|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 11/08/2009 @ 18:42:37, in Notizie, linkato 913 volte)
Il fondo delle nazioni unite per l'infanzia ha redatto una guida alla prevenzione, destinata agli allenatori di calcio e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere"
Anche l'Unicef scende in campo contro la violenza nel calcio a livello giovanile. Il problema infatti esiste ed è pure stato certificato. Almeno in Francia, dove è stato effettuato uno studio sulla stagione 2007/08 che prova l’aumento vertiginoso della violenza nel calcio amatoriale. Almeno 12mila partite risultano infatti segnate dalla violenza, verbale o fisica, e nella maggior parte dei casi si tratta di partite di adolescenti (17%), che rappresentano invece l’8,6% della popolazione calcistica. In 121 partite è dovuta intervenire la polizia. Gli arbitri sono sempre nel mirino. L'Unicef ha così redatto una guida alla prevenzione della violenza destinata specificamente agli allenatori e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere": per eliminare le barriere della discriminazione, della segregazione e del razzismo, per riavvicinare le nazioni nei periodi di conglitto e crisi, per unire le comunità di tutto il mondo. L'obiettivo è dunque quello di sensibilizzare gli allenatori a ottimizzare i "momenti di insegnamento" ai giovani, per "fare molto di più che insegnare tecniche, tattiche o regole del gioco". A sostegno dell'iniziativa sono scesi anche giocatori di fama mondiale, da David Beckham a Emmanuel Adebayor, da Dwight Yorke a Thierry Henry, che, attraverso frasi semplici e dirette, fanno capire quanto il calcio possa essere veicolo di valori, di educazione, di cultura. E quanto gli allenatori giochino un ruolo fondamentale in questa direzione.
Tratto dalla Gazzetta dello Sport
Durante i camp estivi gli allenatori oppongono spesso un pò di resistenza per dedicarsi, anche solo per pochi giorni, all’allenamento dei giovani calciatori o cestisti d’età inferiore agli 8/10 anni. Spesso, infatti, queste fasce d’età “minori” sono trascurate in quanto, a torto, si ritiene siano dei “baby parking” creati per rispondere ad esigenze di famiglie sempre più impegnate che, per alcune ore della giornata, decidono di lasciare i propri figlioli ad altre realtà sociali per avere un pò di tempo libero a disposizione; l’allenatore, inoltre, vorrebbe nell’arco dei 5 giorni di camp avere a disposizione una squadra “vera” per dimostrare il proprio valore o semplicemente per gratificazione personale o, comunque, gradirebbe non dover correre dietro a scarpette da allacciare o bambini da accompagnare alla toilette e da non perdere mai di vista, neppure durante la pausa della merenda. Invece, ciascuno dovrebbe dedicarsi alla crescita dei più piccoli, con esercitazioni specifiche, ricordando che l’attenzione e la gratificazione individuale che si riceverà, anche a livello affettivo, per soli pochi giorni, potrebbe ricompensarci del diverso e maggior livello tecnico che brameremmo gestire. In tal senso, una formula della rotazione degli allenatori nell’arco della settimana (il coach ruota in senso verticale avendo ogni giorno un gruppo di diversa età) potrebbe essere gratificante e vincente al tempo stesso per tutte le componenti, sempre alla stregua di un programma definito e condiviso tra tutti gli allenatori del camp. Nel ricordare che una programmazione dell’attività per i nostri “piccoli amici” non dovrà essere mai improvvisata e che non si dovranno “adattare” le esercitazioni degli adulti ai più piccoli, ad esempio riducendo tempo e frequenze, al fine di consentire anche ai più giovani di trascorrere una settimana gratificante e da veri protagonisti, dovremmo partire da una serie di considerazioni preliminari di base:
-
I “piccoli amici” nel calcio o “ scoiattoli”, aquilotti” e “gazzelle” nel minibasket non sono degli adulti in “miniatura”: non affrettiamoci a farli crescere, a maggior ragione in soli 5 o 10 giorni
-
Anche gli istruttori sportivi hanno vissuto personalmente sulla propria pelle, anche se molto tempo prima, la stagione dei “primi calci” o delle “libellule”:non dimentichiamoci del desiderio di ricevere affetto e pazienza dagli adulti, i nostri istruttori di allora
-
Le motivazioni e le aspettative dei bambini sono diverse tra loro, spesso purtroppo alimentate dai desideri e sogni non realizzati dei loro genitori: i genitori sono sempre e comunque una risorsa preziosa da gestire, nel rispetto dei reciproci ruoli
-
L’improvvisazione, la fretta nelle spiegazioni e nella ricerca di esercitazioni che “devono” per forza essere ottimali, producono spesso risultati deludenti:lo sport è un mezzo e non un fine ed il bambino deve poter sbagliare e sperimentare sbagliando
-
I tempi di gioco, le pause per riposare ed integrare i liquidi e pasteggiare e, infine, l’attenzione da dedicare, come la responsabilità, sono diverse e sono tanto maggiori quanto sono più piccoli gli allievi:non improvvisiamo mai
-
Il divertimento dovrà essere la chiave di lettura nonché il punto di partenza ed arrivo attraverso, naturalmente, esercitazioni appropriate: prepariamo attentamente e preventivamente il percorso formativo/ludico da proporre nell’arco del camp
-
L’attività da proporre dovrà comunque essere completa, cioè educativa (il comportamento ed il rispetto), ludica (il gioco ed il divertimento senza pressioni), tecnica (l’insegnamento dei fondamentali), coordinativa (schemi motori di base), competitiva (senza esagerare) ed altamente socializzante (vivere e crescere insieme anche per soli pochi giorni): siamo davvero in grado ed abbiamo la voglia di cimentarci in questa complessa attività?
Partiamo in ogni caso sempre dal presupposto che, in questa fascia d’età, sono proprio gli schemi motori base ed il gioco con la palla ad essere punto di partenza ed al tempo stesso obiettivi da raggiungere: infatti, dovremo proporre un’attività che sia finalizzata a cercare di far conoscere ed esercitare, visto il poco tempo a disposizione, abilità quali correre, colpire, lanciare, rotolare, afferrare, saltare, con la palla e senza la palla.
Infine ma non certamente per ordine di importanza, garantiamo ed offriamo ai ragazzi la nostra presenza, sicurezza e partecipazione attiva: niente è peggio che l’indifferenza dell’adulto verso il minore od il lavoro in un ambiente non sicuro per l’inidoneità/pericolo della location o dei mezzi adoperati.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
|
|







"La politica dovrebbe essere coma la Nazionale: dovrebbero sempre giocare i migliori. Ma non è mai così, in nessuna parte del mondo."
Michel Platini
|