Ho sentito spesso “addetti ai lavori” affermare ad ogni possibile occasione che “il mondo del calcio è fatto così”, “questo è il calcio”, “il calcio è malato”; è vero?: dopo il genere maschile, femminile e quello neutro, non esiste un “quartus genus”, identificato nel mondo del calcio. Il calcio, non dobbiamo scordarcelo, non è un’entità a se stante, una divinità che si genera ed auto rigenera da sé e decide arbitrariamente dei destini di ognuno di noi addetti ai lavori. Il calcio siamo noi, sono le persone che ne fanno parte, il loro modo di essere e di porsi specifico, la loro storia e la diversa cultura. Un’affermazione di questo genere tende ad addebitare al fato o a colpe “altrui” situazioni sulle quali possiamo sempre influire in quanto sempre artefici del nostro destino, delle nostre azioni. Così, per citare alcuni esempi, prendere un goal all’ultimo minuto significa solamente che non siamo stati in grado di respingere gli avversari, segnare una rete che rimetta in equilibrio o trasformi a nostro favore la gara; gli errori arbitrali, fanno parte del gioco del calcio ma spetta sempre alle due squadre in campo aiutare il direttore di gara senza il quale la stessa non potrebbe essere disputata; la sudditanza psicologica, attribuita da tutti al potere dei più forti, seppur con molta difficoltà, può essere superata segnando un goal più degli avversari; il doping medico od amministrativo sono la conseguenza del desiderio di atleti e dirigenti di mantenere fama e successo o violare norme tributarie ad esclusivo proprio beneficio, non sicuramente una prerogativa del calcio o di qualsivoglia altra disciplina sportiva. Assumiamoci dunque le nostre responsabilità in tutto ciò che facciamo in questo mondo, sia sportivo che nella società, senza nasconderci dietro a situazioni che, comunque, sono sempre da noi stessi generate con il nostro comportamento, attivo od omissivo.
Di Admin (del 22/10/2008 @ 13:29:13, in Notizie, linkato 464 volte)
Nell’anno delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi di Pechino la Provincia di Genova, in collaborazione con il PalaDonBosco e con il Patrocinio del C.I.P. (Comitato Italiano Paralimpico) organizza, dal 20 al 26 Ottobre 2008, la quinta edizione della manifestazione provinciale del disabile “Sport e disabilità – Giochiamo Insieme 2008”. Verrà riproposta la formula che nelle passate edizioni ha riscosso successo: una settimana di sport durante la quale, tutti i giorni e in diversi impianti della provincia, si svolgeranno eventi, esibizioni e gare realizzate da molteplici realtà sportive e sociali. Molte le discipline proposte: calcio, basket, danza, nuoto, biliardo, golf, ping pong, torball, atletica e hockey. Le strutture ospitanti mettono anche a disposizione servizi di accoglienza e di supporto quali, ad esempio, le visite medico-sportive. Allo sport praticato saranno affiancati momenti d'incontro, approfondimenti e convegni in collaborazione con realtà a vario titolo impegnate nel mondo della disabilità e dei giovani. Durante tutto l’evento sarà possibile seguire i vari incontri e trovare fotografie e informazioni sul sito ufficiale. Gli eventi sportivi si concluderanno Domenica 26 Ottobre con un gran finale: una giornata di festa e sport presso il Centro Sportivo PalaDonBosco di Sampierdarena che ospiterà gli atleti, gli istruttori e gli accompagnatori e, come lo scorso anno, tanto pubblico appassionato di sport.
Di Admin (del 15/10/2008 @ 19:58:19, in Varie, linkato 2644 volte)
EduCalcio.it sta costruendo un database delle società sportive di tutta Italia. La tua società non è ancora presente? Comunicaci l’indirizzo mail cliccando qui e riceverai le nostre due newsletter:
EduCalcio News: la newsletter bimestrale con gli aggiornamenti più rilevanti del blog, gli articoli più discussi, i sondaggi, le novità sui nuovi concorsi e gli ultimi aggiornamenti.
Sponsor News: la newsletter periodica (inviata 3 volte l’anno: gennaio, giugno e settembre) con la segnalazione degli accordi, gli sponsor i consigli e le partnership di EduCalcio con aziende o associazioni che promuovo servizi vantaggiosi per le società sportive (software per la gestione della segreteria, realizzazione gratuita del sito web, sconti sul materiale tecnico e sull’attrezzatura sportiva, tornei di calcio giovanile, album di figurine… ecc).
Abbiamo scelto di mettere delle scadenze precise per non riempire la casella di posta elettronica degli utenti (6/8 mail all’anno per “EduCalcio News” e 3 per “Sponsor News”): sappiamo bene la quantità di messaggi che riceve una società sportiva! In ogni momento potrete chiedere (come previsto dalla legge 196/2003) la cancellazione del vostro indirizzo dal database scrivendo a asd@educalcio.it.
E se la mia società sportiva non pratica il calcio?
Non importa! Abbiamo già molte società di basket, atletica, pallavolo, rugby che ci hanno contattato: ti invieremo solamente “Sponsor News” a gennaio, giugno e settembre. Comunicaci il tuo indirizzo mail cliccando qui.
Sei una azienda o hai un'attività e vuoi sostenere EduCalcio.it?
Se proponi dei servizi utili e vantaggiosi per le associazioni sportive puoi entrare a far parte di "Sponsor News" o inserire la tua pubblicità nelle nostre newsletter che vengono inviate a oltre 30.000 (trentamila) contatti di società sportive! Per maggiori informazioni scrivi una mail a asd@educalcio.it.
Non è l’ultimo di una nutrita schiera di allenatori importati da oltr’Alpe e neppure l’ultima moda esterofila in grado di rivoluzionare il pianeta calcio. Anzi, sotto certi aspetti, Charles Darwin, di professione naturalista e geologo, potrebbe esserne stato il precursore, il vate ed il verbo e, tutto sommato, un vero e proprio antagonista al pensiero del barone De Coubertin per il quale, nello sport, l’importante è partecipare. La teoria darwiniana di selezione naturale o di “lotta per l’esistenza” in base alla quale, gli individui che meglio si adattano ad un certo habitat per proprie caratteristiche maggiormente vantaggiose rispetto ad altri, sopravvivono e prolificano, è oggi più che mai applicabile anche al mondo dello sport, non escluso quello dei giovani. E non sono certamente le classifiche, ufficiali od ufficiose, divulgate su comunicati o riviste sportive, ad inficiarne i valori educativi o ad allontanare i giovani dalla pratica. Così, non può non destare un timido sorriso la notizia, recentemente filtrata da oltre Manica, dell’intenzione della Federcalcio inglese – in Italia è già stata attuata da diversi anni - di abolire le classifiche del calcio giovanile under 11, con il dichiarato intento di impedire che dalla pubblicazione delle stesse i giovani possano averne nocumento, magari per lo stress del vedersi relegati all’ultimo posto di una graduatoria o minacciati dall’inesorabile scout che rispecchia fedelmente tutti i goals subiti nell’arco della stagione. Se a livello giovanile, quanto meno nella fascia under 12-14, certamente è prioritario “il partecipare”, ad esempio attraverso l’effettiva partecipazione attiva al gioco di tutti, specialmente durante le gare, non può non apparire ai nostri giorni anacronistico questa forma di eccessivo “protezionismo” verso la sensibilità di giovani che, comunque, devono essere messi in condizione di incominciare ad imparare a crescere nella competizione, purché sana ed equilibrata. Non si riesce, infatti, a comprendere in base a quale principio educativo si debba insegnare ai ragazzi che, per quanti sforzi dispensino nella loro disciplina sportiva, alla fine, il risultato pratico consisterà in un appiattimento ed uniformità tra i valori e le forze di tutti i contendenti. Così, dopo aver vietato di sgridare gli alunni, abolito la pubblicazione dei voti scolastici, condannato un insegnante reo di aver minacciato la bocciatura ad un’alunna, ci si illude che l’abolizione delle classifiche possa costituire la panacea dei mali dello sport giovanile e del calcio in particolare, dimenticando che il baby calciatore, alla fine, ricerca comunque una graduatoria che attesti e testi il proprio impegno, lo gratifichi, magari appuntando i goals effettuati agli avversari sul proprio diario scolastico appena terminata la partita. La classifica,infatti, non deve essere un problema e l’abolirla può risultare solo un timido contributo a stemperare i toni, a volte sin troppo accesi. Il vero problema, in realtà, nasce da molto lontano ma è pur sempre vivo e presente attorno ai giovani calciatori e si identifica con la mancanza di rispetto dei ruoli che alcuni adulti non cessano di palesare ad ogni longitudine e latitudine, sia tra le mura domestiche che dagli spalti. Orde di famiglie scalmanate nel “dettare” le gesta dei figli od inseguire gli errori arbitrali, “padriemadri” che si arrogano le competenze dei tecnici dispensando suggerimenti a destra e a manca, allenatori privi di scrupoli che pongono il baby calciatore come mezzo per il conseguimento del proprio prestigio sportivo e carriera, alcune società che si affiliano a sodalizi professionistici ed incantano come sirene ammaliatrici adulti ed adolescenti prospettando contatti e provini e, non da ultimo, quel Dio “risultato” al quale tutto e tutti possono ed anzi devono essere sacrificati. Cultura, rispetto ed equilibrio o, meglio, la cultura del rispetto e dell’equilibrio, non possono certamente essere insegnati abolendo una classifica sportiva di merito che, comunque, la vita continuerà a porre inesorabilmente lungo il percorso dei nostri ragazzi. A questo, inoltre, va aggiunto che gli adolescenti hanno buone risorse per digerire una sconfitta sportiva, a volte dimenticata subito dopo la fine della gara e, soprattutto, sono sufficientemente intelligenti nel comprendere che una sconfitta tenuta nascosta non rispecchia la realtà e “brucia” più di una sconfitta palesata ed accettata. Lavoro, scuola, hobbyes saranno anche forieri di classifiche come di sconfitte che, come l’ultimo posto in una graduatoria, possono anche contribuire alla crescita dell’individuo. Viviamole e facciamole vivere ai ragazzi come un possibile e naturale percorso di vita che ci pone di fronte ai nostri limiti: se non ne avessimo, non saremmo in grado di misurarci quotidianamente per cercare di superarli.
Di Admin (del 08/10/2008 @ 21:48:51, in RecenSito, linkato 533 volte)
AssociazioneAlessandroBini.org è il sito web ufficiale dell'Associazione "Alessandro Bini per la sicurezza nello sport" ONLUS, costituita il 02/03/2008 in seguito alla morte di Alessandro Bini - giovane calciatore di una società sportiva di Roma - avvenuta il 2 febbraio 2008 durante una partita di calcio. Tra gli scopi dell’associazione, nata per volere dei famigliari, troviamo la sensibilizzazione sui temi della sicurezza nello sport, la formazione del personale volontario, la verifica e la consulenza nella messa in sicurezza, a mezzo di personale qualificato, delle strutture sportive. Nel sito, ben organizzato, è possibile trovare tutte le informazioni e scaricare le pagine di ABB focus, il mensile on-line dell’associazione. Oltre alla pagina con gli obiettivi e quella con le indicazione per sostenere le varie iniziative, disponibili anche le ultime notizie (da tutta Italia) riguardanti i temi della sicurezza e della prevenzione. Buona navigazione!
Di Admin (del 01/10/2008 @ 22:34:59, in Varie, linkato 1403 volte)
Il concorso "Un Calcio al Pallone" indetto dalla redazione di EduCalcio.it è stato vinto dal settore giovanile dell’A.C. Gozzano Calcio che ha partecipato con un elaborato scritto da Silvia, una ragazza di 12 anni. Nei prossimi giorni arriveranno alla fortunata squadra degli esordienti le 20 divise (maglia, calzoncini e calzettoni) Acerbis con il nostro sponsor: speriamo di poter pubblicare presto una loro foto!!! Dalla redazione del blog vanno i complimenti a tutti i partecipanti e i ringraziamenti alle società sportive ed ai dirigenti che hanno promosso l'iniziativa.
EduCalcio.it
Il calcio è "condividere" perché...
un buon calciatore deve saper condividere la palla
con i suoi compagni e quindi il gioco e
l'amicizia. Saper condividere il gioco con gli altri
è la miglior strategia per vincere perché si ha il
gioco di squadra.
Il calcio è "amicizia" perché...
un buon giocatore deve saper "usare l'amicizia",
cioè deve essere amico di tutti,
indipendentemente dal colore della divisa, e
questo non sempre è facile; come se stai per
tirare in porta e un avversario si fa male in quel
momento: difficile fermarsi e aiutarlo, ma è
quello che serve per essere un buon giocatore
Il calcio è "il meglio" perché...
il calcio è molto diffuso in Italia, e quindi il sogno
di ogni giocatore è diventare un calciatore nella
propria squadra del cuore, ma per fare bene quel
"mestiere", bisogna fare un lungo percorso,
perché è anche importante avere esperienza.
Il calcio è "saper convivere" perché...
un buon giocatore deve saper convivere, perché il
calcio è un gioco di squadra, che si pratica tutti
insieme, e per fare giocare solo una persona,
tanto vale farle fare giochi singoli, come per
esempio l'atletica. Saper convivere è inoltre un
modo per dimostrare ai compagni che li
rispetto.
Il calcio è "divertimento" perché...
un buon giocatore deve giocare a calcio con
l'obbiettivo "divertirsi", e non "vincere", perché
è pur sempre un gioco.
Il calcio è "onestà" perché...
infine, un buon giocatore deve essere
onesto,deve sapere che bisogna sempre dire la
verità, anche se, a volte, può costare fatica e
magari un goal; ma dopo aver detto la verità
all'arbitro ci si sentirà meglio, perché
si sa di aver giocato una vera e bella partita: si