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Materiale, Spunti, Riflessioni sull'Educazione nel Calcio Giovanile


WebLog
 
Di Admin (del 27/01/2012 @ 14:55:22, in EduCalcio, linkato 28 volte)

Proviamo a dare i numeri. Non per diventare “matti” ma per capire. È stata pubblicata recentemente una ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul calcio professionistico. I dati riguardano il 2010. Quanto ha perso complessivamente il calcio professionistico in quell’anno? La bellezza di 346 milioni di euro. Bella cifra, non vi pare? Tenete conto, ad esempio, che il Coni riceve ogni anno dallo Stato circa 400 milioni di euro per far funzionare tutto il sistema sportivo italiano (dall’alta prestazione allo sport di base). Diamo ora un’occhiata ai ricavi della Serie A. Il 63% arriva dai diritti televisivi. Il 24% dal marketing e dintorni. Solo il 13% dai ricavi da stadio. In Europa non sempre è così. In Germania, nella Bundelisga, solo il 30% arriva dai diritti televisivi, il 45% dal marketing ed il 25% dai ricavi da stadio. Sempre il 25% dei ricavi deriva dal botteghino anche in Premier League e nella Liga spagnola. Tutto ciò si traduce nel mettere la Serie A come fanalino di coda nella media spettatori delle 5 top leghe europee. Bundelisga 42mila a partita; Premier 34mila; Liga 29mila; Serie A “solo” 24mila presenze a partita. Andando avanti così avremo stadi sempre più vuoti. Questo lo capisce un bambino dell’asilo. E un bambino delle elementari capisce perché i Club non sono così preoccupati di questo fenomeno: perché “quota” solo il 13% delle loro entrate. Siamo preoccupati noi. Perché un calcio con gli stadi vuoti perde di “umanità”, di festa, di allegria, di dimensione popolare… E ancora numeri: nel 2010 ben 16 club su 20 hanno chiuso il bilancio in perdita. Chi ha perso di più è l’Inter, con meno 69 milioni di euro, seguito dal Bari (-19 mln) e dal Palermo (-17mln). Perdite per “solo” 11 milioni per la Juve e di 9 milioni per il Milan. A chiudere in attivo Fiorentina, Catania, Livorno e Napoli. Imbarazzanti i dati sugli stipendi dei calciatori. Nel 2006 la spesa complessiva lorda in serie A era di 546 milioni di euro, nel 2011 è arrivata all’impressionante cifra di 1.100 milioni di euro laddove oltre il 70% dei ricavi totali di un club serve a coprire gli stipendi. In nessun altro campionato questo rapporto è così elevato. Altro dato che interessa molto: in questo “mare di soldi” che è la Serie A quanto viene investito nei settori giovanili? Mediamente le società italiane investono il 50% in meno rispetto ai club Europei. Qualche esempio? Barcellona 12 milioni euro all’anno. Arsenal 10 milioni. Inter, Milan e Juve “solo” 5 milioni. Ovviamente i risultati si vedono. La media europea dei giocatori che esordiscono in prima squadra arrivando dal settore giovanile è del 22%. In Italia “tristemente” solo del 12%. E arriviamo, infine, al “numero che non c’è”. Sarebbe ragionevole aspettarsi che una piccolissima fetta della “montagna di soldi” che ruota intorno alla Serie A venisse destinata a sostenere le società sportive di base. Quelle – per capirci – di quartiere, di periferia, d’oratorio e dintorni. Una logica di sussidiarietà imporrebbe una scelta di questo genere. Invece nulla. La ricerca non riporta un euro speso in questa direzione. E non è una svista. Al di là di rare eccezioni (ci risultano Inter e Milan) il sistema non pensa proprio a sostenere la sua base. Non capendo che, prima o poi, se la base non sarà più solida crollerà.

Massimo Achini

 
Di Admin (del 24/10/2011 @ 23:23:19, in EduCalcio, linkato 373 volte)
Lunedì scorso ho ricevuto una lettera dalla  mamma di una ragazza di Ravenna. Portava  alla ribalta una questione che al Csi sta  molto a cuore e che sistematicamente torna a  galla. “Caro Presidente, buongiorno. Mia figlia gioca a pallavolo da 7/8 anni in una piccola società sportiva e quest’anno, insieme a una sua amica, le è capitata l’occasione di cambiare  società, senza tante pretese ma forse per provare ad imparare anche qualcosa in più. L’allenatrice le ha concesso il permesso di fare questa prova, ma  al momento della decisione di cambiare il  Presidente della società non le ha rilasciato il cartellino e così le ragazze quest’anno non  possono giocare ma solo allenarsi. Volevo sapere, vista la mia ignoranza in materia, ma a questi  livelli è possibile che possa succedere questo? Ma  questi ’cartellini’ sono stati firmati da noi genitori? Io non ricordo che mi abbiamo spiegato o fatto firmare qualcosa di così vincolante. Cosa si può fare per risolvere al meglio questo problema senza vedere mia figlia che torna dalle partitelle di allenamento con le lacrime agli occhi? Non oso pensare cosa può succedere quando inizierà il campionato... io pensavo che  lo sport fosse un momento di svago e di  divertimento, non di sofferenza. Mi può dare qualche consiglio? Come genitori siamo molto, molto arrabbiati!”. Cara Signora, il problema che  Lei solleva mi sta immensamente a cuore, e nella  speranza di essere chiaro provo a risponderLe così. Punto primo. Consiglio a Lei ed a tutti i  genitori di essere meno “superficiali e distratti” quando scegliete la società sportiva in cui fare giocare vostro figlio. Troppo spesso la vostra attenzione si concentra su quale “categoria” fa la società, su quanto è bello il campo di gioco, oppure su quanto è comodo perché vicino a casa  o al supermercato. Imparate a chiedere di prendere visione del progetto educativo del gruppo sportivo. Imparate a valutare se l’obiettivo è quello di cercare di sfornare campioncini o quello di educare i ragazzi alla vita. Eviterete brutte sorprese come quelle capitate a Lei. È  appena il caso di accennarLe che nel Csi questa regola non esiste e che i ragazzi a fine anno sono  liberi di andare a giocare dove vogliono. Per noi giocare e fare sport è un diritto di ogni minore, e in quanto diritto ognuno deve poterlo esercitare come meglio crede. Punto secondo. Ha ragione,  meglio mille ragioni ad arrabbiarsi ed indignarsi. Punto terzo. Il Presidente della società sportiva dove gioca sua figlia non è un “fuorilegge”. Le norme in vigore in questo momento in molti ambiti sportivi gli permettono di essere  “proprietario” del destino sportivo di sua figlia. Sembra surreale ma è così. Punto quarto. In Italia  ci sono tanti ragazzi e ragazze che si trovano nella condizione di sua figlia. È allucinante ma è così. Non sono ragazzi che giocano nei settori giovanili  professionistici. Sono ragazzi che giocano nella società sportiva sotto casa, che giocano per divertirsi e che sanno che non diventeranno mai campioni. Tenga conto che, ogni volta che viene  negato a uno di loro il “diritto” di divertirsi e di  giocare dove vuole e con chi vuole, a “perdere” è tutto lo sport italiano. Cambiare le cose non è  facile. Noi da tempo stiamo cercando di farlo. E  non ci arrenderemo.
 
Di Admin (del 20/09/2011 @ 15:14:08, in EduCalcio, linkato 764 volte)
Il dato della scorsa stagione fornito dal direttore generale della Federcalcio, Antonello Valentini, che annuncia nuove misure: "Nei campionati dilettantistici e giovanili succede di tutto. Ora ci saranno multe per i tesserati e sanzioni più dure per la società. Non deve succedere più". Linea dura della Federazione Italiana Calcio contro gli episodi di violenza nei confronti dei direttori di gara, un fenomeno che continua nel nostro Paese in maniera preoccupante.
 
VALENTINI: "600 ARBITRI AGGREDITI ANNO SCORSO" - "In Italia si giocano 570mila partite ufficiali in una stagione effettiva, 18-20 mila a settimana dalla Serie A ai campionati giovanili, con 570mila arbitri quindi in campo ogni anno e nella passata stagione sono stati 600 gli arbitri aggrediti e malmenati - ha detto Antonello Valentini, direttore generale della Figc, esponendo i dati a Radio Anch'Io lo Sport -. C'è un campionario delle diverse vigliaccherie possibili nei campionati dilettantistici e giovanili, parliamo di prima, seconda, terza categoria e in parte anche in Promozione, a macchia di leopardo sul territorio italiano. Vorremmo zero aggressioni e ci battiamo per questo".
 
MULTE SALATE PER TESSERATI E SOCIETA' - Non solo una dichiarazione di principio, ma supportata da strumenti concreti. "Il consiglio federale, dopo una relazione del presidente dell'Aia Marcello Nicchi, su proposta di Abete ha approvato una serie ulteriore di misure che riguardano questi campionati - conferma Valentini -. A carico dei tesserati prima c'era solo la possibilità di squalifiche, ma adesso abbiamo inserito anche per i calciatori le ammende e le pene pecuniari, quindi pagheranno di tasca loro. Per le società era prevista già un'ammenda, ma dalla prossima stagione quelle che si macchieranno di episodi di violenza non usufruiranno più della gratuità del servizio arbitrale, pagheranno e verseranno una somma forfettaria che andrà in un fondo per la salvaguardia degli arbitri".
 
VIA LIBERA A RICHIESTA DI RISARCIMENTI - Ma non finisce qui. "Le pene sono severe, come le squalifiche di 5 anni con proposta di radiazione. Daremo inoltre anche l'autorizzazione ad adire le vie legali per avere risarcimenti - sottolinea il direttore generale Figc -. Parliamo di molti ragazzi giovanissimi, ma anche meno giovani, visto che ci sono anche uomini di più di 30 anni. Ma tutti vorrebbero un Collina, non avendo neanche gli assistenti, siamo fuori di testa qualche volta".
 
 
Di Admin (del 30/08/2011 @ 10:19:55, in EduCalcio, linkato 425 volte)

In provincia di Rimini  è stato avviato un progetto vincente per sensibilizzarealla correttezza dentro e fuori dal campo, invitando i genitori di Pulcini ed Esordienti a sedere in panchina al fianco della squadra.

Una partita di calcio vissuta dal campo o dalla panchina non è mai come la si vede tifando da sugli spalti, e lo sanno bene i veri protagonisti del gioco, calciatori e allenatori. Per questo la Delegazione Provinciale di Rimini ha voluto coinvolgere le sue Società nell’innovativo progetto “Genitori in panchina”. Come dice il nome stesso, a turno un genitore di squadre Pulcini ed Esordienti ha avuto l’opportunità di sedere insieme al mister, ai dirigenti e naturalmente ai piccoli calciatori per vivere la partita “dall’interno" e comprendere quelle dinamiche di gioco che vengono troppo spesso inopportunamente messe in dubbio quando si siede in tribuna. Non è purtroppo raro infatti, anche a livello di calcio giovanile, assistere a spiacevoli episodi proprio da parte di quegli adulti che dovrebbero rappresentare, agli occhi del bambino, la figura di educatore per eccellenza: commenti e insulti fuori luogo urlati all’indirizzo dei piccoli avversari, del tecnico e naturalmente degli arbitri, incitazioni a gesti scorretti e nei casi più estremi persino accenni di rissa fra genitori di squadre contrapposte sono infatti tristemente frequenti. L'iniziativa ha avuto l’obiettivo di promuovere un più positivo coinvolgimento delle famiglie nella crescita dei giovani atleti, cercando di far capire come la partita, al di la del risultato, altro non è che la fase conclusiva del processo educativo che le Società, nella figura degli allenatori, sviluppano con i bambini giorno dopo giorno attraverso l'allenamento sul campo, ma non solo. In un momento in cui, a partire dai professionisti, si parla molto di Fair play, tessere del tifoso e stadi “senza barriere”, per riscoprire i veri valori dello sport è necessario innanzitutto rieducare al rispetto reciproco e alla tolleranza a partire proprio dai genitori per sviluppare una forma di partecipazione "intelligente" all'appuntamento calcistico. Per i promotori, invitare in panchina le mamme e i papà dei piccoli calciatori ha immediatamente dato riscontri positivi: "A quasi due mesi dal via del progetto hanno partecipato una ventina delle nostre Società - afferma Giordano Giacomini - e alla soddisfazione della Delegazione dobbiamo aggiungere la gratificazione di dirigenti e istruttori, che hanno finalmente avuto la possibilità di mostrare qual è il loro approccio alla gara.” E gli stessi genitori sembrano aver in un certo senso “imparato la lezione”: una volta ritornati al loro posto abituale, in molti dei casi hanno infatti immediatamente coinvolto tutti gli altri presenti invitandoli a seguire la partita senza farsi sopraffare dall’agonismo o dall’ansia di vittoria, onorando il vero spirito del gioco “è un primo passo - prosegue Stefano Mussoni - ma siamo convinti che solo lavorando sulle famiglie, creando una cultura dello sport che aiuti i giovani a crescere nel rispetto delle regole e degli avversari, accettando le sconfitte ed esultando per le vittorie daremo un contributo di notevole spessore per migliore tutto il Movimento fin dalla base.”

Contributi >  mamme in campo
Imparare dai nostri ragazzi
Alla  ASD Colonnella Rimini sono state le mamme  a scendere in panchina al fianco dei figli durante un'esibizione della categoria Pulcini.  Queste le parole di Francesca, mamma di Nicolas: “è stata un'esperienza interessante e molto positiva non solo per noi adulti, ma credo anche per gli stessi bambini, perché hanno potuto rendersi conto di quanto i genitori vivano con trasporto e partecipazione la partita. Credo sia stato anche un bel modo per infondere sicurezza ai nostri figli per il prosieguo della loro formazione, non solo sportiva.” Donatella, mamma di Alberto, aggiunge: “Posso dire di aver vissuto in prima persona un momento educativo, perchè stando in panchina ho preso coscienza degli sforzi costanti dell'allenatore nel disciplinare ed organizzare un gruppo di giovani calciatori, non solo per ottenere la massima attenzione  al gioco, ma anche per abituare ogni bambino a giocare in funzione del gruppo e non a titolo personale.Ho apprezzato anche la scelta di far giocare a turno tutti quanti , anche se talvolta a scapito del risultato, perchè alla fine dobbiamo essere consapevoli che è il divertimento a dover prevalere sull’agonismo.” Spazio poi anche ad un pizzico di autocritica: “Stando a vicino alla squadra - ha ammesso mamma Francesca - ci siamo rese conto dell’impatto che hanno sui piccoli in campo gli umori dei genitori e del pubblico che commenta dalla tribuna e abbiamo capito che certi nostri comportamenti sono tutt'altro che educativi, perchè tolgono serenità ad un appuntamento sportivo che per i bambini, ma anche per i grandi, dovrebbe essere vissuto ogni volta come un momento per divertirsi insieme più che una competizione.”

Focus su > il caso
Divertirsi insieme prima di tutto
Dicembre 2009: durante una partita, o meglio "un'esibizione" della categoria Pulcini fra Affico e Firenze Sud, improvvisamente qualcuno fra i parenti dei piccoli calciatori incita platealmente un bambino ad “entrare duro” sulle gambe del diretto avversario. Sulla piccola tribuna si scatena il finimondo: l’autore del gesto è immediatamente apostrofato dalle famiglie della squadra avversaria e la situazione degenera arrivando quasi al contatto fisico. A questo punto i giovani sportivi del Firenze Sud, turbati dal pessimo spettacolo offerto dai propri “sostenitori”, decidono su consiglio dell’istruttore di ritirarsi dalla partita e smettono di giocare.
Le grida dei litiganti sono allora coperte dagli applausi dei presenti per il gesto dei piccoli calciatori in una gara che, per la Federazione, non è neppure da considerarsi una partita ufficiale, ma piuttosto un importante momento di gioco e divertimento collettivo per avvicinare i bambini, classe 2001, allo sport più bello del mondo.
"Il nostro Responsabile di Scuola Calcio, Giovannelli, ha fatto più che bene a ritirare i ragazzi visto quello che stava succedendo ai lati del campo - ha sottolineato il vicepresidente del Firenze Sud, Gori - e anche i dirigenti dell’Affico hanno immediatamente compreso il valore di questo gesto”. Non bisogna dimenticare infatti l'importanza che lo spirito di aggregazione ed il Fair play ricoprono per i piccoli calciatori durante il periodo dell'Attività di Base, in cui lo stesso regolamento prevede incontri cinque contro cinque, un campo di dimensioni ridotte con un dirigente della Società ospitante a far da arbitro e tre tempi da quindici minuti ciascuno per dare a tutti la possibilità di scendere in campo. Inoltre se il divario tra le due squadre supera le tre reti, chi è in svantaggio ha diritto ad inserire un giocatore in più. Segnali importanti che dovrebbero aiutare tutti, come già fanno i ragazzi in campo, a vivere lo sport come momento di aggregazione fra persone che condividono la passione per il calcio, senza eccessi ne fanatismi.

Fonte: Il Calcio Illustrato

 
Di Admin (del 18/07/2011 @ 10:12:36, in EduCalcio, linkato 375 volte)
La squadra dei bambini che sogna un gol
"un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
 
Il video è in lingua originale con sottotitolo in inglese. Duecentosettantuno gol incassati e una sola palla mandata in rete: "l'equip petit" è una squadra che sogna di vincere. Un obiettivo ambizioso, perché finora i piccoli calciatori del Margatania FC non hanno chiuso una partita in attivo. "Il migliore risultato raggiunto è stato quando abbiamo preso solo 11 gol, il peggiore quando abbiamo perso 0 a 27"- racconta l'allenatore - "però loro continuano a giocare, si divertono e imparano a rispettare l'avversario e i compagni di squadra". Come Charlie Brown sul campo di baseball, Haritz il portiere non molla: "Non ho paura della palla". Anche i suoi compagni sanno che, prima o poi, segneranno in porta. "Quando accadrà sarò così felice che prenderò il volo", dice sorridendo uno di loro. E il Margatania ha tutti i numeri per farlo perché - come canta De Gregori - "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia"
(di Roger Gomez e Dani Resines - Elcangrejo.tv)
 
 
ASSEGNAMO IL PALLONE D’ORO AGLI SPAGNOLI
 
Non ad Iniesta, Xavi, Villa o Messi ma ai piccoli campioni della “Equip Petit” che affermano sorridenti e felici: “Faremo gol quando saremo grandi” 
 
Spopola sul web negli ultimi giorni il cortometraggio del regista spagnolo El Cangrejo che intervista l’”Equip Petit”, una squadra di calcio catalana composta da bambini e bambine che ha concluso il campionato subendo ben 271 gol e realizzando un solo gol per altro, annullato perché in fuori gioco!
 
Roba da suicidio? Nemmeno per idea. Pol, Eduard, Adrià, Mortì, Emma, Nil, Gerard, Dìdac, Cristian, Ivan, Xavier e Ruth, questi i nomi dei piccoli campioni, sono stati sempre presenti in campo felici e sorridenti al termine di ogni partita. Le idee talmente chiare da lasciare a bocca aperta: “Non ci importa di non segnare, ci divertiamo lo stesso! Impareremo a fare gol quando diventeremo più grandi”.
 
Guardando il cortometraggio la proposta del CSI, per bocca del suo Presidente Massimo Achini, viene spontanea: “Diamo a loro il Pallone d’oro. E diamoglielo sul serio e non per scherzo o per provocazione. Diamoglielo pure ex equo, senza così toglierlo al grande campione che sarà votato – come sempre- dalla giuria dei giornalisti. Ma dimostriamo a tutto il mondo dello sport che c’è lo SPORT anzi gli SPORTIVI che fanno la differenza”.
 
E da li cosa accadrebbe? Questi “ragazzi“ diventerebbero famosi in tutta Europa. Si parlerebbe di loro ma soprattutto del fatto che esiste lo sport con la S maiuscola dove non è importante vincere o perdere ma divertirsi, crescere, confrontarsi per diventare UOMINI e DONNE di domani.
 
La motivazione ufficiale per l’assegnazione del pallone d’oro potrebbe essere la seguente: Nemmeno 271 gol incassati riescono a battere il divertimento e la voglia di giocare“.
 
Sarebbe una lezione di vita per tutti, per i genitori che vorrebbero tutti figli campioni, per gli allenatori che spesso inveiscono a bordo campo, per i “veri” campioni che spesso, sporcano con vari escamotage, la loro maglia.
 
Ieri abbiamo preso carta e penna ed abbiamo scritto alla FIFA per ufficializzare la nostra proposta di assegnazione del pallone d’oro. Ci diranno che non è possibile. Ma noi sappiamo che tutto è possibile…ci vuole solo un pizzico di coraggio in più… quel pizzico di coraggio che con il sorriso innocente dei piccoli dell’ “Equip Petit” li porta a dire: “Non ci importa…faremo gol quando saremo grandi!”.
 
Di Admin (del 06/06/2011 @ 15:31:50, in EduCalcio, linkato 342 volte)
Ci sentiamo traditi, danneggiati ed indignati. Andiamo con ordine.Traditi perché, scandalo dopo scandalo, il calcio moderno sta rubando i sogni ai ragazzi di oggi. Noi abbiamo e vogliamo avere fiducia nei confronti del calcio professionistico. L’abbiamo detto più volte: più che criticare ci piace costruire. Per questo abbiamo proposto nuove alleanze chiedendo ai campioni di “sentire” la responsabilità che hanno nei confronti dei ragazzi e “capire” che sono chiamati ad essere “modelli positivi” per i giovani.Quando tutto ciò non avviene (pur lasciando il beneficio del dubbio finché la giustizia ordinaria e sportiva non avrà emesso il responso), noi ci sentiamo traditi e siamo profondamente arrabbiati. Traditi da tutti ed in particolare da un ex-atleta che si chiama Signori e che ha iniziato a giocare nel CSI.Sino a ieri lo citavamo con orgoglio tra i campioni che hanno iniziato in Oratorio. Oggi -anche se virtualmente - l’abbiamo immediatamente radiato dall’Associazione.Non ci sentiamo solo traditi. Ci sentiamo anche danneggiati.Danneggiati come cittadini, come sportivi, ma soprattutto come educatori.Questi scandali del calcio non sono innocui. Rischiano, ogni volta, di vanificare (certo solo in piccola parte) il paziente lavoro educativo che - settimana dopo settimana - allenatori e dirigenti delle società di base costruiscono con amore ed entusiasmo.Impegniamo migliaia di ore per insegnare i valori della vita attraverso lo sport. Scoprire che i campioni tradiscono questi valori rende tutto più difficile e complicato.Per questo ci sentiamo danneggiati.Tutti sappiamo come funziona la responsabilità civile. Se uno provoca danni a terze persone deve risarcire. Ma, se non è assicurato, deve pagare di tasca propria.E gli ingenti danni educativi che questa nuova “scommettopoli” provocherà nei confronti dei ragazzi? Bisognerebbe inventare una sorta di Responsabilità Civile Educativa. Qualcuno dovrebbe pagare. Non è questione di soldi, ma di dignità.Chi scandalizza il mondo educativo (non solo sportivo!) fa del male ai ragazzi di oggi e di domani. E questo andrebbe, una volta per tutte, sancito e riconosciuto quale danno educativo. La Giustizia Sportiva forse non ha gli strumenti per farlo. Ma il “buon senso comune” e l’etica di una comunità son convinti che è tempo d’intervenire. Che è giusto pensare a “pene alternative” per obbligare Signori e i suoi amici a lavare e pulire gli spogliatoi di una squadra di ragazzini tutte le settimane per qualche anno ed a sistemare il campo prima di ogni loro partita. O comunque qualcosa di molto simile: un umile servizio allo sport tradito. Ci sentiamo traditi e danneggiati… ma non solo.Dicevamo che ci sentiamo anche e soprattutto indignati.Scandalo dopo scandalo il “bicchiere è quasi pieno”. Chi ama lo sport, i suoi valori, i ragazzi e la loro educazione non ce la fa più a sopportare tutto questo. Dentro il cuore e la mente “nasce” una sorta d’indignazione che fatica sempre più ad arrendersi all’idea che siamo impotenti. Si, ci sentiamo gli “indignados” dello sport!Qualche gesto, qualche “mobilitazione popolare”, qualche “provocazione forte” avremmo proprio voglia di metterla in campo. Da sempre però  il CSI vive con coerenza la sua vocazione educativa. Da sempre non ci interessa polemizzare ma costruire e collaborare per risolvere i problemi.A tutto il mondo del calcio professionistico gridiamo: “abbiate coscienza di essere in difficoltà nel trasmettere i valori fondamentali dello sport e della vita nelle vostre società sportive e tra i vostri atleti. Noi, Centro Sportivo Italiano, ci siamo, siamo pronti a collaborare per aiutarvi. Non fate l’errore di non cambiare nulla e andare avanti come prima. È un copione già visto troppe volte in questi anni” Abbiate coscienza che si sta avvicinando il giorno in cui, l’immenso popolo delle società sportive di base, stanco di sentirsi tradito e danneggiato, finirà la pazienza. Ed allora …Vogliamo che questo non accada. Vogliamo piuttosto esporre un fiocco azzurro per indicare che, con l’aiuto di tutti, oggi, memori degli sbagli commessi, nasce un altro calcio.Un calcio che assomiglia a quello delle origini, privo del peccato originale generato dall’egoismo e dall’avidità, capace d’essere modello positivo per i giovani e per la società. Ci vuole coraggio e servono decisioni forti. Ma nel calcio di oggi gli uomini coraggiosi e lungimiranti non mancano. Coraggio. Siamo con Voi.
 
Di Admin (del 30/05/2011 @ 13:59:49, in Varie, linkato 588 volte)

Giunta alla 12° edizione, la DANONE Nations Cup 2011, in Italia, annovera 200 squadre e 2.800 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Le squadre, provenienti da tutta Italia, si contendono la vittoria di un torneo di calcio a 9 giocato all’insegna dei veri valori sportivi: l’integrazione e la fratellanza tra culture diverse, il rispetto dell’avversario e delle regole fuori e dentro il campo, la socializzazione e lo spirito di gruppo.

Il prossimo 5 giugno si disputerà, presso lo Stadio XXV Aprile di Parma, la finale nazionale. La squadra vincitrice avrà la possibilità di giocare la finalissima Internazionale che si svolgerà il prossimo 9 ottobre a Madrid, Spagna.

La Danone Nations Cup sarà anche l’occasione per offrire alle famiglie, alla comunità scientifica e al mondo dello sport una serie di indicazioni sulle corrette abitudini alimentari dei giovani per aiutarli ad adottare un migliore stile di vita. Verrà infatti effettuata un’indagine tra gli allenatori delle 200 squadre di giovanissimi impegnate nel torneo, con l’obiettivo, in linea con la stessa mission di Danone, di avere una più attenta panoramica degli stili di vita in giovane età dal punto di vista di chi segue i teenager nella loro educazione sportiva. Questa iniziativa verrà affiancata da una ulteriore indagine mirata tra i 2800 partecipanti per valutare la loro percezione delle proprie abitudini alimentari.

Il Torneo, che a livello internazionale si svolge sotto l’egida della FIFA, è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale dei Giovani e dalla Lega Calcio di Serie A e B. Sostenitori del progetto anche Adidas, Canon, Eurosport, Ferrarelle, Okaïdi, PES2011

 
Di Admin (del 24/04/2011 @ 20:32:14, in EduCalcio, linkato 511 volte)

Il Centro Sportivo Italiano aderisce e sostiene la campagna di sensibilizzazione antirazzista “Vorrei la pelle nera”, lanciata dal presidente della FIP, Dino Meneghin, a seguito degli insulti razziali ricevuti in partita da Abiola Wabara, giocatrice della Bracco Sesto San Giovanni e della Nazionale. Pertanto ha invitato i propri atleti, tecnici, arbitri, dirigenti delle oltre diecimila squadre di basket che scenderanno in campo nel prossimo week-end ad apporre un evidente segno nero sulla propria pelle. La campagna prevede infatti che tutte le componenti del movimento cestistico e gli appassionati, in occasione della prossima giornata di campionato, colorino la propria pelle con un segno nero, ben visibile, in rappresentanza dei colori di tutte le etnie. E il Csi la vuole estendere a tutte le squadre, specie dei settori giovanili, non fermandosi solo al mondo dei canestri. Da sempre il CSI è in prima linea in ogni iniziativa che vuol promuovere i valori dell’uomo e della vita.“Razzismo e xenofobia – spiega il presidente nazionale del CSI, Massimo Achini – si stanno diffondendo pericolosamente nel nostro paese, rischiando di contagiare anche lo sport. Dopo gli ululati razzisti negli stadi di calcio, arriva questo segnale dal basket. Il razzismo è la morte dello sport. Non possiamo permetterlo. E se è vero che il problema nasce fuori dallo sport, nella società civile, è bene che lo sport non resti con le mani in mano aspettando soluzioni dall’esterno, ma faccia il suo dovere contribuendo con atti concreti a sensibilizzare atleti, operatori e pubblico. Non solo dobbiamo respingere il razzismo fuori dai campi di gioco, ma dobbiamo sforzarci di usare il potere educativo e l’ascendente mediatico che lo sport esercita per entrare nelle coscienze di chi, nella società, dimentica che siamo tutti membri alla pari della stessa famiglia umana. Da sempre per il Csi è motivo di vanto quello di avere società “aperte” in modo particolare verso coloro che sono lontani, facendo dell’accoglienza uno degli elementi fondamentali del nostro modo di vivere lo sport”.

 
Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:23:00, in Lettere al Blog, linkato 626 volte)

Pubblichaimo alcune riflessioni che abbiamo ricevuto da Piero Carnacina, Responsabile scuola calcio dell'ASD PORTO TOLLE 2010. Un grazie a Pietro per averci scritto e condiviso le sue riflessioni con tutti noi! 

Anche in televisione ormai è diventato un tormentone, figli adolescenti ingestibili e violenti, genitori poco autorevoli. Tavole rotonde, dibattiti, psicologi, e chi più ne ha, più ne metta, risultato? Un parlare a vuoto un non arrivare mai al nocciolo del problema. Mai un tentativo serio di provare a capire e provare a risolvere. Ormai è un dato di fatto che il rapporto genitori- figli è cambiato, per colpa di chi? Non è facile trovare una risposta a questa domanda.
C’è un solo dato oggettivo i genitori (padri in particolar modo) sono meno autorevoli, meno carismatici che in passato. Questo si ripercuote su una minore forza di intervento sui figli che, ne approfittano; se aggiungiamo a tutto ciò la facilità a reperire droghe e alcool anche in giovane età, si arriva a capire che il momento attuale non è dei più facili.
Da un altro lato c’è questa nuova abitudine a difendere i figli ad oltranza, contro tutto e contro tutti, fino ad arrivare a vere e proprie aggressioni nei confronti di insegnanti che tentano di porre rimedio, a volte in modo severo, alle intemperanze di questa nuova “Gioventù bruciata”.
Anche noi allenatori e operatori giovanili risentiamo di queste difficoltà e di queste incongruenze, che da un lato vedono la famiglia, quasi impotente di fronte alle marachelle dei figli e incapace di porre dei limiti ad un permissivismo esagerato e dall’altro la medesima famiglia difendere strenuamente il comportamento dei figli rifiutando di accettare anche l’ovvio.
E fin qui siamo tutti d’accordo, e adesso che viene il bello, come agire, come provare a trovare una sia pur parziale soluzione a tutto ciò.
Prima di tutto capire il perché di questo cambiamento di atteggiamento delle famiglie , come mai si è passati da una famiglia patriarcale ad una famiglia ballerina, senza ruoli e con grandi difficoltà di arginare questo sperpero di giovani vite.
Sicuramente stiamo educando una generazione di figli “unici”, anche quando i figli sono più d’uno. Viziati, coccolati, anticipati nei desideri, senza accorgercene, abbiamo lasciato “scivolare” la loro maturazione. Ora a 30 anni sono ancora in casa con noi e non intendono smuoversi da questo benessere facile. Perché crearsi dei problemi quando ci sono papà e mamma che pensano a tutto.
Ci preoccupiamo di qualsiasi cosa la televisione ci proponga e se un qualsiasi Maurizio Costanzo ci parla di animali maltrattati (peraltro problema da non trascurare) ci turbiamo,ma accettiamo con fatalismo e non ci sconvolgono più di tanto le stragi del sabato sera.
A questo punto mi viene spontanea una riflessione, come mai questo genitore poco autorevole e confuso, che non riesce ad imporsi in famiglia, diventa così aggressivo e determinato, quando si tratta di difendere i figli da attacchi esterni, anche se motivati e giustificati?
  
Che non si tratti di una semplice e chiara difesa del territorio?
Siamo primati e come tali spesso ci comportiamo a prescindere dall’apparente superiorità che palesiamo nei confronti del resto del mondo animale. Il capo famiglia in difficoltà, incapace di imporre la propria leadership, internamente frustrato per non riuscire a dare delle direttive educative serie alla sua prole, quando viene attaccato dall’esterno, quando la sua supremazia viene messa in discussione da persone che lo accusano apertamente di non essere all’altezza del proprio compito, perché è chiaro che se tuo figlio si comporta male è anche perché tu non riesci ad indirizzarlo, quale sarà la sua reazione più naturale? O accettare di essere un fallito e rinunciare alla sua funzione di genitore, oppure reagire. E reagire come, come farebbe un qualsiasi primate sul punto di venire esautorato, contrattaccando, difendendo a spada tratta il proprio operato per tentare di non perdere anche quel minimo di credibilità all’interno della propria famiglia, e non permettendo ad altri di interferire e di provare ad intervenire, anche se tutto ciò provocherà più danni che guadagni. Questa aggressività serve anche a supplire a quella mancanza di autorevolezza di cui accennavamo all’inizio, far vedere ai propri figli che si è forti, riagguantando un minimo di credibilità ai loro occhi.
Questo bisogna analizzarlo, perché si tratta ormai di atteggiamenti generalizzati, non si tratta di casi sporadici, ma di un nuovo modo di porsi di fronte agli altri “educatori”, in contrapposizione netta, in lotta costante, accentuando un disagio latente fra le varie componenti educative, che può arrivare ad una vera e propria incomunicabilità.
 
SOLUZIONI POSSIBILI
  1. PARLARE COI FIGLI - Riprendere un dialogo serio coi figli, a tavola, in viaggio, nei momenti liberi. Parlare di politica, di sociale, nonostante un mondo non perfetto, essere positivi. Il bicchiere deve essere sempre “mezzo pieno”, mai “mezzo vuoto”;
  2. CONFRONTO FRA LE VARIE COMPONENTI EDUCATIVE - Serio, vero, profondo senza partigianerie, ma con l’intento di crescere assieme, di migliorare. Nessuno è portatore della verità, tutti abbiamo bisogno di capire;
  3. SCUOLA PIU’ PREPARATA E PIU’ MODERNA - Adeguamento delle nuove generazioni di insegnanti all’attuale Società, al nuovo linguaggio. Alle esigenze di questi studenti ,intelligenti, sensibili, ma confusi e alla ricerca di una guida vera, di persone di valore a cui aggrapparsi per provare a crescere;
  4. NUOVE MATERIE DI INSEGNAMENTO - Alle superiori proporrei una nuova materia, INSEGNARE A DIVENTARE BRAVI GENITORI. Alle medie: ECOLOGIA imparare a rispettare l’ambiente, EDUCAZIONE ALIMENTARE imparare a mangiare e a “bere”, EDUCAZIONE STRADALE rispetto delle regole.
 
Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:15:02, in Accordi, linkato 508 volte)

Segnaliamo la nascita di Figurine Italia  il sito ecommerce dedicato alla realizzazione di qualsiasi tipo di album di figurine. Anche se ad un primo momento si pensi al restyle di un sito di una delle tre aziende di riferimento di settore, in realtà porta profonda innovazione commerciale e tecnica lanciando una sezione del sito che suggeriamo di visitare, quella delle “Figurine Low Cost“. In questa sezione vi sono una serie di parametri che permettomo di poter comporre il proprio album con le caratteristiche desiderate senza vincoli di “troppe” pagine o minimi di figurine, ognuno prende quel che serve. Interessante anche l’approccio di spesa, dove il prezzo più alto è per i minimi quantità (5 copie) con sconti fino al 50 % con l’aumentare del numero copie.
Ma per essere espliciti diciamo che si parte con album comprensivi di figurine adesive da 8,85 € a copia (per visualizzare i prezzi bisogna registrarsi). Siamo certi che le società più attente (con almeno 130 tra dirigenti, allenatori e giocatori) visiteranno con interesse la sezione “Progetti Editoriali” dove una piccola spesa evita clamorosi insuccessi ed aiuta a trovare gli sponsor. Finalmente!

 
Di Admin (del 12/04/2011 @ 21:13:24, in Varie, linkato 1485 volte)

Dopo aver parlato delle difficoltà di tesseramento per gli atleti stranieri nei campionati dilettantistici, pubblichiamo un articolo molto dettagliato e preciso tratto da "Il Calcio Illustrato": una guida riassuntiva, caso per caso.

In un periodo storico in cui l’integrazione razziale sta diventando realtà anche in Italia con le prime classi delle elementari che spesso costituiscono un vero melting pot di giovanissimi, si impone anche per le organizzazioni sportive l’esigenza di adeguare le proprie normative alla mutata dimensione socio-culturale del Paese. La funzione sociale e di formazione che lo Statuto Figc attribuisce al Calcio di Base, infatti, deve svilupparsi accompagnando, da un lato, il diffondersi di tale fenomeno, dall’altro, però, contrastando le potenziali controindicazioni che possono verificarsi in vigenza di una disciplina eccessivamente elastica. Di frequente si sente parlare di bambini spesso extracomunitari, che, introdotti in Italia da soggetti che operano ai limiti della legalità con il miraggio di intraprendere la carriera di calciatore, vengono poi abbandonati al loro destino in caso non dimostrino doti tecniche adeguate.

Il reticolato normativo
La disciplina del tesseramento degli stranieri nei campionati "Dil" si articola nelle disposizioni delle Noif, nonché nelle nuove normative Fifa, in vigore dal 1/10/ 2009, in materia di minori. Queste ultime riducono significativamente la circolazione di tali atleti, allo scopo di impedire che giovani vengano ‘estirpati’ dal loro contesto per finalità speculative legate allo svolgimento dell’attività sportiva. La "base" su cui si fonda il reticolato normativo, è costituita dall’art. 40bis Noif, che, negli ultimi anni è stato integrato e corretto dal Consiglio Federale, per agevolare le società "Dil"nel rispetto degli adempimenti previsti dalla ‘legge Bossi Fini’ in materia di permessi di soggiorno. In particolare, il comma 11 della disposizione, stabilisce che “le società della Lnd possono tesserare, entro il 31/12, e schierare in campo un solo calciatore straniero, ovvero una sola calciatrice straniera, che siano stati tesserati per società appartenenti a Federazioni estere, purché in regola con le leggi vigenti in materia di immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, e sia documentato:
1. Calciatori extracomunitari:
a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
b) lo svolgimento di attività lavorativa mediante esibizione di certificazione dell’Ente competente attestante la regolare assunzione;
c) in alternativa, se studente, lo svolgimento dell’attività di studio mediante esibizione di certificato di iscrizione o frequenza a corsi scolastici o assimilabili riconosciuti dalle competenti autorità;
d) la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento. La residenza e il permesso di soggiorno devono risultare nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o di Provincia limitrofa.
2. Calciatori comunitari:
a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
b) la residenza che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa;
I calciatori tesserati a norma dei precedenti punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed il tesseramento ha validità per una stagione sportiva; Il tesseramento decorre dalla data di comunicazione della Figc e, per i calciatori extracomunitari che non potranno essere trasferiti, avrà validità fino al termine della stagione sportiva”.

Limiti numerici e temporali
Gli aspetti trattati dalla disposizione sono molteplici e costituiscono specificazioni della procedura di tesseramento dei calciatori non Professionisti, nonché della disciplina del rapporto tra club ed atleta.
Innanzitutto, è previsto un limite numerico e temporale, con una particolarità: a fronte dell’affermazione dei principi di libertà di circolazione e stabilimento dei cittadini comunitari in territorio UE, le restrizioni riguardano ‘calciatori stranieri che siano stati tesserati per federazioni estere’, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari. Pertanto, la fonte regolatrice del tesseramento nei Dilettanti si differenzia notevolmente da quelle vigenti in ambito Prof (in cui i club possono tesserare un numero illimitato di giocatori di paesi appartenenti all’Unione Europea): in seno alla Lnd, i club hanno il limite di tesserare un solo straniero, entro il termine del 31/12 di ogni stagione.
Chiaramente, poiché la disciplina che in materia di instaurazione del rapporto in ambito Figc non può prescindere dalla legislazione statuale, l’equiparazione, nei Dilettanti, tra atleta comunitario ed extracomunitario (effettiva per quanto riguarda limite numerico e temporale) si arresta davanti agli obblighi documentali incombenti sulle società, chiamate a dimostrare, in ogni caso, che il vincolo con il calciatore dipende da motivi diversi dal calcio.
Se, infatti, i principi del Trattato UE consentono ai cittadini europei di soggiornare e circolare liberamente sul nostro territorio, senza restrizioni, con conseguente necessità, per i club che intendano tesserare questi ultimi, di dimostrare alla Figc la sola residenza in Italia dello straniero (“che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa”), nonché la qualifica di ‘non professionista’, di maggior rilievo appaiono gli adempimenti richiesti per il tesseramento di atleti extra UE.
In particolare, l’esclusione di qualsiasi forma di lavoro - subordinato o autonomo - che caratterizza il rapporto tra club e atleta in ambito Lnd, ai sensi dell’art. 29/2 Noif, impedisce ai giocatori extracomunitari che intendano vincolarsi con club "Dil" di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro sportivo, non essendo sufficiente l’invito del club per giustificare l’ingresso e la permanenza nel nostro territorio.

Gli adempimenti

Per tale ragione, occorre depositare presso il competente Comitato o Divisione (i quali trasmettono incartamento all’Uff. Tesseramento centrale Figc per la verifica della documentazione e l’inoltro della richiesta del Certificato Internazionale di Trasferimento) attestato di svolgimento di attività lavorativa o di studio da parte del cittadino extracomunitario, nonché certificato di residenza e “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”, rilasciati da autorità territoriali della provincia in cui ha sede la società o in provincia limitrofa.Su tale aspetto, ormai da alcune stagioni, interviene, tra la fine di una stagione e l’inizio dell’altra, un comunicato ufficiale della Segreteria Federale con cui, onde agevolare i club nelle relative operazioni, si dispone che “ai fini del tesseramento dei calciatori extracomunitari di cui ai commi 11 e 11 bis art. 40 Noif, in parziale deroga alle medesime disposizioni sarà sufficiente presentare, oltre alla ulteriore documentazione prevista, il permesso di soggiorno con scadenza al 31 gennaio 2011” (C.U.  87/A del 23/09/2010).
Quanto sopra appare condivisibile, sotto il profilo del rispetto della normativa statuale, in quanto, “l’attività agonistica dilettantistica al 31/03/2011 è già avviata nella sua fase conclusiva” e “in base alle disposizioni vigenti in materia di permesso di soggiorno, lo straniero extracomunitario non può essere espulso dall’Italia per l’intervenuta scadenza del permesso di soggiorno, nei sessanta giorni successivi a detta scadenza”: per tali ragioni, “considerato pertanto che il calciatore dilettante extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno valido fino al 31 gennaio del 2011, può rimanere nel territorio italiano fino al 31 marzo 2011”, si è ritenuto opportuno derogare alla disposizione dell’art. 40bis, comma 11, Noif, che prevedrebbe il deposito del “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”.

I giovani calciatori

Notevolmente più complesse, invece, le procedure relative al tesseramento di minorenni stranieri a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina ad hoc prevista dalla Fifa, contenuta nel Regolamento sullo Status e trasferimenti dei calciatori in vigore dal 1/10/09. Con CU n. 100 del 26/01/2010, infatti, la Lnd ha pubblicato la circolare Figc recante le nuove disposizioni in materia, come detto emanate dalla Fifa, la quale pur avocando a sé la competenza in materia di primo tesseramento di minorenni stranieri (principio valido per tutte le Federazioni calcistiche mondiali) ha, però, delegato tale compito, in ambito dilettantistico, alla Figc.
In particolare, con tale riforma (art. 19 Regolamento Fifa vigente dal 1° ottobre 2009) si è previsto che “ogni trasferimento internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed ogni primo tesseramento ai sensi del paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di una sotto-commissione nominata dalla Commissione per lo status dei calciatori a tal fine. La richiesta di approvazione deve essere formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore.  Alla Federazione di provenienza viene data la possibilità di presentare la propria posizione. La richiesta di rilascio del Certificato internazionale di trasferimento e/o 1° tesseramento da parte di una Federazione è soggetta alla previa approvazione della sotto-commissione. Qualsiasi violazione di questa disposizione sarà sanzionata dalla Commissione disciplinare ai sensi del Codice disciplinare della Fifa. L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a carico della Federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione, ma anche della Federazione di provenienza per aver rilasciato il Certificato internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sotto-commissione, nonché delle società che abbiano concluso un contratto per il trasferimento del minore”.
Fino al 30/09/2009, infatti, per quanto atteneva ai “primi tesseramenti” la competenza era riservata alla Federazione destinataria della richiesta. Dal 1/10/09, invece, la potestà di autorizzare dette operazioni, previa verifica della ricorrenza dei requisiti di cui all’art. 19, è stata avocata dalla Fifa, a causa dell’esercizio, forse disinvolto, che alcune Federazioni avevano fatto delle prerogative loro concesse in tale delicata materia. La Fifa ha trasmesso alle Federazioni un elenco di documenti da produrre, a cura delle società, in originale o copia autentica, nei tre diversi casi di tesseramento di minore straniero (“tesseramento di minori in Italia al seguito dei genitori; trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni; tesseramento minori frontalieri”), in applicazione dell’art. 19 Regolamento Fifa.
Innanzitutto non è stata prevista alcuna differenza tra minori comunitari ed extracomunitari, tranne che nella fascia 16-18 anni, nella quale, per i primi, è prevista una regolamentazione più elastica rispetto ai secondi. In ragione delle diverse tipologie di trasferimento, poi, sono stati previsti obblighi più o meno vincolanti per la società che intenda tesserare il giovane per l'analisi dei quali si rimanda all'approfondimento in basso.

Conclusioni
Si può affermare che la corretta applicazione della nuova normativa riguardante il tesseramento degli stranieri in ambito dilettantistico necessiti di adeguate competenze tecniche da parte dei dirigenti, trattandosi di materia complessa per la duplice esigenza di tutelare i diritti dei calciatori, soprattutto extracomunitari, nonché di evitare il proliferare di fenomeni di speculazione sui minori. Nel condividere i rigorosi paletti posti all’ingresso nel nostro territorio di minori extracomunitari, le disposizioni di cui all’art. 40bis Noif, in particolare laddove prevedono il limite numerico di uno straniero per club e quello temporale del 31/12 per richiederne il tesseramento, atteso l’incremento della popolazione extracomunitaria in Italia, potranno essere anche riviste nella direzione di un'estensione - seppure ‘calmierata’ - delle facoltà per i giocatori maggiorenni che vivano regolarmente nel nostro paese di svolgere attività dilettantistica, in attuazione della funzione sociale e di integrazione riservata allo sport.
Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
in forma scritta alla società.
L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

Focus su > stranieri e vincolo

Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
in forma scritta alla società.
L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

Approfondimenti > i giovani stranieri
Regole specifiche
Per quanto attiene, al tesseramento di minorenni soggiornanti in Italia al seguito dei genitori (cd. primo tesseramento e proveniente da Federazione estera), ovvero di atleti extracomunitari inferiori a 18 anni di età e di cittadini europei infrasedicenni, oltre alla richiesta di tesseramento (“sottoscritta dal calciatore e dagli esercenti la potestà genitoriale”), alla dichiarazione “attestante la sussistenza o meno di pregressi tesseramenti presso Federazioni Estere” ed al “certificato di iscrizione scolastica” (alternativo, per i minori superiori a 16 anni di età, a documenti attestanti l’attività lavorativa svolta) sono divenuti fondamentali ulteriori incartamenti quali “contratto di lavoro dei genitori”, “certificato di nascita del calciatore”, “documento identificativo del calciatore e dei genitori”, “certificato di residenza del calciatore e dei genitori”, “permesso di soggiorno del calciatore e dei genitori”. Non è prevista in alcun caso la possibilità di tesserare atleti stranieri infrasedicenni che soggiornino in Italia non al seguito dei propri genitori, o che siano giunti sul nostro territorio assieme alla propria famiglia, ma per motivi comunque connessi al calcio.
Rispetto alla normativa all’epoca vigente in ambito Figc, per simili tesseramenti, la nuova disciplina si differenzia per:
a) la previsione esclusiva dei genitori e non degli “esercenti la potestà genitoriale”, come soggetti conviventi e di riferimento del minore;
b) la necessità di depositare il “certificato di nascita del calciatore”;
c) la necessità di depositare il “contratto di lavoro dei genitori”.
In ordine a tali aspetti, emergono alcune potenziali criticità, parte delle quali dovute al fatto che le nuove normative sono state previste da un organo internazionale (la Fifa), indi tradotte nelle varie lingue e diffuse in pressoché tutte le nazioni del mondo, senza prendere in considerazione gli aspetti peculiari di ogni singolo ordinamento giuridico (ad esempio, potrebbe essere ritenuta discriminatoria la distinzione tra minore che soggiorni regolarmente in Italia con un tutore nominato dal Tribunale competente e minore che viva con entrambi i genitori).

Comunitari over 16 e frontalieri

Avuto riguardo, invece, alle altre due tipologie di tesseramento (“trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni e tesseramento calciatori minori frontalieri”), la nuova disciplina riserva problematiche di gran lunga inferiori a quelle sopra indicate. Quanto ai trasferimenti di cittadini di età compresa tra 16 e 18 anni, in ambito UE, è sufficiente depositare, oltre a quanto previsto dall’art. 40bis NOIF, dichiarazione del legale rappresentante della società di destinazione, in ordine alle condizioni di vita e di alloggio del minore, nonché l’autorizzazione al trasferimento da parte dei genitori ed il loro documento di identità. Per quanto attiene, infine, ai trasferimenti frontalieri, sussistono limitazioni del tutto marginali, che portano a non ritenere, in alcun modo, vessatoria, né particolarmente gravosa, la disciplina fissata dall’organo internazionale in parte qua.

 
Di Roberto Alessio (del 19/01/2011 @ 09:34:41, in EduCalcio, linkato 889 volte)
A 15 anni dalla sentenza Bosmann, l’attuale vincolo alla libera circolazione degli allenatori in Slovenia è la lingua.
Nell’anno di grazia 2010 l’Europa ufficialmente è unita, per lo più sulla carta. Gli europei un po’ meno, almeno a giudicare da alcune incoerenti ed anacronistiche barriere divisorie. Capita infatti che un allenatore di calcio italiano, in possesso della licenza tecnica Uefa B, trovi una collocazione con reciproca soddisfazione, presso il settore giovanile del FC Koper, società sportiva professionistica di Capodistria, città slovena a soli 10 Km dal confine con l’Italia. La domanda di tesseramento, inoltrata dal club alla propria federazione, viene cassata. La motivazione? L’allenatore italiano non è in possesso di un diploma di lingua slovena di livello medio rilasciato da una competente struttura slovena. E’ solo l’inizio di una spiacevole e grottesca partita che vede quali sordi interlocutori la federazione calcio ed il ministero dello sport della Slovenia. Infatti, se da un lato la federazione sportiva ha posto tra le norme relative agli allenatori il divieto di tesseramento per gli stranieri privi di tale requisito, dall’altro il ministero dello sport ne sconfessa l’obbligatorietà, ammettendo che il requisito della lingua è solamente preferibile. Questo, in virtù di una legge dello Stato sloveno del 1998, che permette di lavorare nell’area sportiva in Slovenia alle stesse condizioni presenti nel paese di provenienza del cittadino straniero. Ed il settore tecnico della Federcalcio italiana, stato confinante ed appartenente all’Unione Europea, non richiede agli allenatori di calcio stranieri, per poter essere tesserati nei club italiani, il possesso di un diploma di lingua italiana rilasciato in Italia. Figuriamoci poi di livello medio. Inoltre, come ammesso dallo stesso ministero dello sport sloveno, che preferisce non intervenire presso la federazione sportiva quale entità di diritto civile e privato, i rapporti di collaborazione possono essere trattati autonomamente, nei requisiti, tra il club interessato e l’allenatore anche straniero da questo selezionato. Anche la federazione sportiva calcio della Croazia, Stato confinante con la Slovenia ma non appartenente ancora all’Unione Europea, è allineata su questi principi. Nell’ambito dei pareri espressi dagli uffici della Comunità Europea, alla quale la Slovenia appartiene dal 2004, la richiesta di conoscenza del livello medio della lingua, è esagerata:i requisiti linguistici non devono cioè superare quanto oggettivamente necessario per l’esercizio della professione in questione. Ed ora il grottesco della vicenda. L’allenatore italiano, di cui il FC Koper richiedeva il tesseramento, avrebbe allenato a Capodistria, città della Slovenia dove, per legge, ufficialmente c’è il bilinguismo: la lingua italiana è insegnata e parlata, come seconda lingua ufficiale, anche in virtù di una forte comunità di minoranza di lingua italiana. A questo, si aggiunga, che il mister era comunque in possesso di un diploma di lingua slovena per stranieri, rilasciato dall’Università Popolare di Koper, dopo averne frequentato un regolare corso e sostenuto con successo i relativi esami. Questo, oltre ad un’ottima conoscenza della lingua inglese, parlata anche dalla maggior parte dei ragazzi del club insieme alla lingua italiana. Ora, non vi è nulla di sbagliato che, per insegnare, soprattutto ai giovani, educazione, tecnica e in generale seguirne la crescita, sia richiesta la conoscenza della lingua del paese ospitante. E’ sicuramente logico e preferibile. Fa parte della formazione della coscienza e della conoscenza, propria e altrui. Rientra nell’umiltà e nella curiosità dell’insegnante, prescindendo da qualsiasi obbligo che, a questo punto, può essere solo morale. Profondamente discriminante è porlo piuttosto come requisito necessario ed anzi ostativo, specie aumentandone assurdamente il livello e la certificazione della conoscenza. Protezionismo, proibizionismo, nazionalismo sono vocaboli che nulla hanno a che fare con lo sport e che pongono inesorabili barriere divisorie. Sport che, soprattutto, è competizione e libera concorrenza, anche nella cultura e nell’insegnamento da parte degli allenatori, persino quelli stranieri, a vantaggio degli utenti sportivi che possono sperimentare metodologie e culture diverse. Magari apprendendo o semplicemente migliorando, sul rettangolo di un campo di gioco, una lingua straniera che potrà ritornare utile nella vita. Così vicini, eppure ancora così lontani, potremmo dire.....
 
Di Admin (del 11/01/2011 @ 23:07:54, in EduCalcio, linkato 1029 volte)
Questa settimana vogliamo parlare delle difficoltà (per la maggior parte delle volte esclusivamente burocratiche) che trovano i ragazzi extracomunitari per poter giocare a calcio. Come molte società potranno testimoniare, le lunghissime pratiche di tesseramento e non solo, di fatto complicano la possibilità di giocare a pallone anche in una piccola società sportiva di periferia che partecipa a un campionato provinciale, magari di esordienti! Un situazione che ritroviamo in molte realtà sportive, dato che stiamo parlando di circa 30mila under 16 di origine straniera tesserati alla FIGC.
Per riflettere su questi aspetti (se volete potete raccontare nei commenti la vostra esperienza) ci facciamo aiutare dall’inchiesta di Ilaria Sesana che potete trovare sul mensile “Terre di Mezzo” di gennaio dal titolo “Atleti all’angolo - Guardateli bene: alle Olimpiadi del 2012 non li vedrete. Per colpa di una carta che non c’è”.
Vi proponiamo la parte che riguarda il calcio, ma l’invito è sicuramente quello di allargare lo sguardo a trecentosessanta gradi e leggere tutta l’inchiesta che potete scaricare qui.
 
Calciatori nel pallone
(c) Francesco PistilliAngelo, 16enne latinoamericano, vive vicino a Milano da quando aveva sette anni. Appassionato di calcio, un anno fa ha provato a tesserarsi con la squadra locale. Dopo la visita medica ha consegnato la documentazione: permesso di soggiorno, certificato di frequenza scolastica e residenza. In un secondo momento gli è stato domandato il permesso di soggiorno dei genitori, poi nuove carte in cui mamma e papà hanno dovuto documentare il loro “stato occupazionale” e il reddito. Infine l’ennesima richiesta: Angelo deve certificare di non essere mai stato iscritto a federazioni estere; in caso contrario deve ottenere il transfert, un documento emesso dagli organi sportivi del suo Paese d’origine che autorizzi il trasferimento. “La burocrazia del calcio sembra fatta apposta per rendere tutto più complicato, si teme sempre di avere a che fare con una possibile vittima di tratta calcistica –sottolinea Mauro Valeri-. Quella del transfert è una richiesta assurda: Angelo ha lasciato il suo Paese da piccolo”. Per prevenire lo sfruttamento di baby calciatori africani o latinoamericani da parte di procuratori senza scrupoli, si finisce quindi col penalizzare gli atleti di seconda generazione.
Analoghe difficoltà alla polisportiva dell’oratorio di Clusone (Bergamo). “Per tesserare un ragazzino della leva 1998-99 ho dovuto portare in federazione una cartelletta con 15 fogli”, spiega Alessio Franchina, uno dei giovani che anima le attività sportive. Per mettere in regola un ragazzo italiano, invece, sono sufficienti lo stato di famiglia, il certificato di nascita e quello di residenza. Basterebbe poco per rendere l’iter meno complicato. “Il Coni dovrebbe diramare delle linee guida valide per tutti gli sport -osserva Valeri-, equiparando ai coetanei italiani i nati in Italia e chi è arrivato entro i 10 anni”. Ubong Abrham Bernard, 21enne piemontese di origine nigeriana, è uno degli attaccanti della “Nicese calcio”, società dilettantistica di Nizza Monferrato (Asti) che milita in Promozione. La sua squadra non ha potuto schierarlo nelle prime sette partite di campionato a causa di lungaggini burocratiche. “Per risolvere una pratica servono uno o due mesi di pazienza -spiega Elio Merlino, dirigente della Nicese-, senza contare le tante telefonate a Roma per evitare che finisca nel dimenticatoio”.
C’è chi invece si è rivolto alla magistratura. Shaib Idrissuou Biyao Kolou, rifugiato politico togolese, ha denunciato la Figc per discriminazione al tribunale di Lodi, perché gli negava il tesseramento. Il regolamento federale prevede, all’articolo 40, che il permesso di soggiorno debba essere valido “almeno fino al termine della stagione sportiva”. Norma necessaria per “tutelare (ancora una volta, ndr) i vivai nostrani”. Proprio in questa frase contenuta nella memoria difensiva degli avvocati della Figc, il giudice Federico Salmeri ha trovato la prova della discriminazione ai danni di Shaib, e ha sottolineato come i limiti posti ai giocatori extracomunitari rendano più difficile il loro processo di integrazione. Un comportamento ancor più grave se riguarda adolescenti che “scoprono e subiscono questa differenza rispetto a coetanei e amici con i quali fino ad allora avevano condiviso numerose esperienze” si legge nella sentenza. Ai mondiali sudafricani per la nazionale tedesca sono scesi in campo calciatori di origine turca, ghanese, nigeriana, polacca, brasiliana e bosniaca. Per noi, un futuro ancora improbabile.
 
Di Admin (del 14/12/2010 @ 23:13:28, in Varie, linkato 735 volte)
2erre Organizzazioni Sport&Events è lieta di annunciarvi tutte le tappe della rassegna 2011 dei TORNEI GIOVANILI. Anche per il prossimo anno, i tornei giovanili offrono la possibilità alle società di calcio (settore giovanile) di disputare tornei in mete uniche, interessanti e divertenti, dalle più belle città del litorale veneto, in particolare Venezia, all’incantevole capitale della Repubblica Ceca,Praga a le verdi colline di Valpolicella. E non bisogna dimenticare i fantastici Tornei abbinati ai famosi Parchi del divertimento,Aqualandia e Gardaland! I tornei giovanili uniscono SPORT, CULTURA, NATURA e DIVERTIMENTO  creando un’esperienza indimenticabile.
 
 
Un’altra caratteristica rilevante e determinate è il forte carattere internazionale di tutti i tornei. Ogni torneo è distinto dalla moltitudine e variegatura delle squadre partecipanti provenienti anche dall’estero (Russia, Ucraina, Finlandia, Francia…) e da tutta Italia, permettendo uno scambio culturale e crescita personale, rispettando la diversità altrui. Lo sport è anche questo!
 
Ogni torneo proposto ha l’approvazione della F.I.G.C. quindi rispetta tutti i canoni della Federazione. In ognuno dei tornei verrà proposto anche quest'anno il Trofeo EduCalcio.it, che premierà la società che si sarà distinta per il comportamento in campo e fuori dal rettangolo di gioco, sulla base dell’atteggiamento sia dei ragazzi sia dei rispettivi allenatori e dirigenti.
 
2° Gardaland Cup - Lago di Garda – Verona   21 Aprile – 25 Aprile 2011
Gardaland, primo parco di divertimento in Italia e terzo in Europa ospita la cerimonia di apertura del torneo, mentre le partite si svolgeranno presso  il centro sportivo “Veronello” sede dei ritiri di tante Nazionali e di Squadre di serie A. Ogni partecipante avrà in omaggio un biglietto valido per l’ingresso al  parco. Tutto è possibile a Gardaland!
 
2° Praga Spring Cup - Praga – 21 Aprile – 25 Aprile 2011
Praga, Praga Magica, Praga d’Oro… città incantevole descritta come una delle più belle del mondo. In questo contesto si svolge il torneo a carattere internazionale in collaborazione con Sportland e Honeytour. Non perdere Praga! 
  
5° Venezia Cup - Jesolo/Venezia - 29 Aprile – 1 Maggio 2011
Il torneo più rappresentato nell’edizione 2010, ha come cornice una delle località balneari più ricettive dell’alto adriatico: Jesolo. La sua posizione strategica, a soli 30 minuti di traghetto da Venezia, a 40 km da Treviso, vicina anche la campagna si trova in una posizione invidiabile.
Ti aspettiamo alla 5° Venezia Cup!
 
2° Aqualandia Cup - Jesolo/Venezia - 2 Giugno – 5 Giugno 2011
Aqualandia, il 1° Parco acquatico italiano ospita la cerimonia di inaugurazione del torneo, con in esclusiva “Maya Legend Show”. Ogni partecipante avrà in omaggio un biglietto valido per l’ingresso al  parco. Inoltre, la vicinanza del parco acquatico permette escursioni alla bella Venezia. Tuffati ad Aqualandia!
 
17° Valpolicella Trophy - Verona - 10 Giugno – 13 Giugno 2011
A nord di Verona e a ovest del Lago di Garda si estendono tre valli… la Valpolicella, zona famosa per i suoi pregiatissimi vini e i caratteristici paesaggi. Approvato dalla F.I.G.C., questo torneo internazionale è giunto alla 17° edizione. Partecipa anche tu al Valpolicella Trophy!
 
Per maggiori informazioni contattaci al numero 041/2750802, all'indirizzo info@2erreorganizzazioni.it o su www.torneigiovanili.com.
 
Di Roberto Alessio (del 18/11/2010 @ 01:12:31, in EduCalcio, linkato 1557 volte)
È interessante affrontare l’argomento partendo dai dati numerici forniti dalla federazione italiana sull’abbandono calcistico e su quanti giocatori tesserati diventeranno professionisti: esattamente 1 su 22.000 tesserati arriva in serie A e 1 su 35.000 in Nazionale. Da una ricerca effettuata dal Centro Studi e pubblicata sulla rivista “Settore Tecnico” (n. 2 Marzo/Aprile 2002), su un campione considerato di 1.101 atleti che negli ultimi 20 anni hanno indossato la maglia azzurra nelle varie rappresentative nazionali:
  • Un nazionale su quattro approda senza passare per qualche selezione intermedia.
  • Il 39% ha precedenti esperienze in nazionali giovanili (Juniores, under 17, 16,15).
  • Il 66% ha esperienze nell’under 21.
Per quanto attiene gli atleti dell’under 21 selezionati nel periodo (355): 
  • Il 29% approda in nazionale maggiore.
  • Il 46,5% ha avuto precedenti esperienze nelle nazionali giovanili.
Degli 869 atleti selezionati nel ventennio, nelle varie rappresentative giovanili:
  • Il 7% approda in nazionale.
  • Il 19% è riuscito ad approdare all’under 21.
Anche se il dato statistico potrebbe essere sufficientemente confortante, escludendo il top del cacio, rimane da chiedersi tuttavia quale fine facciano i numerosi atleti che, magari dopo diversi provini o sporadiche apparizioni sotto la luce dei riflettori, pur gravitanti per le rappresentative “minori”, potenzialmente destinati ad una buona carriera, spesso non riescono neppure a calcare i campi della serie C. Secondo una ricerca del professor Roberto Bellocci del Comitato Regionale Toscano, si evidenzia che l’età di maggior tesseramento nel calcio e nella fascia 7-8 anni, mentre il tasso di abbandono è addirittura del 56,52% nei ragazzi di 14 anni e del 61,40% a 16 anni. Secondo Vincenzo Prunelli, psicologo dello Sport, il talento fallisce perchè “I posti sono limitati e molti devono stare fuori, ma è anche vero che troppi sono occupati da non talenti”; inoltre “spesso fallisce, anche se ha tutto per riuscire ed i motivi sono la sua specificità e le particolarità del suo sviluppo ma ancor di più certi i nostri errori, come quello che commettiamo, quando dimentichiamo che è una pura potenzialità da coltivare, capace di straordinari sviluppi, ma anche di fallimenti e disadattamenti altrettanto vistosi” (op. cit., pag. 167). Due aspetti, riteniamo, concorrono a causare questa situazione, accomunati probabilmente dalla esasperata ricerca della qualità e cioè l’eccessiva selezione ed il modo in cui è proposto il calcio moderno. Sicuramente la qualità inizia con un tipo di approccio metodologico appropriato nel rispetto delle varie fasi psicologiche e fisiche dell’età evolutiva. Così, se l’infanzia non deve orientarsi verso la qualità in quanto non cerca e non deve ricercare conoscenze definitive, ma solo capacità di base che possano costituire le fondamenta della casa del bambino, è solo verso i 15 anni che il talento si manifesta in modo ben definito, a volte definitivo. Non a caso, come comunemente si sostiene, al raggiungimento del 16 anno di età coincidente in Italia con la frequentazione alla categoria degli allievi il ragazzo/giocatore è – o meglio dovrebbe essere - un atleta “finito” cioè completo. Certo, la possibilità di migliorarsi deve accompagnare sempre le fasi di crescita del calciatore senza esaurirsi ad una fascia d’età o categoria. Il talento, tuttavia, si è già espresso: si tratta di prestare molta attenzione a consentire che la maggior parte dei talenti possano arrivare senza perdersi per strada ed a garantire il ritorno a quelli che, per varie ragioni, non sono mai arrivati o, pur essendosi affermati per poco, sono ritornati sui loro passi d’origine. Se ci chiediamo poi, quanti talenti perdiamo,la prima causa di questa “comune” sconfitta, va ricercata sui mezzi e sui metodi d’allenamento. È chiaro, però, che dobbiamo distinguere le finalità di un settore giovanile dei professionisti da quello dei dilettanti. Nel primo caso, risulta evidente la necessità di una selezione qualitativa che dovrebbe essere basata su un’organizzazione progettuale e scientifica; successivamente, bisognerebbe essere in grado di gestire i talenti /giovani calciatori in modo integrale, migliorandone tutti gli aspetti della prestazione. Bisognerà inoltre preoccuparsi di quei ragazzi che non riusciranno a continuare su livelli di prestazione elevati, per non influire negativamente sulla loro personalità e, quindi, gestirne il “ritorno”. Nel secondo caso la presenza di talenti deve costituire un esempio per gli altri atleti e l’insegnamento deve necessariamente tendere a questi ultimi per non provocarne l’abbandono e, comunque, per non sopravalutare i più dotati, anche agli occhi degli altri.
 
 
 

 

 

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