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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 30/12/2007 @ 20:14:46, in EduCalcio, linkato 1888 volte)
Sembra che l’inserimento del cosiddetto terzo tempo nelle partite di serie A e B (che sarà obbligatorio dalla prima giornata di ritorno) sia stato una grande conquista, ma il cerimoniale di fair play scelto dalla Lega Calcio prevede solamente un saluto tra le due squadre, che si schiereranno sulla linea mediana del campo, più o meno come accade nelle partite di pallavolo. Questo gesto dovrebbe essere una cosa naturale e non imposta da un regolamento. In questo, il calcio deve imparare dal rugby! Pensiamo, restando nell’ambito del calcio giovanile, a ciò che succede nello sport della palla ovale: al termine della partita le due squadre si trovano a fare merenda INSIEME, con atleti, allenatori, dirigenti e l’arbitro, facendo prevalere l’amicizia all’antagonismo sportivo. Ma è così difficile organizzare tutto questo anche nel calcio? Possibile che non ci sia qualche società sportiva di buona volontà? Se avete organizzato iniziative di questo tipo (o avete intenzione di proporle) raccontateci idee e impressioni scrivendo alla nostra casella mail. Buona merenda e buon 2008 a tutti!
Oggi - 22 dicembre 2007 - in occasione della partita AlbinoLeffe-Ascoli, sono state invitate, come ospiti della società seriana, le associazioni sportive degli oratori bergamaschi: 1200 bambini e ragazzi con accompagnatori e genitori per un totale di oltre 2400 persone. Un momento di festa ha preceduto l’inizio della partita; alle ore 16.00 tutti erano al loro posto per sostenere con il proprio tifo la squadra di Gustinetti e al termine del match un ricchissimo pacco regalo attendeva tutti i piccoli tifosi (maglietta ufficiale della squadra, poster, berretta e regali offerti dallo sponsor Blu Farm). Oltre a questo sono numerose le iniziative dell’U.C. AlbinoLeffe nell’ambito del progetto “AlbinoLeffe… per crescere insieme” che, tra le altre, offre per tutte le partite casalinghe un biglietto promozionale rivolto agli Oratori della Diocesi di Bergamo al costo di 1 €! Ultimo, ma non per importanza, il Torneo Blu Farm Cup per la categoria "pulcini" che, oltre ad essere un significativo momento di aggregazione tra le realtà del territorio, intende perseguire anche l’obiettivo di consentire ai ragazzi la pratica dell’attività calcistica al di fuori delle competizioni Ufficiali FIGC e CSI. Le partite verranno giocate sui campi messi a disposizione dalle 24 squadre partecipanti, mentre le finali si disputeranno allo Stadio Comunale di Bergamo in anteprima ad una partita valevole per il Campionato Serie B dell’AlbinoLeffe. Complimenti, grazie e… Forza AlbinoLeffe!
Di Admin (del 14/12/2007 @ 16:28:18, in EduCalcio, linkato 1121 volte)
Ci è giunta poco fa la notizia di una scuola calcio della provincia di Firenze, vicino a Empoli, che nel week-end non scenderà in campo in segno di protesta contro i genitori ultrà che non sempre mantengono un comportamento esemplare in tribuna, nonostante si tratti di partite di Pulcini ‘97, ‘98 e ’99. “Gli sbagli degli adulti uccidono il nostro gioco”, “No alla parolacce, sì al divertimento dei bambini”, e ancora “genitori non litigate, fateci giocare!”: questi alcuni degli slogan presentati dai ragazzi dell’US Ponte a Elsa 2005. L’idea di questo “sciopero” è arrivata da Michele Mango, direttore sportivo, Gino Ghiorazzo, dirigente e Danilo Barnini, presidente della società ed è stata comunicata all’annuale festa di Natale. La società biancorossa ha inviato una lettera a cinquanta società di tutta la provincia fiorentina e al presidente territoriale della FIGC, Giovanni Fringuelli, che ha appoggiato l'iniziativa. Per ora, purtroppo, gli altri club del settore giovanile non hanno aderito alla protesta. Lo staff di educalcio.it si sente di appoggiare pienamente e di ringraziare tutti quelli che hanno promosso questa iniziativa.
Foto: Il Tirreno
Di Admin (del 13/12/2007 @ 21:51:45, in Varie, linkato 3404 volte)
Alcuni utenti hanno scritto in redazione chiedendo come fare per sostenere il blog. Riportiamo in questo post 5 possibilità di aiuto concreto a EduCalcio.it. Se reputi utile questo spazio, ti chiediamo un piccolo aiuto…
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Siti che ci sostengono:
Belli e divertenti sono stati i tanti “pensierini” scritti dai 550 bambini degli istituti e delle scuole calcio modenesi che martedì 20 novembre hanno affollato il parco Novi Sad di Modena per l’iniziativa Stradacalciando. In palio per il pensierino più bello c’era la maglia della Nazionale autografata da Luca Toni che, come loro, ha iniziato a dare i primi calci ad un pallone in terra emiliana. L’ambito premio è andato a Simone, allievo dell’A.C. Fiorano che ha fatto sorridere la giuria con la frase: “Il calcio è un sogno....e in questo sogno vorrei esserci anch’io!!!”. Moltissime, inoltre, le riflessioni sul rapporto tra calcio e tifo violento tra le quali citiamo Filippoguido dell’A.C. Invicta che scrive: “Il calcio è stupendo! Però non si possono avere delle tifoserie violente. Devono essere il 12° uomo in campo, perchè il calcio italiano va giocato e guardato da persone civili”. Sulla stessa lunghezza d’onda Luca dell’A.C. Invicta che scrive: "Il calcio è fatto per dividere e non per fare la guerra” ed anche Alessio sempre dell’A.C. Invicta scrive: “a me piace il calcio ma solo che le tifoserie devono essere meno aggressive perchè così i bambini possono andare sulle tribune”. Valentina, invece, si è affidata al suo estro creativo disegnando sul foglio 2 bambini ed una bambina che sorridenti giocano insieme a calcio: immagine che ha racchiude l’iniziativa organizzata dal Settore Giovanile e Scolastico della FIGC. Chiudiamo, infine con il pensiero di Marco dell’A.C. Fiorano al quale spetta un sicuro futuro da pubblicitario: “il calcio è come la nutella...più ne mangio, più ne voglio”.
Fonte: FIGC - SGS
Il bambino intuitivamente sa come deve porsi verso le situazioni che lo coinvolgono, tra queste anche lo sport che pratica. Il suo modo spontaneo di vivere le cose è quello di fagocitarsi del mondo, cercando di soddisfare la sua fame di conoscere ed imparare, attraverso il saziarsi delle sensazioni che trae da ciò che lo circonda. Riesce a fare questo se il suo entusiasmo a riempirsi delle cose che fa, viene appagato “qui ed ora”, ovvero nell’immediato, perché lui vive concentrato sul presente. Il suo intuito gli suggerisce che il modo migliore per affrontare la complessità del mondo in cui si trova inserito, è quello di essere semplice e diretto. Ed utilizza questo stesso approccio anche nel contesto sportivo. Noi adulti, siamo coinvolti nello svolgimento dello sport del bambino, sia in veste di educatori, sia come genitori. Nel fare questo, ciò che ci spetta , oltre ad offrire il supporto logistico negli spostamenti da un campo all’altro o l’impartire nozioni e tecniche calcistiche, è di proporci a lui come valido supporto emotivo. Nel compiere ciò, la cosa migliore da fare è quella di sostenerlo a vivere l’esperienza calcistica, “a modo suo”, ovvero concentrato nel presente da godere in ogni istante. In questo modo, rispettiamo la sua dimensione di bambino senza ledere la sua spontaneità e semplicità con la nostra maniera di vivere da adulti. Invece, capita spesso che il giovane atleta, sia indotto ad aderire ad una concezione dello sport e quindi anche del calcio, non affine al suo modo di essere, che invece di concentrarsi sui piccoli risultati e sulla quotidianità, si proietta su ciò che potrà accadere in futuro. Ciò avviene per esempio, quando il bambino mostra delle buone capacità a giocare a pallone. Ma non solo in quei casi… In questo modo, il gusto di vivere il calcio al momento, deve lasciare lo spazio a quello che si deve “diventare”, pregiudicando altri aspetti della personalità, come la stima di sé, soprattutto laddove il bambino si accorge di non spiccare in campo. Essendo influenzato da questo modo di accostarsi allo sport, il calciatore in erba, si allontana sempre più da ciò che gli veniva spontaneo, cioè giocare a pallone per il gusto di farlo, per farsi condizionare da un approccio allo sport inquinato dal modo in cui, con grande frequenza, lo viviamo noi adulti. Per noi è allettante veder vincere nostro figlio, o la squadra che istruiamo al calcio, ed immaginare che si tratti di una potenzialità che in futuro “possa emergere”... Questo perché la gratificazione che ne consegue, è una conferma per la stima che riponiamo in noi stessi. Se il bambino di cui ci occupiamo ha successo, crediamo che sia anche una nostro merito, e attraverso ciò sentiamo di valere qualcosa, e possiamo appagare le disillusioni riguardo al desiderio che avevamo da piccoli di sentirci importanti. Inoltre auspicarci che il bambino che amiamo raggiunga il successo, può rappresentare l’opportunità di appagare un bisogno profondo dell’essere umano, quello di sentirsi al sicuro e salvaguardato dalle possibili avversità, attraverso una situazione economica confortante. Queste emozioni, suscitate in noi adulti dal calcio, si riflettono sul bambino. Egli nell’abbuffarsi di pallone da qualsiasi stimolo attorno a sè glielo consenta, assorbe oltre alla nostra passione per questo sport, il nostro modo personale di viverlo. A cosa porta questo? Ad orientare il giovane calciatore completamente verso la meta ambita, sperando di essere bravo a giocare a pallone per avere successo in futuro. Nel momento in cui lo scopo per cui si gioca a pallone si concentra sul desiderio di emergere, il metro di misura utilizzato per valutare se stesso e gli altri diviene il livello di prestazione. Ciò appesantisce le dinamiche emotive che si aggirano attorno alla competitività. Quest’ultima, affrontata con spirito sportivo e serenità, preclude i suoi aspetti costruttivi. Ma non quando si focalizza soltanto sul bisogno di essere il più bravo di tutti. Per evitare questo, sarebbe bene orientare l’aspirante calciatore, anziché al confronto con gli altri, a misurarsi con i propri livelli prestazionali precedenti, così da motivarlo ad essere concentrato ed impegnarsi durante gli allenamenti e la partita, attraverso la consapevolezza dei propri progressi. Peraltro, concentrare le proprie energie soltanto su ciò che potrà avvenire in futuro, esclude l’investimento di altri ambiti, primo tra tutti l’impegno scolastico. Ciò prepara le condizioni per trasformare un ragazzo, in un potenziale fallito a 20 anni, quando sfuma la speranza di diventare un grande calciatore e non si ha un altro settore su cui poter optare. Ma più di ogni altra cosa, focalizzarsi sulla speranza di aver successo nel calcio, allontana il bambino da ciò che gli veniva da fare così bene: vivere nel presente, godere delle esperienze immediate, sapersi guardare attorno e rendersi conto di quanto ci si può riempire dell’entusiasmo tratto dalle piccole cose. Tutto questo può perdersi aderendo al modo di vivere largamente condiviso da noi adulti, che nella stragrande maggioranza prediligiamo condurre la nostra esistenza o concentrati sul passato o rivolti al futuro. Lo facciamo perché in tal modo possiamo sfuggire al presente. Un presente che spesso è ricco di infiniti motivi per essere bello ed entusiasmante, e proprio per questo lo sfuggiamo. Perché fa molta paura essere felici e rendersi conto di ciò che di prezioso si ha. Se invece anche noi adulti, provassimo qualche volta, a vivere più nel presente, saremmo anche in grado di sostenere i bambini a farlo. Da ciò susseguirebbe una maggiore attenzione per ciò che spesso viene tralasciato.. Come il brivido di entrare in un campo da gioco ed iniziare a correre. L’emozione di sentirsi bagnare il volto dalla pioggia o dalla fatica durante la gara. La condivisione delle lacrime di delusione o di gioia che a volte inondano lo spogliatoio e che fanno sentire uniti. Noi adulti, anziché influenzarli con il nostro modo di fare, dovremmo predisporci a riconoscere la saggezza che mostrano i bambini vivendo di sensazioni immediate, per renderci conto, dell’inutilità e del malessere che può attivare invece il rincorrere mete senza concentrarci a vivere appieno la strada per raggiungerle. Per il nostro bene, dovremmo approfittare della fortuna di avere accanto a noi un bambino, oltre che per godere della sua presenza, per “re-imparare”, osservandolo ed immedesimandoci in lui, l’atteggiamento con il quale muoverci nell’ambiente circostante. Questo deve avvenire all’insegna della spontaneità e dell’immediatezza, sapendo godere di quell’aspetto della vita che è “il giocare”. Il giocare con la vita stessa, allentando per qualche momento quelle che sono le problematiche e le preoccupazioni che il vivere comporta, sfuggendo alla nostra tendenza di ipervalorizzare alcuni eventi che tutto sommato non sono così fondamentali. “Re-imparare” perché una volta sapevamo farlo. Riacquisire la capacità di vivere come si fa da bambini, perché da bambini anche noi adulti ci spingevamo a conoscere il mondo ed a viverlo in questo modo. E se è vero che in ognuno di noi quel bambino, silenziosamente e spesso relegato in un angolino inascoltato, c’è e ci sarà sempre, ci farebbe un gran bene alla salute fisica e mentale poter trarre da lui l’entusiasmo che soltanto un animo giovanile può dare.
Articolo tratto da Associazione Italiana Allenatori Calcio e scritto da Isabella Gasperini, Psicologa-Psicoterapeuta, c/o Cisco-Lodigiani. Foto CSI (Danone CUP)
Oggi vorremmo parlarvi di una particolare iniziativa lanciata nel novembre 2006 da Rick Fenoglio, lettore di Scienze dello Sport alla Manchester Metropolitan University e da Paul Cooper, allenatore del Cirencester Town FC. La singolare campagna dal titolo "Give Us Back Our Game" ("Ridateci il nostro Gioco") ha l’obiettivo di allontanare le pressioni dei genitori e degli allenatori troppo esigenti dal calcio giovanile. “Tutti conosciamo il tipico esempio di un bambino che a sei anni è un grande talento, mentre il genitore comincia ad avere gli occhi a forma di sterline” - commenta Fenoglio – “Tuttavia, molti dati spiegano il motivo per cui i bambini iniziano a giocare a pallone. La vittoria e la competitività sono al settimo-ottavo posto in classifica, mentre al primo troviamo sempre il divertimento e al secondo l'insegnamento e la crescita. La maggior parte dei bambini non sfonderà, quindi vogliamo solo ridar loro il gioco del calcio. Lo sviluppo delle doti tecniche deve essere una conseguenza, non l'obiettivo". Per raggiungere questo obiettivo "Give Us Back Our Game" propone di far giocare i bambini tra i 6 e i 10 anni 4 contro 4, arbitrandosi autonomamente e quasi senza interferenze degli adulti. Questo porta, oltre a un maggiore divertimento per i bambini che hanno “più spazio”, allo sviluppo delle doti tecniche: i bambini infatti sono più incoraggiati a partecipare, toccano di più il pallone e lavorano sul controllo. Non è indispensabile il quattro contro quattro, l’importante è avere una squadra ridotta dove le competizioni siano più appropriate ai bambini. Persino il sito della Uefa ha pubblicizzato la notizia della festa nazionale organizzata da "Give Us Back Our Game" tra il 15 e il 17 giugno scorsi dove è stato chiesto a varie squadre di organizzare anche solo una partitella al parco, e di raccontare l'esperienza. I partecipanti sono stati molti: dalle squadre dei pub, alla scuola calcio del Manchester United. Commentando questo successo lo stesso Fenoglio ha aggiunto: “Lasciate che i bambini si innamorino di questo sport, lasciateli andare: sarà il calcio il loro insegnante".

Foto: Uefa.com
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"Il pallone è una bella cosa, ma non scordiamoci che è pieno d'aria"
Giovanni Trapattoni
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