua Favini -. E' diseducativo e non fa bene alla loro crescita. Siamo onesti, anche nel nostro Paese ci sono casi di questo genere, che riguardano soprattutto i giovani calciatori africani. Ma mentre in Italia, in Spagna e in altre nazioni europee il fenomeno è limitato, in Gran Bretagna fanno man bassa senza rispetto di nulla e di nessuno. In materia di giovani, servirebbe un accordo tra le varie federazioni nazionali, una specie di 'patto di non belligeranza'. Perché se aspettiamo che si muovano la Figc e la Lega Calcio a difesa dei nostri vivai, non si concluderà mai niente". E intanto i Macheda scappano.