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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 30/11/2007 @ 14:17:32, in EduCalcio, linkato 8603 volte)
Vi riportiamo alcuni articoli apparsi su alcuni giornali e blog all’indomani della partita Inter vs Pergocrema, categoria Pulcini, “giocata” il 07/10/2007 e terminata con il risultato 40 a 0.
Massimo Gramellini (La Stampa del 07/10/2007) - Non c’è nulla di immorale nel comportamento dei pulcini dell’Inter che hanno battuto 40 a 0 i coetanei del Pergocrema. Un bambino non conosce il senso del limite e neanche, si spera, il gusto dell’irrisione. Ma gli adulti? Trovo stupefacente che i dirigenti del Pergocrema si siano dimenticati di contestare l'arbitro (il 36° gol era chiaramente in fuorigioco) e che i genitori del portiere di riserva abbiano lasciato illeso l’allenatore, reo di aver emarginato il loro pargolo senza altra ragione plausibile che un palese intento persecutorio: con lui in campo le cose sarebbero andate ben diversamente. Lascia poi esterrefatti il silenzio del governo: risultati di questo genere sono possibili solo in un sistema che non ripartisce in modo equo i diritti televisivi e quelli sui lecca lecca. Colpisce la reazione della critica. L’agenzia Italpress ha inneggiato alla vittoria «ancor più preziosa perchè ottenuta in trasferta». Brera, almeno, avrebbe rivendicato la superiorità del difensivismo: se i bambini del Pergocrema si fossero piazzati in 11 davanti alla porta sgonfiando la palla con uno spillone, lungi dal maramaldeggiare i piccoli nerazzurri avrebbero finito per demoralizzarsi, offendo spazi invitanti al contropiede. Gli unici adulti a non deludere le attese sono stati quelli dell’Inter. I tecnici hanno evitato di frenare l’esuberanza dei pulcini per timore che imparassero le regole del galateo sportivo, pregiudicandosi irreparabilmente la carriera. Il sito web della società ha titolato con giustificato orgoglio: «L'Inter ne fa 40 al Pergocrema». E Moratti, appresa la notizia, si affretterà a comprare per un milione di milioni di euro l’intero settore giovanile del Pergocrema.
Pulcini A: l'Inter ne fa 40 al Pergocrema (Inter.it del 07/10/2007) - MILANO - I PULCINI A dell'Inter hanno sconfitto 40-0 in trasferta il Pergocrema in una gara valida per la 4^ giornata di andata del campionato di categoria. Reti nerazzurre di Bonazzoli (8), Ligotti (6), Di Marco (5), Acquistapace e Carriero (3), Lozza e Brambilla (2), Leontini, Piantanida, Salaroli, Formato, Cassani, Kouame, Pavesi, Carini , Losa, Scienza e Oppici.
Luigi Bolognini (La Repubblica del 08/10/2007) - Con questo punteggio-record i nerazzurri passano a Pergocrema. In 4 partite hanno segnato 104 gol. Qualche imbarazzo nel club. I pulcini dell'Inter vincono 40-0 "Sono bimbi, non sanno fermarsi" - "Il senso della misura si inizia a capire verso i 12-13 anni". MILANO - 0-40 sa più di punteggio tennistico, di un game quasi perso da chi batte, di break in arrivo, che di punteggio calcistico. Eppure è finita proprio 0-40 Pergocrema-Inter, valida per il campionato Pulcini Regionali, giocata ieri allo stadio Voltini di Crema. Un risultato abnorme per il calcio, dove normalmente si vince con pochissimi gol di scarto, e anomalo anche per il settore giovanile, dove punteggi poco equilibrati sono decisamente più facili. Per la cronaca, 8 reti sono di Federico Bonazzoli, bomber di 10 anni come tutti i suoi compagni, 6 di Ligotti, 5 di Di Marco, 3 di Acquistapace e Carriero, 2 di Lozza e Brambilla, e marcature singole di Leontini, Piantanida, Salaroli, Formato, Cassani, Kouame, Pavesi, Carini, Losa, Scienza e Oppici. Un punteggio che un po' imbarazza la stessa Inter. Roberto Samaden, responsabile dell'attività di base, ammette: "È difficile spiegare a dei bambini di 10 anni che non bisogna infierire sull'avversario, che a un certo punto ci si può mettere anche a palleggiare senza dover cercare per forza il tiro in porta. I bambini sono sinceri, spontanei, se possono fare 8 gol fanno 8 gol, non si fermano prima. Il senso della misura è qualcosa che si inizia a capire verso i 12-13 anni". In realtà una sorta di rispetto verso l'avversario è scattato comunque, se si guarda il tabellino: il gol numero 1 - di Leontini - è arrivato al 1° minuto, ma quello numero 40 - di Acquistapace - è del 42°. Da lì in poi, niente più reti per i rimanenti 18 minuti (nel campionato Pulcini le partite durano 60 minuti, divisi in 4 tempi di 15° l'uno, e si gioca a 7 anziché in 11). Forse anche Bonazzoli e compagni hanno guardato in faccia gli avversari cremaschi, bambini come loro, e si sono frenati. "D'altronde - prosegue Samaden - la filosofia di questi incontri è ancora quella dell'oratorio, e lo dico nel senso migliore possibile: quella del divertimento puro, del giocare per il gusto di farlo, senza pensare a schemi, ripartenze e tatticismi, ma solo a confrontarsi con gli avversari. Per questo non ci sono neanche le classifiche". Dove comunque l'Inter, allenata dalla coppia Giuliano Rusca e Michele Ravera, sarebbe prima, con 4 vittorie in altrettante partite, dove ha segnato 104 gol (23 al Montichiari, 19 al Mantova e 22 alla Cremonese), segno di una nettissima superiorità. "In effetti abbiamo una selezione di livello importante, ma a queste età le cifre non le guardiamo neppure", chiude Samaden.
Lettera ai miei pulcini che hanno vinto 40 a zero (Blog di Giuliano Rusca del 11/10/2007) - Cari ragazzi, so che le polemiche non erano per fortuna rivolte a voi, ma so benissimo che non riuscite a capire perché qualcuno vi accusi di aver vinto facendo troppi goal. E avete bisogno di spiegazioni, di certezze. Qualcuno vi deve pur spiegare perché siete stati accusati di aver fatto troppi goal. Avete vinto una partita per 40 a zero e invece dei complimenti sono arrivate le critiche, aspre critiche. Questo è un fatto Difficile da capire per un bambino che entra in campo desideroso solo di vincere e di fare più goal possibili, di giocare a calcio nel modo migliore come gli hanno sempre insegnato. Gli adulti (giornalisti, opinionisti, genitori, allenatori) hanno perso ancora una volta una splendida occasione per tacere, per lasciare il gioco tutto nelle vostre mani: avete giocato bene, avete rispettato le regole, siete stati corretti in campo e con i vostri avversari. Il mondo sporco delle polemiche del calcio doveva rimanere fuori dal vostro gioco, doveva rispettare di più sia voi che avete vinto, sia i vostri piccoli avversari che hanno perso. Avevano una bellissima carta da giocare: il silenzio. Voi siete dei bambini, entrate in campo per giocare fino all’ultimo minuto, restare in campo a palleggiare umiliando i vostri avversari perché ritenuti non all’altezza del vostro gioco è qualcosa di estraneo al vostro mondo di bambini che vogliono giocare, giocare, sempre e solo giocare. Nessuno ha pensato che andavate protetti… tutti. Che tutto questo clamore non doveva sfiorarvi . Si sono dimenticati di voi, si sono dimenticati che anche voi siete dei bambini, esattamente come i vostri piccoli avversari che hanno perso. Non dei campioni o dei super-bambini, semplicemente dei bambini che hanno giocato una splendida partita. Per questo motivo io vi dico bravi, ancora una volta bravi. Avete giocato bene, vi siete impegnati ed avete vinto. Non ho niente da rimproverare né a me né a voi. Finché entrerete in campo rispettando le regole del gioco, rispettando i vostri avversari, tenendo un comportamento corretto sul campo, non dovete temere di essere rimproverati, non dovete temere che il vostro allenatore vi dica di non segnare più goal. Per questo, coraggio! Andate avanti così, non lasciatevi intimidire dalla critiche, anche questo potrà aiutarvi a diventare se non dei futuri campioni almeno futuri uomini sicuri di sé e dei propri valori. Avete vinto in modo corretto: nessuno deve infangare o sminuire la vostra netta vittoria. E i vostri piccoli avversari? Anche loro sono stati vittime di tutto questo inutile chiasso. Hanno perso giocando contro di voi ma non si sono arresi, anche loro hanno giocato fino alla fine. Certo non sono stati contenti di aver perso, quale bambino lo sarebbe? Ma sono sicuro che finita la partita pensavano solamente alla prossima: pronti per una rivincita con un’altra squadra. Invece qualcuno ha voluto trasformarli in piccole vittime. Per questo chiedo scusa a voi e a loro a nome di tutti quelli che hanno parlato a sproposito, infangando il vostro gioco pulito e pieno di entusiasmo. Voi bambini siete la cosa più bella e più pulita del calcio, il vero motivo per il quale non mi arrendo e continuo ad amare questo sport meraviglioso.
La presenza degli adulti, e più specificatamente dei genitori, è una componente irrinunciabile delle partite di calcio giovanile. A volte, però, la loro partecipazione, travalica quelle che sono alcune regole importanti che sarebbe utile tenere sempre ben presenti: si ritiene opportuno riassumerle brevemente qui di seguito, lasciando al buon senso di tutti (dirigenti e tecnici compresi) la loro applicazione.
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Ricordare che l’attività è svolta da un bambino e non da un adulto.
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Non decidere troppo per lui.
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Non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche, evitando anche di darne giudizi in pubblico (in caso di episodi ritenuti gravi, rivolgersi in società).
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Non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant’altro, evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici, né troppo accondiscendenti alle sue richieste, spesso solo capricci).
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Incitare sempre il bambino a migliorarsi, facendogli capire che l’impegno in allenamento in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che, come a scuola, per fare bene occorre un impegno serio).
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Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe e portare la borsa da solo (rendendolo piano piano autosufficiente).
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Non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
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Controllarsi durante le partite: un tifo eccessivo è diseducativo per i bambini e nuoce all’immagine della società.
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Ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa da un allenamento o da una partita è felice.
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Ricordare che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino, sono bambini a loro volta e pertanto vanno rispettati quanto lui e non offesi.
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Rispettare l’arbitro e non offenderlo: molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile e tutti possono sbagliare.
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Ricordarsi che non sempre l’erba del vicino è davvero più verde: pertanto, prima di criticare l’operato della società cercare di capire, chiedendo direttamente spiegazioni ai dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.
Lelio Marchi Responsabile Scuola Calcio U.S.D. Pescia 1912
Di Admin (del 29/11/2007 @ 22:18:48, in EduCalcio, linkato 1029 volte)
La questione della violenza dentro e fuori gli stadi, ancora irrisolta, è diventata una vera emergenza sociale. Quando parliamo di sport, ed in particolare di calcio, si sente spesso parlare di "fede" legata ad una particolare società sportiva; è cioè la società sportiva per prima che si fa promotrice di una cultura parallela ad una più generica cultura di riferimento. Questa cultura parallela, essendo condivisa da meno persone, diventa automaticamente da difendere e spesso i suoi principi si discostano dalla cultura di riferimento, creando un divario difficilmente colmabile. Questa stessa sotto cultura, diventa motivo di violenza; ogni membro, infatti, non solo è chiamato a rispecchiarsi nei principi, ideali, schemi comportamentali, che la cultura impone, ma viene spinto alla difesa della stessa, mosso da un desiderio di identificazione e di dimostrazione della fedeltà alla squadra, ed agli altri membri del gruppo, e da un desiderio di supremazia sulle altre sotto culture. Tifare per una squadra diventa spesso sinonimo di adesione ai principi del branco e annullamento del pensiero individuale, e conseguente aderenza al pensiero collettivo, con la messa in atto di comportamenti ad alto rischio, ed illegali. Violare le norme, manifestare comportamenti aggressivi in gruppo è più semplice; grazie alla distribuzione della colpa, alla deumanizzazione della vittima e ad altri meccanismi di disimpegno morale, agire in modo illecito è percepito come non grave, e non direttamente imputabile a se stessi. La deumanizzazione è evidente nei cori, e nella ferocia con cui spesso i gruppi di tifosi si scontrano; l’individuo non è considerato come soggetto ma come parte di una sotto-cultura, come simbolo di quella fede e per tale ragione, colpevole, meritevole di violenza. Cosa ha a che fare tutto questo con lo sport? Nulla. Ma il concetto di squadra si presta bene alle dinamiche di gruppo e se queste dinamiche non vengono contestate dalla squadra stessa, ma anzi promosse per sottostanti fini economici, si innesca un meccanismo a catena per cui l’intervento esterno, ad esempio delle autorità, non fa altro che acutizzare le reazioni del branco. Diffondere una cultura sportiva che non passi per la violenza, e che sia portavoce dei valori della cultura di riferimento, come il rispetto, la sana competizione, la cooperazione, è possibile! Già dai primi passi che un bimbo compie all’interno del mondo sportivo è possibile intervenire con questa trasmissione, educando bambini e genitori ad un uso ludico dello sport. Bisogna educare anche i genitori, che spesso incitano e spingono i figli verso una competizione non ludica e quindi aggressiva. Giocare non significa vincere. I genitori lo sanno? Basta andare ad una partita di pulcini per vedere contestazioni anche forti ad allenatori che fanno giocare tutti i bimbi, preferendo un clima ludico ad un clima competitivo orientato alla vittoria. Cosa trasmette questo ad un figlio? Questo figlio che tifoso sarà?
Postato dalla dott.ssa Nicoletta Iurilli sul sito Psicologia e Dintorni
Di Admin (del 21/11/2007 @ 13:47:46, in EduCalcio, linkato 3538 volte)
Lettera inviata da alcune società sportive ai genitori dei bambini iscritti, con l'obiettivo di dare uno spunto di riflessione e di diffondere tra le famiglie una sana mentalità della pratica sportiva.
Caro papà, lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui (l'arbitro) ha sbagliato; ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente. Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l'arbitro sbaglierà di meno... Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire; "tiraaa", "passaaaaa", "fai tutto da solo", "buttalo giù". Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l'arbitro e gli avversari e di essere sempre educato... E se "buttassero giù" me, quante parolacce diresti? Un'altra cosa, papà: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a guardare i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti (come dice il mio mister). E per piacere insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami, papà, ma non dire alla mamma al ritorno dalla partita: "oggi ha vinto" o "ha perso"; dille solo che mi sono divertito tante e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il mio portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce l'ha detto il mister). E ascoltami papà: al termine della partita, non venire nello spogliatoio per vedere se faccio la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C'è stampato il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone. Non prendertela papà se ti dico queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene... ma adesso è già tardi. Devo correre al campo per l'allenamento. Se arrivo tardi il mio "mister" non mi farà giocare la prossima volta... Ciao!

Foto: LaValGandino
Di Admin (del 20/11/2007 @ 13:08:01, in EduCalcio, linkato 1522 volte)
Accade sempre più spesso che sui campi da gioco la mancanza di rispetto e il linguaggio gravemente scorretto rovinino il clima sportivo delle partite. Basta assistere ad un qualsiasi match per accorgersi di quanto il regolamento venga calpestato e di quanto sia assente il rispetto verso l’arbitro e l’avversario da parte di atleti, allenatori e accompagnatori delle categorie del settore giovanile, gia a partire dai Pulcini. Tutto ciò, probabilmente, è la conseguenza del Grande Calcio, quello di serie A e B: anche gli episodi degli ultimi giorni lo confermano. Il nostro motto vuole “provocatoriamente” unire due parole "educazione" e "calcio": siamo convinti che "educare attraverso lo sport" non debba essere solo un bel motto. EduCalcio.it nasce con l'idea di raccogliere materiale utile a genitori, allenatori, dirigenti, società sportive, scuole calcio, educatori sportivi… ecc. Nel blog potrete trovare articoli, relazioni, spunti di riflessione, e commenti sul complesso mondo del calcio giovanile. Se hai del materiale che ritieni interessante da condividere per riflettere insieme su questo importante tema, non esitare a contattarci all’indirizzo info@educalcio.it …e ricorda che puoi commentare qualsiasi articolo! Restiamo a disposizione per qualsiasi informazione, richiesta, critica e suggerimento.
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"Sacrificio lo sport? Sacrificio è non avere il pane ogni giorno, non avere un tetto sopra il capo, lo sport è un grande impegno"
Josefa Idem
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