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Materiale, Spunti, Riflessioni sull'Educazione nel Calcio Giovanile


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Di Admin (del 31/01/2014 @ 14:31:08, in EduCalcio, linkato 4861 volte)
Questa che vi proponiamo è la lettera di Mister Andrea Checcarelli pubblicata sul sito della Real Virtus, destinata alla madre di un ragazzino non proprio tra i migliori della squadra, diciamo pure “scarso”. La vogliamo pubblicare perchè condividiamo a pieno i principi che essa vuole rappresentare:

Salve signora! Per me che ho allenato un anno suo figlio, sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività, e’ un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico, ma anche come persona, indipendentemente da quelle che sono le problematiche singole del bambino, della famiglia. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno, a stimolarlo, ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato, a farlo considerare “più bravo” da se stesso, ma anche da sua madre... Volevo comunque dirle che suo figlio non sarà stato il migliore fisicamente, tecnicamente, tatticamente… ma eccelleva, era il più bravo, per la sua attenzione, per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti, durante gli allenamenti ed alle partite. In questo era il migliore. E’ sicuramente il migliore, basta farlo continuare a giocare, se è quello che lui vuole! Con tutte queste qualità umane, si può migliorare tantissimo, lavorando per colmare i suoi limiti. Glielo dice uno che, una volta, non aveva spazio a Passaggio di Bettona, nella squadra dei suoi amici e coetanei. A 14 anni stavo per smettere, andai a giocare in un altro ambiente, a Cannara, e trovai il modo di esprimere al meglio quello che avevo dentro. Di migliorare, di vincere tante partite, tante quante ne avevo perse a Passaggio quando, oltretutto, non venivo molto considerato dall’ambiente e dall’allenatore. A Passaggio di Bettona ci sono tornato a 20 anni, dopo aver vinto anche un campionato juniores nazionale per squadre dilettanti, con il Cannara. Ci sono tornato, perché m’hanno cercato loro (evidentemente qualcuno non mi aveva considerato quanto meritavo in passato) ed ho giocato e vinto tanto. Ho vinto anche un campionato anche a Passaggio, prima di infortunarmi e di smettere di giocare qualche anno fa ma smettere di giocare e’ una delle poche cose che cambierei del mio passato, glielo assicuro! Anche perché nel calcio sono riuscito a dimostrare me stesso che con la passione ed il lavoro si possono ottenere grandi soddisfazioni personali, senza sotterfugi di sorta, in maniera pulita. Solo facendosi “un culo così”, insomma. Aggiungo che le qualità che ha suo figlio, non sono assolutamente secondarie all’ interno di un contesto di gruppo. Cosi’ come e’ giusto cercare di educare, punire, ma non emarginare, un bambino dotato tecnicamente, ma maleducato, e’ altrettanto giusto permettere a che è dotato di altre qualità, e meno di altre, di potersi comunque esprimere. Oltretutto in un contesto come la Real Virtus. Una società che offre un servizio alle famiglie ed ai bambini del posto, più per funzione sociale, che per spirito competitivo, di vittoria, di primato. E’ bello vedere che gli amici del paese, possano avere un luogo di ritrovo, per la propria crescita, visto che il nostro paese non ne offre di tantissimi. Le qualità di suo figlio, sia nella vita settimanale del gruppo, che nella domenica di gara, sono molto importanti per la squadra. Anche per raggiungere quei risultati che, ogni tanto, fanno bene al gruppo stesso. Perche’ suo figlio, sopratutto grazie a voi genitori e’ un bambino che è contento di giocare anche solo 5 minuti. Si impegna, col sorriso. Fa un po’ da contraltare rispetto a chi, dotato tecnicamente, gode della fiducia del mister, a volte, non meritandosela. E gioca magari controvoglia. Non so se c’era quando fece gol; io mi ricordo bene. È stato molto bello, vederlo esultare. Una scena quasi da film…. chi l’avrebbe mai detto? Forse neanch’io, di certo… però il calcio e’ anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia, se l’e’ sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti. Alla squadra mancherebbe anche un genitore come te. In un contesto dove tutti gli animi sono esagitati, c’è maleducazione, esasperazione, persone che credono di essere mamma e papà di Messi, Maradona e Van Basten, la sua voce fuori dal coro ed il suo profilo basso, sono un esempio per gli altri genitori. Ma forse, mi permetta di dirglielo, e’ un po’ troppo fuori dal coro. Talmente tanto che finisce per uniformarsi al coro stesso… se lascia perché suo figlio”e’ scarso” diventa come quelli che credono di avere il figlio “forte” e sbraitano da fuori alla rete, peggio dei cani randagi, pretendendo spazio e importanza. E questa fine non se la meriterebbe, non la rappresenterebbe. Nel calcio ci vorrebbero più bambini come suo figlio e più genitori come lei. Pensaci e pensateci, anzi: ripensateci!
 
Di Admin (del 19/01/2014 @ 15:49:55, in RecenSito, linkato 482 volte)
Questo libro vuol essere una sorta di manuale di sopravvivenza per genitori sportivi: non intende spiegare ai genitori come e perché far fare sport ai figli, quanto coinvolgerli in modo più consapevole e soddisfacente nel processo educativo che l'attività sportiva determina. Esso è il frutto di numerosi incontri sul tema condotti presso società e gruppi sportivi espressione dello sport di base, del lavoro di ascolto dei genitori e confronto con allenatori e dirigenti sportivi. Per evitare, per quanto possibile, che le considerazioni esposte restino semplici riflessioni, utili solo ad alimentare lamentele del tipo "sarebbe bello, ma", il testo offre qualche "istruzione per l'uso", ovvero una serie di materiali e strumenti utili per costruire incontri e percorsi formativi con genitori, allenatori e dirigenti sportivi, e così cercare di rispondere alle principali esigenze ed attese educative di genitori e responsabili sportivi.

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Di Admin (del 18/11/2013 @ 21:16:34, in EduCalcio, linkato 1170 volte)
I più attenti che in queste settimane stanno passeggiando per Roma o Milano, si saranno certo accorti dei cartelloni (e degli autobus) con la stritta "LIBERI DI GIOCARE", la campagna promossa dall'Associazione Italiana Calciatori contro il vincolo sportivo nei giocatori dilettanti, alla quale anche il blog educalcio.it ha dato il suo pieno appoggio.
L'Italia, insieme alla Grecia, è l'unico Paese Europeo a tenere in piedi il vincolo sportivo fino all'età di 25 anni per i giovani calciatori. L'Associazione Calciatori chiede di ridurre il vincolo a 18 anni. Sulla pagina Facebook ufficiale della campagna, potete trovare tutte le informazioni e la rassegna stampa completa. Da non perdere (e condividere) anche il video realizzato dall'AIC. Anche tu schiavo del vincolo? Dì la tua!

"E' assurdo che un dilettante sia vincolato alla società di appartenenza più di un professionista. Vogliamo cambiare questo sistema" Damiano Tommasi
 


 
Di Admin (del 03/11/2013 @ 23:28:51, in EduCalcio, linkato 805 volte)
Questa ci mancava. La notizia: due genitori picchiano il compagno di squadra di loro figlio perché non gli passava la palla. Non è un’invenzione, ma incredibile realtà. È accaduto in Puglia nello scorso mese di agosto. Due genitori (lui 63 anni, lei 50) sono in vacanza con loro figlio. Tra mare e divertimento spunta un bel torneo per ragazzi dagli 8 ai 14 anni. Detto fatto, iscrivono il loro bambino. Una delle prime partite è senza storia: troppo forti gli avversari, che vincono facilmente. Finita la partita, mentre i ragazzi rientrano negli spogliatoi, i due genitori “ultras” si avventano su un compagno di squadra del figlio, reo - a loro dire - di non aver passato la palla e di aver fatto perdere la sua squadra. Lo insultano, lo strattonano e gli rifilano anche un bel ceffone. Si scatena il putiferio. Interviene il genitore del ragazzo aggredito e ne nasce una rissa senza confini, terminata grazie all’intervento di un poliziotto in borghese. Se eravamo in agosto, come mai se ne parla solo adesso? Semplice. Perché in questi giorni la rissa è approdata in un’aula di tribunale e da li è rimbalzata nelle cronache. “Fresco” o no, l’episodio si commenta da solo e aggiungere parole è del tutto inutile. Il problema è nell’antefatto. Meno appariscente e rumoroso delle curve degli ultras, il fenomeno dei genitori a bordo campo è una questione che riguarda e investe ogni società sportiva che ha un settore giovanile. Lungi da noi la tentazione di fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono centinaia di genitori e di famiglie che seguono le partite dei loro figli in tutta serenità e che, magari, danno anche una grossa mano alla società sportiva. Occorre, però, dire che gli episodi di esasperazione e di “imbecillità” che hanno per protagonisti mamme e papà dei piccoli atleti non sono in calo, anzi, sono in costante aumento. Come mai? Cosa si può fare per contrastare il fenomeno? Sono domande complesse, alle quali abbiamo provato più volte a dare risposte e soluzioni. Investire nella cultura sportiva è l’unica strada possibile per cambiare le cose. Tutti sono d’accordo a parole, ma pochissimi sono disposti a farlo davvero. Detto questo nessuno ha la ricetta magica. Il Csi ha recentemente pubblicato un libro (“Genitori a bordo campo”) che contiene istruzioni per l’uso e che consigliamo di leggere a ogni genitore. Abbiamo potenziato gli interventi formativi in tutta Italia sul tema della genitorialità. Abbiamo più volte sottolineato che un dialogo aperto, costruttivo, sincero con le famiglie va tentato e perseguito da ogni società sportiva. Di storie e fatti di cronaca che hanno visto protagonisti in negativo i genitori, purtroppo, ne esistono tanti. Certo, quanto è accaduto questa estate in Puglia merita una candidatura all’“Oscar dell’imbecillità”. Ma genitori protagonisti in negativo non sono solo quelli come il nostro “Premio Oscar”. Protagonista in negativo è anche il genitore disinteressato, quello che non si fa vedere mai, che non ha un volto e un nome, che non c’è alla partita e agli allenamenti, e che manda suo figlio a casa con l’autobus o con un passaggio concesso dai compagni. Un genitore che non fa danni durante le partite insultando e aggredendo arbitri e avversari, ma che fa male ugualmente, al proprio figlio, creando vuoti di affetto e di amore nella sua vita.
 
Di Admin (del 11/10/2013 @ 13:17:18, in EduCalcio, linkato 775 volte)
Lo staff del blog EduCalcio sta raccogliendo episodi accaduti nei campionati di calcio dilettantistici (dalle squadre “di oratorio” fino alle serie D) per poi fare un’analisi di quanto ruota intorno al cosiddetto "calcio minore".
Per fare questo stiamo raccogliendo le sanzioni e i riferimenti tratti dai referti arbitrali e pubblicati sui Comunicati Ufficiali da parte degli organi della giustizia sportiva federale: frasi che nel loro linguaggio burocratico possono, ad una prima lettura, far sorridere, ma che risultano tremende nel contenuto.
Da qui potete inviarci le vostre segnalazioni di fatti particolari avvenuti dal 2010 ad oggi; se invece preferite o avete del materiale da allegare potete inviare una mail all'indirizzo info@educalcio.it. Grazie in anticipo per la vostra collaborazione!

CLICCA QUI PER INVIARE LA TUA SEGNALAZIONE
 
Di Admin (del 10/11/2012 @ 19:14:52, in Notizie, linkato 11118 volte)

Non ha lasciato indifferente il Csi (e ovviamente neanche la redazione di EduCalcio.it) la recente storia della società calcistica San Giovanni di Trieste che ha licenziato sei baby calciatori di 8 anni con una lettera spedita a casa. I bambini ed i rispettivi genitori l'hanno presa molto male perché si è trattato di un vero e proprio licenziamento. Il presidente della società, Spartaco Ventura, ha risposto, "In ogni caso, dopo il 30 giugno di ogni anno, come i bambini sono liberi di cambiare società, anche la società è libera di fare le sue scelte".

È una storia che lascia l’amaro in bocca quella raccontata venerdì 9 novembre da Il corriere della sera. Vi si parla di un gruppo di sei bambini triestini di 8 anni che si sono visti recapitare a casa una bella lettera con cui il presidente della società sportiva di appartenenza comunicava loro di non poterli tesserare per il 2012-2013.

Motivo ufficiale: la necessità di sfoltire il gruppo, per l’impossibilità di seguire tutti i ragazzi già tesserati. I bambini “licenziati”, si leggeva su quotidiano milanese, erano rimasti così male da volere abbandonare lo sport. Aver dovuto leggere una vicenda così sbagliata ha fatto male anche a noi.

Primo errore: un bambino di 8 anni non è un esodato, cui il datore di lavoro comunica per posta, secondo i canoni burocratici, che deve abbandonare il lavoro per inderogabile ristrutturazione aziendale. I bambini quando si vedono spezzare i loro sogni hanno bisogno di spiegazioni, di dialogo, di umana attenzione, di affetto e di consolazione. Niente che si trovi in una lettera circolare. Quel presidente poteva almeno parlare con loro.

Secondo errore: per i bambini e i ragazzi il gioco è un diritto umano sacrosanto, riconosciuto dalle massime autorità sovranazionali. Mettendo alla porta i piccoli tesserati, quella società sportiva ha violato, oltre al buon senso, un diritto stabilito in una convenzione recepita dallo Stato italiano.

Terzo errore: i club del calcio professionistico non possono mettere alla porta i giocatori sovrannumero, e se si azzardano a provarci vengono puniti di brutto secondo le norme sportive vigenti. Possibile, invece, che i diritti dei bambini che fanno sport ancora oggi non siano garantiti da alcuna norma?

Quarto errore: in una società sportiva bene organizzata e bene motivata 6 ragazzini in più non possono costituire un peso insostenibile. Se ciò accade, o latita l’organizzazione o latita la motivazione. Soprattutto latita il senso di responsabilità.

Quinto errore: non risulta che alcuna istituzione, amministrativa o sportiva, si sia fatta viva con le famiglie di quei sei ragazzi per scusarsi e promettere l’impegno perché non accada mai più. Un silenzio che stona e fa dubitare del futuro. Che senso ha affermare di volere ampliare il bacino dei ragazzi sportivi, se poi di fronte a una società sportiva che “licenzia” sei bambini e espone il cartello virtuale “Andate altrove. Siamo al completo”, nessuno accerta, nessuno si indigna, nessuno interviene?

 
Di Admin (del 09/09/2012 @ 19:14:28, in RecenSito, linkato 1556 volte)

L’idea di questo libro nasce ormai qualche anno fa quando per la prima volta ho sentito parlare di Mental Coaching. Nell’occasione mi trovavo di fronte alla tv e stavo guardando una trasmissione di calcio in un circuito privato. Il presentatore stava parlando di Preparazione Mentale nel calcio e di due campioni in particolare che si stavano preparando mentalmente con il loro Mental Coach. Questi atleti in quel periodo erano sotto gli occhi incuriositi del calcio internazionale, grazie alle loro giocate straordinarie che in ogni gara facevano rimanere a bocca aperta tanti degli addetti ai lavori. Uno di loro, Beppe Signori, pluricapocannoniere nel campionato italiano di seria A, era quasi a fine carriera e stava recuperando da un serio infortunio. In quel periodo la carriera Signori era messa a serio rischio dai problemi ginocchio. Immaginati quale stato d’animo avesse avuto Beppe e come questo lo avesse potuto turbare. L’altro Campione invece, aveva iniziato da poco la sua carriera calcistica, era nel suo momento di gloria, aveva il mondo del calcio ai suoi piedi e le sue giocate infiammavano l’Europa e l’Italia intera. Sto parlando di Alessandro Del Piero. (Sorpreso vero? Anche io rimasi sorpreso. Alex si è un talento naturale, ma tante delle sue giocate le ha allenate anche con il suo Preparatore Mentale).

Quindi, due calciatori con due storie completamente differenti, eppure entrambi si allenavano con Metal Coach e soprattutto stavano ottenendo risultati strabilianti. La cosa mi ha affascinato fin da subito: Che cosa li spingeva a allenarsi mentalmente visto che erano già dei talenti fenomenali? 

Da quel giorno mi sono immaginato come un Mental Coach possa lavorare con gli sportivi. L’allenamento Mentale è parte integrante dell’allenamento tecnico/tattico e atletico. Il Preparatore Mentale può lavorare con qualunque situazione personale e di squadra. Non ci sono dei riferimenti precisi. L’unico riferimento è lo sportivo e la squadra con la migliore o la peggiore situazione personale e professionale. Il Mental Coach lavora con sportivi che stanno bene per prepararli a stare ancora meglio. Questo è quello che è successo a Signori, Del Piero e ogni giorno succede con tanti altri sportivi come ad esempio Borini, Ranocchia, Bonucci, Destro, Paloschi, Mourinho, Mancini, Ancellotti, Di Carlo, ecc (questi sono i personaggi più conosciuti e tanti altri gli possiamo trovare tra di noi), che perseguono l’obiettivo di non accontentarsi mai, di avere sottomano un metodo di lavoro per vincere la sfida con sé stessi e con l’avversario.

Questo era esattamente ciò che volevo anche io e ciò di cui avevo bisogno.

Nel libro racconto la mia storia di calciatore. Stavo vivendo un periodo un po’ burrascoso. Mi ero allontanato dal calcio giocato da ormai diverso tempo e ne sentivo enormemente la mancanza.

A calcio avevo iniziato a giocare da piccolo, 3 anni. Allora nella mia famiglia si parlava solo calcio. I miei familiari avevano giocato a buon livello e mi avevano trasmesso questa passione. Già allora ero un buon giocoliere col pallone ma soprattutto mi piacevano due cose in particolare: il numero 11 sulla maglia e fare gol. Hai presente quando un bambino riceve un regalo e lo scarta con tanta sorpresa e ammirazione? Ecco, per me allenarmi in settimana e arrivare al giorno della partita era come ricevere un regalo, perché già sapevo che se ci fosse stata un calcio di punizione nella metà campo avversaria avrei fatto gol, da qualunque posizione. Immaginati con quale entusiasmo mi vestivo da calciatore! Immaginati con quanto entusiasmo pensavo al calcio!

Poi verso l’età di 14 anni, successe qualcosa di particolare: quel bomber talentuoso si ritrovò alto e magro … in campo non giocava più bene, spesso lasciava la testa negli spogliatoi, in gara perdeva facilmente i contrasti ma soprattutto perdeva il controllo dei nervi e della situazione. Non riusciva più a fare niente di buono né per sé né per la squadra. Da lì a poco avrebbe avuto contro di sé le critiche di tante persone.

Hai presente quanto una persona si ti intestardisce di una cosa e fin quando non ha avuto ragione continua ed insiste? Hai presente quando tutto sembra voltarti le spalle? Conosci persone a cui è capitato di non volere più qualcosa e sempre più se lo trovavano tra i piedi? Successe proprio questo: quel ragazzo era entrato in una spirale demotivante e più pensava di non riuscire e più aveva ragione. Il risultato finale di tutto questo era che in campo non riusciva più a fare niente di ottimale. Magari poi, con la sua volontà avrebbe voluto fare qualcosa di buono, ma le sue fissazioni lo portavano a comportarsi da perdente.

Dai 15 anni fino ai 21 per quel ragazzo furono anni travagliati fatti di tante panchine, tante mancate convocazioni e tanti spezzoni di partita giocati quando ormai i giochi erano fatti.

Immaginati che genere di rabbia e frustrazioni provava quel calciatore. Presto quel ragazzone si trovò fra i piedi solo la necessità di abbandonare il calcio giocato.

Tante persone si rendono conto di come questa storia racconti a grandi linee, episodi di Vita di ognuno?

Quante volte ad alcune persone è capitato di credere fortemente in qualcosa negativo e di realizzarlo, mentre atre volte capita che crediamo fortemente in qualcosa di positivo e lo realizziamo a sua volta. Non trovi che tutto questo sia assolutamente reale?

Da quel giorno, dopo avere attaccato gli scarpini al chiodo, tra i pensieri di quel ragazzo, sono risuonate incessantemente tre domande a cui egli doveva dare assolutamente risposta. La prima: Come posso rimanere nel mondo del calcio ed essere utile a tutte le persone che vogliono realizzare i loro sogni? La seconda: Quale è l’abilità più importante che se sviluppata permette di fare la differenza per noi e per gli altri? La terza: Cosa fanno quelle persone che hanno un’autostima di ferro e impongono gradevolmente la loro leadership in ogni momento?

Il passo successivo è stato quello affiancarmi ad un Preparatore Mentale per trovare tutte le risposte che mi servivano.

 
A CHI E’ RIVOLTO QUELO LIBRO?

Questo libro è scritto per le persone che siano uomini, donne, calciatori, atleti, sportivi, genitori, ragazzi, ragazze … per tutte le persone che hanno un cuore un cervello e la voglia di darsi da fare.

Si, è vero, all’interno di questo libro si parla di calcio, vengono utilizzato esempi di calcio. Pensa a questo però: Chi è un calciatore? Un atleta è una persona come ognuno noi, sia in campo che fuori. Ha i nostri stessi bisogni, le nostre stesse aspettative e i nostri desideri. Perciò le storie che vengono vissute in campo automaticamente entrano a far parte del quotidiano e della sua Vita di tutti i giorni. Mister Sannino (autore della presentazione del libro) dice sempre che, per essere grandi calciatori, prima bisogna essere grandi persone. Un mio caro amico, Giorgio D’urbano (Preparatore Atletico A.C. Siena), sostiene fortemente che la qualità più importante da possedere per essere una grande persona, è quella di saper guidare gli altri attraverso l’esempio, il migliore esempio possibile. Detto questo, mi piace considerare il calcio una bella metafora per la Vita, il calciatore una bella metafora con la persona, e gli obiettivi sportivi una bella metafora con gli obiettivi quotidiani, di lavoro, di studio, di hobby, ecc.

Ho sentito spesso in questi anni dire che alla base di tutto e di ognuno ci stanno i valori. O ce li abbiamo o sono cavoli amari. Ho visto con i miei occhi persone che attaccavano violentemente comportamenti ritenuti maleducati. Ho visto dirigenti e tifosi che commentavano comportamenti di ragazzi che potevano essere i loro figli e insultarli di non avere una famiglia alle spalle che desse loro le basi etiche del vivere. Ci viene detto e ridetto che il rispetto deve arrivare prima della nostra faccia. Ci vengono dette tante cose ma ... hai mai sentito nessuno dirti come prendere in mano la situazione e costruire tutti questi bei presupposti? Certo, lo facciamo già attraverso il passaggio di generazioni ma a volte non è sufficiente. E’ perché non prendere in mano la situazione oggi stesso e decidere in prima persona che genere di comportamento avere, quando averlo e come usare al meglio i nostri pensieri? Ti ha mai detto nessuno come far sì che un tuo valore di Vita arrivi prima di te? Ti ha mai detto nessuno come fare per costruire con le tue mani una mentalità forte e vincente che di fronte ad ogni ostacolo si rafforzi più di prima e giochi con te dalla tua parte?

In questo libro trovi tanti spunti utili ed esercizi eleganti per modellarti con le tue mani, come se di fronte a te avessi l’immagine di te stesso nel tuo stato ideale, e tu potessi costruire proprio quella persona che vorresti essere, modellarla con le tue azioni per entrarci dentro e esserlo dal vivo, in carne ed ossa, ogni volta che vuoi.  

 
QUALI SONO GLI SCOPI DI QUESTO LIBRO?

Lo scopo di questo libro è arrivare alle persone e far capire loro che, ognuno di noi non ha nulla di meno rispetto a tutti quei Leader che noi vediamo come degli uomini o donne straordinari. Loro lo sono solo perché, si preparano ogni giorno per esserlo. Hanno un filo conduttore che guida la loro crescita e la loro motivazione. Il passo più importante però è che si può riuscire, basta “metterselo in testa” e volerlo. L’obiettivo è prendere consapevolezza che dentro un Leader c’è una sprizzante energia e vitalità fisica. Davanti ad un Campione c’è una missione da compiere e ci sono degli obiettivi chiari e intonati da perseguire. Un Top Player agisce esclusivamente per realizzare anche solo un granello dei suoi obiettivi e non molla fin quando non ha realizzato almeno un granello. Un Leader prima di agire rispetta le persone e l’avversario. Le persone più carismatiche sanno precisamente chi sono e cosa vogliono. Il Campione fa dentro di sé i film reali della sua Vita, comunica tra sé e sé in maniera costruttiva, come se desse il miglior consiglio alla persona più cara. Dentro un Leader ci sono dei valori e delle regole di Vita scelti in prima persona e condivisi con la famiglia e con l’esterno. Un Leader sa che per raggiungere ogni obiettivo a cui tende arrivare, occorre fare delle scelte importanti, ma queste in nessun modo possono privare del giusto equilibrio emozionale ogni area della sua Vita. 


QUALE DOVREBBE ESSERE LO SCOPO DÌ CHI LEGGE IL LIBRO?

Lo scopo principale di che si sente interessato e invogliato a leggere questo libro è entrare nell’idea che, l’unica differenza che esiste tra chi raggiungere gli obiettivi che ogni giorno si pone, e che ancora non lo fa, sta semplicemente nel prepararsi a mettere in pratica sul campo le proprie azioni, utilizzando un metodo di base ordinato ed efficace. Questa è il vero spartiacque tra chi raggiunge con costanza e continuità i propri scopi e chi a volte si sente spaesato, confuso e senza una direzione. In - MI PREPARO E VINCO - trovi un metodo semplice ed efficace per fare tutto ciò. Mentre leggi e svolgi gli esercizi proposti in modo elegante, permetti a te stesso di rimanere la persona unica che sei già mentre fai quell’ulteriore passo in più che ti permette di essere sempre di più il campione che vuoi diventare, perché come dice Mister Brachi (autore della prefazione II del libro), diventi ogni giorno di più il Campione della tua Vita!

 
L’AUTORE

Marco Riccò, nato a Grosseto nel 1979. Laureato come professionista sanitario e Master in Coaching con specializzazione nel calcio. Svolge la professione di Preparatore Mentale (Mental Coach) in Italia, assistendo calciatori professionisti e dilettanti che richiedono la sua consulenza per «mettere in forma la mente» ed esprimere al 110% il loro talento sempre, e in ogni occasione.

Puoi acquistare il libro online nella Libreria dello Sport: www.libreriadellosport.it

Per conoscere meglio Marco Riccò e il metodo della Preparazione Mentale, scrivi a: m.ricco@calcioditesta.com

Visita anche il sito web: www.calcioditesta.com
 
Di Admin (del 26/05/2012 @ 11:51:28, in Notizie, linkato 2371 volte)
Domenica 1 aprile 2012 alle ore 15 nella piazzetta centrale di Oriocenter si terrà la presentazione ufficiale del libro "I ragazzi del calcio bergamasco" 2012, l'annuario che raccoglie tutte le società di calcio giovanile della provincia di Bergamo con le rispettive squadre iscritte ai campionati FIGC e CSI.

L'idea di un team di giovani bergamaschi appassionati di calcio giovanile, è quella di valorizzare e dare spazio a un movimento calcistico giovanile che non ha eguali in Italia per proporzioni, così come il centro commerciale di Orio al Serio dove si presenterà l'opera.

Dopo i saluti istituzionali e la conferenza stampa di presentazione seguiranno attività e sorprese che coinvolgeranno in modo divertente bambini e ragazzi fino all'orario di chiusura dello Shopping Center più grande d'Italia.

Potete trovare maggiori informazioni e del materiale anche su www.calciobg.it o sulla nostra pagina FB.
 
Di Admin (del 27/01/2012 @ 14:55:22, in EduCalcio, linkato 2603 volte)

Proviamo a dare i numeri. Non per diventare “matti” ma per capire. È stata pubblicata recentemente una ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul calcio professionistico. I dati riguardano il 2010. Quanto ha perso complessivamente il calcio professionistico in quell’anno? La bellezza di 346 milioni di euro. Bella cifra, non vi pare? Tenete conto, ad esempio, che il Coni riceve ogni anno dallo Stato circa 400 milioni di euro per far funzionare tutto il sistema sportivo italiano (dall’alta prestazione allo sport di base). Diamo ora un’occhiata ai ricavi della Serie A. Il 63% arriva dai diritti televisivi. Il 24% dal marketing e dintorni. Solo il 13% dai ricavi da stadio. In Europa non sempre è così. In Germania, nella Bundelisga, solo il 30% arriva dai diritti televisivi, il 45% dal marketing ed il 25% dai ricavi da stadio. Sempre il 25% dei ricavi deriva dal botteghino anche in Premier League e nella Liga spagnola. Tutto ciò si traduce nel mettere la Serie A come fanalino di coda nella media spettatori delle 5 top leghe europee. Bundelisga 42mila a partita; Premier 34mila; Liga 29mila; Serie A “solo” 24mila presenze a partita. Andando avanti così avremo stadi sempre più vuoti. Questo lo capisce un bambino dell’asilo. E un bambino delle elementari capisce perché i Club non sono così preoccupati di questo fenomeno: perché “quota” solo il 13% delle loro entrate. Siamo preoccupati noi. Perché un calcio con gli stadi vuoti perde di “umanità”, di festa, di allegria, di dimensione popolare… E ancora numeri: nel 2010 ben 16 club su 20 hanno chiuso il bilancio in perdita. Chi ha perso di più è l’Inter, con meno 69 milioni di euro, seguito dal Bari (-19 mln) e dal Palermo (-17mln). Perdite per “solo” 11 milioni per la Juve e di 9 milioni per il Milan. A chiudere in attivo Fiorentina, Catania, Livorno e Napoli. Imbarazzanti i dati sugli stipendi dei calciatori. Nel 2006 la spesa complessiva lorda in serie A era di 546 milioni di euro, nel 2011 è arrivata all’impressionante cifra di 1.100 milioni di euro laddove oltre il 70% dei ricavi totali di un club serve a coprire gli stipendi. In nessun altro campionato questo rapporto è così elevato. Altro dato che interessa molto: in questo “mare di soldi” che è la Serie A quanto viene investito nei settori giovanili? Mediamente le società italiane investono il 50% in meno rispetto ai club Europei. Qualche esempio? Barcellona 12 milioni euro all’anno. Arsenal 10 milioni. Inter, Milan e Juve “solo” 5 milioni. Ovviamente i risultati si vedono. La media europea dei giocatori che esordiscono in prima squadra arrivando dal settore giovanile è del 22%. In Italia “tristemente” solo del 12%. E arriviamo, infine, al “numero che non c’è”. Sarebbe ragionevole aspettarsi che una piccolissima fetta della “montagna di soldi” che ruota intorno alla Serie A venisse destinata a sostenere le società sportive di base. Quelle – per capirci – di quartiere, di periferia, d’oratorio e dintorni. Una logica di sussidiarietà imporrebbe una scelta di questo genere. Invece nulla. La ricerca non riporta un euro speso in questa direzione. E non è una svista. Al di là di rare eccezioni (ci risultano Inter e Milan) il sistema non pensa proprio a sostenere la sua base. Non capendo che, prima o poi, se la base non sarà più solida crollerà.

Massimo Achini

 
Di Admin (del 24/10/2011 @ 23:23:19, in EduCalcio, linkato 1683 volte)
Lunedì scorso ho ricevuto una lettera dalla  mamma di una ragazza di Ravenna. Portava  alla ribalta una questione che al Csi sta  molto a cuore e che sistematicamente torna a  galla. “Caro Presidente, buongiorno. Mia figlia gioca a pallavolo da 7/8 anni in una piccola società sportiva e quest’anno, insieme a una sua amica, le è capitata l’occasione di cambiare  società, senza tante pretese ma forse per provare ad imparare anche qualcosa in più. L’allenatrice le ha concesso il permesso di fare questa prova, ma  al momento della decisione di cambiare il  Presidente della società non le ha rilasciato il cartellino e così le ragazze quest’anno non  possono giocare ma solo allenarsi. Volevo sapere, vista la mia ignoranza in materia, ma a questi  livelli è possibile che possa succedere questo? Ma  questi ’cartellini’ sono stati firmati da noi genitori? Io non ricordo che mi abbiamo spiegato o fatto firmare qualcosa di così vincolante. Cosa si può fare per risolvere al meglio questo problema senza vedere mia figlia che torna dalle partitelle di allenamento con le lacrime agli occhi? Non oso pensare cosa può succedere quando inizierà il campionato... io pensavo che  lo sport fosse un momento di svago e di  divertimento, non di sofferenza. Mi può dare qualche consiglio? Come genitori siamo molto, molto arrabbiati!”. Cara Signora, il problema che  Lei solleva mi sta immensamente a cuore, e nella  speranza di essere chiaro provo a risponderLe così. Punto primo. Consiglio a Lei ed a tutti i  genitori di essere meno “superficiali e distratti” quando scegliete la società sportiva in cui fare giocare vostro figlio. Troppo spesso la vostra attenzione si concentra su quale “categoria” fa la società, su quanto è bello il campo di gioco, oppure su quanto è comodo perché vicino a casa  o al supermercato. Imparate a chiedere di prendere visione del progetto educativo del gruppo sportivo. Imparate a valutare se l’obiettivo è quello di cercare di sfornare campioncini o quello di educare i ragazzi alla vita. Eviterete brutte sorprese come quelle capitate a Lei. È  appena il caso di accennarLe che nel Csi questa regola non esiste e che i ragazzi a fine anno sono  liberi di andare a giocare dove vogliono. Per noi giocare e fare sport è un diritto di ogni minore, e in quanto diritto ognuno deve poterlo esercitare come meglio crede. Punto secondo. Ha ragione,  meglio mille ragioni ad arrabbiarsi ed indignarsi. Punto terzo. Il Presidente della società sportiva dove gioca sua figlia non è un “fuorilegge”. Le norme in vigore in questo momento in molti ambiti sportivi gli permettono di essere  “proprietario” del destino sportivo di sua figlia. Sembra surreale ma è così. Punto quarto. In Italia  ci sono tanti ragazzi e ragazze che si trovano nella condizione di sua figlia. È allucinante ma è così. Non sono ragazzi che giocano nei settori giovanili  professionistici. Sono ragazzi che giocano nella società sportiva sotto casa, che giocano per divertirsi e che sanno che non diventeranno mai campioni. Tenga conto che, ogni volta che viene  negato a uno di loro il “diritto” di divertirsi e di  giocare dove vuole e con chi vuole, a “perdere” è tutto lo sport italiano. Cambiare le cose non è  facile. Noi da tempo stiamo cercando di farlo. E  non ci arrenderemo.
 
Di Admin (del 20/09/2011 @ 15:14:08, in EduCalcio, linkato 2131 volte)
Il dato della scorsa stagione fornito dal direttore generale della Federcalcio, Antonello Valentini, che annuncia nuove misure: "Nei campionati dilettantistici e giovanili succede di tutto. Ora ci saranno multe per i tesserati e sanzioni più dure per la società. Non deve succedere più". Linea dura della Federazione Italiana Calcio contro gli episodi di violenza nei confronti dei direttori di gara, un fenomeno che continua nel nostro Paese in maniera preoccupante.
 
VALENTINI: "600 ARBITRI AGGREDITI ANNO SCORSO" - "In Italia si giocano 570mila partite ufficiali in una stagione effettiva, 18-20 mila a settimana dalla Serie A ai campionati giovanili, con 570mila arbitri quindi in campo ogni anno e nella passata stagione sono stati 600 gli arbitri aggrediti e malmenati - ha detto Antonello Valentini, direttore generale della Figc, esponendo i dati a Radio Anch'Io lo Sport -. C'è un campionario delle diverse vigliaccherie possibili nei campionati dilettantistici e giovanili, parliamo di prima, seconda, terza categoria e in parte anche in Promozione, a macchia di leopardo sul territorio italiano. Vorremmo zero aggressioni e ci battiamo per questo".
 
MULTE SALATE PER TESSERATI E SOCIETA' - Non solo una dichiarazione di principio, ma supportata da strumenti concreti. "Il consiglio federale, dopo una relazione del presidente dell'Aia Marcello Nicchi, su proposta di Abete ha approvato una serie ulteriore di misure che riguardano questi campionati - conferma Valentini -. A carico dei tesserati prima c'era solo la possibilità di squalifiche, ma adesso abbiamo inserito anche per i calciatori le ammende e le pene pecuniari, quindi pagheranno di tasca loro. Per le società era prevista già un'ammenda, ma dalla prossima stagione quelle che si macchieranno di episodi di violenza non usufruiranno più della gratuità del servizio arbitrale, pagheranno e verseranno una somma forfettaria che andrà in un fondo per la salvaguardia degli arbitri".
 
VIA LIBERA A RICHIESTA DI RISARCIMENTI - Ma non finisce qui. "Le pene sono severe, come le squalifiche di 5 anni con proposta di radiazione. Daremo inoltre anche l'autorizzazione ad adire le vie legali per avere risarcimenti - sottolinea il direttore generale Figc -. Parliamo di molti ragazzi giovanissimi, ma anche meno giovani, visto che ci sono anche uomini di più di 30 anni. Ma tutti vorrebbero un Collina, non avendo neanche gli assistenti, siamo fuori di testa qualche volta".
 
 
Di Admin (del 30/08/2011 @ 10:19:55, in EduCalcio, linkato 1831 volte)

In provincia di Rimini  è stato avviato un progetto vincente per sensibilizzarealla correttezza dentro e fuori dal campo, invitando i genitori di Pulcini ed Esordienti a sedere in panchina al fianco della squadra.

Una partita di calcio vissuta dal campo o dalla panchina non è mai come la si vede tifando da sugli spalti, e lo sanno bene i veri protagonisti del gioco, calciatori e allenatori. Per questo la Delegazione Provinciale di Rimini ha voluto coinvolgere le sue Società nell’innovativo progetto “Genitori in panchina”. Come dice il nome stesso, a turno un genitore di squadre Pulcini ed Esordienti ha avuto l’opportunità di sedere insieme al mister, ai dirigenti e naturalmente ai piccoli calciatori per vivere la partita “dall’interno" e comprendere quelle dinamiche di gioco che vengono troppo spesso inopportunamente messe in dubbio quando si siede in tribuna. Non è purtroppo raro infatti, anche a livello di calcio giovanile, assistere a spiacevoli episodi proprio da parte di quegli adulti che dovrebbero rappresentare, agli occhi del bambino, la figura di educatore per eccellenza: commenti e insulti fuori luogo urlati all’indirizzo dei piccoli avversari, del tecnico e naturalmente degli arbitri, incitazioni a gesti scorretti e nei casi più estremi persino accenni di rissa fra genitori di squadre contrapposte sono infatti tristemente frequenti. L'iniziativa ha avuto l’obiettivo di promuovere un più positivo coinvolgimento delle famiglie nella crescita dei giovani atleti, cercando di far capire come la partita, al di la del risultato, altro non è che la fase conclusiva del processo educativo che le Società, nella figura degli allenatori, sviluppano con i bambini giorno dopo giorno attraverso l'allenamento sul campo, ma non solo. In un momento in cui, a partire dai professionisti, si parla molto di Fair play, tessere del tifoso e stadi “senza barriere”, per riscoprire i veri valori dello sport è necessario innanzitutto rieducare al rispetto reciproco e alla tolleranza a partire proprio dai genitori per sviluppare una forma di partecipazione "intelligente" all'appuntamento calcistico. Per i promotori, invitare in panchina le mamme e i papà dei piccoli calciatori ha immediatamente dato riscontri positivi: "A quasi due mesi dal via del progetto hanno partecipato una ventina delle nostre Società - afferma Giordano Giacomini - e alla soddisfazione della Delegazione dobbiamo aggiungere la gratificazione di dirigenti e istruttori, che hanno finalmente avuto la possibilità di mostrare qual è il loro approccio alla gara.” E gli stessi genitori sembrano aver in un certo senso “imparato la lezione”: una volta ritornati al loro posto abituale, in molti dei casi hanno infatti immediatamente coinvolto tutti gli altri presenti invitandoli a seguire la partita senza farsi sopraffare dall’agonismo o dall’ansia di vittoria, onorando il vero spirito del gioco “è un primo passo - prosegue Stefano Mussoni - ma siamo convinti che solo lavorando sulle famiglie, creando una cultura dello sport che aiuti i giovani a crescere nel rispetto delle regole e degli avversari, accettando le sconfitte ed esultando per le vittorie daremo un contributo di notevole spessore per migliore tutto il Movimento fin dalla base.”

Contributi >  mamme in campo
Imparare dai nostri ragazzi
Alla  ASD Colonnella Rimini sono state le mamme  a scendere in panchina al fianco dei figli durante un'esibizione della categoria Pulcini.  Queste le parole di Francesca, mamma di Nicolas: “è stata un'esperienza interessante e molto positiva non solo per noi adulti, ma credo anche per gli stessi bambini, perché hanno potuto rendersi conto di quanto i genitori vivano con trasporto e partecipazione la partita. Credo sia stato anche un bel modo per infondere sicurezza ai nostri figli per il prosieguo della loro formazione, non solo sportiva.” Donatella, mamma di Alberto, aggiunge: “Posso dire di aver vissuto in prima persona un momento educativo, perchè stando in panchina ho preso coscienza degli sforzi costanti dell'allenatore nel disciplinare ed organizzare un gruppo di giovani calciatori, non solo per ottenere la massima attenzione  al gioco, ma anche per abituare ogni bambino a giocare in funzione del gruppo e non a titolo personale.Ho apprezzato anche la scelta di far giocare a turno tutti quanti , anche se talvolta a scapito del risultato, perchè alla fine dobbiamo essere consapevoli che è il divertimento a dover prevalere sull’agonismo.” Spazio poi anche ad un pizzico di autocritica: “Stando a vicino alla squadra - ha ammesso mamma Francesca - ci siamo rese conto dell’impatto che hanno sui piccoli in campo gli umori dei genitori e del pubblico che commenta dalla tribuna e abbiamo capito che certi nostri comportamenti sono tutt'altro che educativi, perchè tolgono serenità ad un appuntamento sportivo che per i bambini, ma anche per i grandi, dovrebbe essere vissuto ogni volta come un momento per divertirsi insieme più che una competizione.”

Focus su > il caso
Divertirsi insieme prima di tutto
Dicembre 2009: durante una partita, o meglio "un'esibizione" della categoria Pulcini fra Affico e Firenze Sud, improvvisamente qualcuno fra i parenti dei piccoli calciatori incita platealmente un bambino ad “entrare duro” sulle gambe del diretto avversario. Sulla piccola tribuna si scatena il finimondo: l’autore del gesto è immediatamente apostrofato dalle famiglie della squadra avversaria e la situazione degenera arrivando quasi al contatto fisico. A questo punto i giovani sportivi del Firenze Sud, turbati dal pessimo spettacolo offerto dai propri “sostenitori”, decidono su consiglio dell’istruttore di ritirarsi dalla partita e smettono di giocare.
Le grida dei litiganti sono allora coperte dagli applausi dei presenti per il gesto dei piccoli calciatori in una gara che, per la Federazione, non è neppure da considerarsi una partita ufficiale, ma piuttosto un importante momento di gioco e divertimento collettivo per avvicinare i bambini, classe 2001, allo sport più bello del mondo.
"Il nostro Responsabile di Scuola Calcio, Giovannelli, ha fatto più che bene a ritirare i ragazzi visto quello che stava succedendo ai lati del campo - ha sottolineato il vicepresidente del Firenze Sud, Gori - e anche i dirigenti dell’Affico hanno immediatamente compreso il valore di questo gesto”. Non bisogna dimenticare infatti l'importanza che lo spirito di aggregazione ed il Fair play ricoprono per i piccoli calciatori durante il periodo dell'Attività di Base, in cui lo stesso regolamento prevede incontri cinque contro cinque, un campo di dimensioni ridotte con un dirigente della Società ospitante a far da arbitro e tre tempi da quindici minuti ciascuno per dare a tutti la possibilità di scendere in campo. Inoltre se il divario tra le due squadre supera le tre reti, chi è in svantaggio ha diritto ad inserire un giocatore in più. Segnali importanti che dovrebbero aiutare tutti, come già fanno i ragazzi in campo, a vivere lo sport come momento di aggregazione fra persone che condividono la passione per il calcio, senza eccessi ne fanatismi.

Fonte: Il Calcio Illustrato

 
Di Admin (del 18/07/2011 @ 10:12:36, in EduCalcio, linkato 1435 volte)
La squadra dei bambini che sogna un gol
"un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
 
Il video è in lingua originale con sottotitolo in inglese. Duecentosettantuno gol incassati e una sola palla mandata in rete: "l'equip petit" è una squadra che sogna di vincere. Un obiettivo ambizioso, perché finora i piccoli calciatori del Margatania FC non hanno chiuso una partita in attivo. "Il migliore risultato raggiunto è stato quando abbiamo preso solo 11 gol, il peggiore quando abbiamo perso 0 a 27"- racconta l'allenatore - "però loro continuano a giocare, si divertono e imparano a rispettare l'avversario e i compagni di squadra". Come Charlie Brown sul campo di baseball, Haritz il portiere non molla: "Non ho paura della palla". Anche i suoi compagni sanno che, prima o poi, segneranno in porta. "Quando accadrà sarò così felice che prenderò il volo", dice sorridendo uno di loro. E il Margatania ha tutti i numeri per farlo perché - come canta De Gregori - "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
(di Roger Gomez e Dani Resines - Elcangrejo.tv)
 
 
ASSEGNAMO IL PALLONE D’ORO AGLI SPAGNOLI
 
Non ad Iniesta, Xavi, Villa o Messi ma ai piccoli campioni della “Equip Petit” che affermano sorridenti e felici: “Faremo gol quando saremo grandi” 
 
Spopola sul web negli ultimi giorni il cortometraggio del regista spagnolo El Cangrejo che intervista l’”Equip Petit”, una squadra di calcio catalana composta da bambini e bambine che ha concluso il campionato subendo ben 271 gol e realizzando un solo gol per altro, annullato perché in fuori gioco!
 
Roba da suicidio? Nemmeno per idea. Pol, Eduard, Adrià, Mortì, Emma, Nil, Gerard, Dìdac, Cristian, Ivan, Xavier e Ruth, questi i nomi dei piccoli campioni, sono stati sempre presenti in campo felici e sorridenti al termine di ogni partita. Le idee talmente chiare da lasciare a bocca aperta: “Non ci importa di non segnare, ci divertiamo lo stesso! Impareremo a fare gol quando diventeremo più grandi”.
 
Guardando il cortometraggio la proposta del CSI, per bocca del suo Presidente Massimo Achini, viene spontanea: “Diamo a loro il Pallone d’oro. E diamoglielo sul serio e non per scherzo o per provocazione. Diamoglielo pure ex equo, senza così toglierlo al grande campione che sarà votato – come sempre- dalla giuria dei giornalisti. Ma dimostriamo a tutto il mondo dello sport che c’è lo SPORT anzi gli SPORTIVI che fanno la differenza”.
 
E da li cosa accadrebbe? Questi “ragazzi“ diventerebbero famosi in tutta Europa. Si parlerebbe di loro ma soprattutto del fatto che esiste lo sport con la S maiuscola dove non è importante vincere o perdere ma divertirsi, crescere, confrontarsi per diventare UOMINI e DONNE di domani.
 
La motivazione ufficiale per l’assegnazione del pallone d’oro potrebbe essere la seguente: Nemmeno 271 gol incassati riescono a battere il divertimento e la voglia di giocare“.
 
Sarebbe una lezione di vita per tutti, per i genitori che vorrebbero tutti figli campioni, per gli allenatori che spesso inveiscono a bordo campo, per i “veri” campioni che spesso, sporcano con vari escamotage, la loro maglia.
 
Ieri abbiamo preso carta e penna ed abbiamo scritto alla FIFA per ufficializzare la nostra proposta di assegnazione del pallone d’oro. Ci diranno che non è possibile. Ma noi sappiamo che tutto è possibile…ci vuole solo un pizzico di coraggio in più… quel pizzico di coraggio che con il sorriso innocente dei piccoli dell’ “Equip Petit” li porta a dire: “Non ci importa…faremo gol quando saremo grandi!”.
 
Di Admin (del 06/06/2011 @ 15:31:50, in EduCalcio, linkato 1402 volte)
Ci sentiamo traditi, danneggiati ed indignati. Andiamo con ordine.Traditi perché, scandalo dopo scandalo, il calcio moderno sta rubando i sogni ai ragazzi di oggi. Noi abbiamo e vogliamo avere fiducia nei confronti del calcio professionistico. L’abbiamo detto più volte: più che criticare ci piace costruire. Per questo abbiamo proposto nuove alleanze chiedendo ai campioni di “sentire” la responsabilità che hanno nei confronti dei ragazzi e “capire” che sono chiamati ad essere “modelli positivi” per i giovani.Quando tutto ciò non avviene (pur lasciando il beneficio del dubbio finché la giustizia ordinaria e sportiva non avrà emesso il responso), noi ci sentiamo traditi e siamo profondamente arrabbiati. Traditi da tutti ed in particolare da un ex-atleta che si chiama Signori e che ha iniziato a giocare nel CSI.Sino a ieri lo citavamo con orgoglio tra i campioni che hanno iniziato in Oratorio. Oggi -anche se virtualmente - l’abbiamo immediatamente radiato dall’Associazione.Non ci sentiamo solo traditi. Ci sentiamo anche danneggiati.Danneggiati come cittadini, come sportivi, ma soprattutto come educatori.Questi scandali del calcio non sono innocui. Rischiano, ogni volta, di vanificare (certo solo in piccola parte) il paziente lavoro educativo che - settimana dopo settimana - allenatori e dirigenti delle società di base costruiscono con amore ed entusiasmo.Impegniamo migliaia di ore per insegnare i valori della vita attraverso lo sport. Scoprire che i campioni tradiscono questi valori rende tutto più difficile e complicato.Per questo ci sentiamo danneggiati.Tutti sappiamo come funziona la responsabilità civile. Se uno provoca danni a terze persone deve risarcire. Ma, se non è assicurato, deve pagare di tasca propria.E gli ingenti danni educativi che questa nuova “scommettopoli” provocherà nei confronti dei ragazzi? Bisognerebbe inventare una sorta di Responsabilità Civile Educativa. Qualcuno dovrebbe pagare. Non è questione di soldi, ma di dignità.Chi scandalizza il mondo educativo (non solo sportivo!) fa del male ai ragazzi di oggi e di domani. E questo andrebbe, una volta per tutte, sancito e riconosciuto quale danno educativo. La Giustizia Sportiva forse non ha gli strumenti per farlo. Ma il “buon senso comune” e l’etica di una comunità son convinti che è tempo d’intervenire. Che è giusto pensare a “pene alternative” per obbligare Signori e i suoi amici a lavare e pulire gli spogliatoi di una squadra di ragazzini tutte le settimane per qualche anno ed a sistemare il campo prima di ogni loro partita. O comunque qualcosa di molto simile: un umile servizio allo sport tradito. Ci sentiamo traditi e danneggiati… ma non solo.Dicevamo che ci sentiamo anche e soprattutto indignati.Scandalo dopo scandalo il “bicchiere è quasi pieno”. Chi ama lo sport, i suoi valori, i ragazzi e la loro educazione non ce la fa più a sopportare tutto questo. Dentro il cuore e la mente “nasce” una sorta d’indignazione che fatica sempre più ad arrendersi all’idea che siamo impotenti. Si, ci sentiamo gli “indignados” dello sport!Qualche gesto, qualche “mobilitazione popolare”, qualche “provocazione forte” avremmo proprio voglia di metterla in campo. Da sempre però  il CSI vive con coerenza la sua vocazione educativa. Da sempre non ci interessa polemizzare ma costruire e collaborare per risolvere i problemi.A tutto il mondo del calcio professionistico gridiamo: “abbiate coscienza di essere in difficoltà nel trasmettere i valori fondamentali dello sport e della vita nelle vostre società sportive e tra i vostri atleti. Noi, Centro Sportivo Italiano, ci siamo, siamo pronti a collaborare per aiutarvi. Non fate l’errore di non cambiare nulla e andare avanti come prima. È un copione già visto troppe volte in questi anni” Abbiate coscienza che si sta avvicinando il giorno in cui, l’immenso popolo delle società sportive di base, stanco di sentirsi tradito e danneggiato, finirà la pazienza. Ed allora …Vogliamo che questo non accada. Vogliamo piuttosto esporre un fiocco azzurro per indicare che, con l’aiuto di tutti, oggi, memori degli sbagli commessi, nasce un altro calcio.Un calcio che assomiglia a quello delle origini, privo del peccato originale generato dall’egoismo e dall’avidità, capace d’essere modello positivo per i giovani e per la società. Ci vuole coraggio e servono decisioni forti. Ma nel calcio di oggi gli uomini coraggiosi e lungimiranti non mancano. Coraggio. Siamo con Voi.
 
Di Admin (del 30/05/2011 @ 13:59:49, in Varie, linkato 1963 volte)

Giunta alla 12° edizione, la DANONE Nations Cup 2011, in Italia, annovera 200 squadre e 2.800 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Le squadre, provenienti da tutta Italia, si contendono la vittoria di un torneo di calcio a 9 giocato all’insegna dei veri valori sportivi: l’integrazione e la fratellanza tra culture diverse, il rispetto dell’avversario e delle regole fuori e dentro il campo, la socializzazione e lo spirito di gruppo.

Il prossimo 5 giugno si disputerà, presso lo Stadio XXV Aprile di Parma, la finale nazionale. La squadra vincitrice avrà la possibilità di giocare la finalissima Internazionale che si svolgerà il prossimo 9 ottobre a Madrid, Spagna.

La Danone Nations Cup sarà anche l’occasione per offrire alle famiglie, alla comunità scientifica e al mondo dello sport una serie di indicazioni sulle corrette abitudini alimentari dei giovani per aiutarli ad adottare un migliore stile di vita. Verrà infatti effettuata un’indagine tra gli allenatori delle 200 squadre di giovanissimi impegnate nel torneo, con l’obiettivo, in linea con la stessa mission di Danone, di avere una più attenta panoramica degli stili di vita in giovane età dal punto di vista di chi segue i teenager nella loro educazione sportiva. Questa iniziativa verrà affiancata da una ulteriore indagine mirata tra i 2800 partecipanti per valutare la loro percezione delle proprie abitudini alimentari.

Il Torneo, che a livello internazionale si svolge sotto l’egida della FIFA, è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale dei Giovani e dalla Lega Calcio di Serie A e B. Sostenitori del progetto anche Adidas, Canon, Eurosport, Ferrarelle, Okaïdi, PES2011

 

 

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