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EduCalcio.it Materiale, Spunti, Riflessioni sull'Educazione nel Calcio Giovanile
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Il calcio, sarà pure un luogo comune, è un gioco che appartiene a tutti ed esalta, in primo luogo, chi lo pratica, offrendo sia un arricchimento individuale, sotto l'aspetto fisico e psicologico, sia importanti esperienze che contribuiranno per sempre a formare parte del vissuto “umano”. Un gioco che, ai massimi livelli, si trasforma inevitabilmente in “business” e riesce a movimentare in Italia un'intera economia, attraverso decreti legge “su misura” che consentono di rateizzare e posticipare nel tempo il pagamento allo Stato delle imposte evase, capace di celare per poco tempo, all'interno di uno stadio o davanti ad un televisore, alcuni dei molteplici problemi di una nazione: il vero oppio del popolo. Quando il business diventa esasperato, purtroppo, sembra poter valere ed essere concesso davvero tutto, come le partite “arrangiate”, gli scudetti “dopati”, i bilanci “falsati”, per un pallone che, calciato da alcuni dissennati, ha corso veramente il rischio di finire per sempre in un burrone. Eppure, sempre di gioco si tratta, il più popolare, affascinante e praticato al mondo, così seguito da suscitare forti sentimenti di indignazione popolare od autentiche interrogazioni parlamentari, fiumi di chiacchiere al bar e, persino, quando collegato tristemente ad episodi di violenza, servire da spunto per un il titolo di un tema d'italiano scritto in una lontana sessione estiva di maturità classica degli anni '80. All'interno di questo gioco o show business, componente attiva, è presente anche la categoria degli allenatori dalla quale dovrebbero partire forti segnali per stemperare i toni e sdrammatizzare l'ambiente “pallonaro” con tutte le problematiche connesse alle varie componenti che vi gravitano intorno. Per non dover più subire le schermaglie di allenatori sui network televisivi, le corse esagitate sotto la curva avversaria o i calcioni rifilati ai colleghi avversari di panchina, per evitare di dover indovinarne un labiale scurrile sin troppo scontato, per non assistere alle immagini di tecnici squalificati che dettano istruzioni dalla tribuna con il cellulare al proprio “secondo” o che, furtivamente, si introdurrebbero in un cesto di panni della biancheria nello spogliatoio della propria squadra per eludere i divieti di una squalifica, si rende opportuna un’autoregolamentazione, un codice positivo e propositivo, ancorché non scritto che ciascuno di noi, spesso, ha già scolpito dentro di sé, nell'interesse della categoria e del movimento sportivo intero. Una ricerca ed una richiesta di equlibrio, soprattutto perché i bambini ci guardano e ci prendono ad esempio.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci (2^ edizione)
Di Admin (del 18/01/2010 @ 20:24:12, in Varie, linkato 241 volte)
Il Vicariato Val Gandino organizza per MERCOLEDI’ 27 GENNAIO alle 20.45 nel Cinema Teatro Loverini di Gandino (Oratorio) un incontro dibattito nell’ambito della Settimana di San Giovanni Bosco 2010. Una serata pensata e voluta per discutere insieme sul senso dello sport quale mezzo primario per l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Tra i vari ospiti d’eccezione che parteciperanno ci sono il Vescovo, mons. Francesco Beschi, il responsabile del Settore Giovanile dell’Atalanta B.C., Mino Favini, il direttore de L’Eco di Bergamo, Ettore Ongis. E ancora Eugenio Perico, ex calciatore professionista e allenatore di squadre giovanili, Lucia Castelli, pedagogista dell’Atalanta B.C., Daniela Vassalli, mamma-campionessa nell’atletica.
L’idea è quella di una chiacchierata aperta e coinvolgente riguardo ai temi del “fare sport” oggi per i giovani e le famiglie, i grandi valori ad esso connessi e il necessario approccio responsabile degli educatori. Per costruire la base di discussione durante la serata, abbiamo bisogno di spunti che vi invitiamo a lasciare nei commenti a questo post!
Pubblichiamo "Il Punto" di Massimo Achini, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, del 16 gennaio 2010, sperando possa essere un interessante spunto di discussione sul tema dell'educazione e della prevenzione per combattere il razzismo.
Ricordate le vecchie ricette della nonna? «Se ti becchi un bel raffreddore, niente paura: la sera prendi un bel bicchierone di latte e miele e la mattina starai meglio. Il segreto sta tutto nel mescolare i due ingredienti: prendere solo il latte o solo il miele non serve a nulla e non fa guarire un bel niente». La vecchia ricetta della nonna potrebbe andare bene anche per il calcio italiano: un bel bicchierone di “prevenzione e repressione”, magari non farà guarire definitivamente, ma potrebbe essere di grande utilità per sentirsi un po’ meglio. Il problema è il solito, il comportamento del tifoso negli stadi. Di misure restrittive e repressive (che ci vogliono!) si parla di continuo, di prevenzione si parla poco, troppo poco. Gli esempi sarebbero infiniti. L’ultimo riguarda la vicenda “cori razzisti”, che tiene banco da qualche settimana. Si è giustamente discusso se sia arrivato o meno il momento di prendere una decisione drastica come quella di fermare le partite e chi debba farlo (Governo? Figc?). Dibattito interessante, anche se un po’ surreale. Il problema però è sempre un altro. Per dirla con il linguaggio della nonna, c’è il “latte” ma manca il “miele”, e senza “miele” la medicina non funziona. In altre parole, in un regime che ormai da anni è di emergenza quali sono le azioni straordinarie in termine di prevenzione? Indubbiamente ci sono state azioni importanti e significative. Il Coni, la Figc, il Csi, le Istituzioni, le agenzie del sociale realizzano in Italia tanti interventi (in particolare nelle scuole) di educazione al tifo, alla violenza, ai valori dello sport. Ma si tratta di azioni locali, importanti ma non coordinate tra di loro; insomma, di azioni che non riescono ad assumere il carattere dell’intervento “forte e straordinario” che si deve fare in condizioni di emergenza educativa. Per tornare alla metafora del raffreddore, certi interventi sembrano più piccole e sparse gocce di propolis che un bel cucchiaione di miele da mescolare nel latte (le azioni repressive). Serve qualcosa di più, serve un grande sussulto educativo capace di dare vita ad azioni ed interventi straordinari ed eccezionali, mobilitando e coinvolgendo tutti quelli (e sono tanti) che hanno a cuore i veri valori dello sport. Ero tentato di non scrivere nulla sulla vicenda dei cori razzisti, perché il rischio è quello di scadere nella retorica e nella banalità. Poi l’altro giorno, davanti ad un caffè, un amico che allena una squadra di bambini mi ha detto: «Ma cosa vuoi, certe cose nel mondo del calcio non cambieranno mai». Il fatto è che se cediamo alla tentazione di pensarla così, allora è veramente finita. Cambiare certi aspetti del fenomeno calcistico sarà dura, ma dobbiamo provarci. Chi si comporta male deve essere punito con regole chiare, ferree e con certezza della pena. Ma insieme a questo serve un’azione immensa di educazione e prevenzione, che abbia la forza d’urto di una giornata mondiale della gioventù.
A volte non serve imbarcarsi in voli transoceanici per conoscere sé stessi attraverso le diverse realtà che ci circondano: la cultura è sempre a portata di mano, basta volerla. A pochi minuti di strada da Trieste, attraversando un confine che ci ha tenuti divisi per troppi anni, esiste una realtà sportiva che non ti aspetti, una cultura calcistica che merita essere vissuta ed approfondita. Il F.C. Koper, infatti, è l’unico club di calcio di riferimento per Capodistria, 205 ragazzi tesserati suddivisi in 12 squadre attratti da una realtà che ha come competitors solo le altre discipline sportive come pallamano e pallanuoto e che, probabilmente, è destinata ancora a crescere dopo la recente qualificazione della Slovenia ai prossimi mondiali di calcio in Sud Africa. Il responsabile del settore giovanile è Alfred Jermanis, giramondo del calcio, visti il suoi trascorsi agonistici nel Rapidi Vienna, Apoel Nicosia e Giappone, oltre naturalmente nel campionato Sloveno, anche ai tempi dell’Ex Yugoslavia. “Nella mia carriera ho appreso – spiega il mister – che non esistono scorciatoie per il successo e che solo un duro e serio lavoro, alla fine, paga veramente. Il lavoro, infatti, porta sacrificio e quindi risultati a lungo andare: questo è l’insegnamento che voglio trasmettere ai ragazzi quotidianamente poiché è così facile perdersi lungo la strada, cercando di resistere alle mille distrazioni ed alla comodità della nostra epoca”. Ed è anche l’opportunità di “arrivare” nel calcio professionistico ad essere offerta ai ragazzi, ad esempio attraverso la recente collaborazione diretta con l’US Triestina Calcio di cui Jermanis è particolarmente soddisfatto. Le differenze che emergono, durante allenamenti e partite, specie contro le squadre triestine e goriziane sono, oltre all’agonismo dai toni decisi in campo, la “fame” di calcio degli atleti sloveni ed il diverso modo di vivere e far vivere lo sport. Ad esempio le trasferte, a volte sino ai confini con l’Ungheria delle squadre under 18 e 16 nazionali, sono organizzate dalla Federazione in modo che entrambe giochino insieme nella stessa giornata - per affrontare l’evento sportivo tutti insieme e per tagliare i costi dei viaggi sempre troppo alti - ma è capitato anche di assistere ad uno dei quattro allenamenti settimanali degli allievi nazionali svolto proprio in una sala di ballo “latino americano” - anche attraverso il ritmo e la coordinazione tipica di queste danze si possono migliorare non solo la performance del calciatore ma l’atleta stesso - mentre la massima serietà e tranquillità regnano fuori dal terreno di gioco. Al di là di un confine, a volte, c’è ancora un altro confine: spesso, questo è solamente nella nostra mente.
Di Admin (del 29/12/2009 @ 10:22:53, in Varie, linkato 149 volte)
EduCalcio.it è lieto di informarvi che anche per questa stagione sportiva, vista il grande successo di quella appena conclusa, ha rinnovato la partnership con 2erre Organizzazioni, società che si occupa di organizzare e promuovere tornei di calcio giovanile in ambito locale, nazionale e internazionale. In tutti i tornei in calendario (ben 7 nel 2010!!), alla Società che si sarà distinta per particolari gesti di fair play e di educazione (sia in campo che fuori…) verrà consegnato, al momento delle premiazioni, il premio disciplina “TROFEO EDUCALCIO”.
Verrà poi promosso, in primavera, un nuovo concorso, dove estenderemo l’invito a tutte le società partecipanti ai tornei di 2erre Organizzazioni e consultabili sul sito internet www.torneigiovanili.com. Intanto abbiamo il piacere di presentarvi in anteprima tutti i tornei: al termine di questo articolo troverete il link per scaricare l’intero catalogo dei tornei e delle proposte 2Erre.
Gardaland CUP – Lago di Garda (Verona) - 1/5 aprile
Aqualandia CUP – Jesolo (Venezia) – 10/13 giugno
Caorle Cup 2010 – Caorle (Venezia) – 1/5 aprile
Venezia Cup 2010 – Jesolo (Venezia) – 30 aprile/2 maggio
Pesaro Cup 2010 – Pesaro – 16/20 giugno
Valpolicella Trophy 2010 – Valpolicella (Verona) – 4/7 giugno
Nevegal Football Kids Cup 2010 – Nevegal (Belluno) – 11/13 giugno
Di Admin (del 04/11/2009 @ 14:49:58, in Varie, linkato 335 volte)
Grande successo per la seconda edizione di “Merenda in Campo!” dove possiamo dire di aver confermato i numeri della precedente edizione: questo significa che più di 15mila ragazzi sono stati coinvolti, insieme ai loro genitori, allenatori e dirigenti. Se ciò si è reso possibile, il GRAZIE va alle società sportive che hanno risposto positivamente al nostro invito. Siamo fermamente convinti che, al di là della semplice stretta di mano e della piccola merenda, questi piccoli gesti possano davvero aiutare i nostri bambini e ragazzi a crescere e a costruire un mondo del calcio (e non solo...) migliore! A questo proposito ci sembra importante aver esteso l’invito ai genitori, per ricordare loro la grande valenza educativa che può avere lo sport. Il nostro sogno è che il “terzo tempo” possa diventare una consuetudine in tutte le partite di calcio giovanile, a tutti i livelli. Se la cosa funziona da anni (e con grande successo...) in altre pratiche sportive, perché nel calcio non si può fare?! È vero che molte società (e ci siamo accorti dopo aver lanciato questa iniziativa nel marzo 2009) fanno già il "terzo tempo" in tutte le partite casalinghe: ma sono ancora troppo poche!!! Speriamo, grazie a “Merenda in Campo!”, di aver fatto venir voglia ad alcune società di proporre il “terzo tempo” in tutte le partite casalinghe da qui alla fine del campionato! Vi “buttiamo lì” un'idea che abbiamo e che stiamo cercando di concretizzare per il futuro… il “Chupa Chups Day”… ma non vogliamo svelarvi troppo… Ancora grazie a tutti!
Continuate a inviarci le vostre foto delle merende insieme del 24/25 marzo 2009 a staff@educalcio.it: le pubblicheremo molto volentieri in questo post! Estrarremo poi, tra tutti quelli che ci hanno inviato le loro fotografie, alcuni premi offerti da Acerbis FootBall! Lasciate pure le vostre impressioni e i racconti della vostra “Merenda in Campo!” in questo post nell'area commenti.


















Pubblichiamo "Il Punto" di Massimo Achini, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, del 31 ottobre 2009, sperando possa essere un interessante spunto di discussione sul tema dell'educazione nei giovani calciatori.
Caro Mourinho, ci voleva un uomo con incredibili doti di comunicazione come Lei per far parlare i giornali dell’educazione dei giocatori. Mi riferisco alle Sue affermazioni delle scorse settimane su Balotelli, che i giornali hanno sintetizzato nel virgolettato «I giovani di oggi pensano troppo alla Ferrari...». In realtà credo che il suo ragionamento andasse oltre, ruotando intorno ad un interrogativo ed ad una certezza. Da un lato: “Chi pensa all’educazione dei calciatori?” E dall’altro: «Per vincere è importante avere atleti che non siano solo bravi giocatori, ma anche uomini con la testa sulle spalle, ancorati ai fondamentali valori della vita!». Si tratta di due verità che sosteniamo da tempo. In un mondo del calcio spesso staccato dalla realtà (e non sia un giudizio negativo), dove un giovane emergente si ritrova subito ad avere abbondanza di soldi, donne e popolarità, chi pensa seriamente ad educare questi ragazzi? Vede Mister, questo ragionamento ci interessa per tanti motivi. Il primo: quando si parla di educazione nello sport, siamo sempre interessati, è la nostra mission dal 1944. Il secondo: il Balotelli di turno inevitabilmente finisce per essere un modello di riferimento per migliaia e migliaia di giovani, attraverso il quale passano con grande immediatezza messaggi positivi o negativi. Il terzo motivo - che credo interessi di più anche a Lei - è che “educazione e prestazione” non sono “nemiche”, anzi una è strategicamente funzionale all’altra. In parole povere, per vincere è importante curare anche gli aspetti umani dei ragazzi che si hanno in squadra, a tutti i livelli, dal campetto d’oratorio alla serie A. In questa direzione, caro Mister, il mondo odierno del calcio ha bisogno di dimostrare innovazione e coraggio, proprio come lei ha fatto parlando di Balotelli. Noi proviamo a seguirla e a rilanciare. Non crede sia arrivato il tempo di introdurre nel team dei grandi club la figura del “direttore educativo”? Decenni fa è stata inventata la figura del direttore sportivo perché il calcio stava diventando un serio business, e serviva una figura che coordinasse la vita della squadra fuori dal campo. Oggi è arrivato il tempo di osare, di andare oltre. Serve inserire nello staff della prima squadra chi si occupi degli aspetti educativi della vita degli atleti al di là degli aspetti organizzativi, qualcuno che in modo discreto e non invasivo gli proponga di vivere nel loro tempo libero esperienze umane importanti, capaci di non fargli dimenticare i veri valori della vita. Sarebbe utile per loro (gli atleti), per la società sportiva, per i risultati agonistici, per il sistema calcio, per migliaia di ragazzi che prendono esempio dai campioni. Da tempo collaboriamo con diversi club di serie A. Si riescono a fare belle cose educative con i settori giovanili, mentre le prime squadre sembrano essere fortini inespugnabili. Serve invece il coraggio di “investire” nell’azione educativa nel calcio professionistico, come azione strategica e non come fatto occasionale e marginale. Attendiamo con fiducia qualcuno capace di cogliere il significato di questa intuizione.
Massimo Achini
Di Admin (del 09/09/2009 @ 12:00:13, in Varie, linkato 692 volte)
Visto il grandissimo successo e il ritorno positivo che ha avuto la prima edizione (organizzata nel week-end del 21 e 22 marzo scorsi), lo staff di EduCalcio.it, in collaborazione con Acerbis FootBall, ha deciso di riproporre l'iniziativa "Merenda in Campo!".
In che cosa consiste? Nel week-end del 24 e 25 ottobre 2009, chiediamo alle società sportive che vorranno aderire con le loro squadre di seguire queste semplici indicazioni in occasione delle partite di campionato o dei tornei:
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al termine del match tutti i ragazzi e i tecnici delle due squadre, insieme all'arbitro, si stringeranno la mano al centro del campo e saluteranno il pubblico;
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la società ospitante metterà a disposizione una merenda per tutti gli atleti delle due formazioni. L'invito sarà esteso anche a dirigenti, allenatori, genitori e arbitro.
Sarebbe bene spiegare ai bambini e ai ragazzi il significato di questi gesti che pensiamo possano essere un piccolo segno per trasmettere il vero spirito sportivo e i valori di cui parla molto, ma che spesso "dimentichiamo". Qualcuno potrebbe farci presente che sia il saluto che il "terzo tempo" sono previsti dal C.U. n°1 della FIGC: questo è vero, ma in quanti lo fanno? Il 24 e 25 ottobre 2009 sarà l'occasione per metterli in pratica insieme agli amici delle altre squadre di tutta Italia!
Chi può partecipare? La risposta è TUTTI, anche se l'iniziativa "Merenda in Campo!" è stata pensata per tutti i giovani calciatori e le giovani calciatrici dai 6 ai 13 anni sia della FIGC, sia degli Enti di Promozione Sportiva (CSI, UISP, PGS, AICS...).
>> Se partecipi all'iniziativa puoi SCARICARE LA LOCANDINA da appendere negli spogliatoi o sulle bacheche del tuo campo sportivo!
Chi ha parlato della nostra iniziativa?
Qualcio (il primo free press di puro settore giovanile)
Il Quotidiano di Foggia
A tutti loro grazie del sostegno!
Di Admin (del 09/09/2009 @ 10:04:01, in Notizie, linkato 375 volte)
Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto di vivai, è da tempo impegnato in una campagna contro la fuga all'estero dei ragazzi più promettenti: "I club italiani sono indifesi, serve un accordo tra le federazioni nazionali"
MEDA (Mi), 9 giugno 2009 - Se il salvagente è bucato, sopravvivere a un naufragio diventa più difficile. E se una medicina è guasta o scaduta, non curerà nessuna malattia. Il calcio italiano naufraga, è malato, ma non fa nulla per aiutarsi a guarire, perso nelle sue contraddizioni: vorrebbe puntare sui giovani per sopperire all’esodo delle sue stelle, ma non protegge i vivai dalla fuga dei talenti.
Macheda e gli altri — Kakà è del Real Madrid, Ibrahimovic conta di raggiungerlo in Spagna al più presto, gli ultimi super-campioni rimasti in Serie A fanno le valigie. Inevitabile, dicono quelli che si intendono di economia applicata al pallone: all’estero i campionati sono un business che funziona meglio, quindi i fuoriclasse accorrono in massa. La ricetta per ripartire? Tutti concordi: valorizzare i prodotti di casa nostra, perché la scuola calcistica italiana è ancora in grado di creare giocatori di qualità. Poi, però, un sabato pomeriggio come tanti altri ci si accorge che un certo Federico Macheda, 17enne romano, fa vincere al Manchester Utd una partita decisiva per la conquista della Premier League. Ci si ricorda di Rossi, Lupoli e di tutte le grandi promesse del calcio italiano emigrate in tenerissima età, da Gattuso in poi. E soprattutto ci si rende conto che la fuga dei talenti, "scippati" dai club esteri (soprattutto inglesi), prosegue senza sosta. Sala, Prestia, Trotta, Mannone, Petrucci... Sono nomi che il grande pubblico ancora non conosce, ma pronti a diventare famosi lontano dall'Italia. Sono solo alcuni dei ragazzi che hanno scelto di cercare la fortuna fuori dai confini nazionali.
Scelte forzate — "E' ovvio. Si presenta un club inglese, invita un adolescente a visitare la sua splendida Academy, fa offerte economiche ai genitori e il gioco è fatto - dice Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto della materia -. Il problema è che le società italiane non hanno difese. Esiste la possibilità che i cosiddetti 'giovani di serie' (quelli tesserati presso i club professionistici, n.d.r.) vengano messi sotto contratto a 16 anni per più stagioni, ma è un rischio troppo grosso, perché a quell'età ancora non si sa se il giovane in questione diventerà davvero forte. Una società non può certo offrire un contratto a tutti i ragazzi del vivaio solo per il timore che qualcuno di loro, un giorno, possa essere depredato da qualche club straniero e lì consacrarsi come professionista. Gli accordi poi vanno onorati, rispettati: sarebbe una spesa eccessiva".
Le regole fifa — Così, alla fine, i dirigenti delle squadre italiane finiscono per accontentarsi dell'indennizzo che i club stranieri pagano per accaparrarsi il talento su cui hanno posato gli occhi. Una cifra di solito molto modesta, spesso non superiore ai 100mila euro: davvero poca roba, se si pensa che quei giovani calciatori avrebbero potuto completare la loro maturazione in patria, diventare giocatori della Nazionale (come Giuseppe Rossi) ed essere rivenduti per milioni. Ma si tratta di una scelta forzata, anche perché ogni altra forma di tutela per le società italiane, come il "contratto di addestramento tecnico", non ha valore per la Fifa e dunque è inutile a livello internazionale.
Il patto — "La cosa più triste e sbagliata è che, in molti casi, i ragazzi vengono contattati dai grandi club esteri ben prima del compimento dei 16 anni - continua Favini -. E' diseducativo e non fa bene alla loro crescita. Siamo onesti, anche nel nostro Paese ci sono casi di questo genere, che riguardano soprattutto i giovani calciatori africani. Ma mentre in Italia, in Spagna e in altre nazioni europee il fenomeno è limitato, in Gran Bretagna fanno man bassa senza rispetto di nulla e di nessuno. In materia di giovani, servirebbe un accordo tra le varie federazioni nazionali, una specie di 'patto di non belligeranza'. Perché se aspettiamo che si muovano la Figc e la Lega Calcio a difesa dei nostri vivai, non si concluderà mai niente". E intanto i Macheda scappano.
Di Admin (del 11/08/2009 @ 18:42:37, in Notizie, linkato 295 volte)
Il fondo delle nazioni unite per l'infanzia ha redatto una guida alla prevenzione, destinata agli allenatori di calcio e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere"
Anche l'Unicef scende in campo contro la violenza nel calcio a livello giovanile. Il problema infatti esiste ed è pure stato certificato. Almeno in Francia, dove è stato effettuato uno studio sulla stagione 2007/08 che prova l’aumento vertiginoso della violenza nel calcio amatoriale. Almeno 12mila partite risultano infatti segnate dalla violenza, verbale o fisica, e nella maggior parte dei casi si tratta di partite di adolescenti (17%), che rappresentano invece l’8,6% della popolazione calcistica. In 121 partite è dovuta intervenire la polizia. Gli arbitri sono sempre nel mirino. L'Unicef ha così redatto una guida alla prevenzione della violenza destinata specificamente agli allenatori e intitolata "Allenare i ragazzi a crescere": per eliminare le barriere della discriminazione, della segregazione e del razzismo, per riavvicinare le nazioni nei periodi di conglitto e crisi, per unire le comunità di tutto il mondo. L'obiettivo è dunque quello di sensibilizzare gli allenatori a ottimizzare i "momenti di insegnamento" ai giovani, per "fare molto di più che insegnare tecniche, tattiche o regole del gioco". A sostegno dell'iniziativa sono scesi anche giocatori di fama mondiale, da David Beckham a Emmanuel Adebayor, da Dwight Yorke a Thierry Henry, che, attraverso frasi semplici e dirette, fanno capire quanto il calcio possa essere veicolo di valori, di educazione, di cultura. E quanto gli allenatori giochino un ruolo fondamentale in questa direzione.
Tratto dalla Gazzetta dello Sport
Durante i camp estivi gli allenatori oppongono spesso un pò di resistenza per dedicarsi, anche solo per pochi giorni, all’allenamento dei giovani calciatori o cestisti d’età inferiore agli 8/10 anni. Spesso, infatti, queste fasce d’età “minori” sono trascurate in quanto, a torto, si ritiene siano dei “baby parking” creati per rispondere ad esigenze di famiglie sempre più impegnate che, per alcune ore della giornata, decidono di lasciare i propri figlioli ad altre realtà sociali per avere un pò di tempo libero a disposizione; l’allenatore, inoltre, vorrebbe nell’arco dei 5 giorni di camp avere a disposizione una squadra “vera” per dimostrare il proprio valore o semplicemente per gratificazione personale o, comunque, gradirebbe non dover correre dietro a scarpette da allacciare o bambini da accompagnare alla toilette e da non perdere mai di vista, neppure durante la pausa della merenda. Invece, ciascuno dovrebbe dedicarsi alla crescita dei più piccoli, con esercitazioni specifiche, ricordando che l’attenzione e la gratificazione individuale che si riceverà, anche a livello affettivo, per soli pochi giorni, potrebbe ricompensarci del diverso e maggior livello tecnico che brameremmo gestire. In tal senso, una formula della rotazione degli allenatori nell’arco della settimana (il coach ruota in senso verticale avendo ogni giorno un gruppo di diversa età) potrebbe essere gratificante e vincente al tempo stesso per tutte le componenti, sempre alla stregua di un programma definito e condiviso tra tutti gli allenatori del camp. Nel ricordare che una programmazione dell’attività per i nostri “piccoli amici” non dovrà essere mai improvvisata e che non si dovranno “adattare” le esercitazioni degli adulti ai più piccoli, ad esempio riducendo tempo e frequenze, al fine di consentire anche ai più giovani di trascorrere una settimana gratificante e da veri protagonisti, dovremmo partire da una serie di considerazioni preliminari di base:
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I “piccoli amici” nel calcio o “ scoiattoli”, aquilotti” e “gazzelle” nel minibasket non sono degli adulti in “miniatura”: non affrettiamoci a farli crescere, a maggior ragione in soli 5 o 10 giorni
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Anche gli istruttori sportivi hanno vissuto personalmente sulla propria pelle, anche se molto tempo prima, la stagione dei “primi calci” o delle “libellule”:non dimentichiamoci del desiderio di ricevere affetto e pazienza dagli adulti, i nostri istruttori di allora
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Le motivazioni e le aspettative dei bambini sono diverse tra loro, spesso purtroppo alimentate dai desideri e sogni non realizzati dei loro genitori: i genitori sono sempre e comunque una risorsa preziosa da gestire, nel rispetto dei reciproci ruoli
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L’improvvisazione, la fretta nelle spiegazioni e nella ricerca di esercitazioni che “devono” per forza essere ottimali, producono spesso risultati deludenti:lo sport è un mezzo e non un fine ed il bambino deve poter sbagliare e sperimentare sbagliando
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I tempi di gioco, le pause per riposare ed integrare i liquidi e pasteggiare e, infine, l’attenzione da dedicare, come la responsabilità, sono diverse e sono tanto maggiori quanto sono più piccoli gli allievi:non improvvisiamo mai
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Il divertimento dovrà essere la chiave di lettura nonché il punto di partenza ed arrivo attraverso, naturalmente, esercitazioni appropriate: prepariamo attentamente e preventivamente il percorso formativo/ludico da proporre nell’arco del camp
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L’attività da proporre dovrà comunque essere completa, cioè educativa (il comportamento ed il rispetto), ludica (il gioco ed il divertimento senza pressioni), tecnica (l’insegnamento dei fondamentali), coordinativa (schemi motori di base), competitiva (senza esagerare) ed altamente socializzante (vivere e crescere insieme anche per soli pochi giorni): siamo davvero in grado ed abbiamo la voglia di cimentarci in questa complessa attività?
Partiamo in ogni caso sempre dal presupposto che, in questa fascia d’età, sono proprio gli schemi motori base ed il gioco con la palla ad essere punto di partenza ed al tempo stesso obiettivi da raggiungere: infatti, dovremo proporre un’attività che sia finalizzata a cercare di far conoscere ed esercitare, visto il poco tempo a disposizione, abilità quali correre, colpire, lanciare, rotolare, afferrare, saltare, con la palla e senza la palla.
Infine ma non certamente per ordine di importanza, garantiamo ed offriamo ai ragazzi la nostra presenza, sicurezza e partecipazione attiva: niente è peggio che l’indifferenza dell’adulto verso il minore od il lavoro in un ambiente non sicuro per l’inidoneità/pericolo della location o dei mezzi adoperati.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Con l’avvicinarsi della primavera e, in particolare, durante la stagione estiva, numerosi ragazzi sono soliti iscriversi ai camp estivi, sia a quelli che nell’arco della settimana presentano la formula “night and day”, comprensiva cioè del pernottamento, sia a quelli ne che circoscrivono l’attività sportiva solamente alle ore diurne, con l’effettivo rientro alle proprie abitazioni nelle ore del primo pomeriggio. Sorgono e si perfezionano a tale proposito centri estivi e scuole calcio o di basket, si organizzano settimane sportive nelle località montane o marittime capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di giovani calciatori o sportivi in generale, sia sotto i colori dei più blasonati club professionistici sia grazie all’attività di reclutamento delle società dilettantistiche locali, magari anche grazie al richiamo di campioni sportivi locali o nazionali, spesso coinvolti con l’intento di fornire un ulteriore valore aggiunto – perché professionalmente qualificato – o semplicemente al fine di implementare le iscrizioni. Sempre più spesso, l’attività sportiva è abbinata a corsi “base” o di perfezionamento delle lingue straniere o dell’informatica, a formare un pacchetto “non solo sport”. Anche l’utilizzo della piscina o di un corso di nuoto, nei tempi morti o programmati, può fungere da ulteriore “sirena” ammaliatrice per incentivare l’iscrizione. Allenatori, giovani calciatori con le loro famiglie ed organizzatori rappresentano quindi i vertici di un triangolo che spesso ha come obiettivi il business per la vendita di un marchio o la raccolta fondi e nuove iscrizioni o, fortunatamente in molti casi, per la fornitura di un servizio ricreativo ed alternativo che risponda adeguatamente alla richiesta di attività sportiva, anche in estate e non solo circoscritte all’ambito calcistico. Le motivazioni che spingono queste componenti a cimentarsi in questa “nuova sfida estiva” sono diverse ed è proprio sulla diversità degli aspetti motivazionali che si dovrà tenere conto nella reciproca scelta, spesso difficile, soprattutto in considerazione della varietà dell’offerta sportiva che si può reperire dai depliant illustrativi oppure “on line”. Per tutti, in ogni caso, dovrà essere ben chiaro che in soli 5 o 10 giorni di camp non si potrà insegnare od imparare il gioco del calcio o del basket poiché, come del resto per ogni disciplina sportiva, ciò richiede tempo, pazienza, una certa continuità e la naturale commissione di errori con l’applicazione dei relativi correttivi. L’obiettivo da perseguire, dunque, dovrà necessariamente consistere nel cercare di trasmettere “cultura sportiva”, di far “vivere” in modo “diverso“ ad esempio il mondo del calcio dentro e fuori dal campo, cioè sotto l’aspetto esclusivamente ludico, spensierato ma al tempo stesso professionalmente qualificato, allontanando false aspettative e senza ostinarsi, da entrambe le parti, nel trasformare il poco tempo a disposizione in un “bignami” calcistico o cestistico goffo ed inefficace: un gioco da vivere sempre al massimo e con il sorriso sulle labbra per poter continuare a conoscere, conoscersi e crescere insieme ad altri coetanei.
Tratto da "Nella valigia dell'allenatore" Ed. Calzetti & Mariucci
Di Admin (del 18/07/2009 @ 19:51:34, in Accordi, linkato 700 volte)
EduCalcio.it ha stipulato un accordo con Aldo Frustaci, ideatore e creatore del software FA.G.SO.S. utilizzato per gestire in modo semplice e automatico tutte le operazioni tecnico amministrative di una società sportiva dilettantistica. Il programma è semplice da installare ed utilizzare: non sono necessari esperti d’informatica, basta essere muniti di un modesto computer e di una stampante. Tutte le informazioni necessarie circa le funzioni del software e i costi possono essere trovare in questa pagina, dove è anche possibile scaricare gratuitamente una DEMO.
Pubblicare i risultati delle gare dei Campionati giovanili è spesso una manovra di marketing per vendere più copie, ma gli esperti sono concordi: “Certe cose fanno bene ai genitori, non ai ragazzi”. Abbiamo voluto riproporvi questo articolo tratto da "Il Calcio Illustrato", rivista ufficiale della FIGC LND, in quanto ricco di spunti di riflessione. Aspettiamo il vostro parere, sia con commenti al post, sia rispondendo al nostro sondaggio nel menù laterale del blog.
“Guarda, la squadra di mio figlio ha vinto 3 a 0 e lui ha fatto due gol!”. “Complimenti, ma anche il mio ne ha segnati altrettanti, nella vittoria della sua squadra per 2-0, e, anzi, i suoi sono stati gli unici della partita!”. Piccole cose di pessimo gusto, avrebbe commentato Guido Gozzano. Piccole cose, ma purtroppo reali, perchè alla base della pubblicazione dei risultati dei campionati giovanili, compresi quelli dei più piccoli, c'è spesso la “fame” dei genitori di vedere i propri figli diventare dei campioni. Una tesi confermata dal professor LORENZO VARNAVÀ, psicologo e psicoterapeuta da anni nel mondo del calcio: “Ho lavorato con allenatori come Mazzarri, Novellino e Mancini nella Sampdoria, al Torino e all'Inter, mi occupo di comunicazione non verbale ed ora sto lavorando con il settore giovanile della Nervianese (Milano) al progetto “Uomini domani”. Il punto è che la notizia dei risultati dei campionati giovanili viene data per i genitori che acquistano la rivista, perchè l'obiettivo è suscitare interesse a qualsiasi costo. Purtroppo, però, non sempre gli obiettivi dei giornali corrispondono a modelli educativi, come ci insegna la cronaca nera. E questo è negativo perchè la responsabilità dell'educazione è dell'educatore e chiunque fa comunicazione ha una funzione educante. Accanto a questo problema si pone poi spesso il processo di identificazione dei genitori sul risultato agonistico dei figli - “gli voglio bene, perchè va bene, perchè è bravo” - con risultati deleteri sui figli stessi, nei quali possono insorgere ansie ed altri problemi. Il mio punto di vista è che ogni comunicazione che si riferisce a minori dovrebbe essere tutelante dei minori, per cui i giornali dovrebbero imparare a gestire le notizie in modo educante, non riportando magari solo il risultato sportivo nudo e crudo, ma anche gli abbracci dei genitori. Sono d'accordo che ci sia un contatto con la realtà, ma non sono d'accordo che il senso agonistico subentri a certi livelli entro i 12 anni di vita. Riportare poi solo il risultato di una partita è spersonalizzante, è una comunicazione digitale, fredda, mentre invece bisognerebbe riportare a corredo un articolo che desse un'immagine completa dell'evento”. Poi un commento sui risultati troppo larghi di alcune partite. “La vittoria 40-0 riportata l'anno scorso sul sito dell'Inter? Il segnale educativo che dovrebbe passare è quello di fermarsi, di non infierire, ma deve essere l'educatore a fornirlo”. Opinioni condivise anche dal dottor VINCENZO PRUNELLI, psicologo dello sport, neuropsichiatra e psicanalista, con esperienze sul campo con il Torino nel calcio e con la Robe di Kappa Torino nella pallacanestro: “La pubblicazione dei risultati delle partite dei campionati giovanili viene fatta per i genitori, così come i paragoni dei bambini e dei ragazzi con chissà chi. Il bambino non ha alcun interesse di diventare un fenomeno, gli può piacere sognare di diventare famoso, come anche a noi adulti del resto, ma il bambino si diverte e basta. Certi atteggiamenti sono una manipolazione scopertissima dei bambini. Senza contare che poi, una volta cresciuto, il bambino diventato giovane e che ha preso contatto con la realtà, vedendo il proprio genitore insistere in certi atteggiamenti, perde stima nel genitore, che ai suoi occhi diventa patetico. Non dimentichiamo un aspetto di base fondamentale e cioè che la nostra sicurezza si acquisisce quando siamo messi di fronte a cose possibili. Se chiedi 80 a chi vale 80, lui ti darà 80, ma se gli chiedi 100, ti darà 60, perchè per arrivare a dare il suo massimo avrà bisogno di sicurezza, che si trova quando ci si sente rispettati e sistemati, non quando non ci si sente all'altezza”. Da qui la posizione del dr. Prunelli sulla pubblicazione dei risultati dei Campionati giovanili: “Sono contrario alla pubblicazione dei risultati, piuttosto bisognerebbe che ci fosse un equilibrio di forze in campo. Chiunque deve dare il meglio, ma poi non deve essere esaltato. Le vittorie troppo larghe? Sono un ex giocatore e mi sono divertito fino alla Promozione. Per me l'avversario si umilia ancora di più se si ha un atteggiamento di pietà nei suoi confronti, piuttosto bisognerebbe giocarsela sempre al massimo. Il 40-0 dei ragazzini dell'Inter? Credo che quel giorno non si siano divertiti nemmeno loro che hanno vinto. Vincere sempre e, naturalmente, anche perdere sempre, è un piacere relativo, il gusto sta nel giocarsela al massimo. In sintesi, ritengo che ci debba essere sempre una misura, senza esasperazione, ma senza nemmeno frustrare l'agonismo, perchè quello dei bambini non è vincere a tutti i costi, è un'altra cosa”.
Di Admin (del 18/06/2009 @ 10:45:11, in Varie, linkato 365 volte)
22 squadre da 17 società, oltre 500 ragazzi sull’altopiano del Nevegal per la quarta edizione del “Nevegal Football Kids Cup”, torneo internazionale di calcio giovanile organizzato dalla 2erre Sport&Events in collaborazione con la società Belluno 1905 e la Nuova Impianti Sportivi, con il patrocinio della Comunità Montana Bellunese, del Comune di Belluno e di Ponte nelle Alpi. 54 partite per 178 gol complessivi in due giorni di manifestazione che ha visto le squadre finaliste affrontarsi nello stadio comunale di Belluno. Quest’anno il torneo, riservato alle categorie pulcini a 6, pulcini a 7, esordienti e giovanissimi, ha visto anche la partecipazione dei ragazzi dello Slavoj Podoli e del Predni Kopanina, compagini provenienti dalla Repubblica Ceca. La manifestazione, tenutasi dal 12 al 14 giugno, si è confermata torneo in forte espansione.
Il premio “Educalcio”, premio disciplina assegnato in collaborazione con il blog Educalcio.it e con Acerbis – sponsor tecnico che ha messo a disposizione il materiale – alla società che si è distinta per il comportamento in campo e fuori dal rettangolo di gioco sulla base dell’atteggiamento sia dei ragazzi sia dei rispettivi allenatori e dirigenti, è andato al San Carlo Pontevi di Padova, presentatosi al torneo con due formazioni, una nella categoria giovanissimi e una in quella pulcini.
Società partecipanti provenienti dall’Italia: San Carlo Pontevi (Padova), Slavoj Podoli (Repubblica Ceca), Belluno 1905 (Belluno), Union 98 Borso (Treviso), US Sois (Belluno), San Vito Bassano (Vicenza), GS Schiara (Belluno), Predni Kopanina (Repubblica Ceca), Fiori Barp Sospirolo (Belluno), Corbola (Rovigo), Cavarzano Oltreardo (Belluno), Basalghelle (Treviso), Vigo Ponte (Padova).
Società partecipanti dalla provincia di Venezia: Dolo Riviera del Brenta, Muranese, Club Vigna Serenissima, NV Serenissima.

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"Possa il gioco del calcio essere sempre più veicolo di educazione ai valori dell'onestà, della solidarietà e della fraternità, specialmente tra le nuove generazioni"
Papa Benedetto XVI
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