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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 27/03/2008 @ 19:31:25, in Lettere al Blog, linkato 1083 volte)

Caro Franchina, sono il papà di un ragazzino di 10 anni impegnato nel campionato a 7 under 12 del CSI. Sono un convinto assertore del valore educativo dello sport e sono molto soddisfatto dell'ambiente che mio figlio ha trovato e dell'impegno profuso dai suoi giovani allenatori. Dato che seguo sempre "in trasferta" la squadra ho però constatato che tra i campi di gioco omologati per il campionato CSI ce ne sono alcuni davvero impresentabili. E non mi riferisco solo alla dimensioni dei campi: capisco perfettamente che escludere una squadra per questo motivo sarebbe davvero frustrante e in un certo senso ingiusto verso una giovane compagine vogliosa di partecipare. Anche certi spogliatoi un po' "al limite" si possono sopportare... Tuttavia mi pare che sarebbe necessaria una maggiore attenzione verso certe situazioni limite riguardo la sicurezza. I pali delle recinzioni che si trovano spesso a pochi centimetri dai limiti del campo, ad esempio, sono stati protagonisti di infortuni per fortuna senza gravi conseguenze, ma mi sembrerebbe opportuno pretendere che precauzioni di base, come "imbottire" pali, spigoli e simili nei pressi dell'area di gioco, venissero sempre prese. Non crede sarebbe opportuno in qualche modo sensibilizzare i vertici del CSI su questi temi? Esistono documenti o circolari su questi argomenti specifici? La ringrazio per l'attenzione. Cordialmente.

Enrico Bianchessi

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Di Admin (del 20/03/2008 @ 21:05:01, in EduCalcio, linkato 1568 volte)

Oggi vogliamo parlarvi dell’interessante progetto dell’Area Giovani UISP di Firenze. La proposta ULTRA CORRETTO ha l’obiettivo di educare a un tifo senza errori e all’antirazzismo nello sport. Il progetto intende valorizzare e difendere la cultura popolare e sociale del tifo partendo dal presupposto che esista una parte positiva fatta di valori, in contrapposizione al tifo violento o razzista che troppe volte appare in televisione e sui giornali. Per fare questo si passa attraverso un confronto ed un lavoro educativo che promuove atteggiamenti e idee positive, anticipando tutti i comportamenti che possono poi portare a negare quelli che sono i veri valori sportivi. Il tifo e la violenza negli stadi sono, purtroppo, un tema di grande attualità, ma non è più possibile trattarli come un problema delimitato al mondo dello sport. Anche noi di EduCalcio.it siamo convinti che il problema delle tifoserie violente e degli ultras non può essere circoscritto ad una partita di serie A, bensì è una questione che si ripropone a tutti i livelli, anche in situazioni amichevoli o con bambini: è un vero e proprio problema culturale. Forse proprio partendo dalle nuove generazioni con una nuova educazione al mondo sportivo e al tifo, riusciremo a risolvere questo problema! ULTRA CORRETTO coinvolge ad oggi una ventina di classi di scuole elementari e medie, oltre a circa 400 giovani delle scuole superiori e dei centri di aggregazione. I quasi mille ragazzi partecipano a incontri sul tema del fair play, del tifo e del razzismo e si cimentano nell’esperienza diretta di ideazione di una vera e propria campagna di promozione dei valori positivi dello sport. Ed è proprio grazie alla loro passione e creatività che si è potuto realizzare parecchio materiale come disegni, video e persino una canzone prodotta dai ragazzi della classe 5°D della Scuola Galliano Rossigni che vi proponiamo attraverso il nostro Podcast. Altra cosa che ci ha incuriosito sono gli slogan scelti dai ragazzi per comunicare con i loro coetanei come "in una partita si colpisce... il pallone. Non le persone" o "se battiamo la violenza siamo tutti campioni!". Date un'occhiata anche al sito della UISP o al blog del progetto; ne vale la pena!

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Di Alessio Franchina (del 14/03/2008 @ 21:05:34, in Varie, linkato 904 volte)

È dal 20 novembre 2007 che EduCalcio.it è on-line e i ringraziamenti da fare sono molti. Personalmente non pensavo che il blog crescesse così velocemente e riscuotesse un così grande successo: questo testimonia che nonostante ciò che accade, l’interesse ai problemi nel calcio giovanile è molto alto e questo non può che farci piacere. Il primo doveroso grazie va a tutti voi, per averci seguito in questi mesi! Il secondo va al dott. Roberto Alessio per la sua preziosa collaborazione: insieme allo staff si occupa di scrivere gli articoli e reperire le notizie. Il blog nasce come spazio di condivisione come dice il titolo – materiale, spunti, riflessioni sull’educazione nel calcio giovanile – quindi non possiamo non dire GRAZIE a quanti hanno “detto la loro” lasciando un commento o a quelle mamme e società sportive che ci hanno scritto una lettera. Se non avevate ancora pensato di farlo, cosa state aspettando?! Raccontateci la vostra esperienza, quello che fate nelle vostre squadre, qualche episodio di fair play che vi ha colpito e che possa aiutare tutti a riflettere… scrivete una lettera al blog! Un altro grazie va ai media che ci hanno dato spazio come Radio24, La Voce e i numerosi blog che hanno riportato nostre notizie o link, contribuendo a far circolare informazioni per un calcio più pulito. Non mi resta che augurarvi una buona continuazione sui campi da gioco e buon fair play a tutti!

Alessio

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Di Roberto Alessio (del 14/03/2008 @ 10:51:11, in EduCalcio, linkato 819 volte)

Tutta la società in cui viviamo quotidianamente registra ritmi molto elevati, frenetici, spesso confusi. Questo a prescindere che si abbracci l’ambizione e la ricerca spasmodica del successo piuttosto che si desideri un approccio più semplice alla vita in cui poter tranquillamente “esistere”. E sempre più spesso è proprio la vita o gli altri a decidere per noi. Ci si trova immersi in un ingranaggio che non cessa di fagocitarci, di rinviarci, di tenerci spesso in sospeso o a distanza da ciò che vorremmo:così, ad esempio, il manager che vive sempre l’azienda “in azienda e fuori”, la massaia che si divide tra il focolare domestico e gli spostamenti dei figli, i genitori intenti a centrare contemporaneamente diversi obiettivi tra mille difficoltà e pochi riconoscimenti ed i giovani, il nostro futuro, immersi tra la scuola e il resto delle “sirene” extracurricolari. Su tutti, il nemico pubblico numero 1, il tempo, inesorabile, che poco concede e quasi mai nulla restituisce e con il quale, prima o poi, dobbiamo fare tutti i conti. Neppure l’allenatore, che opera da solo o nel contesto di un club, a livello hobbistico o amatoriale, può sottrarsi a questo confronto, nella ricerca di ottimizzare i propri ritagli, i propri spazi strappati al lavoro od alla famiglia. E’ proprio la mancanza di tempo il nemico numero 1 che ci “costringe” a dare per scontati o accettati dal team certi ragionamenti od alcune spiegazioni; è il poco tempo a disposizione che spesso non ci consente di trovare le giuste parole o l’approccio corretto con un calciatore prima di una gara per cercare di metterlo a proprio agio, per motivarlo; è la fretta di raggiungere l’obiettivo che ci induce, a torto, a svolgere tutte le esercitazioni programmate nella seduta di allenamento a prescindere dal riscontro pratico sul campo degli allievi; è la brama di svolgere “tutto in tempo” che ci assale per arrivare o abbandonare trafelati il campo senza un feedback con gli allievi, senza sondarne gli umori, carpirne i malesseri dallo sguardo, posticipare o schivare i problemi sperando che si risolvano da soli; è proprio la pessima gestione del nostro tempo che dobbiamo cercare di migliorare, a beneficio di noi stessi e di chi ci sta vicino. Organizzare ed organizzarsi, aiutare ed aiutarsi, puntare all’ottimizzazione delle occasioni di tempo a disposizione, per ricercare di produrre più qualità e meno quantità, per noi stessi ed all’interno del sodalizio sportivo, sin dalle prime battute della stagione sportiva al contesto di ogni riunione programmata. Ma chi l’ha detto e dove sta scritto che una seduta di allenamento deve per forza durare due ore?

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Di Admin (del 12/03/2008 @ 09:21:13, in EduCalcio, linkato 1321 volte)

Marco Barnieri e i bambini a GenovaIl Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi, sostenuto dalla UEFA, è stato assegnato quest’anno (nel 2007, ndr) al Genoa Club per Bambini, una scuola per giovani tifosi creata da Marco Barnieri nel capoluogo ligure.

Aspetto formativo - Dopo aver premiato in passato le campagne contro il razzismo e l’intolleranza negli stadi (Peña Multicolor in Spagna nel 2005 e Amalgation dei club nord-irlandesi di tifosi nel 2006), e aver reso omaggio alla condotta esemplare del pubblico tedesco durante il Mondiale FIFA dello scorso anno, la giuria ha voluto quest’anno rimarcare il carattere formativo del Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi.

Etica sportiva - Il Genoa Club per Bambini raccoglie intorno al Genoa CFC bambini di età compresa fra i 7 e i 13 anni. I bambini assistono a tutte le partite in casa della loro squadra del cuore accompagnati da formatori che spiegano loro i principi dell’etica dello sport, in particolare il rispetto per gli avversari e per gli arbitri. Tale "scuola" speciale ha riscosso grande successo e conta attualmente circa 800 bambini di tutte le origini.

Comportamento decoroso - Il Genoa Club per Bambini ha generato enorme interesse nel suo primo anno di esistenza, in Italia e in Europa. Data l’importanza dei tifosi nel calcio moderno, tali iniziative non possono che essere incoraggiate, in quanto mirano a preparare i tifosi di domani a comportarsi decorosamente e a creare un ambiente conviviale. Il governo italiano, nella persona del ministro per lo sport Giovanna Melandri, ha dato il proprio sostegno al Genoa Club per Bambini.

Consegna del premio - Il premio è stato conferito a Marco Barnieri davanti a 25.000 spettatori prima della recente gara di campionato fra Genoa e US Città di Palermo, alla presenza del rappresentante della federcalcio (FIGC) Leo Grosso.

Premio accreditato - Il premio è accreditato presso diversi organi politici e sportivi: la Commissione europea, il Parlamento Europeo, il Comitato Olimpico Internazionale, il Panathlon International, e la Commissione Internazionale per il Fair Play.

Divertimento e amicizia - La filosofia dietro il premio è semplice: contribuire a riportare allegria e amicizia negli stadi. Il premio riconosce il ruolo centrale che i tifosi rivestono nel calcio e il contributo fondamentale che possono apportare nella gestione dello sport. La UEFA sostiene con forza la scelta del vincitore di quest’anno e rinnoverà il proprio sostegno a favore del Premio Internazionale di Bruxelles per i Tifosi.

Foto e Fonte: Uefa.com

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Di Roberto Alessio (del 05/03/2008 @ 10:14:25, in EduCalcio, linkato 859 volte)

Nelle ultime stagioni sportive calcistiche, come riportato ad esempio dal C.U. n°1 del 2007/2008, sono state introdotte in Italia alcune norme che prevedono l’utilizzo del “terzo tempo” con finalità educative e di fair play. Infatti, con tale denominazione, si intende non solo l’obbligatorietà di introdurre un ulteriore tempo di gioco effettivo per consentire, in tutte le categorie sino agli esordienti (10-12 anni), di far scendere in campo tutti i giocatori della panchina ma, soprattutto, di far concludere le gare tra i contendenti in modo civile, sereno e conviviale, attraverso il saluto reciproco e preferibilmente la consumazione di un pasto tutti insieme. Vuoi sotto forma di semplice raccomandazione vuoi come normativa vera e propria come nelle categorie degli adulti professionisti, entrambe le innovazioni hanno l’importante finalità di stemperare i toni molto accesi del mondo pallonaro, sin dalle categorie giovanili, cercando di ricondurlo in un alveo a dimensione “familiare”. Rimane da chiedersi tuttavia se, a prescindere da queste recenti innovazioni ancora non sentite da tutti, non fosse stato sufficiente il semplice buon senso del buon padre di famiglia per poter salutare a fine gara pubblico ed avversari, a prescindere dal risultato o dalla categoria o posta in palio. Del resto, molti sport come il rugby o le arti marziali, concludono le ostilità sul campo con un banchetto conviviale, un saluto, con il vincitore che applaude il vinto o con un inchino finale. L’allenatore può contribuire molto ed in senso positivo se, messi da parte i panni di protagonista, si adopera attivamente e continuativamente per l’educazione e la culturizzazione dei propri allievi, ad esempio anche attraverso il proprio comportamento equilibrato durante la partita, il soccorso ad un giocatore avversario infortunato, il rispetto delle decisioni del direttore di gara, il proprio saluto e quello del proprio team alla squadra avversaria prima della partita, il saluto al centro del campo a genitori ed avversari al termine della gara, anche se persa in zona Ceasrini o per incredibili e sfavorevoli interpretazioni arbitrali. Certo, per poter comportarsi in questo modo, non servono regole sportive imposte ma, soprattutto, la convinzione e condivisione che si possa e debba farlo tutti insieme per il bene comune: a volte non serve l’imposizione di un terzo tempo nella vita, cerchiamo di disputarne al meglio due!

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Di Roberto Alessio (del 02/03/2008 @ 14:02:38, in EduCalcio, linkato 988 volte)

Dopo aver illustrato alcuni suggerimenti per poter prendere contatto per la prima volta con un nuovo team in un settore giovanile, in una fascia d’età non inferiore ai 10 anni, evidenziamo un ulteriore strumento che consentirà all’educatore/allenatore di interagire efficacemente nella formazione e nella crescita dei giovani calciatori. Adottato dal mondo della scuola che l’aveva previsto a seguito di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 07/06/1995, negli ultimi anni anche a livello sportivo calcistico, si è spesso fatto riferimento al “contratto formativo” per definire e programmare i rapporti tra Società Sportiva, allievi (e le loro famiglie) ed i tecnici. È uno di quei concetti, entrato ormai a far parte del lessico scolastico che, pur tendendo apparentemente a ricondurre la formazione dell’individuo in un rapporto “contrattuale” o “mercantilistico”, piuttosto che ad un complesso e complessivo percorso di promozione umana, ha in ogni modo l’indubbio merito di cercare di dare responsabilità alle diverse parti “in gioco” sui reciproci compiti, obiettivi, metodi e risultati dell’attività sportiva/educativa. Il mondo della scuola, infatti, lo aveva concepito come una dichiarazione esplicita e partecipativa – auspicabilmente anche condivisa – dei programmi e dell’attività didattica, stilato tra il docente e l’allievo e quindi le altre diverse componenti che ruotano intorno al servizio scolastico (genitori, classi….). Così come inizialmente concepito, il contratto formativo prevedeva che:

  • l’allievo debba conoscere gli obiettivi educativi e didattici del suo curricolo, debba conoscere il percorso previsto per raggiungere tali obiettivi e debba impegnarsi per il conseguimento dei suddetti obiettivi.
  • il docente debba esprimere la propria proposta formativa, debba motivare il proprio intervento didattico e debba rendere comprensibile le strategie, gli strumenti ed i criteri di valutazione.
  • il genitore debba conoscere l’offerta formativa, debba esprimere pareri e proposte nell’ambito del consiglio di classe e debba collaborare per favorire lo sviluppo formativo dei propri figli.

In questo modo, chiarite le finalità di uno strumento in ogni caso in grado di rivestire un’importante connotazione pedagogica, anche l’allenatore, singolarmente od attraverso l’ausilio del sodalizio sportivo, potrebbe essere in grado di offrire efficacemente, all’inizio della stagione sportiva oppure all’inizio di ogni rapporto con gli atleti anche a stagione avviata, un approccio efficace e vincente, perché basato sulla reciproca collaborazione allo svolgimento dell’attività sportiva, in modo analogo a quello studiato per il mondo della scuola. Cercheremo di utilizzare questo approccio pedagogico per illustrare gli obiettivi, personalizzare la metodologia di lavoro alla diversa realtà in cui andremo ad operare e, attraverso la condivisione del progetto, dare responsabilità agli atleti nella ricerca del conseguimento del risultato finale; la condivisione, inoltre, potrà avvenire nella sua accezione più semplice, attraverso un consenso “verbale” oppure, specialmente nel caso del contratto formativo, attraverso l’apposizione di una firma da parte dell’allenatore (ed anche della società nel caso s’intenda estendere il contratto) e da parte dell’atleta. Nel caso degli atleti più piccoli la firma, comunque simbolica e non obbligatoria, servirà a responsabilizzare ulteriormente l’allievo, influendo efficacemente sull’assolvimento dell’impegno preso e sul conseguimento del risultato prefissato, solamente nel caso in cui sia stato spiegato attentamente e serenamente l’importanza del patto dallo stesso concluso e quindi sottoscritto; in alternativa, una forte stretta di mano, accompagnata da un sincero sorriso seguito da un “benvenuto a bordo” potranno essere altrettanto efficaci. Precisiamo che l’adozione di un contratto formativo, strumento innovativo a cui molti club e gli atleti stessi non sono ancora preparati,  ha una valenza “formativa” proprio perché coinvolge quasi esclusivamente il mondo del settore giovanile mentre, nel caso di una prima squadra, si rivelerà particolarmente efficace l’adozione di un regolamento interno che, come potremo meglio esaminare nel terzo capitolo, andrà concertato e condiviso con il gruppo.  Per i suesposti motivi, non rivestendo il contratto formativo un modo di imporsi unilaterale od autoritario, si distinguerà dal regolamento interno per gli impegni educativi,  comportamentali e metodologici e didattici che tutti  si assumono nei confronti dell’atleta: potremmo impropriamente definirlo,  un regolamento interno a prestazioni corrispettive, con reciproci diritti e doveri, come evidenziato nella tabella riepilogativa.

Tratto da “Nella valigia dell’allenatore” ed. Calzetti & Mariucci

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