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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
L’approccio alla gara ed il comportamento da tenere nei confronti dell’arbitro sono la conseguenza di una necessaria ed accurata opera di educazione che l’allenatore dovrà compiere non solo nei confronti dei propri giocatori ma, in primis, su se stesso. Per tanto, essere consapevoli che l’arbitro non è infallibile, unitamente all’accettazione delle conseguenze negative ed inappellabili che una decisione errata potrebbe causare compromettendo inesorabilmente il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, dovranno necessariamente far parte dell’esperienza e del bagaglio che l’istruttore reca con sé. Così l’allenatore dovrà essere in grado di porre l’arbitro nelle condizioni di svolgere la propria attività il più serenamente possibile, attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto, evitando di incentivare gli atteggiamenti antisportivi dei propri atleti: infatti, un modo di porsi ostile od irriverente o superficiale contribuirà a predisporre negativamente il direttore di gara nei confronti dell’allenatore e del team stesso. Anche se il dirigente o l’addetto all’arbitro sono le figure istituzionalmente preposte a tali incombenti, l’allenatore potrà contribuire ad un effettivo ed efficace e positivo atteggiamento non solo sensibilizzando i propri collaboratori ma, soprattutto, ad incoraggiare gli atleti a adoperarsi attivamente in tal senso. Così, abbiamo potuto sperimentare che contribuiscono a produrre un impatto sicuramente positivo, al momento in cui l’arbitro si presenta per l’appello:
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Farsi trovare in piedi e dietro numerazione di maglia in uno spogliatoio ordinato e preferibilmente pulito
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Accompagnare la parola “grazie” al momento in cui l’arbitro ha identificato nominalmente i singoli giocatori in lista durante l’appello pre partita
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Richiamare gli atleti che al momento dell’appello chiacchierano, sono seduti o si presentano con equipaggiamento di gara irregolare, evidenziando ai ragazzi la mancanza di rispetto nei confronti di chi con la semplice presenza, comunque consente lo svolgimento della partita
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Concludere l’appello con un sorriso od un esplicito “buon divertimento” o “in bocca al lupo” rivolto al direttore di gara
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Soffermarsi pochi istanti, ad appello concluso, prima dell’inizio della partita, ad esaminare con il gruppo le possibili caratteristiche del direttore di gara a seguito del suo modo di presentarsi (stretta di mano, abbigliamento, acconciatura, pignoleria, tono della voce…) per intravederne i prevedibili lati comportamentali con riferimento al modo di arbitrare (lascerà corre il gioco, sarà troppo pignolo, sarà sicuro di sé, ci tiene alla gara…)
Per quanto attiene invece il comportamento da tenere durante la gara da parte degli atleti ed a prescindere da quello che risulterà l’esito finale della stessa, abbiamo riscontrato che contribuiscono al mantenimento di un clima favorevole a condurre in porto la partita:
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Richiedere all’arbitro istruzioni su dove operare la rimessa
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Evitare atteggiamenti ostruzionistici o vittimistici o comunque polemici
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Rivolgersi all’arbitro, come prevede il regolamento, attraverso il capitano
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Accompagnare le decisioni arbitrali con un semplice “va bene”
Ovviamente, oltre al comportamento che i ragazzi, a seguito dei nostri suggerimenti proveranno a adottare - prima, durante e dopo la gara - l’allenatore sarà il primo a dover dare l’esempio:
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Richiamando energicamente ma educatamente gli atleti che nell’arco della gara contestano le decisioni dell’arbitro, pronunciando frasi semplici e chiare del tipo “vuoi arbitrare tu?” oppure “decide lui e non tu” o “anche tu sbagli, non dimenticarlo”
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Cercando di tenere sempre un atteggiamento positivo, rispettoso dei regolamenti e preferibilmente distaccato anche quando le circostanze, la tensione per la posta in gioco o l’ingiustizia che riteniamo aver subito, ci spingerebbero a comportamenti meno miti
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Richiedendo al proprio collaboratore presente in panchina di monitorare la nostra condotta nei confronti del direttore di gara per prevenire il rischio di un nostro possibile allontanamento anzitempo dal campo per proteste
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Richiamando l’attenzione dell’arbitro, anche in modo deciso, unicamente nel caso in cui sia messa a repentaglio (infortunio, gioco violento) l’incolumità dei propri atleti
Nel caso di qualche interpretazione difforme, chiedere con educazione all’arbitro d’essere garante della giustizia in campo richiamandolo all’etica professionale ma soprattutto alla responsabilità d’educatore nei confronti dei giocatori.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Di Admin (del 19/04/2008 @ 00:26:08, in Notizie, linkato 1165 volte)
La Polisportiva Oratorio Clusone (BG) ha presentato venerdì 18 aprile 2008, in occasione di un incontro sulla valenza educativa dello sport, il proprio Piano dell’offerta sportivo-educativa, proposto come punto di riferimento per chi partecipa alle attività della Società. In questa occasione è intervenuta la dott.ssa Lucia Castelli, psicopedagogista sportiva del settore giovanile dell’Atalanta Calcio. La stesura di questo documento è frutto di un lungo lavoro di riflessione dei Consigli della Polisportiva e dell'Oratorio di Clusone, anche sulla scorta di sollecitazioni ricevute dalle istituzioni e dal confronto con altre realtà e con esperti in materia.
LEGGI IL POSE della Pol. Orat. Clusone
Tra le varie componenti che ruotano intorno al mondo del calcio giovanile, in Italia negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante la figura del dirigente arbitro. Creata probabilmente per sopperire alla difficoltà di reclutare nuovi arbitri o per “tagliare” un costo delle gare del settore giovanile tale figura, considerato il carattere promozionale e didattico dell’attività sportiva del settore giovanile, è stata istituita anche per svolgere il delicato ruolo di paziente ed equilibrato istruttore nel corso delle gare dei giovani atleti. Considerate le interessanti innovazioni portate avanti dalla F.I.G.C. negli ultimi anni, questa figura dovrebbe contraddistinguersi per possedere una connotazione maggiormente didattica e educativa - un approccio meno severo alla gara unitamente alla disponibilità a spiegare gli errori agli atleti, ad esempio le rimesse laterali - che il tradizionale direttore di gara del recente passato non poteva istituzionalmente dispensare ai contendenti. Tuttavia, anche se i propositi sono buoni, troppo spesso frequentando i campi di gioco ci accorgiamo di direttori di gara distratti o distaccati, a volte nervosi o che intrattengono il pubblico con risposte o polemiche, vanificando in questo modo l’educazione dei più giovani e compromettendo il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla federazione. Infatti, messi da parte gli interessi campanilistici umanamente comprensibili, è proprio grazie alla conoscenza adeguata del regolamento unitamente alla formazione “sul campo” dell’interpretazione ed applicazione dello stesso, che i ragazzi ed i dirigenti potrebbero recepire e sperimentare effettivamente le difficoltà e gli errori in cui gli arbitri puntualmente incorrono: insicurezza, ansia da prestazione, eccesso di protagonismo, fallibilità delle decisioni sono situazioni e stati d’animo che vanno vissuti in prima persona per capire gli altri ma anche i propri limiti. In questo modo, magari anche grazie ai corsi d’aggiornamento e consentendo l’arbitraggio agli atleti maggiori di 15 anni od anche al nostro dirigente accompagnatore durante l’arco della settimana nelle partitelle d’allenamento, si potrebbe contribuire a stemperare il senso di diffidenza verso una figura calcistica che è accettata sempre mal volentieri. Attraverso l’esperienza diretta, alcune delle componenti che ruotano all’interno della società potrebbero riuscire ad apprendere maggiormente che:
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È fondamentale porre sempre il ragazzo al centro dell’attenzione salvaguardandone l’incolumità ed il divertimento
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La gara rappresenta è un importante strumento di verifica e di crescita del ragazzo non un’occasione di mettere in mostra se stessi magari scimmiottando buffi atteggiamenti imitazione di lontani ed irraggiungibili “paradisi” dei professionisti
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L’umiltà, la consapevolezza dei propri limiti, la curiosità di aggiornarsi per superarli e conseguentemente migliorarsi sono requisiti imprescindibili che ogni giudice di campo sul campo deve possedere
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Ecco un "promemoria" per un allenatore di settore giovanile, categoria Esordienti (10-12). Il consiglio è quello di leggerlo ai ragazzi, spiegarlo, condividerlo con loro e distribuirne una copia ciascuno.
Cari amici Esordienti, ecco a Voi i…… “Consigli per gli acquisti” ovvero le regole che, insieme, abbiamo stabilito per il nostro “buon vivere” in gruppo
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In caso di assenza agli allenamenti od alle partite e, in particolare in caso di infortunio rimediato in tali circostanze, ricordarsi di avvisare tempestivamente l’accompagnatore/dirigente della squadra o l’allenatore.
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Rispettare gli orari degli allenamenti e dei ritrovi, il luogo dei ritrovi pre gara, giungendo con tutto l’occorrente necessario, adeguatamente riposati e nutriti.
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Avere cura del proprio aspetto, dell’abbigliamento e del materiale sportivo in dotazione, verificando da soli, di volta in volta, quanto necessario: ricordiamoci infatti di portare nella borsa, in occasione delle gare e degli allenamenti, tutto il materiale sportivo occorrente (scarpette, tuta, giubbino per la pioggia, calzettoni, parastinchi…..), quello per la doccia (biancheria, asciugamano, ciabatte e doccia schiuma…) e, nelle uscite ufficiali (gare ufficiali o amichevoli o uscite di gruppo della squadra), di indossare la divisa di rappresentanza.
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Ridurre sensibilmente i tempi della vestizione (prima e dopo l’allenamento/gara) e della doccia al fine di non farsi attendere dal resto della squadra e/o dai genitori.
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Lasciare lo spogliatoio ordinato e, nei limiti del possibile, pulito; non essendo questo un territorio di battaglia o luogo di ritrovo o di feste paesane, è sconsigliato vivamente improvvisare urla o cori da stadio.
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Prima di lasciare il campo di allenamento, assicurarsi di non aver lasciato nulla da riporre (palloni, attrezzi, casacche, indumenti…); l’ultimo ad uscire dallo spogliatoio si prende l’incarico di recuperare e riconsegnare quanto dimenticato dai compagni.
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Prestare attenzione e massima educazione alle comunicazioni dell’accompagnatore/dirigente, alle spiegazioni dell’allenatore o, infine, alle disposizioni dell’arbitro durante l’appello.
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Tenere un comportamento leale, rispettoso, sportivo, sempre deciso e determinato, con i compagni, gli avversari e l’arbitro durante ed in occasioni di gare ed allenamenti, a prescindere dall’eventuale comportamento negativo di terze persone (avversari, tifosi, adulti): esprimiamoci sempre in modo educato, sforzandoci di utilizzare correttamente la lingua italiana.
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Ricordarsi che la gara ha il duplice fine di verifica del lavoro sportivo settimanale e, in ogni caso, di divertimento: viviamola dunque serenamente e con il massimo impegno ma, in ogni caso, senza eccessivi drammi in caso di sconfitta o, ancor peggio, denigrare gli avversari in caso di vittoria.
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Ricordarsi che la “sospirata” vittoria è conseguenza, tra l’altro, di sacrificio, dedizione, spirito di collaborazione tra i compagni: che sia dunque compagna di viaggio senza essere, forzatamente, obiettivo unico ed asfissiante del nostro viaggio.
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Il capitano rappresenta la squadra e solo lui può rivolgersi educatamente all’arbitro per chiedere spiegazioni su decisioni non chiare o palesemente negative per la squadra; ricordiamoci, in ogni caso, di non contestare gli eventuali errori dell’arbitro: senza di lui la partita non potrebbe essere disputata.
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L’avversario non è un nemico da distruggere ma un utile “strumento” di verifica e di aiuto alla nostra crescita: senza di lui non ci sarebbe ne’ il confronto né lo spettacolo sportivo.
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Cercare di trasformare la rabbia originata dall’ingiustizia più evidente o dall’errore grossolano, da chiunque commesso (allenatore, arbitro, giocatore), in energia positiva: sfoghiamoci dunque con il pallone e sul pallone , mai contro le persone.
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Ricordarsi, in ogni caso, che non siamo ancora degli adulti e neppure dei “piccoli” adulti ma unicamente ragazzi con il delicato compito di crescere: è questo il nostro campionato più importante e più difficile da cercare di vincere.
In bocca al lupo e buon divertimento.

Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
“Gli occhi si aprono, spalancati ed increduli. Tutto intorno i rottami. Il rumore assordante del vociare di pochi sopravvissuti. Un’isola deserta che nessuno vuole abitare. Confusione. Disperazione. Mancanza di reazione. Le tempie non hanno mai smesso di pulsare, all’impazzata. Nelle vicinanze qualcuno si affretta a recuperare i pochi oggetti preziosi per la sopravvivenza”. Potrebbe sembrare il riassunto “non autorizzato” della fortunata serie televisiva americana trasmessa in tutto il mondo e capace di tenere appesi al filo della curiosità milioni di appassionati ad ogni latitudine e longitudine. Il film, tuttavia, è proprio “girato” sulle fragili spalle dell’educatore, accortosi di essere rimasto solo mentre il progetto sportivo/educativo al quale aveva aderito e cercato pazientemente di contribuire si è concluso, nel modo opposto a quello auspicato. Un accompagnatore, consapevole della mancata riconferma dell’allenatore, fischietta allegramente in panchina durante l’ultima gara: non ha neppure effettuato il riscaldamento ai portieri, il clima è da ultimo giorno di scuola. Un genitore, visibilmente alterato e dalle mani tremanti, proferisce insulti gratuiti ed ingrati per il limitato impiego del proprio figliolo in gara. Qualcuno parlotta, davanti agli occhi i rotocalchi nazionali che trascrivono fedelmente le ultime intercettazioni telefoniche sul calcio “aggiustato” e le schermaglie funeree dei gladiatori domenicali agli autogrill. In quale direzione andare? Lo sconforto è totale, lo smarrimento è universale. Accade anche questo, quando l’allenatore/educatore è lasciato da solo, in balia di tutto e tutti: forte, in questi casi, il rischio di perdersi, di disorientarsi e snaturarsi completamente. Davvero difficile essere coerenti, provare a resistere e cercare di tenere duro. Eppure, sono proprio questi i momenti in cui l’educatore sportivo deve farsi forza per non perdere mai i punti di riferimento della propria coscienza, della formazione della conoscenza, propria ed altrui. Misurare il proprio lavoro in conformità a ciò che si è e che si ha dentro quando mancano i punti di riferimento esterni si rivelerà, a questo punto, indispensabile. Solo così le soddisfazioni saranno un domani raggiunte, gli obiettivi realizzati, non necessariamente collegati al numero delle partite vinte o dei trionfi nei tornei e campionati. La soddisfazione di essere appagati dalla gioia del proprio lavoro, confortati dal proprio “credo” quando “la notte è buia e le vacche sono nere” sono, alla fine, tutto ciò che conta, passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà. In fin dei conti siamo quello che proteggiamo, che incoraggiamo, quello per cui combattiamo, per il conseguimento dei veri obiettivi che ci siamo prefissati: la formazione della coscienza e della conoscenza. Solo in questo modo, consapevoli della vera “mission”, anche di fronte alla maleducazione altrui non ci sarà un vero coinvolgimento emotivo, poiché saremo in grado di soppesare sia cosa viene detto sia chi lo dice, prima di qualsiasi riflessione supplementare nel merito o reazione al merito. E’ così, alla fine, che riusciremo ad avanzare, per noi stessi e per i nostri ragazzi: la cultura, alla fine, ci farà sopravvivere e sopravviverà.
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"A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte."
Enzo Bearzot
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