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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Alessio (del 26/05/2008 @ 10:15:27, in EduCalcio, linkato 564 volte)
Accade sovente di assistere sui campi di calcio, durante le partite, a fastidiose interferenze di qualche genitore nei riguardi dell’operato dell'allenatore mentre altre intromissioni, altrettanto inopportune, emergono prima o dopo le sedute d’allenamento, durante colloqui riservati dei quali spesso l’allievo poco o nulla sa. Vuoi attraverso autentiche aggressioni verbali, vuoi con dei semplici suggerimenti, peraltro mai richiesti, l’allenatore è costretto a misurarsi quotidianamente con i desideri non realizzati o le forti aspettative degli adulti identificate e finalizzate, anche per i propri figlioli, grazie al continuo bombardamento dei mass media, nelle gesta dei grandi campioni. Spesso, è proprio il suggerimento su come, dove e per quanto tempo impiegare il giovane atleta, a destabilizzare la serenità dell’ambiente sportivo, poiché pone l’allenatore di fronte ad importanti scelte sull’opportunità di accettare il confronto piuttosto che rinchiudersi a riccio, richiedendo tassativamente il rispetto dei reciproci ruoli. Scelta non facile, soprattutto perché l’accettare suggerimenti di natura tecnica, oltre che a certificare un ingombrante precedente d’intrusione nella propria sfera di competenza, può contribuire a prestare il fianco ad imbarazzanti ed inopportune gestioni “allargate” della squadra. Tale situazione, non ultimo il caso in cui il genitore “invadente” sia anche un dirigente della società o il dirigente accompagnatore, pone in ogni caso l’allenatore in difficoltà, se non altro perché tende a sminuirne il ruolo e la funzione agli occhi degli adulti e, qualora particolarmente evidente, di fronte ai ragazzi, una sorta di insegnante di serie “B”. Pensiamo, infatti, se analoghe offerte di suggerimenti non richiesti fossero proposte, ad esempio, ai professori a scuola: difficilmente, infatti, abbiamo assistito ad un colloquio dove un genitore si prodiga nelle spiegazioni al docente di quando e come interrogare l’alunno, il modo in cui si traduce una versione di latino o come si costruisce una proiezione ortogonale etc.. Del resto, le intromissioni non riguardano mai suggerimenti sulla proposta dell’offerta educativa, su come rivolgersi e trattare i ragazzi, come aiutarli a risolvere le problematiche del percorso sportivo e della loro crescita individuale e nel gruppo: solo e sempre dispense su ruoli, tattica ed agonismo, perché in Italia siamo tutti allenatori e, forse, perché se l’adulto non s’intromette troppo potrebbe, a torto, ritenere di dare al proprio figliolo l’impressione di disinteressarsi di lui. Perché dunque questa disparità di trattamento e, soprattutto, come arginarla e, possibilmente, come prevenirla? Una forte personalità, condita da una buona autostima ed esperienza, oltre ad un’indispensabile preparazione e competenza, potranno aiutare l’allenatore ad incontrare minori resistenze, superando le difficoltà dell’approccio e della gestione dei genitori. Più l’allenatore sarà sicuro di sé, più facilmente potrà far fronte alle intromissioni dei genitori, in particolare in ciò che gli compete per ruolo: attenzione, tuttavia, a non trasformare questa sicurezza in presunzione poiché senza la necessaria umiltà non saremo in grado di andare da nessuna parte, né da soli né tanto meno in compagnia. Prendiamo in considerazione, a questo punto, qualche esempio di “vita vissuta” avvisando tuttavia che il reciproco rispetto dei ruoli sarà sempre una possibile risposta corretta da dare al genitore che offre il proprio “aiuto” in questioni tecniche mentre la richiesta di partecipazione attiva al percorso educativo dell’allievo costituirà sempre la nostra richiesta da porre al genitore
 
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Di Admin (del 26/05/2008 @ 09:13:50, in Notizie, linkato 633 volte)
Ieri, domenica 25 maggio 2008, prima della partita Albinoleffe-Rimini, allo Stadio “Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo si sono disputate le finali della seconda edizione del torneo “Blu Farm CUP” organizzato dalla società U.C. Albinoleffe, nell’ambito del Progetto “Albinoleffe e gli Oratori… per crescere insieme”. Grande soddisfazione da parte della società biancoceleste e del suo responsabile per gli Oratori - Sergio Morbi - per la partecipazione e l’entusiasmo delle 24 squadre della provincia. Il primo posto è andato all’Oratorio Albino, dopo una bella e combattuta partita contro l’U.S. Rovetta che si è piazzata al secondo posto: Oratorio Peia e Oratorio Pradalunga, invece, rispettivamente al terzo e al quarto posto. La giornata è poi proseguita con la premiazione di tutte le squadre partecipanti e la consegna dei gadget offerti da Blu Farm.

Pulcini Oratorio Albino - Squadra vincitrice Blu Farm CUP 07/08

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Di Admin (del 18/05/2008 @ 20:43:51, in Lettere al Blog, linkato 390 volte)

Il calciatore... sembra che sia lui, nella nuova società, la persona più importante. Sembra quasi che il suo pensiero, insieme alla sua vittoria, siano le cose più importanti di oggi. Ma non è cosi... Tutte le domeniche vediamo questi ragazzi di oratorio che si preparano ad affrontare una nuova squadra e questa volta era il San Giustino... Ma cos’è più importante: la vincita dei ragazzi verso la prima posizione in classifica oppure una vincita morale insieme all’allenatore che si dedica a loro durante la settimana per portarli a confrontarsi con altri ragazzi? Beh questa volta è stata subita una sconfitta ma credo che solo partecipando si possa dire che sia stata una delusione... 7-3 i due numeri decisivi della partita di sabato... Da questi sappiamo che hanno vinto i ragazzi del San Giustino, sono riusciti a portasi a casa una nuova vittoria... Anche se non è stata fatta loro un’intervista possiamo dedurre che la felicità e la gioia abbiano invaso le loro anime insieme a quelle dei loro allenatori... Ma perchè guardare l’esito di una sola partita, quando alle spalle di questa ce ne sono state altre... e in gran parte vinte... Non parliamo di sconfitta o di delusione... Motiviamoli questi ragazzi e anche se perdono, beh è solo un semplice mattone che non è stato messo nella grande costruzione e non è detto che non ce ne sarà un altro da inserire... Un’ultima cosa: meglio perdere una partita in un campo da calcio, che vincere una partita alla play-station...

Giulia Cacciamali (animatore Or. Madonna della Fede Q.re Olmi)

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Di Admin (del 18/05/2008 @ 09:30:03, in Stage e Convegni, linkato 1199 volte)

La Polisportiva Casazza con la collaborazione del Comune e dell’Oratorio organizza uno stage di aggiornamento per allenatori di calcio dal titolo “Sviluppare la coordinazione per giocare meglio a calcio”. Gli incontri si terranno il 6 e il 7 giugno 2008 presso gli impianti sportivi comunali e l’Oratorio di Casazza (BG).

CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA

Tra il relatori saranno presenti Stefano Bonaccorso (responsabile dell’attività di base presso il Settore Giovanile dell´Atalanta B.C.), Lucia Castelli (psicopedagogista consulente del Settore Giovanile dell´Atalanta B.C), Juan Carlos Mogni (consulente presso le scuole calcio Atalanta B.C.), Andrea Pandolfi (allenatore di base dei pulcini dell’Atalanta B.C.), Eugenio Perico (allenatore professionista al Settore Giovanile dell´Atalanta B.C.) e Matteo Moranda (preparatore atletico presso il settore Giovanile dell’Atalanta B.C.).

Per problemi organizzativi si chiede cortesemente di inviare l´iscrizione via fax allo 035/512215 entro il 05/06/2008. Per informazioni: Trevaini Giorgio (333/4263713) e Zinetti Gilberto (339/2229591).

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Di Admin (del 14/05/2008 @ 13:09:52, in EduCalcio, linkato 2247 volte)
Lo sport in Oratorio spesso è solo tollerato. Invece occorre che gli educatori scendano in campo, coinvolgendo anche i ragazzi più difficili. È la ricetta dell’assistente don Paganini.
 
“La parrocchia? Sta perdendo la sua identità di luogo di frontiera, che sa accogliere tutti, anche i ragazzi difficili”. Don Claudio Paganini, assistente ecclesiastico del CSI (Centro Sportivo Italiano), non teme di essere pessimista e spiega: “Le parrocchie si sono specializzate in catechismo e sacramenti. I preti vogliono riposare al pomeriggio, quasi che i ragazzi disturbino. Così hanno messo alla porta lo sport, oppure lo tollerano appena”.
 
Per questo rilanciate lo sport in parrocchia?
“Mi dica cosa c’è di meglio del pallone per tenere vicini i ragazzi alla Chiesa, per evitare che stiano per le strade, che finiscano “a farsi le canne” o a spacciare fumo per due soldi. Con il pallone noi educhiamo. Ma non è così facile far passare il concetto”.
 
E il CSI che ci sta a fare?
“Appunto. Io giro come una trottola per l’Italia a convincere parroci e vescovi che il catechista deve essere anche l’allenatore dei ragazzi, quello che sta con loro in campo, che tira calci e pedala. Faccia due conti: quanto tempo passa un catechista con i ragazzi? Un’ora alla settimana. Troppo poco. Con i ragazzi bisogna saper giocare e parlare. Altrimenti li perdiamo”.
 
Perché la difficoltà è tanta?
“I parroci troppo spesso tollerano lo sport a malapena. Lo ritengono un elemento di disturbo alla catechesi. Certo è faticoso mettere insieme sport e catechesi. Ma se i ragazzi li agganciamo con lo sport, tutto sarà più facile”
 
Eppure la CEI ha un ufficio per la pastorale dello sport…
“In Europa non c’è nessuna conferenza episcopale che possiede una struttura del genere. È un messaggio pastoralmente molto forte. Però è ancora poco raccolto alla base”.
 
Il CSI cosa offre alle parrocchie?
“Competenza sportiva e capacità di educare attraverso lo sport. Non ci vogliono molti soldi e i parroci lo sanno. Ma devono lasciare fare ai laici e questo a volte non è ben visto”.
 
In che senso?
“Per giocare occorre un campo, per cui serve anche qualche soldo. Bisogna scovare risorse e farsi sentire. La nostra esperienza dice che se si bussa agli enti locali saltano fuori campetti e risorse. I sindaci preferiscono che i ragazzi stiano all’oratorio più che nelle strade. Ma lo dovrebbe preferire anche la Chiesa”.
 
Come faceva don Bosco?
“Esattamente. Ma mi pare che oggi ce lo stiamo scordando”.
 
Colpa solo dei preti?
“Attenzione, non tutti sono pigri. Ma oggi vedo meno passione. E senza passione i ragazzi non li conquista nessuno, nemmeno per il catechismo”.
 
C’è qualche buona pratica in giro?
“Ce ne sono tante ma, nell’insieme, sono ancora troppo poche. L’ideale sarebbe il catechista allenatore: passione per il gioco e passione per la fede. Accade per esempio a Civitanova Marche. A Torino il comitato provinciale del CSI ha organizzato una corale: giocano a calcio e cantano in chiesa. È una questione di scelte”.
 
Perché lo sport oggi “tira” di meno?
“Perché in seminario si gioca di meno. Oggi i giovani sacerdoti passano troppo tempo a navigare in internet, che è sicuramente una cosa buona, e poco tempo sul campo da calcio a giocare e parlare con i ragazzi. Si pensa che l’oratorio debba essere un luogo tranquillo per le famiglie. I cosiddetti casi difficili li teniamo fuori. C’è un problema di accoglienza di quelli che sono da soli, che hanno magari famiglie sfasciate. Così li lasciamo sul muretto e per la strada, invece di tirarli dentro attorno al vecchio calcio-balilla o a un pallone. Io dico sempre: prima giochiamo, poi preghiamo. Di solito funziona".
 
Alberto Bobbio, Famiglia Cristiana, n° 19/2008, Catechisti Allenatori

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Di Roberto Alessio (del 12/05/2008 @ 22:16:33, in EduCalcio, linkato 403 volte)
Spesso si tende a scaricare le responsabilità dei risultati negativi agli errori commessi dagli arbitri. Anche se difficile, è necessario concentrare piuttosto le energie psicofisiche alla correzione dei propri errori, per migliorare la prestazione e ridurre la possibilità d’incidenza sulla gara della performance dell’arbitro. Qualora la società sportiva non abbia provveduto ad effettuare un’opera di sensibilizzazione per prevenire comportamenti ostili o antiregolamentari, è preferibile che l’allenatore si adoperi sin dalla categoria dei “primi calci” o “piccoli amici” educare in tal senso i propri atleti poiché
  • Se è vero che in assenza dell’avversario non ci sarebbe lo spettacolo, sicuramente senza l’arbitro non si potrebbe disputare la gara.
  • L’arbitro è un uomo e come tale imperfetto quindi non è infallibile: sbaglia come tutti, come l’attaccante a porta vuota od il portiere che si fa passare la palla tra le gambe
  • L’arbitro non è un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo della vittoria
  • Il risultato calcistico non può prescindere dal rispetto delle regole di gioco che l’arbitro interpreta, giudica e fa applicare
  • Un atteggiamento ostile non produce nulla di buono, in primo luogo per se stessi, quindi per l’intero team
  • In rarissimi casi, che si potrebbero contare forse sulle dita di una mano, le proteste sono risultate utili a cambiare la decisione dell’arbitro.
Proveremo dunque a dimostrare  ai nostri ragazzi le difficoltà pratiche di “giocare” in un ruolo  tra i più scomodi ed esposti alle critiche, analogamente a quello del portiere - nessuno dimentica mai l’errore commesso perché più visibile e sempre decisivo - cercando durante gli allenamenti di coinvolgere a turno tutti i componenti del gruppo per arbitrare le partitelle: in questo modo, contribuiremo ad infondere un senso di consapevolezza sull’effettiva conoscenza regolamentare (conosco tutte le regole?), sull’esatta interpretazione dei regolamenti (conosco la regola e quindi la applico al caso di specie), sull’importanza del posizionamento in gara (dove devo trovarmi e quando devo correre?), sulla tenuta atletica (quanto devo correre e come devo prepararmi?), sulla frequenza e sulla riconoscibilità di commettere errori (ma allora è facile sbagliare?) e, infine, sull’accettazione da parte del gruppo delle decisioni adottate da chi, divenuto arbitro “di giornata” non fa più parte del gruppo (ma come, i miei amici mi contestano?). Tale impostazione si rivelerà particolarmente efficace in chiave preventiva e correttiva con gli atleti che osteggiano le decisioni dell’allenatore. In caso di contestazione ripetuta o all’insorgere di malumori e polemiche su un fallo non assegnato, interrompiamo pure il gioco e, consegnando al nostro giovane atleta il fischietto, dopo avergli rammentato che nessuno è immune dal commettere errori, invitiamolo garbatamente ad arbitrare: l’inesperienza dovuta alla giovane età, la difficoltà di gestire il “potere” e le indecisioni e le decisioni impopolari, la sensazione di sentirsi esterno al gruppo, si riveleranno un fardello molto pesante che pochissimi saranno in grado di accettare di buon grado e di svolgere adeguatamente. Esortiamo il nostro giovane contestatore, pertanto, a cimentarsi nel nuovo e complesso ruolo ed aiutiamolo, a partitella ultimata, a compiere una valutazione serena del proprio operato: anche questo sarà un utilissimo e pratico insegnamento da offrire ai nostri ragazzi e, prima di tutto, da tenere sempre bene a mente per noi stessi.  
 
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Di Admin (del 10/05/2008 @ 12:30:40, in Lettere al Blog, linkato 456 volte)
Ho ricevuto la segnalazione del vostro sito e volentieri vi racconto la mia, purtroppo non bella, esperienza. Ho giocato a calcio da ragazzo (ormai tanti anni fa) con poche capacità, ma molta soddisfazione e conservando bellissimi ricordi e amicizie. Negli ultimi anni quindi è stato naturale seguire i miei due figli nelle loro prime esperienze sui campi da gioco tra le fila dei pulcini. Il primo anno è stato vissuto come un incubo in una piccola società con un allenatore che, per il suo comportamento, spesso indignava anche i genitori della squadra avversaria con urla del tipo: Vieni qui che ti spacco la faccia!! all'indirizzo del povero bambino che sbagliava durante la partita. Ai ragazzi non ha insegnato nulla dal punto di vista tecnico e a livello umano li ha terrorizzati rappresentando, se non altro, un esempio negativo da non seguire. Dopo questa esperienza i bimbi di calcio non ne volevano più sentir parlare. L'anno successivo siamo riusciti ad inserirli con gran difficoltà in un'ottima società della città, molto organizzata e apprezzata. Nei due anni passati in questa società, che gestiva diverse squadre di pulcini, hanno cambiato per quattro o cinque volte allenatore e compagni di squadra. Nonostante l'impegno della società nel realizzare qualche isolato evento sociale e nel curare alcuni aspetti formali, l'ambiente era molto impersonale (non esisteva ovviamente il gruppo!) e le tensioni tra i bambini sfociavano spesso incontrollate in turpiloqui e contrasti anche fisici, sia durante gli allenamenti che in partita, in cui spesso lo scontro era tra i "bravi" che vedevano "vanificati" i loro sforzi dai "non bravi" (per qualche verso anche giustamente). L'impressione era che tale atteggiamento riflettesse esattamente il sentire della società e di una parte dei genitori. A ben descrivere questa atmosfera la frase del genitore di un "bravo" ad un dirigente che si lamentava dell'affollamento di bambini: D'altra parte finché la gente pensa che portare i bambini a calcio sia come portarli a fare una qualunque attività fisica....!! Vi sottolineo cosa in soldoni non mi è piaciuto, della nostra esperienza senza voler ovviamente fare di ogni erba un fascio:  
  • l'ambiente è intriso di una stucchevole ipocrisia, per cui si parla tanto di valori educativi, ma alla fine ciò che innegabilmente trionfa è l'interesse della famiglia e della società per il campioncino; 
  • la girandola di allenatori e compagni confondeva i bambini, non dava continuità al sistema di allenamento, non favoriva la nascita di un gruppo affiatato. Gli allenatori non avevano una grande autorità sui bambini dei quali non riuscivano, nel poco tempo a disposizione, a guadagnarsi l'affetto e il rispetto: erano semplicemente degli adulti; 
  • ritengo molto importante sottolineare che, secondo il mio punto di vista, far giocare sempre tutti per forza è disastroso dal punto di vista educativo! Demotiva i bambini, lasciando loro ad intendere che l'impegno non è un valore fondamentale e dall'altro lato angustia giustamente i migliori. Ai miei tempi giocavano solo i migliori, nel logico interesse della squadra e della società. A quelli meno bravi, ma che si impegnavano, andava in premio la panchina e qualche scampolo di partita, il raccattapalle allo stadio o l'accompagnatore in prima squadra. Io ero tra questi e mai mi sono sentito umiliato o altro, casomai stimolato a migliorare. Nella mia società chi non si impegnava, anche se bravo, si comportava maleducatamente o era scorretto in campo, non veniva neanche convocato; 
  • in entrambe le società, non veniva punito ne il turpiloquio né la mancanza di rispetto nei confronti degli allenatori e dei dirigenti che dal canto loro non facevano granché per meritarselo; 
  • in allenamento non veniva effettuata alcuna preparazione fisica, salvo poi lamentarsi che i bambini non avevano scatto, velocità o tenuta. Trovo invece che una adeguata preparazione fisica, ovviamente rapportata all'età, sia necessaria dal punto di vista sia fisico che psicologico. Se i bambini non si abituano a confrontarsi con la fatica e le difficoltà in allenamento, come possono farlo in partita. I bambini di oggi, soprattutto in città si muovono molto meno di quanto facessimo noi, che tra oratorio, campagna o giardinetti eravamo sempre con un pallone tra le gambe.
Insomma ho trovato un ambiente diverso, peggiore, che ha sostituito i sani e franchi principi sportivi con, secondo me discutibili, principi psicopedagogici, che nulla hanno a che vedere con la vita reale. I valori fondanti dello sport, come la correttezza, la solidarietà e il rispetto, sono invocati, ma poco applicati e spesso ho visto bambini "recitare" in campo un atto di correttezza verso un avversario, senza sentirlo assolutamente proprio, solo per imitazione o per ricevere un applausino dal pubblico. La vera figura guida dell'allenatore o del dirigente (spesso maestro nella vita oltre che nello sport) non esiste più e "l'urgenza" di sfornare atleti sempre più giovani condiziona tutti i rapporti tra la società, il ragazzo e i genitori. L'unica cosa che non è cambiata sono appunto i genitori. Trasferendo sui bambini i loro sogni frustrati, alcuni avvelenano l'ambiente e i figli, condizionando società e allenatori, alla spasmodica caccia del sogno impossibile. Altri, tifosi sfegatati, si lasciano andare sugli spalti costituendo un esempio imbarazzante anche per i loro stessi figli. Ricordo una nostra partita in cui 26 ragazzi allibiti assistevano dal campo alla rissa che avveniva in "tribuna". Altri ancora sono la colonna della società, volontari benedetti senza i quali, probabilmente il calcio giovanile non esisterebbe. Cordialmente.
 
Max
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Di Admin (del 06/05/2008 @ 09:14:24, in Sicurezza, linkato 967 volte)

Alessandro BiniA seguito della morte di Alessandro Bini, avvenuta il 2 febbraio 2008 durante una partita della categoria Giovanissimi sul campo dell'Almas Roma, dopo aver sbattuto contro un irrigatore posto a bordo campo, per volere dei familiari e per non dimenticare che è necessario tutelare tutti coloro che amano fare sport sicuro è stata costituita l'Associazione "Alessandro Bini per la sicurezza nello sport" ONLUS. Tra gli scopi troviamo:

  • Controllo, verifica e consulenza nella messa in sicurezza, a mezzo di personale qualificato, delle strutture sportive e dei locali annessi alle stesse, al fine di tutelare gli atleti che svolgono attività sportiva;
  • Favorire una più ampia diffusione, a mezzo di informazione pubblica, delle norme dettate dalle disposizioni vigenti in materia di messa in sicurezza degli impianti sportivi;
  • Reperimento sul mercato di ditte specializzate, di materiali antiurto a norma, per la copertura a protezione di qualsiasi ostacolo lesivo delimitante l'area di gioco nonche dei locali di servizio annessi;
  • Formazione di personale volontario in materia di primo pronto soccorso, che presti il proprio intervento laddove necessario, durante lo svolgimento delle attività sportive;

Maggiori informazioni per prendere contatto o per sostenere l'Associazione Alessandro Bini per la sicurezza nello sport ONLUS sono disponibili sul sito ufficiale.

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Di Admin (del 03/05/2008 @ 13:44:24, in Lettere al Blog, linkato 423 volte)

Domenica particolare (27/04/08) quella vissuta in Piazza XIX Maggio a Gaeta, che ha visto la partecipazione di oltre 220 bambini dagli 8 ai 10 anni provenienti da tutta la Provincia di Latina per divertirsi giocando a pallone in luoghi inconsueti, per rivivere tutti insieme il vecchio calcio giocato per la strada, quando gli spazi per giocare si delimitavano contando i passi e le porte si segnavano con quel che si aveva a disposizione. Uno spettacolo di colori, ben nove mini campi allestiti con coni e cinesini e circa 90 bambini che a turno e contemporaneamente si affrontavano in partitine della durata di 10 minuti ognuna. Tutto intorno alla Piazza un pullulare di genitori, allenatori, semplici spettatori di passaggio incuriositi da un evento sportivo nuovo, diverso, senza alcuna tensione e competizione, semplicemente un gioco in cui confrontarsi socializzando. Un’ora e mezzo di puro e sano divertimento, che i bambini non volevano mai che terminasse, instancabili nel loro confrontarsi sempre con avversari nuovi e mai gli stessi. La splendida giornata di calcio e di sole a Gaeta è stata organizzata dalla Delegazione Provinciale della FIGC di Latina in collaborazione con la PGS Don Bosco Gaeta e la Polisportiva Gaeta, e con l’apporto logistico dell’Assessorato allo Sport del Comune di Gaeta. Presenti in piazza numerose società calcistiche della provincia (Polisportiva Gaeta, Don Bosco Gaeta, Don Bosco Formia, Penitro, Cassio Club Formia, Formia 1905, Vis Terracina, Calcio Sezze, Città di Priverno, Pro Formia, Virtus Cisterna) e per la FIGC di Latina i tecnici federali Prof. Mauro Rubba e Prof. Giuseppe Pietrocini, che hanno gestito in modo perfetto l’andamento delle attività sportive. Nonostante i timori espressi inizialmente da alcuni genitori i bambini hanno giocato sull’asfalto di Piazza XIX Maggio con grande voglia senza però incorrere in alcun infortunio e lasciando inoperosi sia la Croce Rossa Delegazione di Gaeta che il medico sociale Dott. Aldo Ferri presenti sul posto e che gli organizzatori ringraziano per l’indispensabile supporto fornito. L’organizzazione dell’evento, affidata alle due maggiori società calcistiche locali, è stata anch’essa perfetta e curata in ogni dettaglio. Presente in piazza anche il Ludobus dalla Cooperativa sociale Fininsterrae e messo a disposizione dal Consorzio sociale Parsifal, che ha intrattenuto i bambini e gli adulti con giochi e animazioni varie particolarmente apprezzate dai presenti. Al termine delle mini partitine di calcio in strada ai ragazzi delle società partecipanti è stata consegnata la medaglia ricordo dell’evento e altri gadget messi a disposizione da sponsor locali. Il momento più emozionante delle premiazioni è stato quello del sorteggio tra le società presenti della maglia della  Roma autografata da Totti e della maglia n.9 di Rocchi della Lazio autografata da tutti i calciatori del sodalizio biancoceleste. La maglia della Roma è stata messa a disposizione dalla FIGC di Latina e vinta dalla società Penitro, mentre quella della Lazio messa a disposizione dal locale Lazio Club “Paolo Di Perna” è stata sorteggiata a favore del Vis Terracina. La bellissima giornata di attività ludico sportive si è conclusa con la classica merenda offerta dallo storico e conosciutissimo Alimentari Ninotto di Gaeta e con un improvvisato e divertentissimo spettacolo di clown di strada. Le premiazioni finali sono state precedute da un breve ma intenso discorso del Prof. Mauro Rubba, che ha inteso sottolineare a tutti i presenti ”l’importanza di un calcio giocato senza tener conto del risultato e senza tensioni, all’insegna del far play e con l’obiettivo di invogliare i ragazzi a fare uno sport sano e pulito, in controtendenza con quell’abbandono dello sport che ultimamente sta caratterizzando il calcio giovanile a causa delle enormi pressioni che i ragazzi devono subire in funzione dei risultati e delle incalzanti aspettative di tecnici e familiari”. Un particolare ringraziamento è stato rivolto dai rappresentanti della FIGC a tutti i tecnici e dirigenti della Polisportiva Gaeta e Don Bosco Gaeta che sin dalle prime ore del mattino si sono prodigati per allestire la piazza e che durante lo svolgimento della manifestazione hanno gestito nel miglior modo possibile i tantissimi bambini impegnati nel gioco. Un grazie sentito gli organizzatori lo hanno rivolto alle aziende Legea Formia, Centro Musica Service Gaeta, Alimentari Ninotto Gaeta, Tecart Studio Gaeta, Consorzio Sociale Parsifal Formia, Premium Forte Formia, Lina di Colella di Ferentino, Acqua Suio che hanno contribuito fattivamente all’ottima riuscita dell’evento. Un breve saluto finale a tutti i presenti è stato, infine, rivolto dall’Assessore allo Sport del Comune di Gaeta Dott. Salvatore Di Ciaccio, che ha sottolineato anch’egli l’importanza sociale dell’evento e la grande soddisfazione di aver potuto ospitare questa Edizione di Stradacalciando nella città di Gaeta, ringraziando per questo la FIGC con la consegna di una targa ricordo. In conclusione non resta che darci appuntamento alla prossima edizione 2009 di Stradacalciando, con negli occhi e nella mente ancora la gioia dei bambini e la grande soddisfazione dei loro genitori e accompagnatori.

Antonino Arena del PGS Don Bosco Gaeta

Grande affluenza di bambini per una riuscitissima manifestazione

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V. Lombardi