Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 27/01/2012 @ 14:55:22, in EduCalcio, linkato 28 volte)

Proviamo a dare i numeri. Non per diventare “matti” ma per capire. È stata pubblicata recentemente una ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul calcio professionistico. I dati riguardano il 2010. Quanto ha perso complessivamente il calcio professionistico in quell’anno? La bellezza di 346 milioni di euro. Bella cifra, non vi pare? Tenete conto, ad esempio, che il Coni riceve ogni anno dallo Stato circa 400 milioni di euro per far funzionare tutto il sistema sportivo italiano (dall’alta prestazione allo sport di base). Diamo ora un’occhiata ai ricavi della Serie A. Il 63% arriva dai diritti televisivi. Il 24% dal marketing e dintorni. Solo il 13% dai ricavi da stadio. In Europa non sempre è così. In Germania, nella Bundelisga, solo il 30% arriva dai diritti televisivi, il 45% dal marketing ed il 25% dai ricavi da stadio. Sempre il 25% dei ricavi deriva dal botteghino anche in Premier League e nella Liga spagnola. Tutto ciò si traduce nel mettere la Serie A come fanalino di coda nella media spettatori delle 5 top leghe europee. Bundelisga 42mila a partita; Premier 34mila; Liga 29mila; Serie A “solo” 24mila presenze a partita. Andando avanti così avremo stadi sempre più vuoti. Questo lo capisce un bambino dell’asilo. E un bambino delle elementari capisce perché i Club non sono così preoccupati di questo fenomeno: perché “quota” solo il 13% delle loro entrate. Siamo preoccupati noi. Perché un calcio con gli stadi vuoti perde di “umanità”, di festa, di allegria, di dimensione popolare… E ancora numeri: nel 2010 ben 16 club su 20 hanno chiuso il bilancio in perdita. Chi ha perso di più è l’Inter, con meno 69 milioni di euro, seguito dal Bari (-19 mln) e dal Palermo (-17mln). Perdite per “solo” 11 milioni per la Juve e di 9 milioni per il Milan. A chiudere in attivo Fiorentina, Catania, Livorno e Napoli. Imbarazzanti i dati sugli stipendi dei calciatori. Nel 2006 la spesa complessiva lorda in serie A era di 546 milioni di euro, nel 2011 è arrivata all’impressionante cifra di 1.100 milioni di euro laddove oltre il 70% dei ricavi totali di un club serve a coprire gli stipendi. In nessun altro campionato questo rapporto è così elevato. Altro dato che interessa molto: in questo “mare di soldi” che è la Serie A quanto viene investito nei settori giovanili? Mediamente le società italiane investono il 50% in meno rispetto ai club Europei. Qualche esempio? Barcellona 12 milioni euro all’anno. Arsenal 10 milioni. Inter, Milan e Juve “solo” 5 milioni. Ovviamente i risultati si vedono. La media europea dei giocatori che esordiscono in prima squadra arrivando dal settore giovanile è del 22%. In Italia “tristemente” solo del 12%. E arriviamo, infine, al “numero che non c’è”. Sarebbe ragionevole aspettarsi che una piccolissima fetta della “montagna di soldi” che ruota intorno alla Serie A venisse destinata a sostenere le società sportive di base. Quelle – per capirci – di quartiere, di periferia, d’oratorio e dintorni. Una logica di sussidiarietà imporrebbe una scelta di questo genere. Invece nulla. La ricerca non riporta un euro speso in questa direzione. E non è una svista. Al di là di rare eccezioni (ci risultano Inter e Milan) il sistema non pensa proprio a sostenere la sua base. Non capendo che, prima o poi, se la base non sarà più solida crollerà.

Massimo Achini

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Di Admin (del 24/10/2011 @ 23:23:19, in EduCalcio, linkato 373 volte)
Lunedì scorso ho ricevuto una lettera dalla  mamma di una ragazza di Ravenna. Portava  alla ribalta una questione che al Csi sta  molto a cuore e che sistematicamente torna a  galla. “Caro Presidente, buongiorno. Mia figlia gioca a pallavolo da 7/8 anni in una piccola società sportiva e quest’anno, insieme a una sua amica, le è capitata l’occasione di cambiare  società, senza tante pretese ma forse per provare ad imparare anche qualcosa in più. L’allenatrice le ha concesso il permesso di fare questa prova, ma  al momento della decisione di cambiare il  Presidente della società non le ha rilasciato il cartellino e così le ragazze quest’anno non  possono giocare ma solo allenarsi. Volevo sapere, vista la mia ignoranza in materia, ma a questi  livelli è possibile che possa succedere questo? Ma  questi ’cartellini’ sono stati firmati da noi genitori? Io non ricordo che mi abbiamo spiegato o fatto firmare qualcosa di così vincolante. Cosa si può fare per risolvere al meglio questo problema senza vedere mia figlia che torna dalle partitelle di allenamento con le lacrime agli occhi? Non oso pensare cosa può succedere quando inizierà il campionato... io pensavo che  lo sport fosse un momento di svago e di  divertimento, non di sofferenza. Mi può dare qualche consiglio? Come genitori siamo molto, molto arrabbiati!”. Cara Signora, il problema che  Lei solleva mi sta immensamente a cuore, e nella  speranza di essere chiaro provo a risponderLe così. Punto primo. Consiglio a Lei ed a tutti i  genitori di essere meno “superficiali e distratti” quando scegliete la società sportiva in cui fare giocare vostro figlio. Troppo spesso la vostra attenzione si concentra su quale “categoria” fa la società, su quanto è bello il campo di gioco, oppure su quanto è comodo perché vicino a casa  o al supermercato. Imparate a chiedere di prendere visione del progetto educativo del gruppo sportivo. Imparate a valutare se l’obiettivo è quello di cercare di sfornare campioncini o quello di educare i ragazzi alla vita. Eviterete brutte sorprese come quelle capitate a Lei. È  appena il caso di accennarLe che nel Csi questa regola non esiste e che i ragazzi a fine anno sono  liberi di andare a giocare dove vogliono. Per noi giocare e fare sport è un diritto di ogni minore, e in quanto diritto ognuno deve poterlo esercitare come meglio crede. Punto secondo. Ha ragione,  meglio mille ragioni ad arrabbiarsi ed indignarsi. Punto terzo. Il Presidente della società sportiva dove gioca sua figlia non è un “fuorilegge”. Le norme in vigore in questo momento in molti ambiti sportivi gli permettono di essere  “proprietario” del destino sportivo di sua figlia. Sembra surreale ma è così. Punto quarto. In Italia  ci sono tanti ragazzi e ragazze che si trovano nella condizione di sua figlia. È allucinante ma è così. Non sono ragazzi che giocano nei settori giovanili  professionistici. Sono ragazzi che giocano nella società sportiva sotto casa, che giocano per divertirsi e che sanno che non diventeranno mai campioni. Tenga conto che, ogni volta che viene  negato a uno di loro il “diritto” di divertirsi e di  giocare dove vuole e con chi vuole, a “perdere” è tutto lo sport italiano. Cambiare le cose non è  facile. Noi da tempo stiamo cercando di farlo. E  non ci arrenderemo.
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Di Admin (del 20/09/2011 @ 15:14:08, in EduCalcio, linkato 764 volte)
Il dato della scorsa stagione fornito dal direttore generale della Federcalcio, Antonello Valentini, che annuncia nuove misure: "Nei campionati dilettantistici e giovanili succede di tutto. Ora ci saranno multe per i tesserati e sanzioni più dure per la società. Non deve succedere più". Linea dura della Federazione Italiana Calcio contro gli episodi di violenza nei confronti dei direttori di gara, un fenomeno che continua nel nostro Paese in maniera preoccupante.
 
VALENTINI: "600 ARBITRI AGGREDITI ANNO SCORSO" - "In Italia si giocano 570mila partite ufficiali in una stagione effettiva, 18-20 mila a settimana dalla Serie A ai campionati giovanili, con 570mila arbitri quindi in campo ogni anno e nella passata stagione sono stati 600 gli arbitri aggrediti e malmenati - ha detto Antonello Valentini, direttore generale della Figc, esponendo i dati a Radio Anch'Io lo Sport -. C'è un campionario delle diverse vigliaccherie possibili nei campionati dilettantistici e giovanili, parliamo di prima, seconda, terza categoria e in parte anche in Promozione, a macchia di leopardo sul territorio italiano. Vorremmo zero aggressioni e ci battiamo per questo".
 
MULTE SALATE PER TESSERATI E SOCIETA' - Non solo una dichiarazione di principio, ma supportata da strumenti concreti. "Il consiglio federale, dopo una relazione del presidente dell'Aia Marcello Nicchi, su proposta di Abete ha approvato una serie ulteriore di misure che riguardano questi campionati - conferma Valentini -. A carico dei tesserati prima c'era solo la possibilità di squalifiche, ma adesso abbiamo inserito anche per i calciatori le ammende e le pene pecuniari, quindi pagheranno di tasca loro. Per le società era prevista già un'ammenda, ma dalla prossima stagione quelle che si macchieranno di episodi di violenza non usufruiranno più della gratuità del servizio arbitrale, pagheranno e verseranno una somma forfettaria che andrà in un fondo per la salvaguardia degli arbitri".
 
VIA LIBERA A RICHIESTA DI RISARCIMENTI - Ma non finisce qui. "Le pene sono severe, come le squalifiche di 5 anni con proposta di radiazione. Daremo inoltre anche l'autorizzazione ad adire le vie legali per avere risarcimenti - sottolinea il direttore generale Figc -. Parliamo di molti ragazzi giovanissimi, ma anche meno giovani, visto che ci sono anche uomini di più di 30 anni. Ma tutti vorrebbero un Collina, non avendo neanche gli assistenti, siamo fuori di testa qualche volta".
 
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Di Admin (del 30/08/2011 @ 10:19:55, in EduCalcio, linkato 425 volte)

In provincia di Rimini  è stato avviato un progetto vincente per sensibilizzarealla correttezza dentro e fuori dal campo, invitando i genitori di Pulcini ed Esordienti a sedere in panchina al fianco della squadra.

Una partita di calcio vissuta dal campo o dalla panchina non è mai come la si vede tifando da sugli spalti, e lo sanno bene i veri protagonisti del gioco, calciatori e allenatori. Per questo la Delegazione Provinciale di Rimini ha voluto coinvolgere le sue Società nell’innovativo progetto “Genitori in panchina”. Come dice il nome stesso, a turno un genitore di squadre Pulcini ed Esordienti ha avuto l’opportunità di sedere insieme al mister, ai dirigenti e naturalmente ai piccoli calciatori per vivere la partita “dall’interno" e comprendere quelle dinamiche di gioco che vengono troppo spesso inopportunamente messe in dubbio quando si siede in tribuna. Non è purtroppo raro infatti, anche a livello di calcio giovanile, assistere a spiacevoli episodi proprio da parte di quegli adulti che dovrebbero rappresentare, agli occhi del bambino, la figura di educatore per eccellenza: commenti e insulti fuori luogo urlati all’indirizzo dei piccoli avversari, del tecnico e naturalmente degli arbitri, incitazioni a gesti scorretti e nei casi più estremi persino accenni di rissa fra genitori di squadre contrapposte sono infatti tristemente frequenti. L'iniziativa ha avuto l’obiettivo di promuovere un più positivo coinvolgimento delle famiglie nella crescita dei giovani atleti, cercando di far capire come la partita, al di la del risultato, altro non è che la fase conclusiva del processo educativo che le Società, nella figura degli allenatori, sviluppano con i bambini giorno dopo giorno attraverso l'allenamento sul campo, ma non solo. In un momento in cui, a partire dai professionisti, si parla molto di Fair play, tessere del tifoso e stadi “senza barriere”, per riscoprire i veri valori dello sport è necessario innanzitutto rieducare al rispetto reciproco e alla tolleranza a partire proprio dai genitori per sviluppare una forma di partecipazione "intelligente" all'appuntamento calcistico. Per i promotori, invitare in panchina le mamme e i papà dei piccoli calciatori ha immediatamente dato riscontri positivi: "A quasi due mesi dal via del progetto hanno partecipato una ventina delle nostre Società - afferma Giordano Giacomini - e alla soddisfazione della Delegazione dobbiamo aggiungere la gratificazione di dirigenti e istruttori, che hanno finalmente avuto la possibilità di mostrare qual è il loro approccio alla gara.” E gli stessi genitori sembrano aver in un certo senso “imparato la lezione”: una volta ritornati al loro posto abituale, in molti dei casi hanno infatti immediatamente coinvolto tutti gli altri presenti invitandoli a seguire la partita senza farsi sopraffare dall’agonismo o dall’ansia di vittoria, onorando il vero spirito del gioco “è un primo passo - prosegue Stefano Mussoni - ma siamo convinti che solo lavorando sulle famiglie, creando una cultura dello sport che aiuti i giovani a crescere nel rispetto delle regole e degli avversari, accettando le sconfitte ed esultando per le vittorie daremo un contributo di notevole spessore per migliore tutto il Movimento fin dalla base.”

Contributi >  mamme in campo
Imparare dai nostri ragazzi
Alla  ASD Colonnella Rimini sono state le mamme  a scendere in panchina al fianco dei figli durante un'esibizione della categoria Pulcini.  Queste le parole di Francesca, mamma di Nicolas: “è stata un'esperienza interessante e molto positiva non solo per noi adulti, ma credo anche per gli stessi bambini, perché hanno potuto rendersi conto di quanto i genitori vivano con trasporto e partecipazione la partita. Credo sia stato anche un bel modo per infondere sicurezza ai nostri figli per il prosieguo della loro formazione, non solo sportiva.” Donatella, mamma di Alberto, aggiunge: “Posso dire di aver vissuto in prima persona un momento educativo, perchè stando in panchina ho preso coscienza degli sforzi costanti dell'allenatore nel disciplinare ed organizzare un gruppo di giovani calciatori, non solo per ottenere la massima attenzione  al gioco, ma anche per abituare ogni bambino a giocare in funzione del gruppo e non a titolo personale.Ho apprezzato anche la scelta di far giocare a turno tutti quanti , anche se talvolta a scapito del risultato, perchè alla fine dobbiamo essere consapevoli che è il divertimento a dover prevalere sull’agonismo.” Spazio poi anche ad un pizzico di autocritica: “Stando a vicino alla squadra - ha ammesso mamma Francesca - ci siamo rese conto dell’impatto che hanno sui piccoli in campo gli umori dei genitori e del pubblico che commenta dalla tribuna e abbiamo capito che certi nostri comportamenti sono tutt'altro che educativi, perchè tolgono serenità ad un appuntamento sportivo che per i bambini, ma anche per i grandi, dovrebbe essere vissuto ogni volta come un momento per divertirsi insieme più che una competizione.”

Focus su > il caso
Divertirsi insieme prima di tutto
Dicembre 2009: durante una partita, o meglio "un'esibizione" della categoria Pulcini fra Affico e Firenze Sud, improvvisamente qualcuno fra i parenti dei piccoli calciatori incita platealmente un bambino ad “entrare duro” sulle gambe del diretto avversario. Sulla piccola tribuna si scatena il finimondo: l’autore del gesto è immediatamente apostrofato dalle famiglie della squadra avversaria e la situazione degenera arrivando quasi al contatto fisico. A questo punto i giovani sportivi del Firenze Sud, turbati dal pessimo spettacolo offerto dai propri “sostenitori”, decidono su consiglio dell’istruttore di ritirarsi dalla partita e smettono di giocare.
Le grida dei litiganti sono allora coperte dagli applausi dei presenti per il gesto dei piccoli calciatori in una gara che, per la Federazione, non è neppure da considerarsi una partita ufficiale, ma piuttosto un importante momento di gioco e divertimento collettivo per avvicinare i bambini, classe 2001, allo sport più bello del mondo.
"Il nostro Responsabile di Scuola Calcio, Giovannelli, ha fatto più che bene a ritirare i ragazzi visto quello che stava succedendo ai lati del campo - ha sottolineato il vicepresidente del Firenze Sud, Gori - e anche i dirigenti dell’Affico hanno immediatamente compreso il valore di questo gesto”. Non bisogna dimenticare infatti l'importanza che lo spirito di aggregazione ed il Fair play ricoprono per i piccoli calciatori durante il periodo dell'Attività di Base, in cui lo stesso regolamento prevede incontri cinque contro cinque, un campo di dimensioni ridotte con un dirigente della Società ospitante a far da arbitro e tre tempi da quindici minuti ciascuno per dare a tutti la possibilità di scendere in campo. Inoltre se il divario tra le due squadre supera le tre reti, chi è in svantaggio ha diritto ad inserire un giocatore in più. Segnali importanti che dovrebbero aiutare tutti, come già fanno i ragazzi in campo, a vivere lo sport come momento di aggregazione fra persone che condividono la passione per il calcio, senza eccessi ne fanatismi.

Fonte: Il Calcio Illustrato

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Di Admin (del 18/07/2011 @ 10:12:36, in EduCalcio, linkato 375 volte)
La squadra dei bambini che sogna un gol
"un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
 
Il video è in lingua originale con sottotitolo in inglese. Duecentosettantuno gol incassati e una sola palla mandata in rete: "l'equip petit" è una squadra che sogna di vincere. Un obiettivo ambizioso, perché finora i piccoli calciatori del Margatania FC non hanno chiuso una partita in attivo. "Il migliore risultato raggiunto è stato quando abbiamo preso solo 11 gol, il peggiore quando abbiamo perso 0 a 27"- racconta l'allenatore - "però loro continuano a giocare, si divertono e imparano a rispettare l'avversario e i compagni di squadra". Come Charlie Brown sul campo di baseball, Haritz il portiere non molla: "Non ho paura della palla". Anche i suoi compagni sanno che, prima o poi, segneranno in porta. "Quando accadrà sarò così felice che prenderò il volo", dice sorridendo uno di loro. E il Margatania ha tutti i numeri per farlo perché - come canta De Gregori - "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
(di Roger Gomez e Dani Resines - Elcangrejo.tv)
 
 
ASSEGNAMO IL PALLONE D’ORO AGLI SPAGNOLI
 
Non ad Iniesta, Xavi, Villa o Messi ma ai piccoli campioni della “Equip Petit” che affermano sorridenti e felici: “Faremo gol quando saremo grandi” 
 
Spopola sul web negli ultimi giorni il cortometraggio del regista spagnolo El Cangrejo che intervista l’”Equip Petit”, una squadra di calcio catalana composta da bambini e bambine che ha concluso il campionato subendo ben 271 gol e realizzando un solo gol per altro, annullato perché in fuori gioco!
 
Roba da suicidio? Nemmeno per idea. Pol, Eduard, Adrià, Mortì, Emma, Nil, Gerard, Dìdac, Cristian, Ivan, Xavier e Ruth, questi i nomi dei piccoli campioni, sono stati sempre presenti in campo felici e sorridenti al termine di ogni partita. Le idee talmente chiare da lasciare a bocca aperta: “Non ci importa di non segnare, ci divertiamo lo stesso! Impareremo a fare gol quando diventeremo più grandi”.
 
Guardando il cortometraggio la proposta del CSI, per bocca del suo Presidente Massimo Achini, viene spontanea: “Diamo a loro il Pallone d’oro. E diamoglielo sul serio e non per scherzo o per provocazione. Diamoglielo pure ex equo, senza così toglierlo al grande campione che sarà votato – come sempre- dalla giuria dei giornalisti. Ma dimostriamo a tutto il mondo dello sport che c’è lo SPORT anzi gli SPORTIVI che fanno la differenza”.
 
E da li cosa accadrebbe? Questi “ragazzi“ diventerebbero famosi in tutta Europa. Si parlerebbe di loro ma soprattutto del fatto che esiste lo sport con la S maiuscola dove non è importante vincere o perdere ma divertirsi, crescere, confrontarsi per diventare UOMINI e DONNE di domani.
 
La motivazione ufficiale per l’assegnazione del pallone d’oro potrebbe essere la seguente: Nemmeno 271 gol incassati riescono a battere il divertimento e la voglia di giocare“.
 
Sarebbe una lezione di vita per tutti, per i genitori che vorrebbero tutti figli campioni, per gli allenatori che spesso inveiscono a bordo campo, per i “veri” campioni che spesso, sporcano con vari escamotage, la loro maglia.
 
Ieri abbiamo preso carta e penna ed abbiamo scritto alla FIFA per ufficializzare la nostra proposta di assegnazione del pallone d’oro. Ci diranno che non è possibile. Ma noi sappiamo che tutto è possibile…ci vuole solo un pizzico di coraggio in più… quel pizzico di coraggio che con il sorriso innocente dei piccoli dell’ “Equip Petit” li porta a dire: “Non ci importa…faremo gol quando saremo grandi!”.
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Di Admin (del 06/06/2011 @ 15:31:50, in EduCalcio, linkato 342 volte)
Ci sentiamo traditi, danneggiati ed indignati. Andiamo con ordine.Traditi perché, scandalo dopo scandalo, il calcio moderno sta rubando i sogni ai ragazzi di oggi. Noi abbiamo e vogliamo avere fiducia nei confronti del calcio professionistico. L’abbiamo detto più volte: più che criticare ci piace costruire. Per questo abbiamo proposto nuove alleanze chiedendo ai campioni di “sentire” la responsabilità che hanno nei confronti dei ragazzi e “capire” che sono chiamati ad essere “modelli positivi” per i giovani.Quando tutto ciò non avviene (pur lasciando il beneficio del dubbio finché la giustizia ordinaria e sportiva non avrà emesso il responso), noi ci sentiamo traditi e siamo profondamente arrabbiati. Traditi da tutti ed in particolare da un ex-atleta che si chiama Signori e che ha iniziato a giocare nel CSI.Sino a ieri lo citavamo con orgoglio tra i campioni che hanno iniziato in Oratorio. Oggi -anche se virtualmente - l’abbiamo immediatamente radiato dall’Associazione.Non ci sentiamo solo traditi. Ci sentiamo anche danneggiati.Danneggiati come cittadini, come sportivi, ma soprattutto come educatori.Questi scandali del calcio non sono innocui. Rischiano, ogni volta, di vanificare (certo solo in piccola parte) il paziente lavoro educativo che - settimana dopo settimana - allenatori e dirigenti delle società di base costruiscono con amore ed entusiasmo.Impegniamo migliaia di ore per insegnare i valori della vita attraverso lo sport. Scoprire che i campioni tradiscono questi valori rende tutto più difficile e complicato.Per questo ci sentiamo danneggiati.Tutti sappiamo come funziona la responsabilità civile. Se uno provoca danni a terze persone deve risarcire. Ma, se non è assicurato, deve pagare di tasca propria.E gli ingenti danni educativi che questa nuova “scommettopoli” provocherà nei confronti dei ragazzi? Bisognerebbe inventare una sorta di Responsabilità Civile Educativa. Qualcuno dovrebbe pagare. Non è questione di soldi, ma di dignità.Chi scandalizza il mondo educativo (non solo sportivo!) fa del male ai ragazzi di oggi e di domani. E questo andrebbe, una volta per tutte, sancito e riconosciuto quale danno educativo. La Giustizia Sportiva forse non ha gli strumenti per farlo. Ma il “buon senso comune” e l’etica di una comunità son convinti che è tempo d’intervenire. Che è giusto pensare a “pene alternative” per obbligare Signori e i suoi amici a lavare e pulire gli spogliatoi di una squadra di ragazzini tutte le settimane per qualche anno ed a sistemare il campo prima di ogni loro partita. O comunque qualcosa di molto simile: un umile servizio allo sport tradito. Ci sentiamo traditi e danneggiati… ma non solo.Dicevamo che ci sentiamo anche e soprattutto indignati.Scandalo dopo scandalo il “bicchiere è quasi pieno”. Chi ama lo sport, i suoi valori, i ragazzi e la loro educazione non ce la fa più a sopportare tutto questo. Dentro il cuore e la mente “nasce” una sorta d’indignazione che fatica sempre più ad arrendersi all’idea che siamo impotenti. Si, ci sentiamo gli “indignados” dello sport!Qualche gesto, qualche “mobilitazione popolare”, qualche “provocazione forte” avremmo proprio voglia di metterla in campo. Da sempre però  il CSI vive con coerenza la sua vocazione educativa. Da sempre non ci interessa polemizzare ma costruire e collaborare per risolvere i problemi.A tutto il mondo del calcio professionistico gridiamo: “abbiate coscienza di essere in difficoltà nel trasmettere i valori fondamentali dello sport e della vita nelle vostre società sportive e tra i vostri atleti. Noi, Centro Sportivo Italiano, ci siamo, siamo pronti a collaborare per aiutarvi. Non fate l’errore di non cambiare nulla e andare avanti come prima. È un copione già visto troppe volte in questi anni” Abbiate coscienza che si sta avvicinando il giorno in cui, l’immenso popolo delle società sportive di base, stanco di sentirsi tradito e danneggiato, finirà la pazienza. Ed allora …Vogliamo che questo non accada. Vogliamo piuttosto esporre un fiocco azzurro per indicare che, con l’aiuto di tutti, oggi, memori degli sbagli commessi, nasce un altro calcio.Un calcio che assomiglia a quello delle origini, privo del peccato originale generato dall’egoismo e dall’avidità, capace d’essere modello positivo per i giovani e per la società. Ci vuole coraggio e servono decisioni forti. Ma nel calcio di oggi gli uomini coraggiosi e lungimiranti non mancano. Coraggio. Siamo con Voi.
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Di Admin (del 30/05/2011 @ 13:59:49, in Varie, linkato 588 volte)

Giunta alla 12° edizione, la DANONE Nations Cup 2011, in Italia, annovera 200 squadre e 2.800 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Le squadre, provenienti da tutta Italia, si contendono la vittoria di un torneo di calcio a 9 giocato all’insegna dei veri valori sportivi: l’integrazione e la fratellanza tra culture diverse, il rispetto dell’avversario e delle regole fuori e dentro il campo, la socializzazione e lo spirito di gruppo.

Il prossimo 5 giugno si disputerà, presso lo Stadio XXV Aprile di Parma, la finale nazionale. La squadra vincitrice avrà la possibilità di giocare la finalissima Internazionale che si svolgerà il prossimo 9 ottobre a Madrid, Spagna.

La Danone Nations Cup sarà anche l’occasione per offrire alle famiglie, alla comunità scientifica e al mondo dello sport una serie di indicazioni sulle corrette abitudini alimentari dei giovani per aiutarli ad adottare un migliore stile di vita. Verrà infatti effettuata un’indagine tra gli allenatori delle 200 squadre di giovanissimi impegnate nel torneo, con l’obiettivo, in linea con la stessa mission di Danone, di avere una più attenta panoramica degli stili di vita in giovane età dal punto di vista di chi segue i teenager nella loro educazione sportiva. Questa iniziativa verrà affiancata da una ulteriore indagine mirata tra i 2800 partecipanti per valutare la loro percezione delle proprie abitudini alimentari.

Il Torneo, che a livello internazionale si svolge sotto l’egida della FIFA, è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale dei Giovani e dalla Lega Calcio di Serie A e B. Sostenitori del progetto anche Adidas, Canon, Eurosport, Ferrarelle, Okaïdi, PES2011

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Di Admin (del 24/04/2011 @ 20:32:14, in EduCalcio, linkato 511 volte)

Il Centro Sportivo Italiano aderisce e sostiene la campagna di sensibilizzazione antirazzista “Vorrei la pelle nera”, lanciata dal presidente della FIP, Dino Meneghin, a seguito degli insulti razziali ricevuti in partita da Abiola Wabara, giocatrice della Bracco Sesto San Giovanni e della Nazionale. Pertanto ha invitato i propri atleti, tecnici, arbitri, dirigenti delle oltre diecimila squadre di basket che scenderanno in campo nel prossimo week-end ad apporre un evidente segno nero sulla propria pelle. La campagna prevede infatti che tutte le componenti del movimento cestistico e gli appassionati, in occasione della prossima giornata di campionato, colorino la propria pelle con un segno nero, ben visibile, in rappresentanza dei colori di tutte le etnie. E il Csi la vuole estendere a tutte le squadre, specie dei settori giovanili, non fermandosi solo al mondo dei canestri. Da sempre il CSI è in prima linea in ogni iniziativa che vuol promuovere i valori dell’uomo e della vita.“Razzismo e xenofobia – spiega il presidente nazionale del CSI, Massimo Achini – si stanno diffondendo pericolosamente nel nostro paese, rischiando di contagiare anche lo sport. Dopo gli ululati razzisti negli stadi di calcio, arriva questo segnale dal basket. Il razzismo è la morte dello sport. Non possiamo permetterlo. E se è vero che il problema nasce fuori dallo sport, nella società civile, è bene che lo sport non resti con le mani in mano aspettando soluzioni dall’esterno, ma faccia il suo dovere contribuendo con atti concreti a sensibilizzare atleti, operatori e pubblico. Non solo dobbiamo respingere il razzismo fuori dai campi di gioco, ma dobbiamo sforzarci di usare il potere educativo e l’ascendente mediatico che lo sport esercita per entrare nelle coscienze di chi, nella società, dimentica che siamo tutti membri alla pari della stessa famiglia umana. Da sempre per il Csi è motivo di vanto quello di avere società “aperte” in modo particolare verso coloro che sono lontani, facendo dell’accoglienza uno degli elementi fondamentali del nostro modo di vivere lo sport”.

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Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:23:00, in Lettere al Blog, linkato 626 volte)

Pubblichaimo alcune riflessioni che abbiamo ricevuto da Piero Carnacina, Responsabile scuola calcio dell'ASD PORTO TOLLE 2010. Un grazie a Pietro per averci scritto e condiviso le sue riflessioni con tutti noi! 

Anche in televisione ormai è diventato un tormentone, figli adolescenti ingestibili e violenti, genitori poco autorevoli. Tavole rotonde, dibattiti, psicologi, e chi più ne ha, più ne metta, risultato? Un parlare a vuoto un non arrivare mai al nocciolo del problema. Mai un tentativo serio di provare a capire e provare a risolvere. Ormai è un dato di fatto che il rapporto genitori- figli è cambiato, per colpa di chi? Non è facile trovare una risposta a questa domanda.
C’è un solo dato oggettivo i genitori (padri in particolar modo) sono meno autorevoli, meno carismatici che in passato. Questo si ripercuote su una minore forza di intervento sui figli che, ne approfittano; se aggiungiamo a tutto ciò la facilità a reperire droghe e alcool anche in giovane età, si arriva a capire che il momento attuale non è dei più facili.
Da un altro lato c’è questa nuova abitudine a difendere i figli ad oltranza, contro tutto e contro tutti, fino ad arrivare a vere e proprie aggressioni nei confronti di insegnanti che tentano di porre rimedio, a volte in modo severo, alle intemperanze di questa nuova “Gioventù bruciata”.
Anche noi allenatori e operatori giovanili risentiamo di queste difficoltà e di queste incongruenze, che da un lato vedono la famiglia, quasi impotente di fronte alle marachelle dei figli e incapace di porre dei limiti ad un permissivismo esagerato e dall’altro la medesima famiglia difendere strenuamente il comportamento dei figli rifiutando di accettare anche l’ovvio.
E fin qui siamo tutti d’accordo, e adesso che viene il bello, come agire, come provare a trovare una sia pur parziale soluzione a tutto ciò.
Prima di tutto capire il perché di questo cambiamento di atteggiamento delle famiglie , come mai si è passati da una famiglia patriarcale ad una famiglia ballerina, senza ruoli e con grandi difficoltà di arginare questo sperpero di giovani vite.
Sicuramente stiamo educando una generazione di figli “unici”, anche quando i figli sono più d’uno. Viziati, coccolati, anticipati nei desideri, senza accorgercene, abbiamo lasciato “scivolare” la loro maturazione. Ora a 30 anni sono ancora in casa con noi e non intendono smuoversi da questo benessere facile. Perché crearsi dei problemi quando ci sono papà e mamma che pensano a tutto.
Ci preoccupiamo di qualsiasi cosa la televisione ci proponga e se un qualsiasi Maurizio Costanzo ci parla di animali maltrattati (peraltro problema da non trascurare) ci turbiamo,ma accettiamo con fatalismo e non ci sconvolgono più di tanto le stragi del sabato sera.
A questo punto mi viene spontanea una riflessione, come mai questo genitore poco autorevole e confuso, che non riesce ad imporsi in famiglia, diventa così aggressivo e determinato, quando si tratta di difendere i figli da attacchi esterni, anche se motivati e giustificati?
  
Che non si tratti di una semplice e chiara difesa del territorio?
Siamo primati e come tali spesso ci comportiamo a prescindere dall’apparente superiorità che palesiamo nei confronti del resto del mondo animale. Il capo famiglia in difficoltà, incapace di imporre la propria leadership, internamente frustrato per non riuscire a dare delle direttive educative serie alla sua prole, quando viene attaccato dall’esterno, quando la sua supremazia viene messa in discussione da persone che lo accusano apertamente di non essere all’altezza del proprio compito, perché è chiaro che se tuo figlio si comporta male è anche perché tu non riesci ad indirizzarlo, quale sarà la sua reazione più naturale? O accettare di essere un fallito e rinunciare alla sua funzione di genitore, oppure reagire. E reagire come, come farebbe un qualsiasi primate sul punto di venire esautorato, contrattaccando, difendendo a spada tratta il proprio operato per tentare di non perdere anche quel minimo di credibilità all’interno della propria famiglia, e non permettendo ad altri di interferire e di provare ad intervenire, anche se tutto ciò provocherà più danni che guadagni. Questa aggressività serve anche a supplire a quella mancanza di autorevolezza di cui accennavamo all’inizio, far vedere ai propri figli che si è forti, riagguantando un minimo di credibilità ai loro occhi.
Questo bisogna analizzarlo, perché si tratta ormai di atteggiamenti generalizzati, non si tratta di casi sporadici, ma di un nuovo modo di porsi di fronte agli altri “educatori”, in contrapposizione netta, in lotta costante, accentuando un disagio latente fra le varie componenti educative, che può arrivare ad una vera e propria incomunicabilità.
 
SOLUZIONI POSSIBILI
  1. PARLARE COI FIGLI - Riprendere un dialogo serio coi figli, a tavola, in viaggio, nei momenti liberi. Parlare di politica, di sociale, nonostante un mondo non perfetto, essere positivi. Il bicchiere deve essere sempre “mezzo pieno”, mai “mezzo vuoto”;
  2. CONFRONTO FRA LE VARIE COMPONENTI EDUCATIVE - Serio, vero, profondo senza partigianerie, ma con l’intento di crescere assieme, di migliorare. Nessuno è portatore della verità, tutti abbiamo bisogno di capire;
  3. SCUOLA PIU’ PREPARATA E PIU’ MODERNA - Adeguamento delle nuove generazioni di insegnanti all’attuale Società, al nuovo linguaggio. Alle esigenze di questi studenti ,intelligenti, sensibili, ma confusi e alla ricerca di una guida vera, di persone di valore a cui aggrapparsi per provare a crescere;
  4. NUOVE MATERIE DI INSEGNAMENTO - Alle superiori proporrei una nuova materia, INSEGNARE A DIVENTARE BRAVI GENITORI. Alle medie: ECOLOGIA imparare a rispettare l’ambiente, EDUCAZIONE ALIMENTARE imparare a mangiare e a “bere”, EDUCAZIONE STRADALE rispetto delle regole.
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Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:15:02, in Accordi, linkato 508 volte)

Segnaliamo la nascita di Figurine Italia  il sito ecommerce dedicato alla realizzazione di qualsiasi tipo di album di figurine. Anche se ad un primo momento si pensi al restyle di un sito di una delle tre aziende di riferimento di settore, in realtà porta profonda innovazione commerciale e tecnica lanciando una sezione del sito che suggeriamo di visitare, quella delle “Figurine Low Cost“. In questa sezione vi sono una serie di parametri che permettomo di poter comporre il proprio album con le caratteristiche desiderate senza vincoli di “troppe” pagine o minimi di figurine, ognuno prende quel che serve. Interessante anche l’approccio di spesa, dove il prezzo più alto è per i minimi quantità (5 copie) con sconti fino al 50 % con l’aumentare del numero copie.
Ma per essere espliciti diciamo che si parte con album comprensivi di figurine adesive da 8,85 € a copia (per visualizzare i prezzi bisogna registrarsi). Siamo certi che le società più attente (con almeno 130 tra dirigenti, allenatori e giocatori) visiteranno con interesse la sezione “Progetti Editoriali” dove una piccola spesa evita clamorosi insuccessi ed aiuta a trovare gli sponsor. Finalmente!

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