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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Alessio (del 30/06/2008 @ 08:47:03, in EduCalcio, linkato 541 volte)
Accade spesso che alcuni genitori accampino, a giustificazione delle loro intromissioni nell’operato degli allenatori, l’aver giocato a calcio, magari a buoni livelli. Ciò, naturalmente, non li autorizza a dare suggerimenti tecnici o tattici, peraltro sempre fastidiosi e non richiesti. Inoltre, proprio il fatto di aver giocato, sembrerebbe legittimare il genitore a nutrire delle aspettative per il proprio figlio, attribuendogli o persino inculcandogli analoghi desideri. Sarà bene chiarire al nostro interlocutore, qualora il buon senso non gli sia da sufficiente supporto che, pur essendo stato calciatore di serie A o B - quindi molto competente all’interno del rettangolo di gioco - in quel momento riveste il ruolo di genitore di un bambino mentre all’allenatore è affidata la gestione della squadra, compresa quella di suo figlio. Ricordiamo che, in quanto ex calciatore, dovrebbe certamente ricordarsi la competenza e l’infungibilità dei ruoli che, ognuno per il proprio settore di competenza, sono ugualmente importanti, soprattutto nell’interesse del ragazzo. Inoltre, sarebbe davvero interessante sapere se l’aspettativa che il genitore nutre per il figlio sia da questi condivisa, potendo benissimo verificarsi, al di là della bravura tecnica, che il gioco del calcio sia interpretato unicamente come occasione di divertimento e momento di socializzazione con la possibilità di frequentare nuovi amici. Anche lui vuole veramente calcare tali palcoscenici? Spieghiamo che ciascuno di noi è irripetibile, verificandosi con una certa frequenza che le attese dei genitori siano disattese proprio dalle reali capacità o dai desideri dei figli: dove sta scritto che il figlio di un ex calciatore di buon od ottimo livello non preferisca invece suonare il pianoforte o dedicarsi al teatro anziché calcare il manto erboso? Infine, potendosi verificare che il forte desiderio e le intromissioni del genitore tra le mura domestiche siano tali condizionare il ragazzo nella scelta o nello svolgimento dell’attività sportiva, cerchiamo attentamente, senza creare confusione e rivalità dei ruoli degli adulti, di “smorzare i toni” con il nostro giocatore durante gli allenamenti e le gare, attivandoci prontamente per dare serenità, equilibrio e, soprattutto, per monitorare tutte le sensazioni negative o troppo positive da “esaltazione ereditata” e gli eventuali disagi dell’adolescente:nulla è peggiore per un bambino di due campane opposte che rimbombano a festa nel cervello!
 
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Di Admin (del 25/06/2008 @ 09:58:29, in RecenSito, linkato 800 volte)

www.agenziacalcio.itwww.AgenziaCalcio.it è un portale dedicato al calcio dilettantistico, inteso come costume e valore sociale. Anche se on-line da pochi mesi, ha già riscosso un grande successo, grazie al database più completo in rete con le anagrafiche di circa 12.000 società sportive, 1.400.000 tesserati e ben 134.000 fotografie di giocatori. Presente anche il motore di gioco, dove inserire e cercare tra centinaia di annunci inseriti da giocatori e società. A questo si aggiunge l’area di notizie sul mondo dilettantistico, aggiornate quotidianamente, ai quali lettori e tesserati possono lasciare commenti con uno spirito diverso da quello del forum, più propositivo e definito, con articoli ed approfondimenti su progetti a carattere locale e nazionale, che valorizzano il mondo dilettante, lasciando ai risultati un peso di contorno. Un portale con una filosofia molto positiva: sicuramente da consultare e salvare subito nei preferiti! Il vero punto di forza, a nostro parere, il grandissimo database fotografico, dove cercarti… e trovarti!

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Di Roberto Alessio (del 23/06/2008 @ 12:48:14, in EduCalcio, linkato 448 volte)
Molti genitori si preoccupano del fatto di non farsi sentire a sufficienza dai rispettivi figlioli, dagli spalti o fuori della rete di recinzione, come se dalla mancanza di supporto “sonoro” i ragazzi potessero dedurre una sorta di carenza affettiva. Sovente, infatti, ci accorgiamo di papà e mamme che, cercando durante l’arco della gara di pilotare il proprio ragazzo ad ogni movimento, ne dettano tutti i movimenti: dai, tira, vai, vai…, una specie di “playstation” in carne ed ossa. E’ sicuramente comprensibile che ciò avvenga ma entro certi limiti, facendo capire alla prima occasione utile l’importanza che il ragazzo possa giocare “libero” da condizionamenti esterni, essendoci comunque già chi, all’interno del recinto di gioco, è in grado di supportare l’atleta: l’allenatore e, nei limiti e nel rispetto delle rispettive mansioni, lo staff che collabora per l’atleta. Questo, soprattutto per consentire serenità ai calciatori nello svolgimento di un gioco che potrebbe essere compromesso a eccessive urla, toni esasperati o continue “dettature”, specie se d’opposta indicazione e quindi inefficaci. In particolare, laddove la situazione si ripresenti con una certa frequenza e risulti “fastidiosa” per l’atleta, risultando preferibile non intervenire direttamente sulla famiglia, richiediamo l’intervento del dirigente o della società affinché venga spiegato che l’amore non si dimostra solo con l’incitamento da ultrà stagionati ma, soprattutto, con la semplice presenza ed assistenza da parte delle famiglie nei momenti di difficoltà: il tifo sugli spalti, sempre a favore del proprio ragazzo o della squadra e mai contro gli avversari, è utile ed anzi indispensabile laddove risulta “moderato”.  
 
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Di Admin (del 22/06/2008 @ 19:10:12, in Stage e Convegni, linkato 499 volte)
Fai goal con educazione è il tema del Convegno tenutosi al Centro Benedetto Acquarone di Chiavari. La serata è stata promossa dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) di Chiavari in accordo con il Presidente Regionale del Comitato Ligure della Lega Nazionale Dilettanti ed in collaborazione con il Villaggio del Ragazzo, l’Ufficio Pastorale Giovanile della Diocesi di Chiavari, il Panathlon Club, Teleradiopace, l’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio) del Tigullio e l’A.I.A. (Associazione Italiana Arbitri) sezione di Chiavari. Hanno partecipato anche il Dottor M. Blondett, Coordinatore Federale Regionale dell’Attività Giovanile Scolastica e la Dottoressa A. R. Proface, psicologa dello Sport. I lavori sono stati introdotti dal Dott. Aldo Invernizzi, Presidente del Comitato Locale chiavarese della F.I.G.C. Un incontro particolarmente affollato, nel quale dirigenti, allenatori e atleti del mondo del Calcio hanno potuto condividere esperienze ed offrire idee e proposte, intorno ad un tema, quello dell’educazione e della formazione delle giovani davvero fondamentale. “Il calcio e lo sport possono dire una grande parola – ha detto Don Alberto Gastaldi, Responsabile Diocesano della Pastorale Giovanile – Tanti campioni si sono formati nel campi degli Oratori o delle Parrocchie, perché la Chiesa ha a cuore il bene della persona nella sua interezza. Facendo sport emergono spunti benefici per tutti: tirare fuori il meglio di se, il proprio talento; l’essere appassionati a qualcosa, il porsi degli obiettivi che implica il sacrificio. Non si vince da soli, ci vuole una squadra. I successi nella vita accadono nel gioco di squadra. Ci vuole qualcuno che ti passi la palla. Sarebbe bello, inoltre, che il mondo del calcio riconoscesse il ruolo formativo dell’esperienza ecclesiale”. Tra i relatori presenti anche Roberto Murgita, Allenatore in Seconda del Parma nel Campionato 2007/2008 di Serie A.
 
Fare goal con educazione si può?
“Assolutamente, è nostro dovere secondo me far goal con educazione, soprattutto con i nostri giovani. Credo sia importante per gli istruttori (nel Convegno è stata evidenziata la distinzione tra Istruttori, rivolti ai settori giovanili, e Allenatori, impegnati nella preparazione delle squadre composte da atleti adulti in Categorie – n.d.r.). Con i giovani ci vogliono istruttori, educatori, tutors veri e propri perché oggigiorno sono veri e autentici collaboratori nella costruzione e nella formazione del ragazzo, insieme ai genitori”.
 
Si lamenta spesso una presunta carenza di ascolto da parte dei giovani…
“I giovani ascoltano, non è vero che non ascoltano. Il vero problema è che i giovani oggi hanno poco tempo per ascoltare, perché, comunque, al di là degli studi e delle attività sportive hanno poco tempo per riflettere. È una vita realmente intensissima per loro e spesso si soffermano poco proprio sulla sostanza delle cose che gli vengono proposte.”
 
Oggi si parla di emergenza educativa in Italia. Lei cosa dice?
“Io credo che ci sia un’emergenza educativa, ma che ci sia anche un ritorno alle regole”.
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Di Admin (del 20/06/2008 @ 00:17:07, in EduCalcio, linkato 4183 volte)
Pubblichiamo un articolo apparso alcune settimane fa sul sito della Gazzetta dello Sport, segnalatoci dall’Oratorio Urgnano Calcio.
 
La vergognosa compravendita dei bambini scatena le accuse contro i club più importanti. L’allarme è stato lanciato dalla sede della Lega Dilettanti di Milano. Tanti i risvolti sulla vita dei piccoli giocatori.
 
L’ allarme l’ha lanciato il delegato FIGC di Milano, Angelo Prazzoli, subissato da troppe lamentele. Società prese d’assalto, “scippate” dei piccoli calciatori dai sodalizi del “pianerottolo accanto”. Professioniste e non. Un fenomeno colorato d’abitudine che scivola tuttavia all’ombra della morale quando si spinge fino a Pulcini ed Esordienti. Genitori convinti da una telefonata, speculazioni di improvvisati “talent scout” e provini che rovinano la passione dei più piccoli. Ma anche la necessità di regole e metodi che ne garantiscano il rispetto. È la fotografia scattata dagli addetti ai lavori.
 
CONSIGLI E SCELTE - Per i più giovani non esistono vincoli pluriennali (per fortuna). Ma spesso consigli interessati spostano le scelte dei genitori. “Alcuni club pescano i numeri perfino sulla guida del telefono — spiega Roberto Pazzi, presidente del Bresso — chiamano lo stesso cognome fino a trovare l’interlocutore giusto e organizzano provini senza nullaosta”. “E’ una pratica scorretta e anche pericolosa perché espone al rischio di infortuni non coperti dall’assicurazione”, aggiunge Roberto Tomanin, vicepresidente dell’Accademia San Leonardo. “Noi spendiamo risorse, tempo e denaro per formare piccoli calciatori — prosegue — e poi ce li portano via senza una lira in cambio da club che sfruttano il marchio Milan o Inter, promettendo perfino l’iscrizione gratuita”.
 
QUESTIONE DI NOME - L’appeal del nome, un richiamo forte. “Noi non facciamo provini di nascosto e poi, il marchio Milan che utilizziamo è solamente per la scuola calcio — la campana di Vincenzo Cicoria, presidente della Masseroni —. Non promettiamo una carriera nei rossoneri. Casomai chi ci sceglie lo fa per la qualità di istruzione e servizi che garantiamo”. Un concetto, quest’ultimo, ripreso da Paolo Gatti, dirigente della Lombardia Uno. “Non esistono orchi nel calcio giovanile. Spesso veniamo additati in questo senso. Falso. La Lombardia Uno lavora forse più degli altri. Contattiamo correttamente i club dei giocatori che ci interessano ma questi cestinano le nostre richieste senza riportare a ragazzi e famiglie i nostri propositi”. Prosegue Enzo Brozzi, d.s. dell’Accademia Inter: “Due anni fa Pro Patria, Legnano e Pavia hanno fatto la spesa da noi. Succede a tutti. La nostra sola tutela è mantenere un livello di formazione molto alto. Il nostro comportamento è sempre trasparente, semmai abbiamo a che fare con decine di genitori-procuratori che ci propongono i loro figli. Del resto io vedo molta incompetenza in giro. Presunti istruttori che fanno fare le ripetute col compagno sulle spalle a ragazzini del ’98″.
 
FRENO - Eppure la ricerca del talento si tramuta spesso in “caccia”, la mancanza di correttezza diventa un giochino abusato, da società, dai genitori e non solo. “Una persona che collaborava con noi se ne è andata e si è portata nella nuova squadra una dozzina di ragazzini del ’97″, testimonia Fabio Romani, presidente della Gescal Boys. “Siamo stati costretti a ritirare la formazione e non fare la categoria. Il problema è grave ed esige regole precise. Io sono convinto che l’unico modo per farle rispettare sia toccare il portafogli di chi se ne approfitta”. Nicola Minichiello d.s. dell’Iris, parla di “fenomeno amorale”. “La FIGC — dice — deve rimediare. Questo processo illude ragazzi e genitori. Tanti club promettono percorsi di carriera impossibili”.
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Di Roberto Alessio (del 16/06/2008 @ 12:24:54, in EduCalcio, linkato 458 volte)
“Anche suo figlio va in panchina, come tutti gli altri del resto”, potrebbe essere una risposta sufficientemente corretta da fornire ad una madre “interessatamente” preoccupata per il momentaneo “accantonamento” del proprio figliolo. Attenzione, tuttavia, poiché la risposta si rivela corretta ed efficace solamente nel caso in cui sia suffragata da ulteriori esempi e motivazioni adeguate. Poiché è umanamente comprensibile che un genitore voglia sempre che il proprio figlio si diverta e giochi – preferibilmente vincendo - proviamo a spiegare che tale situazione rientra nelle normali dinamiche del gioco, soprattutto in un settore giovanile dove per regolamento e comunque buon senso tutti devono giocare; l’avvicendamento, inoltre, si rivelerà costruttivo per il ragazzo che, proprio dalla panchina, osservatorio privilegiato, potrà verificare meglio il gioco e gli eventuali errori dei compagni e, una volta in campo, cercare di non commetterli. Ricordiamoci tuttavia, scout presenze e minutaggio alla mano, di verificare che l’avvicendamento sia realmente costruttivo e credibile, cioè che non si verifichi solamente sempre nei confronti degli stessi giocatori, solitamente i meno rappresentativi o, fatto ancor più triste nelle categorie giovanili, a risultato acquisito. In questo caso dovremmo cercare un rimedio effettivo per dare pari opportunità (organizzare ad esempio incontri amichevoli), rivelandosi inopportuno oltre che indelicato rappresentare al nostro interlocutore che il proprio figlio gioca di meno perché è ”scarso”. Se, costretti, comunichiamo che non ha raggiunto come gli altri compagni quelle competenze ed abilità necessarie ad un utilizzo maggiore e che si cercherà, con l’aiuto di tutti, di insistere nel miglioramento quotidiano poiché, cercare di portare un valore aggiunto al livello di preparazione iniziale dei ragazzi che ci sono stati affidati, sarà comunque e sempre il nostro compito.
 
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Di Admin (del 14/06/2008 @ 10:03:09, in RecenSito, linkato 696 volte)
www.calciorosazzurro.itCalcioRosAzzurro.it è il sito ufficiale dell’associazione Calcio RosAzzurro, che nasce con l'intento di riportare il calcio ad una dimensione di "sport-gioco" e non solo di “business”. Nell’Home Page troviamo il motto dell’associazione: "Difendiamo” i diritti dei bambini – Sicurezza – Prevenzione – Fair Play. CalcioRosAzzurro si occupa dei disagi dei bambini e si propone come sportello utile per informare bambini e genitori sull'attività del gioco del calcio. Oltre poi a sostenere il calcio pulito e il rispetto delle regole, l’associazione è di supporto per l'attività delle Scuole Calcio, fornendo loro informazioni, consulenza, e formazione. Il sito web dà la possibilità di registrarsi in tre modi (Genitori, Istruttori e Scuole Calcio), per restare sempre informati sulle novità e le manifestazioni organizzate. Oltre alle informazioni per sostenere l’associazione e diventare volontari, sono presenti nelle varie sezioni, numerosi articoli e notizie di esperti, come per esempio, psicologi dello sport. Per informazioni e contatti: info@calciorosazzurro.it
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Di Roberto Alessio (del 09/06/2008 @ 09:57:19, in EduCalcio, linkato 448 volte)
E’ sufficiente pagare una quota d’iscrizione per avere il diritto di giocare o di giocare sempre? Il diritto al gioco e, soprattutto, al divertimento, prescinde dal pagamento della quota o retta d’iscrizione che il genitore corrisponde all’inizio od in corso di stagione al sodalizio sportivo. Mentre il diritto al gioco ed al divertimento deve sussistere sempre, specie nelle categorie giovanili, il versamento delle tasse d’iscrizione consente al sodalizio di poter essere messo in condizione di svolgere, grazie anche ad altri contributi, la propria attività sociale e sportiva, senza tuttavia fornire alcuna garanzia per l’impiego in campo o in un ruolo o per un determinato “minutaggio”. Se un genitore ci pone tale obiezione, a causa del ridotto impiego del proprio ragazzo durante le partite, possiamo ragionevolmente dedurre che limiti e riconduca ad una mera quantificazione monetaria l’offerta sportiva e educativa: pago, quindi pretendo! Appare alquanto difficile cercare di modificare il modo di pensare di chi, a volte anche con sacrifici per pagare la quota del proprio figlio, è pur sempre convinto di far nascere un diritto dal pagamento di una somma di denaro. Se la “smonetizzazione” del ragionamento sarà estremamente difficoltosa, preferibile, piuttosto, verificare la qualità del percorso educativo e formativo effettivamente proposto all’allievo (coinvolgimento e partecipazione attiva in tutte le attività, valori, cultura sportiva, socialità, imparzialità….): in tal caso non avremo nulla da rimproverarci ed è proprio su questa qualità ed efficienza che potremmo fare riferimento nel confutare la motivazione del nostro interlocutore.
 
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Di Admin (del 07/06/2008 @ 13:18:31, in Varie, linkato 3293 volte)
La redazione di EduCalcio ha deciso di promuovere un concorso a scopo educativo e senza fini di lucro, dal titolo “Un calcio al pallone”, alla quale possono partecipare tutti i ragazzi/e dagli 8 ai 12 anni, iscritti ad una società sportiva di calcio. Ogni partecipante dovrà produrre un elaborato (tema, poesia o disegno) da inviare all’indirizzo staff@educalcio.it entro e non oltre il 20 settembre 2008 24 settembre 2008 (Forza ragazzi… avete tempo tutta l’estate per pensarci!!!).
 
Gli elaborati dovranno essere inoltrati a cura della società o del partecipante, accompagnati da:
  • nome ed iniziale del cognome del ragazzo/a, anno di nascita, squadra e società di appartenenza;
  • autorizzazione scritta dei genitori o degli esercenti patria potestà all'inserimento del tema/disegno su internet;
  • denominazione completa società sportiva con recapiti.

Potranno essere realizzati sino ad un massimo di 10 prodotti per ogni singola società sportiva. La partecipazione al concorso è completamente gratuita. Il 1° classificato farà vincere alla sua squadra una muta di maglie da calcio (18 completi) per squadra di settore giovanile under 12 (categoria esordienti). La consegna delle mute avverrà con spese di spedizione a carico del vincitore. La redazione del blog chiede poi che, nel corso della stagione, venga inviata una fotografia della squadra con le divise di EduCalcio.it. Trattandosi di iniziativa a scopo educativo e senza fini di lucro non potranno essere ammessi reclami contro la decisione della redazione in merito al vincitore del concorso. La redazione si riserva il diritto di inserire sul proprio sito, nel corso dell'anno, gli ulteriori lavori che riterrà meritevoli di ricevere visibilità. Il materiale inviato non verrà restituito al mittente. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarci.

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Di Roberto Alessio (del 02/06/2008 @ 09:43:10, in EduCalcio, linkato 477 volte)

I genitori vanno educati e, in caso affermativo, come? L’impresa di educare i genitori, nel senso di trarre da loro quanto di utile e necessario per il mantenimento di un buon rapporto di collaborazione basato sul reciproco rispetto, solo in piccola parte compete all’allenatore, essendo principalmente incombenza della società sportiva. L’interrogativo corretto non è “come” educare i genitori - ammesso che si abbia il dovere, tempo e la pazienza di farlo - ma, piuttosto, “quando” farlo: in tal senso, il sodalizio potrebbe attivarsi nel momento in cui gli atleti vengono portati sin da piccoli alla società per iniziare l’attività sportiva, di qualunque essa si tratti. Proviamo a pensare, infatti, se all’inizio di ogni stagione sportiva ogni club organizzasse, per tutte le famiglie dei nuovi iscritti, un incontro orientativo e formativo sul comportamento da tenere sugli spalti e nel rapporto con lo staff societario, sull’importanza dello sport come mezzo e non come fine per la crescita del giovane, sul fair play, sulle motivazioni alla disciplina sportiva e sulle tematiche dell’abbandono precoce, sulle aspettative che possono schiacciare le spalle dei loro figlioli, sul saper vincere e sul saper perdere con il sorriso etc.. In tal senso, si potrebbero costruire delle solida fondamenta per l’intera collettività sportiva, cioè sia per la società dove quegli stessi figlioli sono iscritti sia per le altre realtà sportive nelle quali potrebbero andare a giocare qualora scontenti dell’ambiente in cui si trovano. Diversamente, l’allenatore non potrà farsi carico dell’educazione degli “adulti” che non gli compete e che potrebbe esporlo anche a pessime figure laddove sia proprio egli stesso il primo, per assurdo, a non saper dare il buon esempio.

Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci

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