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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
È morto ieri un giovane calciatore delle giovanili dell’Atletico Madrid, Diego Alcalà Rivero, di soli 9 anni. Diego era rimasto gravemente ferito sabato, quando, mentre stava disputando la gara tra Las Rozas e Atletico Madrid su un campo in erba artificiale, è stato colpito, per cause ancora da accertare, dalla copertura della panchina, perdendo conoscenza e riportando un serio trauma cranico. Vista la gravità veniva subito trasportato in elicottero all’“Hospital 12 de Octubre”. Purtroppo ieri mattina Diego non ce l’ha fatta. Dall’Atletico Madrid sono arrivate subito "le più sincere condoglianze" attraverso il sito web "a nome della grande famiglia rojiblanca". "L’Atletico vuole ringraziare pubblicamente per le innumerevoli dimostrazioni di appoggio ed affetto ricevute da tutta la Spagna. Riposi in pace Diego". Una storia che riporta alle menti di tutti quanto accaduto appena un anno fa con la morte di Alessandro Bini, il giovane calciatore del Cinecittà Bettini, morto a seguito del violento urto in campo contro un irrigatore sul campo dell’Almas. Alessandro e Diego e con loro tanti altri ragazzi, sono vittime innocenti dell’assoluta mancanza di prevenzione e di sicurezza. Finchè si permetterà di giocare in campi non sicuri, dove non vengono rispettate le più elementari e basilari norme di sicurezza, si dovrà parlare non di tragiche fatalità ma di morti annunciate e che potevano essere evitate. Tragedie come queste sono dietro l’angolo, e lo continueranno ad essere, finchè non si inizierà a cambiare mentalità. Parole come non curanza e indifferenza devono essere cancellate e sostituite da parole quali prevenzione e sicurezza. Serve un impegno serio delle Istituzioni, non solo a parole, ma con i fatti perché si possa finalmente rendere lo sport sicuro. Sicurezza nello sport è sicurezza della vita. Ieri un rubinetto, oggi una panchina, sono l’arma di delitti il cui colpevole numero uno è l’irresponsabilità di chi avrebbe il dovere e l’obbligo di tutelare la vita di questi giovani ragazzi e non lo fa. Oggi, come non mai, ritornano di triste attualità le parole del libro di Vito Manduca “La terza porta”. Anche Diego, come Alessandro, nella ricerca dell’azione migliore, è stato ingannato da una chiave sconosciuta che questa volta ha assunto la forma di una panchina. Il contatto violento ha attivato un meccanismo oscuro. In campo si è aperta una terza porta, nascosta nell’erba, incustodita e senza rete. Essa si è dischiusa come una botola grande quanto l’intero campo. Impossibile non sprofondarvi. Per sempre. Diego come Alessandro, in fondo, stavano solo giocando a pallone, la loro passione. È diritto dei ragazzi giocare in sicurezza e è dovere delle Istituzioni e dei gestori degli impianti sportivi garantirlo. Perché non succeda mai più. Ma veramente mai più e perchè correre dietro ad un pallone significhi solo divertimento e andare incontro alla vita e mai più incontro alla morte. Ciao Diego!
Anche lo staff di EduCalcio.it si unisce all'Associazione Alessandro Bini e allo staff dell'Atletico Madrid nell'esprimere le più sentite e sincere condoglianze ai famigliari di Diego.
Comunicato dell'Associazione Alessandro Bini
Di Admin (del 19/02/2009 @ 21:58:40, in Varie, linkato 4206 volte)
In uno dei primi articoli pubblicati su EduCalcio.it avevamo trattato il tema del terzo tempo, poi ripreso in varie occasioni. A distanza di un po’ di mesi, lo staff di EduCalcio.it ha deciso di buttarsi in una nuova sfida: si tratta dell’iniziativa “Merenda in Campo!”.
In che cosa consiste? Nel week-end del 21 e 22 marzo 2009, chiediamo alle società sportive che vorranno aderire con le loro squadre di seguire queste semplici indicazioni in occasione delle partite di campionato o dei tornei:
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al termine del match tutti i ragazzi e i tecnici delle due squadre, insieme all’arbitro, si stringeranno la mano al centro del campo e saluteranno il pubblico;
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la società ospitante metterà a disposizione una merenda per tutti gli atleti delle due formazioni. L’invito sarà esteso anche a dirigenti, allenatori, genitori e arbitro.
Sarebbe bene spiegare ai bambini e ai ragazzi il significato di questi gesti che pensiamo possano essere un piccolo segno per trasmettere il vero spirito sportivo e i valori di cui parla molto, ma che spesso “dimentichiamo”. Qualcuno potrebbe farci presente che sia il saluto che il “terzo tempo” sono previsti dal C.U. n°1 della FIGC: questo è vero, ma in quanti lo fanno? Il 21 e 22 marzo 2009 sarà l’occasione per metterli in pratica insieme agli amici delle altre squadre di tutta Italia!
Chi può partecipare? La risposta è tutti, anche se l’iniziativa “Merenda in Campo!” è stata pensata per tutti i giovani calciatori e le giovani calciatrici dai 6 ai 13 anni sia della FIGC sia degli Enti di Promozione Sportiva (CSI, UISP, PGS, AICS...).
Come comunicare l'adesione? E’ semplicissimo! Vi chiediamo di segnalare la vostra adesione compilando il form che trovate CLICCANDO QUI (bastano pochi secondi). Tutte le società aderenti all’iniziativa “Merenda in Campo!” saranno visibili in questa pagina.
Chi ha parlato della nostra iniziativa?
Qualcio (Il primo free press di puro settore giovanile)
Blu Note (Quotidiano multimediale di sport)
A tutti loro grazie del sostegno!
Se, come abbiamo esaminato, l’allenatore – in quanto adulto - non può permettersi di rimanere indifferente davanti ad un simile problema che investe i giovani e gli ambienti dove questi si relazionano, a maggior ragione non potrà in nessun modo, inconsciamente o consapevolmente, incentivare simili comportamenti od atteggiarsi in modo analogo. In particolare, la figura del mister è vista dagli adolescenti come un autentico mito, spesso in grado di concorrere con il ruolo e l’insegnamento impartito dai genitori pur dovendo rimanere detti ruoli ben distinti: ”l’ha detto e l’ha fatto il mio allenatore, allora è così!” oppure “il mio allenatore vuole che… quindi faccio”. Solo un comportamento attento, equilibrato e rispettoso del fattore umano e dell’età del giovane, accompagnato da una dose di sufficiente autorevolezza, potranno influire, insieme con altre componenti, in modo efficace e positivo nel percorso formativo dell’allievo. Pensiamo quindi ad atteggiamenti aggressivi adottati dall’allenatore per farsi rispettare o semplicemente capire dal gruppo o dal singolo, impari sfide verbali dall’esito scontato e dalle insussistenti valenze educative. L’allenatore, infatti, non dovrebbe mai mettersi in competizione con il proprio giocatore, sfidarlo o spingerlo all’aggressività intesa in senso univoco, cioè come scontro anziché confronto - giocare con e non contro la squadra avversaria - né, infine, beffeggiare o beffeggiarsi dei deboli o degli sconfitti: compito del mister sarà quello infatti di educare alla competitività, all’educazione ed accettazione della sconfitta senza drammi di sorta, all’accettazione e convivenza con chi, nell’ambito del gruppo, è diverso perché meno abile o meno dotato tecnicamente degli altri. E se i bambini ci guardano, non dimeno dimenticano certo i nostri comportamenti assorbendoli come spugne e prendendoli ad esempio. Mortificazioni verbali “non vali niente, non capisci nulla, non ce la farai mai”, urla od atteggiamenti tipicamente aggressivi o ricattatori “se non fai questo, allora non giochi”, unitamente ad atti punitivi spesso dalla pessima valenza educativa se non giustificati ed adeguatamente motivati - pulire lo spogliatoio ad esempio - od,infine, ripetutamente commessi nei confronti dello stesso allievo meno dotato tecnicamente - portare sempre via gli attrezzi ed il materiale sportivo - dovranno essere eliminati dal metodo didattico dell’educatore sportivo. Il mister, dunque, non potrà mai atteggiarsi a bullo: questo, soprattutto, affinché il bullismo dei piccoli non si trasformi, tristemente, nel nonnismo degli adulti.
Oratorio e Sport
Indagine conoscitiva sulla funzione dello sport negli oratori della Lombardia
Sabato 7 marzo 2009
Bergamo - Centro Congressi Giovanni XXIII
Forse è proprio attorno a un campo sportivo che nasce l’Oratorio. Di sicuro vicino alla chiesa e nel prato adiacente. Gli oratori lombardi sono nati così: un prato, diventato un cortile, perché i ragazzi facciano casa. Vicino alla chiesa. Per esserne complemento vitale. Gli oratori, oggi, vogliono recuperare la loro vocazione educativa: è necessario tornare a fare alleanza con le società sportive perché l’educazione sia globale, sostenuta da tutti coloro che la compiono, in una rete di collaborazione che permetta a ciascuno di rendersi conto dell’importanza e della responsabilità del proprio ruolo. Il peso dello sport nella vita dei ragazzi non lo scopriamo certo oggi. Ma c’è bisogno di scoprirne la forma e l’efficacia educativa. La ricerca nasce da questi bisogni. Trovare le strade migliori per rendere sempre più adeguata l’azione dell’oratorio. E l’attività sportiva è una risorsa non indifferente.
Mons. Roberto Amadei
Delegato per la Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Lombarda
Introduzione ai lavori della giornata
Prof. Diego Mesa
Docente di metodologia della ricerca sociale presso l’Università Cattolica di Brescia
Presentazione dei risultati dell’indagine conoscitiva sulla funzione dello sport negli oratori lombardi
Prof.ssa Caterina Gozzoli
Docente di psicologia della convivenza socio-organizzativa presso l’Università Cattolica di Milano
Presentazione metodologica e lettura interpretativa delle principali aree d’indagine
Tavola rotonda
Opportunità pastorali dell’esperienza sportiva negli Oratori
Don Alessio Albertini
Direttore dell’Oratorio S.Gregorio Barbarigo di Famagosta (MI)
Segretario commissione diocesana dello sport per la diocesi di Milano
Responsabile diocesano pastorale giovanile diocesi di Bergamo
Referente ODL per la ricerca
Dott. Davide Iacchetti
Referente CSI Lombardia
Direttore Area Formazione
Per maggiori informazioni sul convegno e per iscrizioni SCARICA QUI il pieghevole! La partecipazione è gratuita.
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"Il peggior incubo per un attaccante è incontrare il difensore più forte al mondo"
Paolo Maldini
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